Quale critica? Atto secondo

Tempo fa (anche se in verità è una cosa che tendo a ripetere a ogni occasione) affermai che in Italia una vera e sana critica della narrativa fantastica e fantasy in particolare non esiste. Per come la vedo io, l’interesse dei media, e nello specifico di quei giornalisti ignoranti in materia, verso il Fantasy è principalmente di due tipi: da una parte abbiamo coloro che ancora vedono tale genere come rivolto esclusivamente a un pubblico di ragazzini, privo di valenza artistica e/o sociale e che vivono degli stereotipi “Fantasy = Tolkien” e “Fantasy = romanzo leggero”; dall’altra abbiamo quei giornalisti che, consapevoli della propria ignoranza, non osano nemmeno fare domande scomode, preferendo appoggiarsi alle classiche domande prestampate come “Ma perché hai cominciato a scrivere Fantasy?”, “Qual è il tuo autore di riferimento?” o “Quali consigli dai a chi volesse intraprendere questo cammino?”.

Sia il primo che il secondo tipo sono esempi di cattivo giornalismo, in quanto entrambi si approcciano alla narrativa fantastica in maniera acritica, nutrendosi da una parte di luoghi comuni e dall’altra di assenza d’informazioni, il tutto senza essere in grado di creare un serio dibattito sulla materia.

Bene, negli ultimi giorni ho avuto modo di leggere e vedere due “ottimi” esempi di tali tipologie.

Il primo nasce da un articolo del 13 Marzo di Chiara Dino su Corriere Fiorentino.it (QUESTO), all’interno del quale sono state inserite alcune “affermazioni”, tra gli altri, di Francesco Falconi e Francesco Barbi (il perché del virgolettato lo capirete più avanti). L’incipit è già di per sé un piccolo gioiello d’ignoranza cronica:

La ricetta: prendete qualche creatura con poteri sovrannaturali, raccontate un viaggio lungo e periglioso, mettete in scena l’eterna battaglia tra bene e male per dimostrare che i due opposti sono ben più simili di quanto non si possa pensare, costruite un racconto collocato lontano nel tempo e nello spazio, quindi amalgamate bene il tutto. Infine trovate un editore pronto a lanciarvi nell’empireo degli scrittori fantasy, genere fino a qualche anno fa assolutamente vituperato e oggi sempre più appetibile, visto che fa proseliti a migliaia.

Ecco, in appena 545 caratteri la signora Dino ha dimostrato di non sapere una beneamata mazza di Fantasy. Beh, bisogna ammettere che come risultato non è niente male, di questo bisogna renderle merito. Infatti non mi pare proprio che in tutti i libri Fantasy sia presente la lotta tra il bene e il male (es: i romanzi di Jacqueline Carey o di Terry Pratchett) o che i protagonisti siano costretti a fare chissà quali viaggi perigliosi (es: Perdido Street Station di China Mieville). Tra l’altro il tema del viaggio come metafora della crescita è presente non solo nella narrativa fantastica, ma forse opere come Thelma e Louise, Wine o Train de vie sono anch’essi Fantasy per la signora Dino.

Ma a rendere questo articolo una vera perla di disinformazione non è l’ignoranza della giornalista in materia (documentarsi? naaa, troppa fatica), quanto come costei abbia stravolto le parole degli intervistati, o almeno di uno sicuramente. Infatti, come si può leggere in QUESTO ARTICOLO sul sito di Francesco Falconi, la Dino «ha “riadattato” le […] parole per esprimere una sua personalissima opinione». Niente male. Non solo tale “giornalista” vive di luoghi comuni, ma anche quando si trova di fronte un autore (e quindi non l’ultimo dei pirla) che dice il contrario, lei storpia le frasi dell’intervistato pur di ribadire la sua erronea tesi. Ma brava! A quando il premio Pulitzer?

Ma andiamo avanti. Poche righe più avanti arriva il turno di Barbi. Ora, come sapete nelle scorse settimane ho avuto il piacere d’intervistare l’autore de L’acchiapparatti di Tilos, e mi sento abbastanza sicuro da poter dire che anche le sue affermazioni devono essere state “copia-incollate”, mutandone così il senso globale. Ecco una delle citazioni dell’intervista a Barbi condotta dalla Dino.

