L’impero dei corvi: premesse
Nelle ultime settimane ho lavorato all’elaborazione della scaletta dell’ormai ex Il Guanto d’Argento, trasformatosi, si può dire in maniera definitiva, in L’impero dei corvi. Poiché del vecchio romanzo sopravvivrà davvero poco (per non dire quasi nulla), credo sia giusto fare una panoramica su tale progetto.
Prima però una premessa alla premessa. Questo articolo, così come quelli successivi, i quali tratteranno i singoli capitoli, ha principalmente lo scopo di fungere da diario di bordo personale. Posso quindi capire che alla stragrande maggioranza delle persone tale topic possa fregare quanto un dibattito sull’evoluzione linguistica del sanscrito. Tuttavia, può sempre tornare utile per chiunque volesse concedere il suo apporto a tale avventura.
E ora possiamo partire con le premesse vere e proprie.
Cosa essere tu?
Un po’ di tempo fa parlai di una svolta in chiave Steam Punk per il romanzo (per la felicità del buon Duca). In verità, tale denominazione è riduttiva. Infatti L’impero dei corvi è (sarà) più vicino al New Weird, soprattutto perché al suo interno coesisteranno più componenti, tra cui un po’ di Diesel Punk e di Clock Punk. Il problema, in questi casi, è far coesistere il tutto mantenendo in equilibrio la struttura. Ciò che vorrei evitare è infatti di creare una grande macedonia in cui i singoli elementi risultino alla fine in contrasto l’uno con l’altro.
Sorge però anche una domanda: perché creare delle fondamenta così diversificate? La ragione principale risiede nell’ambientazione stessa e in alcune scelte di trama.
Parto dalla prima. Quando mi sono messo al lavoro su “Darsian 2.0”, volevo creare qualcosa di non convenzionale, ma che potesse comunque risultare verosimile. La parte non convenzionale risiede in alcune sue caratteristiche, a partire dal clima: nella nuova versione di Darsian il cielo è perennemente coperto dalle nuvole; sole e stelle sono del tutto sconosciuti agli abitanti del mio mondo. Ciò ha portato alcune conseguenze. La prima riguarda sempre il clima: su Darsian fa freddo, terribilmente freddo, tanto che la stragrande maggioranza del pianeta è coperta dalla neve. Perché non la totalità? Semplice: perché esistono alcune aree, chiamate per il momento bolle climatiche, dove vige un clima temperato. Tali aree non sono casuali, ma si trovano entro un raggio di alcuni chilometri dalle Colonne, costruzioni che reggono letteralmente il cielo e attorno alle quali sono sorti i principali insediamenti urbani di Darsian (chi a questo punto obiettasse che simili costruzioni necessiterebbero di un livello tecnologico più che fantascientifico, rispondo di stare tranquilli: ci ho già pensato, il tutto senza introdurre complotti alieni di alcuna sorta ^_^). Questa scelta non è casuale. Essa comporta infatti a sua volta delle conseguenze: la prima è di mero “arredamento”, ovvero non creare un mondo tutto uguale; la seconda è che in questo modo avrei dato ai miei cari popolani una ragione di conflitto: il controllo territoriale delle bolle climatiche, appunto (e qua si vede come ambiente e trama siano fra loro collegati).
Ma attenzione, perché non finisce qua. Il fatto che il cielo sia perennemente coperto da uno strato nuvoloso comporta anche l’impossibilità alle normali piante di crescere. Come fare? In teoria basta immaginare un tipo di vegetazione diversa dalla nostra e capace di svilupparsi anche in condizioni così particolari. Già, ma con i nomi come la mettiamo? Dando un nome nuovo a ogni singolo fiore, albero o frutto, non si rischia di confondere inutilmente il lettore? Ecco quindi la soluzione da me scelta: i nomi rimarranno per la maggiore gli stessi della nostra realtà, ma farò subito intuire che quanto associato ad essi non coincide perfettamente con la sua controparte “terrestre”. Per fare un esempio, nel primo capitolo descriverò uno stormo di corvi (gli stessi che compaiono nel vecchio primo capitolo del Guanto d’Argento; uno dei pochi dettagli rimasti pressoché uguali); tuttavia, non si tratterà degli stessi animali che siamo abituati a conoscere. Questa scelta, almeno nelle intenzioni, vuole da una parte alleggerire il carico di lavoro al lettore, e dall’altra incrementare ancor di più la soglia di “alienità” di Darsian.
