Segnalazione: La guida 2009 agli editori che ti pubblicano
Chi frequenta da un po’ di tempo Infiniti Sentieri sa bene come il sottoscritto abbia soprattutto due tarli per la testa: l’amore verso l’uniformazione grafica dei testi e la poca simpatia verso l’editoria a pagamento (pur nella consapevolezza che non tutti gli editori a pagamento sono dei farabutti). Proprio per tale ragione, circa un anno fa, ai tempi d’Invisibili Confini (chi se lo ricorda?), avevo cominciato a raccogliere informazioni inerenti gli editori italiani che si occupano di narrativa fantastica, incontrando però subito moltissime difficoltà. Molti editori, infatti, alla domanda “Voi pubblicate a pagamento?” fanno finta di non sentire, altri cominciano un lunghissimo giro di parole sulle difficoltà dell’editoria moderna, sulla crisi economica, su bla bla bla… altri, infine, ti mandano semplicemente affanculo, nemmeno gli avessi chiesto “Scusi, posso fottermi sua figlia?”. Così, per parecchio tempo, la lista è rimasta ferma sulla trentina scarsa di editori.
All’incirca un paio di mesi fa mi è però tornato il pallino di aggiornare la lista, anche solo per verificare che le case editrici elencate fossero ancora in vita. Ed ecco che mi sono imbattuto nel testo di Leonardo Pappalardo, La guida 2009 agli editori che ti pubblicano (Delos Books, 14,50€). Lo dirò senza troppi giri di parole: il testo di Pappalardo è semplicemente tutto quello che desideravo e anche di più. Non si limita infatti a elencare più di trecento editori italiani indicandone i recapiti e i generi trattati; Al contrario, per ogni singolo editore presenta schede dettagliatissime complete di dati quali lo staff e la linea editoriale, il codice ISBN, le modalità d’invio e di valutazione delle opere in visione, la lunghezza dei testi accettati, il tempo medio per la risposta, cosa viene chiesto all’autore, le tipologie di contratto… Un lavoro a dir poco sensazionale, una vera e propria Bibbia per ogni giovin autore in cerca di una casa per il proprio testo, merito anche di una grafica pulita e di facilissima fruizione (sebbene qua e là siano presenti alcune sviste tipografiche, ma nulla che infici la qualità del testo; e comunque non invidio il grafico che si è occupato dell’impaginazione di questo testo).
Proprio visto lo straordinario lavoro di Pappalardo, alcune settimane fa ho deciso di contattarlo per chiedergli il permesso di sfruttare i dati da lui raccolti per la lista d’Infiniti Sentieri. In teoria avrei anche potuto farli miei senza dire niente, visto che si tratta di dati di pubblico dominio, tuttavia sono dell’idea che quando un lavoro è fatto bene sia giusto pubblicizzarlo in ogni modo possibile. E così ho intenzione di fare. Ecco quindi perché le due nuove sezioni del sito dedicate alla lista delle case editrici di narrativa fantastica italiane (due perché il numero di dati è così alto che Word Press non riusciva a gestirlo in una sola pagina) presentano in bella posa la fonte da cui ho attinto. Ed ecco anche perché consiglio a chiunque dovesse trovare tale lista in qualche modo utile di acquistare il libro di Pappalardo, in quanto questo è l’unico modo per poter finanziare non solo l’ottimo lavoro svolto, ma anche la futura guida del 2010.
Ancora una volta, grazie Leonardo.

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Ciao Okamis,
avei una domanda, un indirizzo più completo da darti su Baldini Castoldi Dalai e una casa editrice da aggiungere.
Non ho capito bene, sotto la dicitura della modalità di valutazione (mi riferisco a Fabbri, ad esempio), cosa intendi per: “si valutano esordienti E tramite agenzie.” Significa che puoi contattarli da solo o anche tramite agenzie, o solo tramite le ultime?
Poi, sul sito di BC&D, l’indirizzo completo a cui spedire è:
Baldini Castoldi Editore
c/o La segreteria Editoriale
via A. De Amicis 20143 Milano
(dicono che rispondono in tre quattro mesi…ma chissà se è vero! Alla Newton dicono tre mesi, ma forse solo per i sì, che ne dici?)