«Scrivo questa roba per dar spazio alla mia creatività. Perché è un genere che dà pochi vincoli, perché ho molto amato Il Signore degli anelli e lo ‘‘Hobbit” e infine per tirare fuori la parte oscura di me. E poi il fantasy ha un linguaggio che ha molte attinenze con i videogiochi che per una certa generazione è un po’ il pane quotidiano»

Mi spiace, ma mi rifiuto di pensare che Barbi abbia espresso, in maniera così sgrammaticata, un simile calderone di concetti, che nulla o quasi hanno a che vedere gli uni con gli altri, tutti all’interno della medesima riflessione.

Arrivati a questo punto, mi sento di poter consegnare alla signora Chiara Dino il premio per il peggior articolo sulla narrativa fantastica del 2009, visto che dubito che in così poche righe qualcuno possa dire più scemenze di costei.

Ma passiamo al secondo esempio di alto giornalismo. Lo scorso 18 Marzo, su Repubblica TV, Laura Pertici ha intervistato Sergio Fanucci, Carolina Cutolo, Licia Troisi, Matteo Mazzuca ed Elisa Rosso (la potete visionare cliccando QUI). Tema della puntata: il boom della narrativa per giovani, soprattutto fantasy, scritta da giovani autori italiani. Subito viene da chiedersi che cazzo ci facesse la Cutolo, ampiamente sopra i trenta al momento della pubblicazione, nonché autrice di Pornoromantica, romanzo che nulla ha a che vedere con il Fantasy, ma sorvoliamo su simili dettagli.

(in verità la giornalista tenta di spiegare come l’autrice sia diventata una sorta di punto di riferimento di molti giovani, non fosse che viene subito smentita dalla stessa Cutolo, la quale spiega che ai suoi incontri il pubblico va soprattutto dai venticinque ai quarant’anni, per poi mettere una pezza aggiungendo che comunque sul suo blog le scrivono anche giovani adolescenti; vabbé, che spesso gli ospiti di questi programmi vengano scelti estraendo un biglietto da un cappello è ormai assodato)

Ma torniamo all’intervista. L’inizio non è dei migliori. Come da copione, vengono presentati i vari ospiti. E subito Elisa Rosso dimostra la “leggiadra favella” che la contraddistingue, rispondendo alla domanda “Come va?” con “Gira”. Non so voi, ma io sono dell’idea che il modo di esprimersi di una persona durante una qualsiasi conversazione verbale rappresenti un indizio della sua padronanza linguistica durante l’atto della scrittura. Ma non è finita. Quando, poco più tardi, alla povera Elisa viene chiesto di presentare il suo libro lei risponde che esso «si intitola Il libro del destino perché parla di un libro del destino». Ma davvero? E io che ero convinto che fosse un’inchiesta sullo stato dei conti all’interno del sistema bancario internazionale. Bene, dopo questa perla di saggezza, mia cara Elisa, credo proprio che ti meriti un bel regalo pure te…

Dopo questo inizio con il botto, l’incontro va avanti focalizzandosi soprattutto sul perché il Fantasy vada così tanto tra i gggiovani e sul perché della sempre più grande attenzione data dalle case editrici su tale genere narrativo. Com’era facile aspettarsi, le risposte più interessanti sono arrivate da Fanucci. A detta del capoccia dell’omonima casa editrice, occorre interessarsi su «cosa leggono, cosa vogliono (i lettori, nd Okamis), più di quali sono i target dei lettori». Cosa vogliamo? Tanto per cominciare prezzi più bassi, visto che vendere libri rilegati alla cazzo di cane come Il cuore dell’Inverno di Robert Jordan a venticinque Euro è un furto bello e buono. Poi vogliamo anche i che libri non presentino errori di battitura a ogni pagina, che i titoli non vengano ribaltati senza motivo (chi ha detto China Mieville?)… devo continuare, signor Fanucci?

Ma soffermiamoci un attimo su questa affermazione, solo all’apparenza innocua. Al suo interno è infatti chiaramente espresso un ribaltamento del rapporto “editore/pubblico”, in particolare del pubblico più giovane, quello che comincia ad affacciarsi alla letteratura e che pertanto andrebbe aiutato, accompagnato durante questo percorso. In un mondo normale dovrebbe essere l’editore, dall’alto della sua maggiore esperienza, a creare una collana di libri rivolti alle diverse età dei lettori, e non i lettori a imporre la linea editoriale della casa editrice. È vero, all’interno di questo discorso andrebbe inserita anche la questione economica, che sta alla base di qualsiasi politica aziendale; ma la domanda è: siamo davvero sicuri che il pubblico, ancor più se giovane e facilmente influenzabile, sappia davvero quello che vuole?

