Quale critica?

Continuo il trasferimento e l’aggiornamento dei vecchi articoli di Infiniti Sentieri ripescando una delle prime riflessioni su quello che è lo stato della critica letteraria in Italia (in riferimento al campo della narrativa fantastica). Qualora dovessi riuscire a recuperare i vecchi interventi, quelli inerenti questo articolo saranno i primi ad essere reinseriti, soprattutto per via di un’interessante scambio di battute avuto con Silvio Sosio, responsabile di Fantasy Magazine.

Il re è nudo?

Parliamoci chiaro: una vera critica sulla letteratura fantastica in Italia, fatte pochissime eccezioni, ancora non esiste. Non esiste per varie ragioni: perché la narrativa fantastica ancora non è conosciuta come invece si vorrebbe far credere; perché viene ancora oggi associata a una tipologia d’opera di mero intrattenimento e come tale priva di qualsiasi valenza artistica, culturale o sociale; perché troppo spesso si nutre di luoghi comuni, di buonismo e di asservimento verso i gruppi editoriali (non necessariamente i soliti noti).

Che la situazione si stia comunque smuovendo negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Ormai più nessun salotto (cartaceo, televisivo o virtuale) è immune al fascino della narrativa fantastica. Ed ecco allora spuntare come funghi decine e decine di articoli sulla questione. Ma con quali risultati? Pessimi a mio avviso.

Tralasciando i “dilettanti allo sbaraglio”, coloro che mai hanno aperto un romanzo o visto un film di ambito fantastico e che nonostante ciò si lanciano a disquisire sul passato, il presente e il futuro di tale tipologia narrativa, le correnti con il maggior numero di sostenitori sono sostanzialmente due. Da una parte coloro che vedono di buon occhio il diffondersi della narrativa fantastica, a prescindere dal suo valore, facendosi forti del luogo comune secondo cui l’importante è leggere (cosa, poi, non importa più di tanto). Dall’altra coloro che invece vedono il periodo che stiamo vivendo come un momento di profonda crisi artistica (per certi aspetti il peggiore che la narrativa fantastica abbia mai vissuto). Tra queste due correnti, ovviamente, esiste una marea di sfumature, più o meno marcate.

Per quanto mi riguarda, mi sento più vicino alla seconda tipologia di fruitore. Non che le eccezioni non manchino. Gli ultimi dieci anni (ovvero il periodo a partire dal quale, grosso modo, la narrativa fantastica ha cominciato ad imporsi sul mercato) hanno visto la nascita di opere di altissimi livello, quali i libri di China Miéville, piuttosto che di Jacqueline Carey (due tra i massimi esponenti della nuova generazione di scrittori). Ma a parte questi nomi (uniti a quelli di scrittori dall’esperienza decennale), a cos’altro abbiamo assistito?

Partiamo dal cinema. Da quanti anni non esce un’opera (di alto livello, s’intende) che non sia frutto di una trasposizione o di un remake? A parte gli straordinari Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro o Il sesto senso di M. Night Shyamalan e pochi altri esempi, quante opere (ripeto, originali e di buona qualità) hanno visto la luce per il grande schermo? La risposta è desolante: pressoché nessuna. Se guardiamo al caso specifico del Fantasy e del Fantastico, allora ci accorgeremo che tutti i film passati sino ad oggi sono trasposizioni: Il signore degli anelli, Harry Potter, Le cronache di Narnia, Un ponte per Terabithia, La fabbrica di cioccolato, La bussola d’oro, Eragon, Una serie di sfortunati eventi ecc. Nemmeno un’opera originale. Come dire che il cinema fantastico quasi non esiste. E discorso analogo vale anche per la Fantascienza  e l’Horror di ambito fantastico (dove l’eccezione migliore degli ultimi anni è stato Il Cubo di Vincenzo Natali, piccolo gioiello del cinema a basso budget).

Passiamo alla narrativa. Dopo il fenomeno Harry Potter (che ha goduto senz’altro di più luci che ombre dal punto di vista qualitativo), ora siamo nella fase del cosiddetto Baby Boom. Non mi dilungherò molto su questo argomento, perché ormai noto a tutti. A interessarmi è però l’atteggiamento con cui molti recensori si sono posti nei confronti di questo “fenomeno” (o presunto tale). Premetto che i due esempi che farò non rappresentano l’equivalente delle due categorie sopra indicate.

