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Wunderkind: la presentazione del libro alla fiera del libro di Torino

Come al solito sono in ritardo. Questo articolo sarebbe dovuto essere pronto per almeno una settimana fa, ma impegni vari e imprevisti tecnologici mi hanno impedito di caricarlo sul sito prima di oggi. Ma andiamo con ordine.

Il 17 Maggio sono stato alla Fiera del Libro di Torino, dove, armato di telecamera, ho filmato la presentazione del romanzo d’esordio di d’Andrea G.L., Wunderkind, presentato da Licia Troisi. In realtà le riprese riguardavano anche gli stand e altre chicche, ma una delle cassette ha deciso di suicidarsi. In seguito ho pure scoperto che l’audio della cassetta sopravvissuta faceva alquanto pena (colpa del fatto che la presentazione era in un’area aperta, il che significa rumore di fondo a non finire), ragion per cui sono stato costretto a inserire dei sottotitoli, e che al momento del “trasloco” videocamera-computer le immagini avevano una frequenza diversa rispetto all’audio. Ce l’ho messa davvero tutta per risolvere tutte queste magagne (soprattutto per pulire l’audio), ma alla fine mi sono arreso, e così ho optato per una soluzione drastica: montare il video-articolo con delle foto anziché delle immagini in movimento. Alla fine il risultato è meno malvagio del previsto, ma lascio a voi giudicare.

Riguardo le mie impressioni sulle parole di d’Andrea e Troisi, rimando all’ultima parte dell’articolo. Per ora mi limito a dire che il video che segue riporta la quasi totalità della presentazione (durata una mezz’oretta buona). Le uniche parti che ho tagliato riguardano passaggi dove l’audio risultava incomprensibile (o dove d’Andrea sussurrava davanti al microfono), la digressione sulla musica Metal e alcuni passaggi dove i due scrittori ripetevano concetti già espressi, oltre ad alcuni momenti di silenzio. Per il resto, chi si trovava alla presentazione (tra cui il buon duca Carraronan che ho avuto il piacere di conoscere di persona) potrà confermare l’assenza di tagli significativi che possano portare a un ribaltamento delle parole dei padroni di casa. Tra l’altro, visto che mi piace essere una persona corretta, all’interno dei sottotitoli ho indicato esplicitamente quando ho effettuato un taglio, anche se minimo.

E ora, buona visione.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

Bene, e ora possiamo passare alle considerazioni del caso.

Parto da una premessa: il qui presente non ha letto il romanzo di d’Andrea nella sua interezza. Mi sono bastati i primi due capitoli in libreria per capire che non è fatto per me, e sottolineo per me. Non posso quindi dire se tale opera, presa nella sua interezza, sia un capolavoro oppure un’emerita cagata. Anche per tale ragione avevo deciso di assistere alla presentazione presso la Fiera del Libro. Purtroppo, sarò sincero, tale presentazione non mi ha per nulla convinto, tutt’altro. Certo, d’Andrea è spigliato e sa come tenere il “palco”, ma ciò non toglie che buona parte delle sue riflessioni (così come quelle della Troisi) fossero delle emerite idiozie. E qui non parlo a titolo personale: si tratta di idiozie a livello oggettivo.

Parto da quella più vistosa: quella sul realismo. Riprendo le parole del diretto interessato:

Se avete tre ore potrei spiegarvi perché secondo me, in realtà, io e Licia, su due paralleli completamente diversi, in realtà siamo due scrittori realisti. […] Io sono convinto che la scrittura veramente realista è quella che distorce, che deforma completamente la realtà. Allora, tu (Licia, ndr) puoi farlo con i draghi, io posso farlo con… posso farlo con la violenza, tu puoi farlo con un tipo di violenza. Perché da sempre io sono convinto che l’arte in generale sia un’operazione violenta che tu fai nei confronti della realtà, assolutamente. Tu prendi dalla tua delle cose e dei luoghi e li violenti per cercare di capirne l’essenza. Poi, se ci riesci bravo, però ci provi. Questo è secondo me il motivo per cui in realtà noi siamo molto più realisti.