Faccio un esempio. Da bambini tutti siamo affascinati dal proibito. Quante volte ci siamo arrabbiati con i nostri genitori perché non ci lasciavano stare alzati fino a tardi, o perché non ci permettevano di guardare i film Horror? Ora, il fatto che noi desiderassimo stare alzati fino a tardi o guardare film paurosi, significa forse che tutto ciò ci avrebbe fatto bene? Assolutamente no! Ecco perché la frase apparentemente innocua del signor Fanucci è in verità una emerita stronzata. Gli editori, e questo è bene che tornino a ricordarselo tali signori, hanno sulle loro spalle una grandissima responsabilità, soprattutto quando si parla di narrativa per giovani. Libri come quelli della Meyer (cito lei solo perché a sua volta citata da Fanucci durante l’intervista) sono dannosi – e sottolineo dannosi – non tanto perché scritti male, quanto perché i modelli e le morali che presentano sono pericolosi se rivolti a un pubblico che non ha ancora maturato un opportuno senso critico. Un tempo esistevano le favole e le fiabe, le quali ci insegnavano a non accettare regali dagli sconosciuti, a non peccare di ubris e così via. E oggi? Oggi i libri ci insegnano che anche se non brilli in nessun campo (e la protagonista della Meyer ne è l’esempio lampante) riuscirai comunque a trovare il tuo salvatore super mega figo. Ma la verità, ahimé, non è così.

Tra l’altro che quanto  sta dicendo è una bugia, lo sa lo stesso Fanucci, e lo dice chiaramente con un’altra bugia (so che sembra un paradosso, ma è proprio così). Infatti durante il programma afferma che «ci siamo stancati d’importare storie» e come motivazione di ciò aggiunge che i giovani autori italiani da un po’ di anni a questa parte «hanno cominciato a scrivere bene». Cazzate. I giovani autori costano poco. Ecco perché si tende a importare sempre meno. I diritti per un romanzo di Gaiman costano infinitamente di più rispetto a quelli per un esordiente italiano di quindici anni. Quindi, signor Fanucci, la smetta di prendere in giro i suoi lettori e torni a fare il suo lavoro, cosa che purtroppo negli ultimi tempi le sta riuscendo parecchio male.

Superiamo i pensieri di Sergio Fanucci e passiamo alle immancabili tabelle sullo stato delle vendite in Italia.

La prima è quasi comica, non certo nei risultati, quanto nel modo in cui viene presentata (si tratta di una indagine Doxa uscita il 17 Marzo 2009). Mostra infatti l’incremento dell’export e dell’import di autori nel periodo compreso tra 2001 e 2007. Se il primo è aumentato del 106%, il secondo solo del 10%. Peccato che non si sia tenuto conto di un dato non indifferente, ovvero che prima del 2001 gli autori da esportazione italiani nel campo della narrativa fantastica erano quasi assenti in quanto il mercato non esisteva (non giriamoci troppo attorno, senza il fenomeno signore degli anelli, il mercato del Fantasy non si sarebbe ampliato in così poco tempo), mentre il mercato estero in Italia era già predominante. Questo significa che confrontando i valori assoluti inerenti gli autori stranieri d’importazione (che sono decine e decine) e quelli italiani d’esportazione (una misera manciata), si scopre che quel 10% vale molto di più di quel 106%! Ma queste sono le basi della statistica, signori!

Altra tabella: il numero dei libri per ragazzi esportati all’estero nel 2007 (e finalmente ci troviamo a confrontarci con dei valori assoluti e non con delle percentuali). E anche questi numeri (1046 titoli italiani a fronte dei 1384 stranieri) non mi convincono. Questa tabella, infatti, non mostra i dati di vendita, e come tale è incompleta. Chi mi dice che i titoli italiani abbiano venduto pochissimo mentre quelli stranieri dieci volte tanto? A questo punto la quasi uguaglianza tra i due valori va a farsi benedire, come è facile intuire. Ma attenzione, ora arriva il bello. Insospettito da tali valori, ho cominciato a cercare i dati Doxa, fino a trovare QUESTO interessante documento, ovvero la sintesi dell’indagine sopra citata, e – sorpresa! – i dati non coincidono! Ecco il passaggio incriminato:

[...] la vendita di diritti di narratori italiani (602 titoli) cresce tra 2001 e 2007 del 157,3%; mentre gli acquisti di libri di romanzieri stranieri (2.316 opere) del 51,8%.