Poi, c’è anche la Giunti, che risponde solo se la risposta è sì, e ha un tempo di valutazione di circa 8 mesi.
Per il settore fantastico ti forniscono l’indirizzo per “i ragazzi”, forse è un po’ limitativo, ma è comunque una grande casa editrice, e non tutte rispondono in due ore due a un’email.
Redazione Ragazzi
Giunti Editore s.p.a.
Via Bolognese 165
50139 Firenze
Ciao
Fornisco il mio contributo personale per quanto riguarda la Giunti. Rispondono velocemente e con GRANDISSIMA CORTESIA alle mail. Io ho avuto due contatti con loro, a distanza di sette-otto mesi. Al primo mi hanno risposto che la linea editoriale era impegnata per un paio d’anni o giù di li, facendomi risparmiare tempo e soldi sull’invio di un manoscritto di 300 cartelle che non avrebbero nemmeno potuto prendere in considerazione. La seconda volta hanno accettato di visionare il romanzo (non lo stesso della volta prima, ovviamente, un altro) e mi hanno fornito il nome di chi lo avrebbe visionato, a cui spedirlo c/o, il che mi sembra drasticamente meglio che spedirlo alla cieca alla solita ’spett.le redazione X’.
Per loro tempo risparmiato (volendo escludere i 30 secondi per rispondere alla mail, eh) nel non andarsi a spulciare materiale che sanno già a priori non li interesserà, per me tempo e parecchi soldi risparmiati. Meno intasamento in redazione, meno carta inutile in circolo. Insomma, tutti contenti. Ma dico, è davvero così improponibile per gli altri editori lavorare in questo modo?
@ Lidia:
Tutte le formule contenenti una “E” stanno ad indicare tutte le modalità accettate. In effetti mi rendo conto solo ora che la cosa può generare qualche dubbio al riguardo. Vedrò di risolvere al riguardo. In questo caso l’imprecisione è mia e non della guida di Pappalardo. Infatti, come dicevo, Wordpress non mi accetta pagine oltre una certa lunghezza, ragion per cui sono stato costretto a fondere alcune informazioni.
Riguardo le case editrici mancanti (e qui rispondo un po’ a tutti e due ^_^), tenete presente che le case editrici finora inserite sono “solo” (si fa per dire) quelle contenute nella guida di Papappalardo e che quindi hanno risposto al SUO questionario. Devo ancora aggiungere le case editrici che ero riuscito a contattatare io (come Campanila) o quelle su cui è noto che non pubblicano a pagamento (come Mondadori). Comunque, qualsiasi informazione aggiuntiva è sempre ben accetta, visto che, come è facile immaginare, si tratta di un lavoraccio pressoché impossibile da completare con le proprie sole forze ^_^ A tal proposito, grazie per le informazioni riguardo la Giunti. Stasera comincerò a inserire i nuovi dati.
Riguardo le modalità di invio: sono accettate indifferentemente tutte quelle elencate? O esiste qualche preferenza? Scusa per le domande magari banali, le faccio giusto per amor di chiarezza ^__^
oooh ! grande lavoro sia quello di Pappalardo che il tuo … ora toccherebbe a noi scrivere
@ Diego:
La preferenza sulla modalità d’invio è presente solo quando la frase è preceduta dalla formula “Prima ……….”. In tutti gli altri casi, una formula vale l’altra, anche se vale sempre la regola “meglio mandare del materiale in più che del materiale in meno”
“Scusi, posso fottermi sua figlia?”
“Certamente! Le chiediamo solo di acquistarne 150 copie al prezzo di euro 19,50.” (Riflesso condizionato di editore a pagamento).
A me di questa guida non piace tanto ciò che promette in copertina (“che ti pubblicano”, eh sì, buonanotte). Se parla di 300 editori che pubblicano italiani poi è ovvio che la grande maggioranza sono a pagamento. Al di là di questo, se dici che è ben fatto mi fido. Avrei solo preferito una copertina un po’ meno autopromozionale, visto che in teoria uno dovrebbe acquistare il libro proprio come una guida per orientarsi in una giungla di gente che ti vuole fregare…
Come si suol dire, un libro non si giudica dalla copertina ^_^
E’ vero, trasuda forse eccessivo ottimismo, ma dopotutto il suo compito è quello di attrarre lettori e quindi mi pare giusto che “giochi” un po’ con le parole. E comunque, di fronte all’ottimo lavoro Pappalardo, sono disposto a chiudere un occhio.