Ci sarebbero molti altri aspetti di cui parlare, come ad esempio l’assenza di un campo magnetico unitario, il che porta all’inutilità delle bussole tradizionali a vantaggio degli uomini-bussola o la questione della nebbia di confine, ma si tratta di aspetti che verranno esposti abbastanza in là nel libro e sui cui mi soffermerò a tempo debito.
Anche una comune paperetta può trasformarsi in qualcosa d’insolito con un poco di fantasia ^_^
Uno steam Martini con una scorza di diesel e qualche cubetto di clock, agitato, non mescolato
Ho sopra accennato alle diverse componenti weird di Darsian. Il problema è però come farle coesistere evitando che si prendano a mozzicate sulle orecchie ogni due pagine.
Partiamo dall’anno di riferimento. Sotto l’aspetto puramente “visivo”, Darsian è un misto tra le architetture di fine Ottocento e il design degli anni ‘30, per quanto siano presenti alcune tecnologie futuribili, quali automi meccanizzati (ma privi di chip; e qui siamo nel lato Clock Punk, anche se un po’ particolare), aeoronavi e quant’altro. Ciononostante, a seconda che un popolo abiti nelle bolle climatiche o nelle proibitive lande ghiacciate, questi disporrà di un livello tecnologico diverso. Senza contare un particolare che potremmo definire quasi storico: l’avvento delle tecnologie a combustione diesel non hanno portato a un’immediata scomparsa delle tecnologie a vapore sulla Terra, quindi non vedo perché ciò dovrebbe accadere in un mondo di fantasia ^_^
Buona parte delle tecnologie fantastiche che descriverò si baseranno su quelli che per il momento ho chiamato “liquidi sonori”, i cui principi di funzionamento saranno introdotti nel capitolo terzo o quinto al massimo. L’obiettivo rimane quello di non trasformare tali tecnologie in elementi in grado di tirar fuori dagli impicci i personaggi a ogni occasione. La loro presenza dovrà apparire funzionale, ma non preponderante, soprattutto per non creare una disequilibrio con gli elementi più sovrannaturali (ah, a tal proposito, ho pressoché eliminato l’elemento magico, ora ridotto a ben più blande capacità insite in alcuni individui).
Se vi state chiedendo se è possibile far coesistere nazisti, navicelle spaziali e commedia, la risposta è sì
Sul sense of wonder
Come spero si sia intuito, Darsian non vuole essere il classico mondo fantasy n°238754/B. Ora, il problema è come presentare tutte queste trovate al lettore (a cui se ne aggiungono molte altre, come le città-insetto, i Mangiafango ecc.).
Tale problema mi è passato per la testa dopo la lettura di QUESTO TOPIC di Carraronan in merito al romanzo Leviathan di Scott Westerfeld. È infatti innegabile che chi legge letteratura “weird” lo fa non soltanto per trovare trame solide e personaggi credibili (che rimangono fondamentali per qualsiasi tipologia di romanzo), ma anche per soddisfare la propria fame di bizzarro, di insolito, di weird, appunto. L’importante è mantenere l’equilibrio citato a inizio articolo; fare in modo, cioè, che “l’effetto speciale” non finisca per sovrastare il messaggio. Non è compito facile, ma non è forse questo uno dei lati più divertenti dello scrivere?