Ma come è possibile che tra 2001 e 2007 siano stati esportati 1046 titoli, tutti rivolti al solo pubblico dei giovanissimi, come sostenuto su Repubblica TV, se invece il documento della Doxa cita soltanto 602 titoli globali (ovvero comprensivi di generi rivolti anche al pubblico adulto)? Ora, di chi mi fiderò di più? Di un servizio giornalistico approssimativo che diffonde dati incompleti (a prescindere che siano errati o meno) o del documento originale della Doxa, posto sul sito del Governo Italiano? Mah, non saprei proprio… Il bello è che pochi istanti dopo, Fanucci afferma che si tratta di dati «molto confortanti». No, non sono confortanti, signor Fanucci: sono dati falsi! Ecco, state sempre molto attenti alle tabelle, miei cari lettori, perché basta un niente per mutare un risultato nel suo esatto opposto.

La terza e ultima tabella mostra infine la classifica dei best seller per ragazzi (in riferimento a quale periodo di tempo non viene specificato).

  1. Harry Potter e i doni della morte, J.K: Rowling (Salani)
  2. Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry (Bompiani)
  3. Brinsingr, Christopher Paolini (Rizzoli)
  4. La bussola d’oro, (Salani)
  5. Le fiabe di Beda il bardo, J.K. Rowling (Salani)
  6. Terzo viaggio nel regno della Fantasia, Geronimo Stilton (Piemme)
  7. Quarto viaggio nel regno della Fantasia, Geronimo Stilton (Piemme)
  8. Il destino di Adhara, Licia Troisi (Mondadori)
  9. Harry Potter e il principe mezzosangue, J.K. Rowling (Salani)
  10. Harry Potter e la pietra filosofale, J.K. Rowling (Salani)

In un primo momento ho dubitato alquanto sulla veridicità di tale classifica, in parte per via di quanto sopra esposto e in parte per la presenza in un gradino a mio avviso troppo alto de Il piccolo principe. Tuttavia, come mi è stato giustamente fatto notare da LucaCP, il romanzo di Saint-Exupéry compare in effetti all’interno delle classifiche ufficiali, come quelle di Ibuk, oltretutto in posizioni di rilievo (ovviamente scremando tutta la narrativa non di ambito fantastico). Ammetto che mi rimangono ancora alcuni dubbi, soprattutto perché su Ibuk o nelle classifiche di IBS (che tra l’altro, come ho scoperto pochi minuti fa, si affida sempre a Ibuk) non compare nessuno degli altri romanzi indicati da Repubblica TV. Ma ripeto, non avendo abbastanza informazioni sul periodo preso in esame, preferisco a questo punto concedere il beneficio del dubbio.

Concludo questa lunga disquisizione con un passaggio della nostra Licia nazionale, la quale afferma come ella dedichi parecchio tempo a inizio scrittura per la stesura di varie tabelle degli eventi, degli spostamenti dei personaggi ecc. Se infatti così non facesse, a suo dire i suoi libri «perderebbero di coerenza, di compattezza». L’importante è che sia tu a crederci, Licia ^_^

Bene, è tutto per questa seconda tappa nel mondo del cattiva critica letteraria di ambito fantastico. Mi piacerebbe poter dire che questa è l’ultima puntata, ma temo proprio che così non sarà.

PS: non ho disquisito di quanto detto da Mazzuca perché, sebbene tra i gggiovani presenti in studio fosse l’unico a non essere terrorizzato dalle telecamere, non ha detto a mio avviso nulla di particolarmente rilevante, forse anche perché alcune delle domande più banali sono state rivolte a lui.

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25 commenti su “Quale critica? Atto secondo”

  • Diego ha scritto:

    Bravo Okamis, bell’articolo! Condivido quasi tutto quello che hai scritto. Non sono molto d’accordo sulle responsabilità dell’editoria: si tratta di un campo delicato, d’accordo, ma io continuo a vedere l’editore come una semplice impresa commerciale. Quel ruolo dovrebbero invece assumerlo i professori, i critici, i giornalisti e i recensori. Per questo il lavoro che fai tu, tanto per fare un esempio, è così importante. Se ci fosse un’educazione alla lettura in questo senso gli editori sarebbero costretti per forza di cose a cambiare politica. E magari la pianterebbero con questa specie di corsa agli armamenti, allo sviluppo della baby testata tattica, che sta assumendo proporzioni ridicole.