Da una parte abbiamo Fantasy Magazine, il principale sito italiano di narrativa Fantasy e Fantastica, il quale per così dire rappresenta la corrente “istituzionale” e “moderata” (pur con una linea editoriale diversa, si potrebbe citare in questa categoria anche Terre di Confine). Dall’altra c’è Gamberi Fantasy, ovvero uno dei principali esponenti della critica “combattente”, “spietata” (e qui altri nomi potrebbero essere Baionette Letterarie o Strategie Evolutive). Nel primo dei due siti spesso si trovano recensioni di scrittori italiani, moltissimi dei quali appartenenti alla nuova generazione. Non è un mistero che la stragrande maggioranza dei voti siano piuttosto alti (dalle tre stelle su cinque in su), tanto che spesso ho come l’impressione che la politica di FM sia più di ambito promozionale che informativo. Lungi da me affermare che FM riceva incentivi da parte della case editrici (tesi che non sta molto in piedi a mio avviso), anche se comunque va sottolineato che il sito fa parte del circuito della Delos (e guarda caso i recenti libri della Delos hanno ricevuto lusinghieri giudizi). GF, invece, è l’esatto opposto. Se un libro non gli piace, non lo dice: lo urla. Va detta una cosa su GF: per quanto i toni usati su questo sito possano non piacere ad alcuni (e persino io in alcune occasioni mi sono trovato a dissentire con quanto affermato su tale portale), va reso merito a Gamberetta e soci di essere tra i pochi a motivare le proprie affermazioni con veri esempi (leggasi citazioni) inerenti le opere recensite. Può sembrare un dettaglio da poco, ma non lo è. Chiunque può dire che un libro è bello o brutto, ma in quanti provano tali affermazioni con prove concrete? Certo, si potrebbe obbiettare che qualsiasi libro, se sezionato in singoli e brevi passaggi, può venire spacciato come un capolavoro o come una schifezza, ma mi chiedo io: cos’è meglio? Una recensione priva di alcuna citazione in cui sono costretto a credere ciecamente a quanto leggo, oppure una recensione che mi permette di venire a contatto con stralci dell’opera presa in considerazione? Senza contare un particolare non indifferente: quale vantaggio avrebbe un sito gratuito e non finanziato da alcuna pubblicità come GF a presentare fantomatici capolavori come obbrobri e viceversa?

Non vorrei, arrivato a questo punto, che tale articolo sembrasse una scusa per difendere GF (cosa di cui non credo che abbia bisogno). In verità, tutto questo discorso vuole essere soltanto l’introduzione al vero nocciolo della questione. Nel mio precedente intervento ho citato un docente di letteratura della facoltà di Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano, tale Vittorio Spinazzola.

Proprio Spinazzola ha pubblicato tempo fa un’opera intitolata Il gusto di criticare (Aragno, 2007). Si tratta di una raccolta di 36 saggi apparsi su La Stampa tra il 1996 e il 2006. L’opera dell’illustre professore parte da una domanda molto semplice:

«Un critico che non critica, cioè disapprova, censura, polemizza, che critico è?»

Ecco allora che Spinazzola in quest’opera non si fa problemi a criticare, con toni anche accesi, scrittori del calibro di Arpino, Benni, Bevilacqua, Calvino, Citati, De Carlo, Manganelli e altri ancora. Il principio che muove le parole di quest’opera nasce dall’assunto che la severità è d’obbligo per raggiungere la sincerità, sia nei confronti del lettore, sia dello stesso autore. Ecco quindi che i recensori «dovrebbero comportarsi come se dal loro giudizio dipendesse il destino dell’opera di cui parlano». E qui arriviamo al pezzo forte della teoria di Spinazzola. Spesso si sente dire che una recensione per essere davvero tale deve essere anche (e soprattutto) obbiettiva. Io stesso me lo sono sentito dire tempo fa in relazione ad una mia recensione su Gli eroi del crepuscolo di Chiara Strazzulla  e poi pubblicata su Fantasy Magazine, dove mi veniva sottolineato che in alcuni passaggi traspariva troppo il mio punto di vista. Bene, secondo Spinazzola:

«Bisogna entrare nel merito, personalizzando sino in fondo le proprie relazioni di lettura e rendendole trasparenti.»