Dove sta l’errore? È molto semplice: d’Andrea confonde due concetti tanto semplici quanto distanti, ovvero quello di realismo con quello di attualità. Con “realismo” s’intende infatti un «senso concreto della realtà di chi si basa sull’esperienza pratica e non cede a idealismi, fantasie, illusioni». Se si volesse poi allargare tale discorso al campo artistico, scopriremmo che, nelle arti figurative e nella letteratura, è una «corrente che si prefigge una rappresentazione obiettiva della realtà» (fonte: dizionario Zingarelli). Come si può facilmente vedere, nessun romanzo Fantasy potrà mai soddisfare simili requisiti, e questo perché si tratta di un suo limite naturale. Sarebbe come scrivere un romanzo storico su Napoleone dove compaiono gli alieni. È semplicemente impossibile.

È tuttavia vero che più volte si è tentato di fondere reale e fantastico, allo scopo d’interpretare (e non semplicemente mostrare) il primo attraverso l’uso del secondo. Basti pensare alla corrente del Realismo Magico, diffusasi intorno agli anni Venti del secolo scorso e che «propugnava un’arte che conciliasse le opposte esigenze del realismo e della trasfigurazione» (fonte: dizionario De Mauro). Tuttavia tale corrente, in particolare per quanto riguarda la narrativa, prevedeva la presenza di elementi magici all’interno di un contesto realistico. Domanda: il Mondo Emerso della Troisi risponde a tutto ciò? Certo che no, anche un bambino se ne renderebbe conto. Qualcuno potrebbe però obiettare dicendo che ambientazioni come quelle della Ragazza Drago o del Wunderkind, proprio per la loro posizione “mediana” sarebbero combacianti. E invece no, in quanto il Fantasy (ma il discorso si può allargare anche alla Fantascienza), inteso in senso lato, ovvero comprendendo tutti i diversi sottogeneri, descrive una realtà o pienamente indipendente e alternativa alla nostra (è il caso del Mondo Emerso) oppure tratta dell’influenza di un elemento esterno, generalmente magico, sul nostro mondo (ne avevo parlato in un mio vecchio articolo, QUESTO). Al contrario il Realismo Magico descrive una realtà in cui i personaggi, pur venendo a contatto con uno degli elementi esterni di cui sopra, non lo mettono in discussione (un ottimo esempio, in questo senso, è La scacchiera davanti allo specchio di Massimo Bontempelli). Tra l’altro nel Realismo Magico la realtà non viene assolutamente distorta o deformata, per usare le parole di d’Andrea.

Forse che allora d’Andrea pensava a qualcosa più vicino al Surrealismo? Peccato che pure qua insorgano dei problemi, a partire dal fatto che i surrealisti avevano come obiettivo la descrizione di ciò che è superiore al reale (e pure qua ci troviamo in un campo lontanissimo da quello descritto da d’Andrea). Tra l’altro sia i surrealisti che i realisti magici erano perfettamente coscienti che le loro opere non potevano in alcun modo essere comparate con le correnti Realiste propriamente dette. Tale lontananza tra fantastico e realistico pare però sfuggire a d’Andrea.

(PICCOLA NOTA D’APPENDICE: IL DISCORSO SUL LEGAME TRA REALE E FANTASTICO È OVVIAMENTE MOLTO PIÙ AMPIO DELLA BOZZA DA ME PRESENTATA, VISTO CHE OCCORREREBBE PARLARE ANCHE DI SCAPIGLIATURA, NATURALISMO ECC.)

Ma non finisce qua. Poco più tardi d’Andrea si lascia andare a un’altra affermazione a dir poco ridicola:

La letteratura fantastica cerca delle domande che abbiano… cerca le risposte che siano maiuscole. Cos’è la violenza? Cos’è la memoria? Che cos’è questo o quello che mi pare? La letteratura realista cerca in questo momento, a Roma, lì, chi c’è? Bello, bellissimo, ma non è la risposta.

Non sentivo una vaccata di simili proporzioni da quando Bush ha detto che Saddam Hussein possedeva l’atomica ^_^

AtomicaLa famosa bomba atomica di Saddan Hussein

Ora, questa affermazione è un’idiozia per due ragioni. La prima nasce sempre da una confusione di d’Andrea, ovvero il mettere a confronto una corrente letteraria (il Realismo) con un genere letterario (il Fantasy). Non bisogna essere dei geni per capire che è un’operazione errata già in partenza. Ma non solo: d’Andrea dimostra di non sapere una beneamata mazza di Realismo, altrimenti saprebbe che se il Realismo ha uno scopo, quello è proprio l’indagine del reale. Pensare che il Realismo equivalga a mera descrizione di un luogo o di un evento è quanto di più ingenuo e sbagliato possa esserci. Ma queste, caro signor d’Andrea, sono le basi della storia letteraria! E lo stesso discorso lo rivolgo alla signora Troisi, alla quale non è nemmeno passato per l’anticamera del cervello di obiettare a simili scemate, confermandole anzi.