Tutte le case editrici non a pagamento pubblicano, ma si dividono in due filoni. Quelle che necessitano della raccomandazione, e quelle che la reputano non indispensabile. Lo dico per esperienza personale, e anche perchè altrimenti non riuscirei mai a spiegarmi in maniera logica il successo della Troisi e dei suoi giovani seguaci.
Scusa, Mariateresa, ma non vedo il nesso: essere raccomandati non implica il successo del proprio libro. Lo dimostra Wunderkind, il quale non sta certo riscuotendo lo stesso successo e visibilità del romanzo d’esordio della Troisi nonostante la casa editrice sia la stessa. Insomma, il ragionamento non sta in piedi. Tra l’altro, di case editrici che non chiedono contribuiti e che pubblicano narrativa di qualità (esordienti compresi) ce ne sono, basti pensare a Gargoyle (a mio avviso uno dei migliori gruppi editoriali del nostro paese), Campanila o XII. In Italia esistono centinaia di editori e la tua “esperienza personale”, che non conosco, non può certo ergersi a esempio di tutte queste realtà.
Di certo non sono un esempio universale. Però posso dire che la visibilità conta molto, ovvero quanto la casa editrice sponsorizza il prodotto. E una Mondadori sotto questo aspetto è meglio di molte altre case, anche se di qualità. I risultati, spesso nefasti, si sono visti. Dubito che Chiara Strazzulla avrebbe venduto tanto se non ci fosse stata l’Einaudi di mezzo, perchè sta volta sono pochissimi quelli che hanno apprezzato il suo lavoro
Ma questa, perdona la schiettezza, è la scoperta dell’acqua calda ^_^ E’ ovvio che un prodotto ben reclamato venderà di più di un prodotto che quasi nessuno conosce. Però torniamo al punto di partenza: che c’entra tutto ciò con le “raccomandazioni”? Assolutamente nulla. L’idea che per essere pubblicati da una grande casa editrice occorre essere raccomandati da qualcuno non sta in piedi, per una ragione molto semplice.
Facciamo un esempio.
Se io, singolo, vengo raccomandato per lavorare – non so – alla Audi come ingegnere quando il massimo che so montare è il castello dei pirati della Lego, il mio danno all’azienda per lo scarso lavoro sarà relativamente ridotto, in quanto recuperato dal lavoto degli altri tecnici (quelli professionisti).
Se invece io vengo raccomandato come autore di romanzi di “indiscutibile” qualità quando invece nemmeno so coniugare i congiuntivi, in quel caso il danno da me causato sarà enorme, in quanto IO rappresento il prodotto finale. Nessuna casa editrice, in quanto azienda avente come obiettivo il profitto, pubblicherà a sue spese un autore/rice solo perché raccomandato, quando poi questi nemmeno sa tenere in mano la penna. Al contrario, vedrà nel soggetto selezionato alcune qualità in linea con l’obiettivo aziendale. Che poi tali qualità possano coincidere o meno con l’estro artistico, quello è tutto un altro discorso.
A volte certi meccanismi non sono tanto ovvi. Io credo che gli obiettivi di profitto siano a volte uniti alla raccomandazione. Che uno non sappia tenere la penna in mano non è un gran problema, e si è visto. L’importante è che scriva cose che fanno gola ad un certo pubblico e che facciano vendere.
@Mariateresa.
Ciao Mariateresa, io ho un po’ di perplessità leggendo in rete qua e là i tuoi interventi. Ora sei arrivata anche ai lidi di Okamis. Scusa ma, mi pare che fossi proprio tu (dimmi se è un caso di omonimia), ad essere entusiasta perché eri riuscita ad ottenere di far leggere un tuo scritto niente meno che a Sandrone Dazieri.
