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Riflessioni su un addio

È ormai da circa sette anni che sto portando avanti il progetto per il mio romanzo. Sette anni durante i quali Il Guanto d’Argento ha più volte mutato faccia. All’inizio le questioni che più mi assillavano riguardavano lo stile. In un primo momento adottai un taglio molto semplice e veloce, simile per certi aspetti a quello che pochi anni più tardi avrebbe infestato le librerie con il nome di Cronache del Mondo Emerso. Fortunatamente, una volta conclusa la prima stesura e cominciato il lavoro di rilettura, mi resi conto dei limiti di quello stile. Quella presa di coscienza, tuttavia, mi fece cadere in un piccolo periodo di crisi artistica. Interruppi la scrittura per più di un anno e smisi anche di partecipare a qualsiasi concorso letterario.

Poi arrivò l’università e lì conobbi altre persone che, come me, erano impegnate nella stesura dei loro romanzi. Qualcuno di loro in seguito abbandonò i vecchi progetti, altri li stanno riprendendo in mano adesso. Motivato dal nuovo clima, ricominciai a partecipare ai concorsi letterari, con risultati alterni. Fu così che nacque Un grido oltre la nebbia, senz’altro uno dei racconti migliori che abbia mai scritto. Provo un particolare affetto per quel racconto, non solo per il generale apprezzamento che ha sempre riscosso in giro (anche se, ancora oggi, mi capita ogni tanto di correggerlo in alcuni suoi passaggi), ma perché esso rappresentò un deciso cambio di direzione in quello che era stato il mio stile sino ad allora. Incoraggiato dal ritorno dell’ispirazione, ripresi in mano in mano il mio libro, cercando il modo di migliorarlo, ma per quante modifiche apportassi finivo sempre per odiare quanto scrivevo. Sentivo che quelle pagine non mi appartenevano più, non facevano più parte di me.

Così, un anno e mezzo fa presi la decisione di buttare via la prima stesura e di ricominciare il libro da capo, questa volta adottando uno stile completamente diverso. L’intera opera assunse poco alla volta una forma molto più matura di quella di prima, grazie soprattutto al maggiore spessore dato ai personaggi di contorno, prima ridotti a semplici macchiette inserite solo in funzione del protagonista. In poco più di dodici mesi (fino a Febbraio di quest’anno) riscrissi metà libro, realizzando nel contempo una miriade di tabelle dalle funzioni più disparate, allo scopo di evitare incongruenze di qualsiasi tipo: da un calendario fittizio alle schede dei singoli personaggi, da una prima bozza di mappa con segnate le distanze reali (prima andavo ad immaginazione, orrore!) a piccoli prontuari con le regole grammaticali delle singole lingue di volta in volta inventate (ora giunte a sette).

Poi, a fine Febbraio ecco arrivare la svolta. In quelle settimane il caso volle che conobbi una scrittrice con la quale cominciai a intrattenere un rapporto epistolare. Non ci volle molto perché uscisse fuori che stavo lavorando anch’io a un romanzo. Lei allora mi chiese di spedirle alcune pagine, con la promesse di farle dare un’occhiata dal suo editor. Passarono alcune settimane senza ricevere notizie. Non che sperassi che la casa editrice di quella gentile signora potesse interessarsi al mio libro, visto che non pubblicava narrativa fantastica, ma un commento, anche prettamente stilistico, da parte di un addetto al settore mi avrebbe fatto piacere.

Infine arriva Aprile. Ed ecco che, senza aspettarmelo, ricevo un’e-mail; ma non da parte dell’editor della scrittrice da me conosciuta, ma da parte di un’altra casa editrice, questa sì specializzata in narrativa fantastica. Nella missiva mi veniva proposto un appuntamento per discutere riguardo il mio romanzo. Una settimana dopo ero nei loro uffici, a parlare con un editor (non quello originale che aveva ricevuto i miei appunti, ovviamente) e un responsabile di collana. Ora, se ci trovassimo in un film per famiglie la storia finirebbe con me che ricevo la proposta di un contratto, pubblico il mio romanzo e divento milionario. Se però fosse realmente andata così non mi ritroverei a scrivere questo topic. La verità è che, per quanto puoi essere bravo, se non hai un romanzo finito da proporre, ti puoi scordare qualsiasi contratto o aiuto da parte di una casa editrice, soprattutto se scrivi Fantasy. E si dà il caso che il mio romanzo, appunto, non fosse ancora concluso. Così tornai a casa con la sola richiesta, da parte dei due (o meglio dell’editor, visto che all’altro sembrava non fregargliene una benemerita mazza del sottoscritto) di lasciare loro un paio di mesi di esclusiva per decidere su di un’eventuale pubblicazione una volta che avessi dovuto concludere il romanzo.

Me ne ritornai così a casa senza nulla in mano. L’idea che comunque il mio scritto potesse anche solo interessare ad una casa editrice mi diede nuova forza. Cominciai a rivedere quanto già scritto, correggendo quegli errori nella struttura che mi erano stati segnalati (l’editor, infatti, mi aveva chiesto di lasciargli anche il resto del romanzo, oltre agli stralci in suo possesso, con la promessa, poi mantenuta, di farmi sapere entro breve gli eventuali punti deboli; e ne trovò parecchi, pur apprezzando l’impianto generale).

Ora però, a distanza di circa tre mesi, sono io a non apprezzare più quanto sinora scritto. Da ormai una settimana sto ragionando sull’idea di ricominciare il progetto da zero. Se la prima volta a subire le maggiori modifiche era stato lo stile, ora è la trama a non convincermi più. Il pensiero di come migliorarla per renderla meno prevedibile mi sta assillando. Addirittura alcuni giorni fa, mentre ero in mezzo a migliaia di persona ad assistere al concerto dei R.E.M., tra una canzone e l”altra mi capitava di ragionare su quali punti tagliare e quali aggiungere all”impianto narrativo. Brutto segno… Ieri sera, poi, mi sono messo davanti allo schema riassuntivo del romanzo e ho cominciato a modificarlo. Alla fine, quanto uscito fuori è qualcosa di quasi completamente diverso dal progetto originale. Alcuni punti, riguardanti soprattutto un nuovo personaggio (che in verità va a sostituirne un altro), sono ancora da sistemare, e di molto. Anche la struttura dei nuovi capitoli dovrà essere studiata a dovere, se non voglio ricadere negli stessi errori della prima e della seconda stesura. Insomma: di lavoro da fare ce n’è. Ma qualcosa mi dice che questa volta mi sto muovendo nella direzione giusta. O almeno lo spero…

Per ora, addio vecchio libro, e benvenuto nuovo Guanto d’Argento.

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Riflessioni su un addio, 10.0 out of 10 based on 1 rating
Okamis

Padrone di casa di Infiniti Sentieri, Alessandro "Okamis" Canella è sostanzialmente un nerd (ma per alcuni anche un pezzo di nerd). Appassionato di narrativa fantastica in ogni sua forma, ma con una particolare predilezione verso il New Weird, non sopporta solo tre cose: l'ipocrisia, gli scrittorucoli da strapazzo che giustificano qualsiasi boiata con la scusa della magia e gli editori a pagamento.

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