  • Okamis ha scritto:

    NOTA DI CONTORNO
    Ho corretto un po’ di sviste sparse nell’articolo. Purtroppo cause superiore mi avevano costretto a uscire di casa prima della classica rilettura. Me ne scuso.

    @ Diego:
    Grazie dei complimenti, ma non ritengo quanto da me scritto come un lavoro o tantomeno una missione et similia. Mi limito a esporre i miei pensieri su un argomento a cui tengo molto, soprattutto perché lo vivo sulle mie spelle (e le mie dita) quotidianamente. Sul valore della narrativa fantastica contemporanea o sull’ignoranza di molti “critici” su tale argomento ne potremmo discutere anche seduto a un bar in compagnia di di due bionde (fai te se liquide o reali ;) ) e nulla cambierebbe.
    Riguardo le responsabilità dell’editoria, ammetto di avere una visione un po’ romantica di questo settore. Tuttavia non considero gli editori come i soli responsabili del marciume che spesso infesta in quantità esorbitanti le librerie. Critici (quelli veri), professori, giornalisti e anche lettori hanno tutti il loro peso. Il senso di quel passaggio è che Fanucci mente sapendo di mentire. Quando mi dice che i giovani scrittori sanno scrivere mente (tra l’altro il più brutto romanzo Fantasy letto ultimamente, “Arthur e lo stregone nero” di Claudio Tassitano, è proprio una creatura di Fanucci); quando dice che il giovane lettore sa quello che vuole mente; quando dice che si preferisce sempre più spesso pubblicare i gggiovani perché più in gamba degli autori d’oltremanica mente. E’ questo l’atteggiamento che non riesco a sopportare e che, senza troppi giri di parole, considero immorale, in quanto falso proprio nei confronti di chi permette a Fanucci e soci di mangiare.

  • LucaCP ha scritto:

    Okamis, come al solito molto esaustivo!
    In effetti ho notato anche io la poca conoscenza di Chiara Dino in materia fantasy (magari esistesse una ricetta segreta!) e l’impaccio di Elisa Rosso. Se la prima però non può essere giustificata – cavolo, sei una giornalista e mi cadi così!? – la Rosso è molto giovane e trovarsi davanti una telecamera tende ad innervosire. Non oso pensare a cosa combinerò io, ho già il terrore! Tra l’altro ho quasi finito di leggere il suo romanzo e stilisticamente merita molto, trust me. ;)

    Un paio di note sparse:

    1. Terzo viaggio nel regno della Fantasia, Geronimo Stilton (Salani)
    Quarto viaggio nel regno della Fantasia, Geronimo Stilton (Salani)

    Sono romanzi della Piemme, non della Salani ^^

    2. Incredibile ma vero, il “Piccolo Principe” è davvero così alto in classifica. Varie classifiche, online e su carta, lo riportano quasi sempre tra i primi cinque posti (nella narrativa per ragazzi, eh!).

  • Diego ha scritto:

    @ okamis:
    Purtroppo quello che dici di Fanucci è vero. Insomma, che piaccia o meno, è una casa editrice che con il fantastico campa da quasi 40 anni, e qualcosa ci dovranno pure masticare. Se lottano per strappare i diritti di Lansdale nientemeno che all’Einaudi, mi dico, è gente che sa il fatto suo, persone che i libri buoni evidentemente li conoscono. Dunque perché pubblicare anche la paccottiglia?
    1) Perché si cerca il target di vendita, non la qualità del libro (peggio ancora, si cerca di creare a priori un target)
    2) Perché dopo l’era dell’esterofilia c’è un ritorno di fiamma di campanilismo, secondo cui il motto del nostro movimento è ’siamo tanti, siamo forti, siamo bravi’, e tutto quello che è italiano vende a prescindere
    3) Perché a voler pubblicare autori nostrani di genere fantastico la qualità media è talmente scarsa che tocca rovistare a mani basse nella fanghiglia, e quello che esce esce.
    Non so rispondere, francamente, ma credo che la terza ipotesi, per quanto dolente, sia una buona candidata.