Ma dicevo prima che d’Andrea confonde il realismo con l’attualità. Sul fatto che i suoi romanzi, così come quelli della Troisi, non siano per nulla realistici è stato appena detto. Ora voglio soffermarmi sul perché invece le loro opere possano comunque essere considerate come volte a discutere d’attualità (pur limitatamente a certi argomenti).

In più di un’occasione Licia Troisi ha ricordato come le vicende di Nihal si sarebbero potute ambientare nel nostro mondo, fatti i doverosi mutamenti alla trama; il che è vero. Nihal, così come anche Sennar, Dubhe e compagnia bella, non agisce o pensa come l’abitante di un ipotetico mondo medievale, bensì come una ragazza del nostro di mondo. A mio avviso già questo è un difetto, in quanto l’ambientazione dovrebbe sempre avere una forte influenza sulle azioni e i pensieri dei personaggi, altrimenti non ha senso descriverla, ma sorvoliamo su tale opinione. Quello che m’interessa sottolineare è il legame tra la realtà fantastica ideata dalla Troisi e il nostro mondo. Tale legame esiste? Certo. Fa riferimenti alla nostra realtà contemporanea, ovvero è attuale, almeno in riferimento alle psicologie dei personaggi? Di nuovo sì, anche se il discorso non vale per tutti i personaggi. Ma è anche realistico? Giammai. Per comprendere meglio questo passaggio prendo un altro romanzo, questa volta non Fantasy: Ho voglia di te (e relativi seguiti) di Federico Moccia. È un romanzo che tratta di attualità (o almeno si sforza di farlo)? Certo. Ma i suoi personaggi sono realistici? Beh, direi proprio di no, e sfido chiunque ad affermare il contrario. Hanno una parvenza di realismo, ma non per questo sono davvero realistici. Al contrario, si limitano a essere della macchiette, stereotipi privi di spessore. I personaggi della Troisi sono uguali: la loro evoluzione psicologica è ridotta ai minimi termini e, anzi, spesso e volentieri agiscono in maniera illogica se non addirittura incoerente con loro azioni precedenti (preciso: parlo della Troisi perché, come ho già detto, non ho letto il Wunderkind; e comunque è stato d’Andrea ad affiancare il suo libro a quello della scrittrice romana, quindi non prendetevela con me ^_^).

A fronte di tale discorso, come si può affermare che scrittori come la Troisi o d’Andrea sono realisti se i loro personaggi, o quantomeno quelli della scrittrice romana, non sono per nulla realistici né all’interno dell’ambito in cui si muovono né in riferimento alla nostra realtà? Certo, durante una presentazione, soprattutto se ci si trova davanti a un pubblico inesperto, simili frasi fanno di sicuro effetto. Ma come ho già detto in più di un’occasione, qui e su altri lidi, gli scrittori, così come gli editori, hanno una grandissima responsabilità, in particolare quando si rivolgono a un pubblico giovane; ragion per cui, piuttosto che lasciarsi andare a discorsi per i quali non si dispone della necessaria conoscenza di base, è meglio stare zitti. Si fa più bella figura.

Lasciamo da parte l’ignoranza (nel senso etimologico del termine) di d’Andrea e passiamo a quanto detto invece dalla nostra Licia nazionale. È difficile scegliere un passaggio specifico tra le tante idiozie affermate, anche se forse il discorso più “importante” è quello inerente la fiaba.

Al pari del suo collega, anche la Troisi dimostra di avere una cultura letteraria alquanto limitata. L’errore di partenza nasce da un tipico fraintendimento: il pensare che le fiabe siano da associarsi direttamente a un pubblico giovane, anzi giovanissimo. Nulla di più sbagliato. Buona parte delle fiabe giunte a noi oggi, infatti, erano in origine rivolte agli adulti, i quali se le raccontavano durante l’orario di lavoro per combattere la noia e la ripetitività delle azioni. È il caso soprattutto di quei mestieri dove un gran numero di lavoratori convivevano in spazi ridotti, come i filatoi. Infatti la fiaba nasce dalla tradizione orale, caratteristica che la distingue dalla favola, la cui tradizione è stata scritta sin dagli inizi (non mi stancherò mai di ripetere che fiaba e favola NON sono sinonimi). Tra l’altro, è proprio la favola, e non la fiaba, a rivolgersi maggiormente all’educazione dei più piccoli. A ulteriore dimostrazione di quanto ho appena scritto, basti pensare ai fratelli Grimm, i quali, è noto (o almeno si spera), non inventarono nessuna delle fiabe che portano il loro nome, limitandosi invece a riportare su carta quella che invece era una tradizione orale.

