Racconto: La domanda
L’uomo che vedete qui sulla sinistra è Frederic Brown. Probabilmente il suo nome non dirà molto alla gran parte delle persone. Eppure si tratta di uno degli scrittori di Fantascienza più geniali del secolo scorso. Suoi alcuni capolavori della narrativa breve come Sentinella o La risposta. In effetti, se il grande pubblico non conosce bene Brown, ciò è probabilmente dovuto proprio alla sua produzione, incentrata soprattutto nella realizzazione di racconti brevi, anzi brevissimi, spesso contenuti in meno di una pagina; racconti caratterizzati da una parte da un’inconfondibile vena umoristica (finemente sarcastica la definirei) e dall’altra da alcuni dei finali a sorpresa più geniali di sempre.
Ora vi chiederete: ma che c’entra Frederic Brown con te? E’ molto semplice: il racconto che presento oggi, La domanda, altro non è che un omaggio a La risposta di Brown. Finale a parte (che comunque presenta una sfumatura leggermente diversa rispetto all’opera originale) non mi sono tuttavia limitato a riscrivere un brano già esistente con altre parole. Ho invece voluto sottopporre il racconto dello scrittore Americano a un cambio di prospettiva, soffermandomi in particolare su di un tema specifico, che non specifico per non rovinare la sorpresa a coloro che non conoscessero l’opera originale. Insomma, omaggio si, remake no.
Non aggiungo altro in quanto altrimenti rischierei soltanto di svelare aspetti della trama che invece è meglio scoprire strada facendo. Vi lascio quindi alla lettura del racconto (che trovate nella sezione “E-book”) e, come sempre, buona lettura.


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Ciao Okamis, ho letto il tuo racconto. Tempo fa ne avevo letto un altro intitolato ‘Identità’, che a dire il vero non mi era piaciuto tantissimo. Questo mi è sembrato decisamente migliore. Tra i dialoghi ho notato qualche piccolo scivolone qua e la, ma d’altro canto anche alcune battute veramente azzeccate. Per ora mi limito a una valutazione generale, diciamo così, ma se ne hai bisogno potrò essere più specifico. Nel complesso mi piaciuto, mi ha solleticato una buona dose di curiosità nell’arrivare alla fine. Ti segnalo solo i tre difetti più grossi che ho trovato, anche se si tratta di particolari. Primo: a pag. 6 [...] Sullo schermo fu visualizzata una lunga serie di titoli, più di duecentomila a giudicare dal numero in alto sulla destra [...]. Credo che quel ‘a giudicare’ non sia corretto. Sullo schermo c’è un numero ben specifico che indica i titoli. Magari il numero è in progressione e difficile da leggere, ma ‘a giudicare’ non mi sembra comunque un’espressione pertinente.
Secondo: sempre a pag. 6, poche righe dopo, usi l’espressione ‘[...] un numero più ridotto di macrocategorie [...]‘. Non ho controllato se sia un errore grammaticale vero e proprio, ma di certo quel ‘più ridotto’ è molto brutto, forse non terrificante come il famigerato ‘più migliore’, ma si avvicina… Terzo: pag. 9 [...] della Repubblica, in maniera perfettamente sincronizzata tra
tutti i suoi cinquantamila pianeti [...]. Pag 11 [...] E così fu anche in tutti gli altri ventimila pianeti della Repubblica [...] Non capisco se è una svista questa differenza di trentamila pianeti, oppure se mi sono perso io qualche passaggio.
A parte queste precisazioni, comunque, come ti ho detto il racconto mi è piaciuto. Complimenti e continua a scrivere!
Grazie mille delle note, tutte correttissime. Lunedì, appena torno dalla ridente Svizzera, provvederò alle dovute correzioni. Ora scappo a dormire, altrimenti domani col cavolo che riesco ad alzarmi alle cinque per prendere il treno ^_^
Correzioni effettuate e caricate. Grazie ancora.
Non ho più riletto il racconto, forse hai già corretto anche quello. Non ricordo più a che punto era, ma trentatré si scrive con l’accento.
Mi piace molto Brown. Ho letto Assurdo universo e altri suoi libri. Molto molto efficace.