  • Okamis ha scritto:

    @LucaCP:
    Grazie mille della segnalazioni sui romanzi di Stilton. Mi era sfuggita un eccessivo predominio di Salani ^_^
    Riguardo i dati presentati all’interno del servizio, ho trovato l’indagine Doxa a cui si fa riferimento e… I DATI NON COINCIDONO! Quelli che erano solo sospetti, si sono rivelati come verità: i dati presentati da Repubblica TV sono falsi. A tal proposito ho corretto l’articolo nella parte in cui accenno alla seconda tabella, inserendo il link all’interessante documento della Doxa (tra l’altro trovato sul sito del Governo Italiano e non un portale a caso). Ne consiglio la lettura, perché molto interessante (tanto sono solo 3 paginette). A questo punto non so se fidarmi anche dell’ultima tabella (che nulla ha a che vedere con la Doxa). Comunque, se riesci a indicarmi qualche sito autorevole che mostri “Il piccolo principe” così in alto in classifica nei mesi precedenti correggerò al volo il mio articolo (ora come ora non ho trovato tale dato).

  • DrJack ha scritto:

    Prima o poi bisognerà scrivere un articolo su “La nuova critica” :p.
    Secondo me i vecchi recensori che parlano a vuoto per guadangare i loro quattro soldi periranno tra le fiamme dell’inferno (o cadranno nel precipizio dell’oblio… scegliete voi che destino augurargli :p)… e se lo meritano :) .

    Invece presto prolifererà questa nuova critica utile, divertente… e gratuita. Già, sembra che l’ironia della sorte abbia deciso di non renumerare questi nuovi recensori :p.

    Per quanto riguarda me sono sempre felice di leggere articoli come questo :) . E intanto attendo che l’evoluzione faccia il suo corso.

    Un saluto profetico (e anche un po’ darwiniano)

    Dr Jack

  • LucaCP ha scritto:

    http://www.ibuk.it/irj/portal/anonymous?NavigationTarget=navurl://d5e37890057346cee64b5af292a77b4c

    Questo è un sito che visito spesso per farmi un’idea sulle vendite. “Il piccolo principe” non è nella top 10, ma se si contano solo i romanzo fantasy ci rientra eccome!^^ Credo che nell’intervista di cui sopra si faccia riferimento sono alla narrativa di genere. Io per primo ne sono rimasto sorpreso °_°

  • LucaCP ha scritto:

    PS: Sorry per gli errori di battitura ma sto abbastanza sfasato XD

  • Okamis ha scritto:

    Grazie ancora della segnalazione. Ho già segnato il sito da te indicato nella lista dei preferiti. Ammetto però che anche su Ibuk ci sono alcune stranezze, come un romanzo di Sophie Kinsella (“I love shopping”) presente con la stessa edizione in due punti diversi della classifica… Mah. Comunque correggo a questo punto il mio articolo, concedendo il beneficio del dubbio al servizio su Repubblica TV riguardo il terzo grafico, non potendo sapere a quale settimana/mese facesse riferimento. Riguardo gli ultimi due… beh, i documenti originali della Doxa parlano da soli ^_^

    PS: mi ero scordato di dirti che ho già inserito il link al tuo sito nella lista degli autori italiani ;)

  • Diego ha scritto:

    Fino a poco tempo fa seguivo la rubrica settimanale Tuttolibri della Stampa, e se non ricordo male anche lì il Piccolo Principe figurava sempre tra i primi dieci più venduti nella categoria ‘ragazzi’.
    Sono andato a controllare online, e infatti lo troviamo al 2° posto, nella classifica più recente che è quella del 21 marzo.

    http://www.lastampa.it/_settimanali/ttL/PDF/10.pdf

    In numero assoluto dovrebbe significare circa un migliaio di copie vendute nella settimana in esame.

  • Okamis ha scritto:

    Ammetto che la presenza così massiccia de “Il piccolo principe” mi ha sorpreso, anche forse è un libro comprato più dagli adulti che dai bambini, ma a questo punto dubito anche della sedia su cui sono seduto ^_^ Mi soprende tuttavia vedere che nessuno degli altri libri citati da Repubblica TV è presente in queste classifiche… Possibile che in pochi giorni tutti quei libri (ben 9) siano tutti scomparsi non solo dalla top 10, ma addirittura dai primi 30 posti come indicato da Ibuk? Comunque, intuire il reale peso di questi libri in fatto di vendita non è facile senza dati assoluti, in quanto anche confrontando le classifiche dei tascabili, della narrativa straniera e quelle generali è cosa alquanto ardua, per non dire impossibile.

  • LucaCP ha scritto:

    Grazie Okamis =)
    Diego, hai sciolto l’enigma! Ecco dove avevo visto la posizione alta del Piccolo Principe, nell’inserto de “La Stampa”. Tra l’altro c’era un articolo anche su di me .__.