libri-bambiniBambine intente a leggersi l’autobiografia di Rocco Siffredi (sempre meglio di una fiaba brutta e violenta, non trovate? ^_^)

A dire il vero ci sarebbe tanto, troppo di cui parlare. Si potrebbero riempire pagine a pagine su ognuna delle idiozie dette durante la presentazione, sia da parte della Troisi (l’inesistente polemica inerente la divisione tra letteratura per l’infanzia e letteratura per adulti a seconda del grado di violenza è a dir poco ridicola) che di d’Andrea (chi mi segue da un po’ sa bene come il sottoscritto sia un grandissimo fautore della teoria dei generi). Ma forse è meglio chiudere qui. Non ho voglia di sprecare altro tempo per correggere ogni idiozia del magico duo. Concludo dicendo che d’Andrea mi ha dato l’impressione di una persona di media cultura che si fa forte di frasi a effetto e della sua spigliatezza, ma che – ahimè – dimostra anche una profonda ignoranza in campo letterario. E visto che è buona regola scrivere di ciò che si conosce, non oso immaginare quali scempiaggini possano essere contenute nel suo romanzo.

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Okamis

Padrone di casa di Infiniti Sentieri, Alessandro "Okamis" Canella è sostanzialmente un nerd (ma per alcuni anche un pezzo di nerd). Appassionato di narrativa fantastica in ogni sua forma, ma con una particolare predilezione verso il New Weird, non sopporta solo tre cose: l'ipocrisia, gli scrittorucoli da strapazzo che giustificano qualsiasi boiata con la scusa della magia e gli editori a pagamento.

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10 Commenti a “Wunderkind: la presentazione del libro alla fiera del libro di Torino”

  • Le opinioni degli scrittori sulla scrittura sono spesso illuminanti.
    Peccato che talvolta illuminino dettagli che sarebbe stato meglio rimanessero in ombra.

    Il buon vecchio Harlan Ellison – che io ormai cito come certi vecchi cinesi da operetta citano Confucio – osserva intelligentemente che a lui non interessa affatto scrivere storie realistiche.
    A lui interessa scrivere storie verosimili.
    E nel contesto assolutamente fantastico di una storia d’immaginazione è infatti perfettamente possibile – ed in effetti auspicabile – descrivere sentimenti, emozioni, situazioni e problemi (con relative soluzioni) assolutamente verosimili.
    E sono quelli che acchiappano il lettore, e lo coinvolgono.
    Non una pretesa di realismo che poi l’autore, interpellato, non è neppure in grado di definire correttamente.

    Ma la cosa veramente grave, io temo, non è questo farneticare di realismo da parte degli autori di fantasy commerciale, bensì il fatto che stiano cominciando a farneticarne i lettori di fantasy commerciale.
    Nel momento in cui cominci a credere di poter apprezzare una storia d’immaginazione solo se è realistica, sei davvero su uno strano binario…

  • Ho un piccolo dubbio: nell’ultimo passaggio ti riferisci a qualcuno nello specifico (leggasi “me” ^_^)? Il dubbio mi viene in quanto in quest’articolo non accenno alla mia personale visione del fantastico, soprattutto visto e considerato che in altre occasioni, non necessariamente su IS, pure io mi ero mostrato fautore della verosimiglianza in narrativa, più che di realismo (dopotutto parliamo di “fiction”).

  • No no no, non c’erano riferimenti diretti a nessuno nello specifico, meno che meno al padrone di casa!
    La colpa è di quella seconda persona utilizzata nell’ultimo paragrafo.
    D’altra parte la tua posizione è abbastanza chiaramente definita da questo e da altri post.

    Io pensavo in effetti ad una certa fetta piuttosto vocale di fan che mi è capitato di intercettare di recente, e che affrontano i romanzi fantasy come se fossero saggi di storia medioevale.
    Oltre che sciocco, è un atteggiamento piuttosto preoccupante, io credo.