Ma torniamo a quanto scritto da Carraronan nel suo articolo. Il nostro buon duca scrive infatti in merito alle prime pagine dell’opera di Westerfeld:
Dal punto di vista dello Steampunk è un “boh“, nel senso che l’ambientazione storica va anche bene, i riferimenti alla meccanica vanno bene (Otto Klopp, his master of mechaniks), i riferimenti allo zeppelin e alle walking machines vanno bene anche se sono “soltanto dei Diesel”, ma come livello di reale dettaglio è troppo scarso per attrarre un fanatico della divergenza tecnologica. Non è ottimizzato per gli amanti dello Steampunk. Non si vedono in azione le puttanate steam.
Troppo poco esplosivo e coinvolgente per un’opera che faceva della stramberia steampunk militare il suo cavallo di battaglia.
E poi ancora:
E nell’incipit non c’è nemmeno un accenno a macchinari da guerra con efficienti motori a vapore (col condensatore e che brucino kerosene, per favore…). Scott poteva sforzarsi a mettere un Mech a Vapore invece dei cosi Diesel e basta. O magari avrebbe potuto fingere una vera e propria scena di battaglia, giusto una paginetta di stramberie rocambolesche con il Mech gigante che avanza distruggendo coi lanciafiamme la ridotta dell’artiglieria Darwinista e mentre assapora la vittoria tra i cadaveri fumanti un mostro zannuto di venti tonnellate gli si scaglia contro una gamba e lo butta a terra… per poi farci scoprire che era solo una fantasia di Alek che giocava coi soldatini. Invece niente: non si è nemmeno sforzato di titillare le fantasie steam-strambe del pubblico. Che peccato.
Scott Westerfeld dopo aver letto l’articolo di Carraronan
La lettura di queste righe mi ha portato a chiedermi: e nell’incipit da me progettato quali possono essere le “fantasie steam-strambe” in grado di catturare il pubblico?
Ora, per pararmi un po’ il culo potrei dire che nel mio libro, essendo due i protagonisti principali, si dovrebbero considerare i primi due capitoli, ma preferisco giocare pulito. Ecco dunque un breve elenco di ciò che promettono le prime pagine de L’impero dei corvi:
- Un’introduzione alle bolle climatiche e, più in generale, al particolare clima di Darsian.
- La descrizione di una città-colonna.
- Un accenno alla divergenza tra i termini della nostra realtà e i corrispettivi di Darsian (mi riferisco alla descrizione dei corvi sopra menzionata).
- Mangiafango che si arrampicano sui muri delle case, sino a penetrarvi passando dalle finestre, solo per ripulire la città dai “prodotti di scarto” (anche se sono ancora un po’ incerto se introdurli sin da subito o meno).
- Aeronavi intente a rilasciare sulla città strane sostanze chimiche.
- La presentazione degli Hilsyt (ovvero i “cattivi” del libro, anche se si tratta di una banalizzazione), i quali però non verranno mostrati: il lettore potrà vedere attraverso gli occhi di uno dei personaggi gli effetti del loro passaggio.
- E ovviamente ci saranno un po’ di tecnologie miste (treni, automobili, armi…), giusto per rendere l’idea del livello di sviluppo su Darsian, oltre ai consueti “vari ed eventuali”.
Potrà bastare? Boh…
A questo punto sorgono però altri due pensieri: da una parte mi preoccupa il fatto che le prime stramberie (le bolle climatiche, la città-colonna e le aeronavi) arrivino solo intorno alla quinta/sesta pagina (ovvero fuori dal range tipico di chi sfoglia un romanzo in libreria); dall’altra però penso anche che moltissimi romanzi di qualità e colmi di stramberie varie non partono in quarta spiattellando in faccia al lettore chissà quali trovate. Un esempio, giusto per citare un romanzo a me caro, è Perdido Street Station di China Mieville, opera non certa perfetta, ma comunque degna di nota. L’inizio, per chi non l’avesse letto, è quanto mai lento e, per certi versi convenzionale (un personaggio entra in città passando per il fiume; segue descrizione, soprattutto basata sugli odori, del posto), tanto che il primo dettaglio Weird compare al capitolo successivo (Lin, ovvero la donna insetto fidanzata con il protagonista del libro, Isaac, uno scienziato umano e panzone).
Ma soprattutto, ha davvero senso preoccuparmi di tutto ciò quando il capitolo non è stato ancora completato?