  • Francesco Barbi ha scritto:

    @Okamis: Intervengo giusto per chiarire che le mie parole, stravolte, non sono state copia-incollate, ma sono il frutto di una sintesi assolutamente arbitraria, destrutturata e mendace di un’intervista telefonica di una ventina di minuti.
    Ho cercato di chiarire in dettaglio da dove possano essere uscite certe frasi riportate nell’articolo in una discussione aperta su anobii:

    http://www.anobii.com/anobi/forum_thread.php?tid=43835&pid=127&lid=#new_thread

  • Benmot ha scritto:

    Ottimo articolo Alessandro ;) Mi trovi d’accordo in tutto e per tutto e lo spezzone tratto da Palombella Rossa m’ha fatto morire dal ridere, ci stava tutto XD
    Fra l’altro complimenti pure per lo .. stomaco.
    Se mi capitassero sotto mano delle interviste\articoli sul fantastico redatte da “non addetti ai lavori” o semplicemente da giornalai (con tutto il rispetto per i giornalai veri) che stanno li per tesserino politico o per chi sa cosa, mi verrebbe un odio da prete proibizionista.
    Concludo con una domanda: ma la mia e-mail di una settimanella fa ti è arrivata?

  • Okamis ha scritto:

    Scusate l’assenza… bla bla bla …ho avuto la congiutivite… bla bla bla ^_^

    @ Francesco: Grazie mille per la precisazione, la quale non fa che confermare i miei dubbi riguardo quanto scritto in quell’articolo.

    @Benmot: Per come la vedo io, la signora Dino è stata “costretta” a scrivere un articolo sul fantastico in Italia, visto che, come dicevo nella prima “puntata” se ne parla un po’ d’appertutto (anche su Uno Mattina, e non è una battuta). Certo, con questo non giustifico l’assenza di documentazione o l’ancor peggiore stravolgimento delle parole degli intervistati. Tuttavia, dubito che una giornalista si diverta a creare articoli di questo tipo solo per disprezzo (perché è questo il sentimento che secondo me traspare dall’articolo) verso un certo genere letterario. La signora Dino si è semplicemente trovata a scrivere un pezzo su un argomento di cui non gliene poteva fregare di meno e così ha scritto le prima scemate che le sono passate per la testa. O almeno questa è la mia interpretazione.
    Riguardo la tua mail, l’ho ricevuto, ma per più di una settimana, causa occhi gonfi come cocomeri, ho evitato qualsiasi schermo illuminato. Vedrò di risponderti stasera, assieme a tutte altre e-mail ricevute nel frattempo.

  • Alex McNab ha scritto:

    Ciao, è la prima volta che ti leggo e devo dire che è stato… un bel leggere :)

    Questo articolo mi è piaciuto, soprattutto nella prima parte, dove sottolinei un certo modo abominevole di interpretare il genere fantasy-fantastico.
    Per la cronaca, io sono un ex lettore di fantasy. Passato dalla nicchia degli anni ‘80-’90, sono rimasto alquanto disgustato dal protofantasy proliferato nel nuovo secolo.
    In particolare dal baby-fantasy (italiano, vieppiù!)
    Ora, tranne la saga di Martin, non provo più nessuno stimolo nel cercare roba buona tra il tanto letame di questo genere.
    Mi fa però piacere che ci sia qualcuno che lo intenda ancora non come “stupidario infantile” o come prosecuzione di un videogioco, bensì come qualcosa di elevato ed elevabile.
    Quando trovi un buon fantasy che si discosti dalle sciocchezze scritte dalla Dino, recensiscilo e fors elo comprerò!

  • Okamis ha scritto:

    Beh, un ottimo romanzo recensito su questi lidi in tempi recenti è “L’acchiapparatti di Tilos” di Francesco Barbi. E’ un libro che mi sento di consigliare a occhi chiusi :)

  • fab ha scritto:

    mado’, che palle.

    (ps. “E’ consentito insultare o dileggiare il qui presente e soltanto lui. Tali messaggi non verranno cancellati e non riceveranno risposta, a simbolo della stupidità di chi li dovesse scrivere.” scusa perché mai chi ti insulta è stupido? Perché insultare è una cosa stupida o perché tu non puoi essere insultato?)

