Sulla Fanta-Classifica
La Fanta-Classifica d’Infiniti Sentieri altro non è che la trascrizione della classifica settimanale di IBS riferita alla sezione “Fantascienza e Fantasy”, la quale a sua volta si basa sui dati distribuiti da Ibuk. Ibuk raccoglie i suoi dati a partire dagli 800 editori facenti parte del circuito Arianna (sulle circa 2.000 librerie italiane). Si tratta quindi di dati parziali, per quanto tra i più affidabili in circolazione. Le rilevazioni vengono effettuate dal lunedì alla domenica (inclusa) e la classifica viene pubblicata il secondo lunedì successivo all’ultimo giorno di rilevazione. Piccola differenza rispetto alla classifica di IBS è che su Infiniti Sentieri viene anche indicato il mutamento di posizione rispetto alla settimana procedente. Inoltre, ogni volta che viene indicato il nome di un ciclo, anziché di un romanzo specifico, significa che ci si trova di fronte a un volume antologico. L’assenza di una classifica dedicata alla narrativa Horror e Terror dipende dal fatto che su IBS tali libri vengono affiancati ad altri non di ambito fantastico e come tali non attinenti con Infiniti Sentieri.
Approfitto di tale sede per ricordare che non è consigliabile basarsi sulle dichiarazioni degli editori quando si parla di dati di vendita, non perché si tratti di farabutti, quanto perché spesso e volentieri stabilire il numero di copie vendute è impresa ardua proprio per loro, per quanto ciò possa sembrare strano. Infatti l’editore, all’inizio, può solo sapere quante copie ha stampato e quante ne ha spedite alla diverse librerie, ma nulla impedisce di pensare che nessuna di quelle copie sia stata venduta. Ne consegue che solo se di un libro viene effettuato un nuovo ordine esso è andato effettivamente venduto. I primi dati precisi arrivano infatti dopo circa un anno o più, durante la resa degli invenduti. Tutto quello che precede quel momento è solo un’ipotesi o una proiezione di mercato.
Bisogna anche diffidare dalle riedizioni, quantomeno nel senso ambiguo con cui viene investito tale termine da molte case editrici. Riprendo un esempio fatto anche da Martina di Fantasy Magazine: se l’editore X ha venduto 10.000 copie con il primo volume della saga Y, allora è prevedibile che il romanzo successivo venda di meno (almeno all’inizio), in quanto difficilmente un lettore deluso continuerà a farsi del male (anche se moltissimi lettori, me compreso a volte, preferiscono o dare almeno una seconda possibilità o continuare fino alla fine solo per sapere come vanno a finire le vicende dei protagonisti). Diciamo comunque che se il libro Y1 ha venduto 10.000 copie, allora Y2 potrebbe aggirarsi intorno alle 7.000, di cui, in media, i due terzi vengono venduti nei primissimi mesi. Ecco allora che l’editore farà uscire il libro a piccole tirature, così da garantirsi (o almeno si spera) un continuo rifornimento da parte delle librerie e poter anche scrivere seconda, terza, quarta ristampa, augurandosi che ciò possa fare da ulteriore traino per il libro. Ma, come è facile intuire, tali ristampe non nascono da un effettivo successo del libro, quanto da un’attenta distribuzione delle copie stampate.

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Okamis, ma sequel e riedizione sono la stessa cosa?
Pensavo che la categoria comprendesse, ad esempio, le ristampe in economica dello stesso volume.
Mi chiedo, per altro, se il calo delle vendite da un primo volume a un secondo sia quasi una costante o no.
Intendo dire, se un autore piace nel primo libro, non è probabile che il lettore sia spinto a comprare anche il secondo?
Con sequel s’intende il seguito di un film o di un romanzo (non necessariamente il secondo capitolo; può anche essere il terzo, quarto ecc.). Invece con riedizione s’intende un prodotto (film o libro non importa) al quale sono state apportate modifiche più o meno sostanziali. Questo termine non è quindi da confondersi con quello di seconda, terza ecc. ristampa, il quale va a colpire un aspetto totalmente diverso del prodotto. Faccio un esempio: nel cinema le cosiddette “director’s cut” (come quelle di “Apocalypse now”, “Blade runner” e via dicendo) sono proprio delle riedizioni, in quanto le trame, gli effetti, le musiche o qualsiasi altro aspetto hanno subito alcune modifiche (in alcuni casi tanto da stravolgere il senso originale, vedi il caso del film di Ridley Scott). Se invece mi limito a rimasterizzare i suddetti film lasciandoli intatti nella sostanza, effettuerò una ristampa.