Sui salti temporali
Una delle caratteristiche principali del vecchio romanzo erano i continui salti temporali all’interno della narrazione (questo prima che Lost rendesse la tecnica del flashback e del flashforward tanto di moda). Questi avevano lo scopo principale di spiegare al lettore alcuni retroscena dei personaggi, senza costringerli a parlare continuamente tra loro del proprio passato; inoltre ciò permetteva anche una certa varietà nell’azione e nelle ambientazioni, nonostante la trama fosse abbastanza lineare nella sua evoluzione.
Ora la situazione è leggermente cambiata. Ne L’impero dei corvi saranno infatti presenti due piani temporali che evolveranno di pari passi (ergo, i flashback, sostituiti in verità da dei flashforward, non saranno più subordinati alla linea temporale principale). Nel dettaglio, la storia si svilupperà nel seguente mondo: nella linea temporale “presente” un personaggio si occuperà di alcune indagini in merito a un non meglio specificato attentato; i vari personaggi che incontrerà (ma non solo) daranno poi il LA alle vicende ambientate nel passato. Questa struttura, che sarà evidenziata da una diversa impostazione grafica, avrà come scopo (almeno nelle intenzioni) quello di mostrare il futuro di alcuni dei personaggi principali, portando il lettore a chiedersi “Ma perché il personaggio X ha fatto questa fine?”. Insomma, delle anticipazioni (mai troppo esplicite) volte a spingere il lettore a continuare la lettura.
Lo ammetto senza problemi: sono dubbioso su questa scelta e sto ancora pensando di abbandonare la linea temporale presente a vantaggio di quella passata, che è poi quella principale. Tuttavia, in questo caso, gli effetti – positivi o deleteri che siano – si potranno vedere soltanto dopo alcuni capitoli. Almeno all’inizio, quindi, lasciatemi giocare con le sperimentazioni
Cari sceneggiatori di Lost, se entro l’ultima puntata non mi spiegate tutto, ma proprio tutto, giuro che vengo a prendervi e vi lascio dal mio amico Peppino u’ Shcannapolli!
Piccoli dettagli finali
Ed eccoci in fondo a questa prima puntata. Di carne al fuoco, penso si sia capito, ce n’è davvero tanta, e cucinarla a puntino non sarà facile. Almeno per il momento, sono comunque soddisfatto dell’operato preliminare, soprattutto a fronte del lavoro di sfoltimento dell’opera, la quale è passati dai 33 capitoli originari + prologo, agli attuali 23, il tutto a vantaggio del ritmo. In questo senso, ha giovato molto l’eliminazione di un sacco di trame e personaggi secondari. Questo, spero, dovrebbe portare anche a un rafforzamento del messaggio finale, teso più che mai sulle vicende “umane” dei due protagonisti.
Riguardo l’uscita del primo capitolo, ora che l’organizzazione del lavoro, almeno nelle sue linee principali, è fatta, si dovrebbe aggirare intorno alla prima metà di Settembre.
Ah, un’ultima cosa prima che mi scordi: la quarta del romanzo verrà resa nota nei suoi dettagli il più presto possibile. Tutto dipende da una e-mail…


.png)
.png)
.png)
.png)
.png)
Mmm… il tuo progetto è molto interessante, però a me viene lo stesso dubbio che hai espresso alla fine della parte sul sense of wonder. La pianificazione eccessiva rischia di fare più danni di quanti problemi non risolva. Non perdere tempo a menartela se mettere pochi elementi weird nella prima pagina invece che nella seconda rischia di farti perdere lettori. Scrivi la maledetta storia.
sembra interessante, ma ti dico fin da subito che non hai molto bisogno di creare situazioni strane con le piante. Anche se il cielo é coperto la radiazione solare raggiunge il pianeta (altrimenti non solo sarebbe scuro, ma avresti un buio perenne). Se ci pensi anche i pannelli fotovoltaici funzionano quando “non c’ é il sole” perché l’importante é che la radiazione passi.