), dici che se un libro è buono o meno si evince dall’inizio, e che quindi si può lasciarlo già indietro, se le prime pagine non sembrano buone. Dunque, in teoria niente di sbagliato nel rifiuto della Mondadori del tuo manoscritto, non ci vedo nulla di losco: hai spedito, sei stata rifiutata e te lo hanno comunicato senza lasciarti marcire nell’incertezza, e decidendo del valore del tuo lavoro nello stesso modo in cui tu decidi il valore dei libri che lasci indietro: giudicandoli cioè dall’inizio (dato il breve tempo della risposta).
Ma se mai ti avesse preso, fammi pensare…hm, si sarebbe potuto dire che anche tu eri stata raccomandata dalla stessa persona che aveva accolto la Troisi, non credi? O avresti preteso di essere considerata l’eccezione, pubblicata cioè solo per merito e non per vie traverse?
Mi pare anche (seguo da un po’ il blog dei Gamberi) che poco tempo dopo ti sia lamentata della risposta negativa e troppo tempestiva della suddetta casa editrice, colpevole quindi, secondo te, di non aver nemmeno considerato il tuo libro.
Ma da quello che ho letto in un altro tuo interveno su FM (sempre se eri ancora tu! -seguo anche FM
E se lo fai tu di giudicare un libro dall’inizio, anche se non devi leggerne centinaia per mestiere, figurarsi una casa editrice. E’ normale che già un inizio che non convince possa siglare un sonoro rifiuto.
Vedo che ti arrovelli in teorie assurde di complotti, quando forse sei solo molto dispiaciuta di aver perso una delle tante occasioni di esser pubblicata.
Il fatto è che quando dici “perché Licia sì e io no? Se prendono lei che scrive male, perché non prendono me che scrivo bene? = sono tutti dei raccomandati quelli che pubblicano!
Ecco…non sta proprio in piedi. Fa male leggere questi messaggi, perché sono pensieri inutili e per niente costruttivi.
Tu continua a migliorare, non perder tempo con queste teorie del complotto. Finisce che per metterle in piedi e trovare tutti gli indizi che le rendano vere, si sprechi tempo per ideare trame ben più interessanti, no? Scusate per lo sbrodolamento.
In bocca al lupo Okamis
Ops: nell’ultima frase il senso era: si sprechi tempo che invece si potrebbe usare per ideare trame ben più interessanti.
Mi ero mangiata parte della frase, pardon!
Mi fraintendi, la mia non è una scusa, ma un’osservazione spesso vera. La raccomandazione esiste ed esisterà sempre, ma non è sempre indice di cattiva qualità. Anzi, ben venga se un prodotto è buono! L’idea iniziale della raccomandazione era quella, e quindi in principio non nasceva con intenti cattivi. E io non ho mai detto sia una cosa negativa a priori. Se la Troisi avesse pubblicato sotto raccomandazione, ma avesse scritto roba buona, non avrei trovato nulla da ridire.
Non mi arrovello sul perchè non sono stata pubblicata. Lo so già, e sono felice di essermene resa conto in tempo. Non che non avessi già dei sospetti sul fatto che il libro mancava di una buona revisione, ma il rifiuto della Mondadori me lo ha confermato. E mi ha salvata dal commettere un grande errore. Per questo non posso che essere contenta di questo rifiuto
Beh, è vero, molto spesso i rifiuti fanno bene! Si cresce molto, anch’io ho avuto esperienze simili.
Comunque, in questo caso dovremmo, per evitare comprensibili fraintendimenti, parlare di segnalazione, più che di raccomandazione, che ne dici? Anche se so che la raccomandazione, in teoria, non ha per forza connotati negativi. Ma lo sai, quando in Italia ti dicono “sei un raccomandato”, mai e poi mai intendono dirti: “sei stato segnalato come buon lavoratore da Tizio o Caio…”. Ti stanno dando solo del “fregone di posti altrui”. E basta.
E nel mondo dell’editoria è un cliché essere accusati di esser raccomandati. Un’altra chicca molto in voga è dire che un autore ci mette solo il nome e altri scrivono per lui. Ma questa è un’altra storia…
P.S.