Riguardo il secondo punto da te sottolineato, la risposta è “sì, è pressoché una costante”, a patto però che le variabili in gioco rimangano invariate. Faccio anche qui un esempio: se il primo volume di Pinco Pallino non è stato minimamente pubblicizzato, mentre il secondo viene proposto su riviste, tv, radio e via dicendo, è pressoché certo che quest’ultimo venderà di più, ma non certo per merito dell’abilità dell’autore. Se invece, come dicevo sopra, le variabili rimangono invariate, allora il calo è pressoché certo, in quanto anche il libro più bello del mondo non potrà piacere per forza di cose a tutti. Ma attenzione: questo calo di vendite fa riferimento al primo periodo (il cosiddetto lancio). Su periodi più lunghi, tale regola non vale più, in quanto vengono ad agire nuovi fattori, primo fra tutti la maggiore fama dell’autore rispetto al suo esordio.
Domanda tecnica. Per un libro straniero, una nuova traduzione (fatta dalla stessa casa editrice) é da considerarsi una ristampa o una riedizione?
So che é un caso limite, ma mettiamo che la Mondadori pubblichi prima Universo (oppure il computer sotto il mondo) e poi dopo qualche hanno tiri fuori Orfani del cielo (oppure Non ho la bocca e devo urlare), queste diverse traduzioni sarebbero da considerarsi riedizioni o ristampe?
PS: So bene che Orfani del cielo é stato pubblicato dalla Sellerio, mentre Universo dall’Urania (lo stesso discorso vale anche per il racconto di Ellison)
In verità si tratta di un caso meno raro di quel che si pensi. Uno degli esempi più famosi è quello de “Il signore degli anelli”, di cui esistono più versioni in Italia, anche parecchio diverse tra di loro (non solo a livello di scelte d’uniformazione, ma anche di scelta dei vocaboli). In questo caso si tratta di vere e proprie edizioni diverse, in quanto tali testi sono pubblicati da case editrici diverse. Nel caso l’editore è lo stesso (come nel caso dei romanzi di Robert Jordan), è lui medesimo a scegliere. Se le modifiche sono minime (anche perché si suppone che l’opera originale, ovvero quella straniera, sia rimasta intatta), allora si potrà parlare di ristampa, altrimenti la casa editrice è anche libera di presentare il testo come una nuova edizione tradotta da X.
Comunque i casi di riedizioni di romanzi o film sono abbastanza rare e di solito dipendono dal successo dell’opera medesima (tanto i fan spendaccioni ci saranno sempre ^_^). Le riedizioni sono molto più presenti quando si parla di saggi o libri scolastici.
Vedi alla voce “Zeferina”, insomma.
Esatto. Quello è un perfetto esempio di differente edizione, a prescindere dal fatto che le due versioni sono state pubblicate da case editrici diverse.
Un paio di note aggiuntive.
Innanzitutto ho aggiunto un paio di frasi all’articolo (una alla fine del primo capoverso e una all’inizio del terzo). Nulla di trascendentale, ma comunque necessarie per evitare fraintendimenti.
In secondo luogo, nei prossimi giorni pubblicherò un articolo dedicato ai concetti di edizione, impressione, emissione, stato e ristampa, sfruttando alcuni miei vecchi appunti universitari e un interessante saggio di Conor Fahy.
e già che ci sei linkare anche il saggio se possibile
Comunque per riedizione intendo solo riedizione della stessa casa editrice: ad esempio non considero lo Scimmiotto di Adelphi una riedizione di Viaggio in Occidente della Rizzoli (anche perchè sarebbe una riedizione misera e castrata) e neppure considero una riedizione il rimanente 30% del libro tradotto e reso disponibile su LiberLiber.
Tranquillo, inserirò un bel po’ di rimandi bibliografici sull’argomento. Ma tutto a tempo debito, giusto per creare un po’ di suspance.
Tra l’altro sono già a circa metà lavoro. Se tutto va bene, lo dovrei pubblicare entro la settimana.
Ne approfitto anche per dire che in questi giorni, causa lavori d’imbiancatura della casa, non sarò presentissimo sul blog. Mi raccomando fate i bravi in mia assenza ^_^
“e l’editore X ha venduto 10.000 copie con il primo volume della saga Y, allora è prevedibile che il romanzo successivo venda di meno (almeno all’inizio), in quanto difficilmente un lettore deluso continuerà a farsi del male (anche se moltissimi lettori, me compreso a volte, preferiscono o dare almeno una seconda possibilità o continuare fino alla fine solo per sapere come vanno a finire le vicende dei protagonisti).”
La penso come te. Quando leggo un romanzo che non mi soddisfa del tutto, cerco sempre di dare allo scrittore una seconda possibilità (specie se si parla di una trilogia o serie che sia). Questo perché il primo romanzo è sempre traumatico; l’autore sonda l’ambiente, getta le basi della sua storia personale, che percorrerà poi strade diverse. Salvo rare eccezioni, i primi romanzi raramente sono privi di difetti. =)