Inoltre solo una frazione della luce visibile all’occhio umano contribuisce alla crescita (fotosintesi) delle piante, cioè la luce con lunghezze d’onda comprese tra 400 e 700 nm (la zona rossa/infrarossa).
Le nuvole (composte per la maggior parte di cristalli di ghiaccio), ha uno spettro di assorbimento simile a quello dell’acqua
vedi immagine 3:
http://www.acquariofili.com/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=9
Lascia quindi passare abbastanza bene la radiazione i 650-720 nm. Non c’é bisogno che inventi nulla o cambi i nomi, al massimo non fare piante ipertrofiche (metti querce basse e piante da climi invernali lontano dalle bolle)
@ Diego:
Tranquillo, la fase di scrittura è ormai avviata. Le difficoltà principali, fino a questo momento, consistevano nel risolvere un’incongruenza nella parte centrare del volume. Ora che (spero) è tutto a posto, dovrei riuscire a procedere di una o due pagine al giorno, almeno finché non esco dal periodo esami (Settembre è un mese di M sotto questo aspetto) e non riprendo un po’ il ritmo.
@ Uriele:
Comunque non è uno di quei problemi insormontabili. E comunque, avendo la vegetazione un legame con la trama alquanto blando, non avrò problemi a modificare il tutto strada facendo qualora si rivelasse necessario.
In verità la situazione è un pochino più complessa, in quanto, come autore, so cosa si trova sopra lo strato di nuvole
PS: fantastico il nuovo avatar ^_^
finalmente si vede: l’ avevo messo su due giorni fa ma nulla.
Dopo aver letto il tuo articolo, mi è venuta una voglia matta di riprendere a scrivere! Prima però ho una domanda per te: documentazione! Chiarisco subito, e se hai già risposto in un topic precedente chiedo umilmente scusa:) : che cosa consiglieresti di leggere a una completamente digiuna di nozioni tecnologiche? Sono affascinata dallo Steam Punk, ma al solo pensare di tirar fuori qualcosa di vagamente meccanico mi vengono i brividi…!
Ciao Gwrageddannwn (ti offendi se ti chiamo solo Gwra? ^_^)
Dunque, il lavoro di ricerca quando si parla di romanzi che basano parte delle proprie forze sulle tecnologie “retrò” è sempre vasto e dipende soprattutto da quali punti si vuole andare a toccare. Ti espongo quindi i miei campi di ricerca.
Parto da una premessa (visto la tipologia di topic, mi sembra necessario
). Non tutte le tecnologie elencate nell’articolo saranno descritte nel dettaglio. Faccio un esempio: le aeronavi. Il motivo non è che non mi voglia sbattere, quanto perché in questo volume la loro presenza rimarrà sullo sfondo, per diventare preponderante solo nel secondo libro della seria (ATTENZIONE PERO’: i singoli romanzi saranno autoconclusivi, in pieno stile Mieville, tanto che tra un volume e l’altro muteranno anche i protagonisti). Non avrebbe quindi senso, ai fini del ritmo, descrivere elementi che non svolgono un ruolo principale.
Per quanto riguarda le tecnologie “protagoniste”, i miei riferimenti sono i seguenti:
- ARMI: La fonte di partenza rimane il sito Baionette Librarie di Carraronan ( http://www.steamfantasy.it/blog/ ), il quale mi ha poi consigliato alcuni volumi di tecniche inerenti anche le tecniche militari del periodo ottocentesco, quali “La rivoluzione militare” di Geoffrey Parker. Di mio ho poi anche acquistato “British Napoleonic Infantry Tactics 1792-1815″ di Philip Haythornthwaite (il testo è in inglese, ma accessibile).
- DETTAGLI CLOCKPUNK: Dunque, la tecnologia clock che andrò a descrivere sarà un misto di idrodinamica e di meccanica degli equilibri. Come tale mi sono basato su testi dei classici testi di Fisica, nel mio caso “Le idee della fisica” di Ugo Amaldi.