Ciao
Grazie della segnalazione, mi era sfuggita quella svista (non so perché, ma Word non segnala “trentatre” come errore). Però non ho capito se il racconto ti è piaciuto o meno
(suppongo che quel “molto molto efficace” si riferisse a Brown)
Sì, mi è piaciuto il racconto, anche se, seguendo in molti punti l’originale, l’ho considerato più un omaggio che un vero e proprio racconto tuo. Ecco perché non l’avevo commentato.
In alcuni dialoghi (capisco sia difficile inquadrare in pochissimo spazio la storia) mi sono suonati un po’ involuti. O meglio, un po’ troppo rivolti al lettore come spiegazione, che al collega accanto.
Ma, in fondo, anche in CSI (Las Vegas lo adoro!) ci sono i ragazzi che si spiegano a vicenda le procedure…come se non le conoscessero! Qualche volta se lo dicono: “Guarda che lo so bene, facciamo lo stesso lavoro, sai?” Ma non possono ripeterselo ad ogni frase.
Forse accade lo stesso nel tuo racconto. Magari qualche aggiustatina basterebbe a rendere il tutto più credibile.
Una nota: non mi piace affatto l’espressione, ripetuta per di più, “piani alti.” Non so, mi è sembrato proprio da vecchio film anni ’60, o ’70.
P.S.
La grafica di questo nuovo sito mi piace moltissimo. Soprattutto il quaderno con la spirala. Bravo!
Ops, errore (sarà per l’ora): Alcuni dialoghi mi sembrano involuti; mi riprendo l’ “In”.
Ciao
Lidia torna sui tuoi lidi…
Prima di uscire dalla rete mi è venuta in mente una cosa: per trovare più credibili certi dialoghi, a me basterebbe anche solo un minuscolo espediente. Che uno dei colleghi della nave sia stato assente per un certo periodo. L’altro quindi sarebbe giustificato, se passasse del tempo a fargli il punto della situazione, partendo dagli errori passati, e arrivando poi ai continui problemi del presente, nel progetto Omnia.
Beh, ora vado, tutti questi messaggi a singhiozzo danno fastidio.
Buona giornata.
Beh, che il racconto è un omaggio all’originale di Brown l’ho scritto esplicitamente nell’articolo di presentazione
Riguardo ai termini degli anni ’60/’70, la cosa è voluta. Ho voluto infatti creare un racconto che sapesse di “fantascienza vecchia scuola”. Anche se infatti è posizionato molto avanti nel tempo (specifico però che ho fatto ciò solo per giocare con la crisi del 9002, ovvero 2009 al contrario), cito tecnologie obsolete persino per il nostro di tempo, come i computer con i relé o gli schermi in bianco e nero. Insomma, non volevo scrivere un racconto realistico, bensì un racconto che cercasse di ricreare l’atmosfera della fantascienza degli inizi del secolo scorso.
Sulla questione “infodump”, la cosa mi è stata segnalata anche su altri lidi. Vedrò di sistemarla con il tempo, perché riconosco che i dialoghi non siano ancora perfetti.
PS: comunque il racconto non è ambientato in nessuna astronave
Nella mia fantasia, Omnia è sottoterra, da cui la l’accenno iniziale ai livelli su il computer è costruito.
piccola svista a pagina 4
“cavi di collegamento con il circuito d’alimentazione sembrerebbero o intatti.”
Seconda cosa riguardati l’incidente di Chernobyl… é avvenuto per il motivo contrario non perché cercavano di portare il reattore al massimo (te lo dico da ingegnere energetico/nucleare): hanno abbassato troppo rapidamente la potenza, hanno tolto le barre di controllo di emergenza ed hanno cercato di vedere se l’inerzia delle turbine era sufficiente a mantenere in funzione le pompe del reattore nel caso in cui fosse saltata la corrente. La potenza del generatore era bassa ed é stato proprio il calo rapido di potenza (oltre alla manuale estromissione di quasi tutti i sistemi di emergenza) a far avvenire l’incidente essendo i reattori RBMK a coefficiente di vuoto positivo. L’acqua all’interno delle tubature é evaporata nella zona di reazione, diminuendo la frazione di neutroni assorbiti e la potenza é aumentata ulteriormente aumentando la pressione all’interno delle tubature fino a portare all’esplosione. (questa é la verisone semplificata, se vuoi dovrei avere il resoconto completo in inglese delle indagini e dell’esperimento)
Lukash é uno scienziato dovrebbe saperlo. Sarebbe meglio parlare di procedure non rispettate o situazioni limite piuttosto che portare il reattore al massimo (il tentativo era cercare di vedere se durante un black out il reattore era il grado di automantenersi per un tempo minimo invece di spegnersi immediatamente. Infatti una volta spento un reattore é necessario che i veleni neutronici, presenti nella pastiglia come prodotti di reazione, avessero finito il loro processo di decadimento, cosa che poteva mettere fuori gioco un reattore anche per uno o due giorni)
Nei reattori una reazione supercritica non dipende dalla potenza in sé del reattore, ma dalla massa critica e dal Buckling geometrico.