OK, Okamis, scusa se ho occupato questo spazio con questi discorsi, sono andati un po’ fuori rotta. Mi ritirerò in silenzio e risistemo la rotta.
Ciao
Fortuna che oggi che ho trascorso la giornata fuori casa c’eri te a bazzicare su questi lidi, Lidia (scusa il gioco di parole) ^_^
Considerando che, anche se per vie traverse, in questo post si parla proprio di editoria e in particolare della possibilità di essere scelti per una pubblicazione, direi che la rotta non è stata abbandonata dai tuoi messaggi. Ribadisco tra l’altro che se c’è un campo dove la raccomandazione è ai minimi, quello è proprio l’editoria, in quanto il raccomandato rappresenta il prodotto su cui lucrare. Se il prodotto è di scarsa qualità, perché consigliarlo? Se davvero le grandi case editrici lavorassero così, sarebbero già fallite da tempo. E’ vero che romanzi come quelli di Troisi, Strazzulla e Ghirardi sono prodotti di scarsa (se non scarsissima) qualità artistica, ma nonostante ciò vendono. Quindi gente come Dazieri, quando scopre tali “giovani talenti”, svolge un ottimo lavoro per quello che è il fine delle case editrici. Ripeto: non confondiamo la qualità artistica con la vendibilità (che, piaccia o non piaccia, rimane l’obiettivo principe di ogni editore). L’editoria è un’industria e ragiona in termini industriali basati sul profitto. Se davvero quello che vuoi è distribuire il tuo lavoro considerandolo artisticamente di qualità, esistono altre vie oltre alla pubblicazione cartacea, prima fra tutte la pubblicazione on-line. Dopotutto se si vuole produrre arte, non bisognerebbe lavorare scevri dall’influenza del guadagno monetario?
Beh, non è che sui soldi ci si debba sputare sopra^^. Inoltre è più bello il libro cartaceo. So che sembra sciocco, ma puoi sentire l’odore della carta appena stampata, lo tieni tra le mani come fosse una cosa viva, e poi può rivelarsi una grande fonte di ricordi. Occupa, oltre che il vuoto sugli scaffali, il vuoto della vita. Io preferisco i metodi tradizionali a quelli moderni, anche perchè non mi piace la tecnologia e trovo scomodo leggere sul pc. Tuttavia quando finisco il mio lavoro lo metto disponibile on-line.
Okamis,
Vediamo se in questo però la rotta la perdo davvero e finisco dritta sulla pazza isola di nonsense di Lost.
Volevo chiederti una cosa: e chi, invece, vorrebbe comunque avere la soddisfazione di pubblicare un proprio scritto in rete come fai tu? Come si crea uno spazio come questo? Oppure, esistono siti di scrittura creativa (mi pare molto espressione tipicamente anglosassone, questa), in cui si possono pubblicare brani o altro? Ricordo come Lara Manni è stata scoperta, su un sito di fanfiction, o in America, sebbene quello sia il classico caso-su-mille, Cecilia Darth Torton, pubblicando un brano del I capitolo del suo fantasy siastata poi contattata dal redattore che l’ha spedita tra le braccia di un grande agente letterario…
Insomma, come ritagliarsi un proprio angolo, sia solo per una piccola soddisfazione personale, o per superare la tristezza di mille rifiuti, con una pagina in rete che nessuno può negarti?
E un blog come il tuo è simile a quello di Gamberi Fantasy, o Carmille, o Baionette Librarie? Ci vogliono programmi specifici per il pc?
Scusa se approfitto della tua esperienza personale e ti faccio tutte queste domande. Diciamo che mi trovo in un momento molto triste e di sconforto. Agenzie che dicono che senza di loro le case editrici nemmeno ti calcolano; case editrici che ti ignorano comunque, nonostante le agenzie…Ah! Solitudo e mestitia!
Una parola di aiuto, o solo un’indicazione a volte possono fare più di quel che si crede, sigh
Basta, mi ritiro. Adieu
Solo una nota: quando chiedo se il tuo blog è simile ad altri intendevo (anche se proprio non me ne intendo): se lo sono per programmi, sistemi o qualunque altra diavoleria ci sia dietro.