- DETTAGLI STEAMPUNK: Anche qui un po’ d’informazioni generali sul funzionamento di tale tecnologia le ho prese dai manuali di fisica. Sto invece aspettando l’arrivo di “Il motore a vapore” di Carlo Bramanti.
TECNICHE DI COMBATTIMENTO RAVVICINATO: Ora, nel primo volume non ci saranno molte scene di combattimento. L’unica scena di battaglia sarà infatti più al livello di guerriglia cittadina e arriverà negli ultimi capitoli. Inoltre uno dei protagonisti è un “semplice” mastro orologiaio e marionettista (ma non pensate alle classiche marionette
) e come tale non è certo un personaggio d’azione. Mi sono comunque portato un po’ avanti per i futuri volumi o storie diverse. Quindi, oltre ai volumi sopra citati in fatto di tecniche militari, scartabello un po’ il sito dell’associazione di arti marziali rinascimentali ARMA ( http://www.thearma.org/ ).
Su alcuni dettagli (in particolare quelli che compariranno più in là nel libro, come la questione dei campi magnetici) poi devo ancora documentarmi…
Bom, è tutto. Spero di non aver dimenticato nulla strada facendo.
Ecco, invece una cosa me la sono scordata. Ti segnalo questo sito, piena di link interessanti riguardo le tecnologie a vapore e più in generale a combustione interna ed esterna:
http://italk2much.com/
Molti documenti li devo ancora scarica e studiare, quindi non ti saprei dire se sono tutti di qualità, ma per il momento quelli visionati sembrano fatti bene (tranne un paio rivelatisi delle vere fregature ^_^)
Se sei interessato ai motori a vapore:
http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/bramanti_carlo-il_motore_a_vapore_.aspx?ean=9788895990255
È pieno di immagini e ha descrizioni succinte delle varie macchine: una panoramica storica. Queste invece sono due bibbie degli ingegneri energetici:
http://www.pitagoragroup.it/pited/Negri%20sistemi.html#negri%20peretto
http://www.pitagoragroup.it/pited/Bianchi%20sistemi%201_1761.html#negri1-1761
Negri di Montenegro è una specie di santo ibernato delle turbine e i libri sono fatti molto bene.
http://www.pitagoragroup.it/pited/indiceSandrolini.html
Il terzo volume descrive a fondo le macchine, ma il prezzo penso sia troppo elevato.
Una cosa che ti potrebbe interessare sono questi due libri
1)http://www.catalogo.mcgraw-hill.it/catLibro.asp?item_id=1855
È un vero capolavoro, spiega le possibili rotture e alcune cose che possono dare più corpo a una storia. Purtroppo gli ultimi capitoli sono un po’ confusi (tradotti alla cazzo).
il mio professore ha detto che dovevano farlo uscire in fretta. Erano 3 traduttori, ognuno doveva tradurre una parte e poi si sarebbero dovuti scambiare le bozze per correggersi le rispettive parti, ma ognuno ha corretto solo la sua e così l’ultimo capitolo sugli alberi faceva un poà schifo (la parte tecnica). L’introduzione è meravigliosa, discorsiva e descrive la forma mentis che bisogna tenere nella progettazione e nelle macchine. È presente anche il giuramento dell’ingegnere (cosa che nessuno nella vita reale penso abbia mai pronunciato), un incrocio fra il giuramento di ippocrate, quello dei marines e un pizzico di boy scout. (il libro è di “pratica e accorgimenti”, non una mazzata di fisica, ma ti mette nella forma mentis di capire le grandi macchine e le idee alle loro spalle)
Se hai bisogno di contattare qualcuno riguardo alle macchine a vapore ti consiglio quest’uomo (anche come persona ed età sembra uscito dall’epoca vittoriana). Sa tutto, ma proprio tutto sulle turbine e le macchine a fluido ed è incredibilmente gentile. Penso che ora sia in pensione e se hai bisogno forse ti può aiutare in alcuni dubbi tecnici (se ti serve qualcosa sui motori NON da trazione e le centrali di produzione forse ti posso dare una mano, ma non so contestualizzarle troppo bene storicamente, nel ramo storico sono più informato sulla parte elettrica: Maxwell, Volta, Onnes, Tesla mio unico amore e Galileo Ferraris):
http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?mat=011344
Piero Morelli invece è un giovane e si intende della parte meccanica e, diavolo, è una fonte bibliografica inesauribile (oltre che un ottimo professore e una persona incredibilmente gentile):
http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?mat=036390
Ti appoggio per la decisonine di contaminare il tutto di Clock e Diesel Punk. Se passi da Bologna durante l’ArteLibro la regione REGALA diversi libri (anche belle edizioni) su cose caratteristiche. Una volta ho trovato questo:
http://www.provincia.bologna.it/cultura/Engine/RAServePG.php/P/279311390300/M/257311390808
una panoramica degli strumenti strani e di misura dal 1600 al 1900 nel bolognese. Un bel diavoletto di Cartesio in un romanzo ad ambientazione Steam-Clock-Idrodinamic-Punk ci sta sempre bene.