  • Okamis ha scritto:

    Dipende dalla motivazione. Se uno mi dice “Sei un imbecille perché BLA BLA BLA” allora non vi vedo problemi (ma permetto soltanto insulti rivolti a me per non generare lotte clandestine tra i frequentatori). L’insulto fine a se stesso lo ritengo invece privo di senso. Da parte mia mi è capitato solo in un’occasione di dileggiare un’autrice riferendomi alla sua persona e non a lei in quanto scrittrice, e in quell’occasione chiesi poi apertamente scusa, perché mi ero fatto prendere la mano. Quindi, per tornare alla tua domanda finale, non è che io non possa essere insultato (tutt’altro, altrimenti non avrei inserito quel punto nel regolamento); l’importante è che ne venga motivata la ragione, altrimenti sì, l’insulto diventa semplice sinonimo di stupidità.

  • mariateresa ha scritto:

    Ecco, proprio questo articolo dovevo leggere! Avessi sorvolato sull’intervista, il mio cervello se ne sarebbe restato calmo calmo a spremersi per il mio romanzo. Invece lo schifo che è emerso dall’intervista gli ha fatto nascere un’insana voglia di aprire una nuova discussione sul mio blog. Aggiungendoci poi alcune delle dichiarazioni di D’Andrea intervistato su fm…Hulk in versione femminile è in azione(cercando di mantenere i toni della civile convivenza). Posso sempre camuffarmi per qulcun altro e dire che ho 40 anni, anzi facciamo 50 e non parliamone più, così tutti crederanno che ho un pozzo di esperienza alla quale proprio non si può dire di no :lol:
    Quello che mi ha dato più fastidio è stato il fatto di quei giovani che scrivono libri che piacciono molto ai giovani e poi, per rimediare, ma che piacciono anche agli adulti. Si, va bene, ho 18 anni e sono in piena crisi ormonale e dovrei leggere i romanzi di Moccia. Ma a me questa affermazione fa schifo e come schifo la tratterò. Devo ringraziare te, Okamis, per avermi dato l’imput alla trasformazione in Hulk ;-)
    ps:il caro D’Andrea, nella sua intervista, mi sembra abbia fatto allusioni al tuo post sul realismo.

  • Okamis ha scritto:

    Sì, ho notato quel rimando. Non posso esserne sicuro, ma penso anch’io si riferisca all’articolo sulla fiera del libro di Torino. Se così fosse, ha pure confuso le mie parole, in quanto a suo tempo scrissi che la sua confusione non era “con la corrente del Realismo in voga negli anni che furono” (per usare le sue parole), ma con quello di “attualità”, che è cosa ben diversa; oltretutto io motivai le mie affermazioni, cosa che invece lui non fa, limitandosi a dare dell’imbecille al misterioso blogger.
    Comunque, sempre a proposito di confusioni, sono ancora incerto se segnalare il fatto che “Apocalypse now” non è stato tratto da “Dispacci” di Michael Herr, ma trae invece ispirazione da “Cuore di tenebra” di Conrad. Herr si occupò “solo” (si fa per dire, visto comunque il grande lavoro da lui effettuato) della sceneggiatura del film (che comunque è a più mani; infatti Herr si occupò soprattutto della scrittura dei dialoghi della voce narrante). Che poi all’interno del film Herr abbia inserito alcune parti in comune con il suo libro è un altro discorso (anche perché Herr la guerra del Vietnam l’ha vissuta in prima persona), anche perché Herr ha lavorato anche con Kubrik per “Full Metal Jacket” e pure lì si possono trovare rimandi al suo libro, ma nessuno oserebbe dire che FMJ è tratto da “Dispacci”. Ma dopotutto io ho appena la licenza elementare, quindi forse non è il caso d’infierire troppo ^_^

  • mariateresa ha scritto:

    Io credo che le sue affermazioni non fossero del tutto sbagliate Okamis, ma male espresse. Ora le ha espresse molto meglio. Ma sarebbe bello confrontarsi con altri per dei chiarimenti. Sono sicura che a breve me lo ritrovo sul mio blog, assieme alla corte suprema di fm! :lol:
    Che vengano pure. Io quest’anno ho la maturità, quindi la licenza elementare ce l’ho!^_^(senza offendere te, lo so che sei più in là di me negli studi)

  • Il Sottoscritto ha scritto:

    Mazzuca, non Mazzucca. ;-)

  • Okamis ha scritto:

    Grazie della segnalazione. Ho provveduto a correggere l’errore, oltre a un altro paio di sviste :)

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