Lidia, posso risponderti io in parte, anche se Okamis ne sa molto più di me.
Certamente avere un blog è un ottimo modo per far conoscere i propri scritti. Per metterlo su esistono worldpress e blogspot. Il secondo l’ho usato io ed è quello più adatto ai principianti. La cosa difficile è gestire il blog, non crearlo!^^(non vale per me, visto che l’unica frequentatrice sono io per il momento).
Per la pubblicazione on-line, esiste il celebre lulu.com, e di recente è nato “scrittori si nasce o si diventa?”. Ci sono molti altri siti, basta inserire come parola chiave “pubblicazioni on-line”. E poi ci sono gli immancabili siti di fanfiction(ah, che ricordi…così ho iniziato ad esercitarmi a 11 anni!).
Ovviamente la parola va sparsa, come ho fatto io. Ho detto in giro che davo gratis i pezzi del mio romanzo e molti hanno accettato.
Non fidarti troppo delle agenzie lettarie, la maggior parte esiste solo a fini lucrosi. Si fanno pagare a peso d’oro solo per una piccola analisi schematica del libro, dai 300 euro in su! E non sono una garanzia assoluta. Una casa editrice, specie se ignorante in materia di buona narrativa, può benissimo scartare i manoscritti che propone. Certo, un’agenzia trova quasi sempre un editore, ma bisogna valutare anche l’aspetto qualitativo di tale editore. E soprattutto non è detto che i criteri di valutazione delle agenzie siano buoni.
Le case editrici valutano sempre e comunque. Io te lo dico per esperienza diretta. E molte se insisti ti spiegano anche i rifiuti. E non tutte chiudono la porta in faccia. Mondadori con me non lo ha fatto, mi ha solo detto di aspettare e di revisionare il mio lavoro. Per fare lo scrittore ci vuole pratica ma soprattutto tenacia, mai arrendersi! Forse ti rifiutano perchè hai sbagliato in qualcosa, allora rivaluta il tuo scritto. Ti accorgerai di cose che in passato ti sono parse insignificanti ma che non lo sono. Io ho fatto così e non me ne pento. Comunque, se vuoi contattarmi e farmi vedere cosa hai scritto(senza pretese, non sono una scrittrice vera!) la mia mail è meloth@live.it
Considerando che si parla pur sempre di pubblicazioni, sorvolo (giusto per rimanere in tema Lost) sulla deriva ^_^
Parto da una premessa: quando parlo di autopubblicazione, mi riferisco sempre all’autopubblicazione gratuita, escludendo quindi tutti i siti quali Lulu o Il Mio Libro. Le ragioni non sto a ripeterle: sono ben esposte nelle due sezioni riservate alla lista delle case editrici.
Torniamo quindi al succo della domanda, ovvero la parte tecnica. Quella che segue è la mia piccola esperienza personale, lungi dall’interpretarsi come modello da seguire.
All’inizio ho aperto un primo blog (Invisibili Confini) attraverso il servizio gratuito offerto da Blogger. Purtroppo Blogger non permette di caricare “materiale esterno” (come i file PDF). Puoi solo scriverci articoli, il che, per uno come me fissato con l’uniformazione dei propri brani, non era certo l’ideale. L’unico vantaggio è la gestione del sito, veramente facile visto che praticamente non devi quasi mai operare sul codice HTML del sito visto che la gestione è molto semplificata rispetto ai siti veri e propri.
Comunque, dopo un paio di mesi di rodaggio (giusto per capire come funziona la gestione di un blog) ho chiuso Invisibili Confini e ho aperto Infiniti Sentieri, avvalendomi del servizio di hosting offerto da Hello Web, anch’esso gratuito. Qui viene offerto un vero e proprio spazio sui server dell’hosting, in cambio di un po’ di pubblicità sul proprio sito. Il problema di tali servizi è che l’assistenza spesso e volentieri è ai minimi termini. Nel mio caso, addirittura, Hello Web chiuse i battenti dall’oggi al domani, causando al sottoscritto la perdita di moltissimi dati caricati sui loro server (questo soprattutto a causa di un problema ai loro database).