PS: ti avrei mandato una mail, ma pensavo che questa bibliografia potesse interessare anche altri e, diavolo, mi piace troppo il mio nuovo avatar XD
Non ho il tempo di leggere tutti i commenti (ho la febbre -__-”) ma ho letto l’articolo da cima a fondo con grande interesse. Aspettavo con molta curiosità buone nuove sul tuo ex “Guanto d’Argento” che, beh, da ciò che racconti, pare essersi evoluto in qualcosa di molto… “succoso”. E poi emerge che dietro al progetto sta tutta una serie di ricerche, ragionamenti acuti, un modo di procedere “serio” e, ovviamente, la passione, che non deve mancare mai.
Complimenti e auguri vivissimi per la nuova strada verso la quale ti stai incamminando.
Al prossimo aggiornamento
Hehe, figurati, chiamami pure così:)!
Grazie mille per aver risposto così velocemente! Ti do pienamente ragione sulle aeronavi, anche se è sempre meglio documentarsi prima per non rimanere fregati poi dopo:) In quanto ai titoli e al sito, comincerò a scartabellare subito tutta questa manna di materiale! Grazie ancora!
@ Uriele:
Grazie mille per le utilissime informazioni e scusa per il ritardo con cui il messaggio è stato pubblicato, ma a causa dei link era finito nella “lista d’attesa”
@ Gwra:
)
Altra cosa che mi ero scordato è questa: nella pagina “Guide alla scrittura” trovi i link a tutti gli articoli di oplologia e quant’altro pubblicati da Carraronan sul suo sito (così almeno ti si semplifica un po’ la vita nella ricerca di quello che ti può servire
@Uriele: wow, grazie anche a te! Mi segnerò tutti questi link al più presto!
@Okamis: grazie, avevo già dato un’occhiata al sito del duca in precedenza:) Per ora ancora non mi sono interessata alla questione delle armi, ma di sicurò terrò conto dei suoi articoli quando sarà il momento!
molti sono libri universitari, lo schilley (il primo) è di certo il più interessante per avere un idea di come funziona qualsiasi progetto o come diavolo pensare una cosa per il suo scopo. Mentre il terzo volume di sandrolini è una specie di bibbia da meccanici: nessuno ti chiede davvero di studiarlo, ma lo leggi e tieni nella fondina come libro da consultazione.
Se vi interessano le storie di miti nelle varie città o di storia dei sigilli e cose simili consiglio di dare un occhiata ai volumi dell’Hermatema
Una domandina un po’ off-topic per Okamis: con quale programma hai realizzato i libri 3d esposti nella sezione “i miei cuccioli” della sidebar? sono carinissimi! *__*
Ho usato Cover Commander di Insofta. Il programma è a pagamento (mi pare su 45 dollari), ma è possibile scaricare gratuitamente la demo, la quale lascia però sui libri un watermark, non difficilissimo da cancellare, comunque, con un po’ di Photoshop. Al limite, sennò, ci sono sempre il mulo e il torrente, ma non sia mai che consiglio quella via
Comunque quelli caricati per il momento sono ancora delle bozze, giusto per vedere l’effetto che facevano. Il programma è semplicissimo da usare, ma pur sempre ricchissimo di funzioni, tra cui anche il riflesso, la presenza di più campi di luce e, nell’ultimissima versione, anche la possibilità di animare le proprie creazioni.