Grazie mille delle note, Uriele. Come scrivi giustamente, Lukas, da bravo scienziato, dovrebbe essere a conoscenza di ciò. Purtroppo sono io a non esserlo, interpretando così in maniera errata l’errore umano avvenuto a Chernobyl. Provvederò quanto prima a correggerlo. Però non ho capito se, incongruenza scientifica a parte, il racconto ti è piaciuto ^_^
direi di sí, altrimenti mi sarei astenuto da commentare questo pelo nell’uovo. Bel racconto e bel omaggio.
Qui puoi trovare un grosso report sull’argomento (leggendo il primo capitolo spiegano l’evoluzione dei fatti in breve, negli altri ci sono tutti i sistemi radioprotezionistici messi in atto e l’impatto ambientale).
http://www.megaupload.com/?d=GXMCC8JE
sono 66 MB di file
dovrebbero esserci anche gli effetti sui bambini e sugli uomini adulti e la differenza fre gli effetti deterministici e stocastici, utile se vuoi descrive gli effetti di un disastro atomico. La regola d’oro comunque é questa:
le cellule piú colpite sono quelle che hanno un alto tasso di riproduzione, sono poco specializzate (staminali per esempio) ed hanno una lunga vita davanti. Quindi é poco probabile trovare vecchi sopravvissuti deformati in modo mostruoso, mentre puó capitare a feti o bambini di 6-8 anni al tempo dell’incidente. Il cervello é l’ultima parte colpita (i neuroni e le sinapsi non hanno questo gran ricambio, no), prima pelle fegato e altri organi. Il latte é pericoloso per i bambini e solo nel primo periodo dopo la radiazione maggiore viene dal terreno dove si sono depositati i radionuclidi.
Esistono articoli pubblicati (tecnica del reversing engeeniring) che hanno cercato di dimostrare (la Russia non diede mai tutti i dati sulle condizioni operative del reattore) che il reattore era usato anche per produrre plutonio per armamenti. Gli RBMK effettivamente sono reattori progettati per questo scopo e gli altri 3 reattori di Chernobyl, disposti a qualche centinaia di metri dal primo sono stati perfettamente funzionanti fino alla loro chiusura qualche anno fa (considera che l’area evacuata é di qualche decina di chilometri di diametro). Quindi mistero: i reattori sono stati tenuti accesi per strani esperimenti nucleari e armamenti atomici o per garantire energia sufficiente alla regione? (uno spunto buttato lí)
Alla faccia del report ^_^
Lo sto scaricando giusto adesso e gli darò più di un’occhiata nel tempo libero. Nel frattempo ho provveduto a correggere sia l’errore di battitura sia l’incongruenza relativa a Chernobyl. Per ora sono rimasto sul generico, conservando l’ironia delle parole di Lukash. Se dovessi trovare formule migliori per esporre brevemente il concetto da te così ben spiegato, non esiterò a mutarlo. Ancora grazie
purtroppo é un quarto di un esame di radioprotezione, ma vedrai che il 90% sono tabelle da radioprotezionista che servono solo ad applicare i modelli (per fortuna aggiungerei… quando ho visto il malloppo la prima volta mi é venuto un colpo)
Il file principale é quello che ha in copertina una specie di cupolone e nel titolo Chernobyl
Ti consiglio di guardare anche quello relativo alla flora e la fauna dopo l’incidente e per andare sui classici il film ”La sindrome cinese” (che oltre ad essere bello, é fatto abbastanza bene dal punto nuclearistico)