Ora IS è caricato sul servizio a pagamento di Netsons , una delle aziende di hosting migliori presenti in Italia (il pacchetto da me scelto costa circa 15€ all’anno, veramente poco, e finora non mi ha mai dato problemi di alcun tipo).
Giusto per non rischiare di confonderti le idee, spiego brevemente cosa s’intende per hosting: praticamente il mio sito, con tutti i dati presenti in esso, è caricato su un computer esterno (un server) acceso ovviamente 24 ore su 24. Quindi io in pratica pago la memoria occupata dal mio sito sui computer di Netsons, oltre alla quantità di dati scambiati tra me e gli utenti.
Riguardo i programmi da usare, io uso Wordpress,
forseil miglior programma presente sul mercato (e poi è pure gratuito). Soprattutto i primi tempi, la gestione di un sito (anche se piccolo come un blog) può risultare alquanto complicato, ma poco alla volta (e dopo innumerevoli errori XD) ci si fa il callo. Basta solo, prima di tentare qualsiasi esperimento, chiedere magari un po’ d’assistenza a chi ci è già passato. Tra i miei “mentori” ci sono stati Cirox del sito DualPC e il Duca.E infini i famosi siti di “scrittura creativa”. Personalmente ne ho frequentati parecchi, ma quello da cui ho appreso maggiormente e dove è presente la “concorrenza” più agguerrita è senz’altro il forum della Edizioni XII. Non a caso, tutti i racconti che posto qui su IS, li propongo prima su XII all’interno dei loro numerosi concorsi, e ti assicuro che, vista la professionalità di buona parte degli utenti (tra cui scrittori anche affermati), c’è molto di che imparare.
Spero di non aver dimenticato nulla. In caso contrario, come sempre, sono qui ^_^
Beh, grazie ad entrambi, Mariateresa e Okamis.
@Mariateresa.
, per fortuna i vostri interventi mi hanno già tirato su il morale.
Eh, già, ci sono passata anch’io attraverso la presa di coscienza dei difetti del proprio scritto, tant’è che il libro che avevo proposto ad alcune case editrici, prima del rifiuto era lungo 420 e più pagine, oggi non supera le 230. Puoi immaginarti la rivoluzione in trama, stile e ritmo, con dei tagli simili. In pratica è un altro libro. L’ho riscritto 8 volte, e ora, finalmente, mi sento molto più sciolta e sicura di prima. Ma ho appena deciso di rituffarmi nell’esperienza traumatica della spedizione a nuove case editrici, e la paura di altre delusioni è sempre alla porta. Mi sono lasciata un po’ andare allo sconforto, ieri
Come dire, a volte basta proprio poco.
@Okamis
Mamma mia, già sto facendo confusione! Scherzo. Ma quella delle edizioni XII come arena in cui battersi…non è affatto male, ci stavo giusto pensando. E tu me ne hai dato conferma. Grazie
Ho provato a frequentare il forum della XII, ma non posso dire di essere rimasto soddisfatto: non ho mai amato il genere horror, né le scene troppo splatter e ricevere consigli in questo senso mi ha fatto capire che il target a cui mi stavo rivolgendo non era compatibile con i miei gusti
Il forum di xii è aperto al pubblico e tutti possono offrire critiche. Quindi è normale che alcune critiche non siano utili, perfino i migliori sbagliano a volte a dare consigli.
Però considera che controllare le critiche è molto facile, basta che dai loro un’occhiata e in pochi secondi ti rendi conto se è una critica utile o meno. Quindi puoi lo stesso trovare quacosa di utile.
Sono pochi i consigli complessi che ti mettono in dubbio quando sei capace nella materia che affronti.
Tra l’altro ci sono un sacco di persone che danno una mano a correggere i dettagli e gli errori di battitura.
Secondo me sei stato troppo duro :p
PS: sto facendo una ricerca sui mostri e ho provato a chiedere consigli a gente che conosce l’horror, per caso hai qualche libro o sito da consigliarmi?
Il forum della XII, essendo aperto, ha una qualità dei post altalenante. Però ho trovato parecchi consigli utili nello spazio sullo scrivere. La parte sul flashback del gatto Cadoglio è particolarmente utile.