  • Beh, ci sono fior di quarantenni e oltre che dopo aver letto Il codice da Vinci si ritengono degli esperti di storia delle religioni. Insomma, la cosa non mi sorprende, anzi. Resta il fatto che almeno gli autori, a mio avviso, dovrebbero rendersi conto di quanta importanza rivestano le loro parole, soprattutto quando si parla di cultura. Se d’Andrea e Troisi si fossero limitati a scrivere brutti libri avrei potuto quasi chiudere un occhio. Ma quando, dall’altro (si, vabbé) della propria posizione ci si lascia andare a esternazioni a dir poco deliranti che non fanno altro che diffondere ignoranza… beh, in quei casi le balle cominciano a girarmi vorticosamente.

  • Io mi domando quanta parte sia convinzione e quanta atteggiamento artificioso per soddisfare le aspettative di un certo pubblico.
    Insomma – credono davvero alle teorie che espongono (non avendo letto i libri, non so se le applichino nei fatti) o le buttano lì perché in fondo il pubblico si aspetta delle perle di saggezza dagli autori?

    Un po’ come quella signorina che dichiarò, nello splendore di YouTube, che scrivere è come sternutire.
    Scempiaggine o affettazione?

  • Diego:

    @ Okamis: l’intro StarWars m’ha veramente spezzato in due, sto ancora ridendo adesso. Sul resto non sono abbastanza ferrato in materia, quindi evito di pronunciarmi… anche se per esperienza dico che gli scrittori che pontificano troppo su generi o amenità letterarie di solito sono anche quelli che scrivono libri brutti o noiosi.

    @ Davide Mana: Mah, secondo me ti pubblica Mondadori, ti mettono un microfono in mano, un pubblico davanti… cavoli DEVI dire qualcosa di pregno e significativamente intellettuale!

    Però, dai, basta con la povera Strazzulla… l’hanno crocefissa sul Golgota da tutte le parti per due parole dette con leggerezza davanti ai compagni di classe. Comincia a farmi tenerezza ‘sta ragazza.

  • Beh, spero almeno per loro che siano coscenti di aver sparato una sequenza di castronerie culturali, ma ne dubito. Tra l’altro, se posta nei giusti termini, l’argomentazione di d’Andrea sarebbe potuta funzionare. Che reale e fantastico possano essere accomunati da un filo conduttore dopotutto è vero. Il problema rimane però sempre la cultura di base: per lanciarsi in simili argomentazioni hai due possibilità:
    1) Possedere un’OTTIMA cultura umanistica (e non questo il caso, ahimé).
    2) Trovarsi di fronte a un pubblico formato per la maggiore da ragazzini che non hanno ancora conseguito la licenza media superiore.
    Però che tristezza…

    Tra l’altro, con il senno di poi, un po’ mi dispiace di non essere intervenuto sul finale. Tra il riprendere e il chiaccherare con la mia ragazza (non fosse che ho cercato di pulire al meglio possibile il suono, nei limiti delle mie scarse capacità in materia, in molti punti si sentirebbero i nostri commenti perplessi) non mi è nemmeno venuto in mente d’intervenire. E’ strano come il riprendere una scena ti faccia sentire in qualche modo estraneo ad essa.

  • La intro stile Guerre Stellari è la parte migliore ^_^

    Per il resto, quando c’è la voglia di tirarsela da intellettuali sparando stronzate per nobilitare dei romanzetti da dilettanti, infantili nel modo sbagliato, può venir fuori di tutto, e questo è uno dei tanti esempi. (Nota: infantile nel modo giusto=scritto da un adulto che si rivolge ai bambini, infantile nel modo sbagliato=rivolto agli adulti e scritto in modo infantile). Sul blog di Dazieri ho commentato il fatto che lo descriveva come un “decisamente un romanzo per adulti ma pubblicato nella collana per ragazzi”. Forse in Mondadori vanno a caso? O forse a distinguere la letteratura per adulti da quella per ragazzi non sono sesso e violenza ma il fatto che la seconda è scritta in modo scadente, improponibile a un pubblico adulto?

  • Diego:

    @ Angra: ho letto i tuoi post sul Dazieri-blog, ti appoggio su tutta la linea. Dici quello che vorrei dire io ma detto meglio… ^__^

  • [...] Il seguito di questo articolo:  Infiniti Sentieri » Blog Archive » Wunderkind: la presentazione … [...]

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