Insomma, l’obbiettività spacciata come tale in verità non esiste, ed è, anzi, un’offesa nei confronti del lettore. Questo principio è anche quello che muoverà sempre i miei articoli all’interno di questo piccolo angolo ottuso. Dico questo perché spesso ho come l’impressione che in Italia si debba per forza parlare bene degli autori italiani (e questo lo noto soprattutto tra gli stessi scrittori). Sincerità, quindi, come principio cardine di ogni affermazione su Infiniti Sentieri; perché ogni tanto è il caso di urlare a gran voce che il re è nudo!

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6 commenti su “Quale critica?”

  • Il Duca Carraronan ha scritto:

    ho come l’impressione che in Italia si debba per forza parlare bene degli autori italiani (e questo lo noto soprattutto tra gli stessi scrittori).

    Unita alla pretesa di obbiettività e di “sosteniamo i nostri autori” o anche di “è il suo primo libro edito: siamo buoni” è una scusa come un’altra per leccare il culo sperando di ottenerne un guadagno futuro: una recensione positiva del proprio libro (se mai verrà pubblicato), una spintarella per pubblicare (vana speranza…) o semplicemente non avere guai con i “fan” (tipo: “chi sei tu per dire queste cose??? cosa hai pubblicato tu??? Hai forse venduto di più tu che osi kritikare???” ^__^ sigh…) o con l’autore per aver espresso il proprio pensiero “reale”.
    Cosa ne penso?
    Che è uno schifo.

    Insomma, l’obbiettività spacciata come tale in verità non esiste, ed è, anzi, un’offesa nei confronti del lettore.

    Obbiettività è un’etichetta positiva con cui la feccia della narrativa camuffa la propria Codardia Intellettuale: in realtà fanno un danno doppio perché insudiciano lo stesso concetto di obbiettività dando quel nome alla propria codardia e stupidità.

    Ha ragione il professor Spinazzola: quando si fa critica la si faccia onestamente, scrivendo ciò che si pensa e vaffanculo ai finocchi tremolanti a cui non sta bene dire le cose come stanno.
    ^___^

  • Il Duca Carraronan ha scritto:

    PS: i tag di quote nel mio commento non hanno funzionato correttamente. Strano. Hai disabilitato i tag nei commenti forse?

    (Ho messo per prova il tag del grassetto a Strano, per vedere se ance quel tag è saltato o se era solo quote a reagire male…)

  • Okamis ha scritto:

    I tag non li ho proprio toccati. Comunque ho sistemato il tutto. Per curiosità, con quale comando avevi attivato la citazione?

    Tornando IT, Spinazzola in effetti è un personaggio. Già a vederlo dà subito l’idea del genio ribelle, ma anche di quello che agli esami ti cazzia alla prima minchiata che osi dire. All’esame di “Critica e teoria della letteratura” mi sono goduto una scena di puro terrore a scapito di una studentella che aveva osato dire che “Gradiva” era un’opera scritta da Freud XD (per chi non lo sapesse, “Gradiva” è una novella di Jensen spesso commentata da Freud per i suoi richiami alla teoria della psicanalisi)

  • Davide Mana ha scritto:

    Scopro solo ora di essere citato nella categoria “spietata”.
    Onestamente, non pensavo di essere tanto cattivo – e di fatto cerco più spesso di segnalare ciò che di buono è stato trascurato o dimenticato che non quanto di cattivo si pubblica o si è pubblicato.
    Né faccio ciò per militanza o combattanza di qualche genere – il mio blog è il mio personale terreno di gioco, e parlo di ciò che mi pare.
    La critica, quando la faccio, la pubblico presso riviste più o meno (soprattutto meno) note.

    Comunque un ottimo post, molto probabilmente necessario, e grazie per la citazione (credo) :-)

  • Diego ha scritto:

    Da un pò di tempo mi chiedo una cosa: che fine hanno fatto i vari Voglino, De Turris, Lippi, che scrivevano quelle belle introduzioni alle edizioni Nord negli anni andati? Mi sembravano gente competente, ma non si sentono più in giro. Mi piacerebbe ascoltare la loro opinione sul panorama attuale nostrano, ma non vorrei che certi noti editori, in vista di pubblicazioni a dir poco discutibili, li avessero preventivamente segregati in cantina.
    Complimenti per il tuo blog, anche se il disegnetto che c’era prima in cima mi piaceva di più! :)

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