Grazie Okamis, se necessario mi incamminerò per quella “via” (la conosco bene, ghgh) ^__^
Concordo con chi dice che la pianificazione eccessiva potrebbe portare “danni”. Personalmente è più di un anno che raccolgo appunti, note etc.. per costruire l’ambientazione di quel mondo che ha pure lui cambiato nome più volte… la cosa bella è ora riordinare gli appunti.. impresa per la quale spero non ci voglia un altro anno!
Una domanda Alessandro, ma da quanto tempo lavoravi al Guanto d’Argento?
Dunque, la prima versione la scrissi tra la seconda metà del terzo anno di liceo e la fine del quinto. Seguì un momento di pausa causato dalla presa di coscienza che quelle cinquecento pagine circa era pura M ^_^ Poi, all’inizio del secondo anno d’università ho ripreso in mano il libro, riscrivendolo da capo, occupandomi soprattutto di un miglioramento dello stile e dell’incrementazione della complessità della trama, primo molto, troppo banale. La lettura negli ultimi anni di scrittori (bravi scrittori) lontanissimi dal fantasy classico mi ha fatto capire che stavo comunque scrivendo un mero omaggio ai maestri del passato e non qualcosa di veramente innovativo. Da qui la decisione di abbandonare definitivamente il progetto originale.
Ti dirò, variare il clima e ricavarne tutta una serie di conseguenze che caratterizzano il mondo e la trama è sempre affascinante. Da questo post viene subito voglia di leggere il libro, ma ci sono alcuni punti che non mi convincono.
Fossi in te non mi preoccuperei dell’incipit perché (parlo per me) se ci si vuole fare un opinione di un libro sfogliandolo è meglio partire dal centro e leggere solo tratti descrittivi per farsi un’idea dello stile, della trama e degli elementi presenti nel libro senza rovinarsi la lettura. Ovviamente non ti sto dicendo di fare un incipit noioso (che poi non ho mai capito quando finisce).
Per quanto riguarda i nomi delle piante e degli animali (fai l’esempio dei corvi) non ho capito se ti sei limitato a cambiare l’aspetto di quelli terrestri o se li hai creati per conto tuo e poi gli hai dato nomi che tutti conoscono. Se è il secondo caso, devo dire che non sono d’accordo e che sarebbe meglio creare un’appendice.
Riguardo la questione dell’incipit, ho trovato una soluzione che potrebbe sia presentare uno degli aspetti weird del romanzo (e di cui non ho accennato all’interno dell’articolo) sia caratterizzare meglio uno dei protagonisti sin dalle prime righe, almeno rispetto all’idea originale.
Riguardo i nomi di piante e animali, quando userò parlerò di speci presenti nel nostro mondo si tratterà o degli esatti corrispettivi o di versioni leggermente modificate (come, appunto, per i corvi). Ogni volta che invece descriverò una razza “aliena”, questa verrà indicata con un nome particolare, proprio al fine di non confondere troppo le idee al lettore.
Allora non sono messo poi così male, nel senso, pure io ne ho buttata di roba…ma alla fine non è mai tempo sprecato.
Comunque, per l’incipit credo sia meglio presentare uno degli aspetti weird del romanzo, anche perché così attiri da subito la curiosità del lettore, oltre a introdurlo nel “sense of wonder” .. non ho letto ancora Perdido Street Station (mea culpa, tanta roba sul comodino ancora) ma un introduzione così lenta onestamente non so qunato potrebbe piacermi. Di mio comunque continuo ancora per qualche pagina, ma non credo che un addetto ai lavori abbia tutta questa pazienza, se sulla sua scrivania ce ne sono altri 50 di scritti..
Per piante e animali, se accetti un consiglio, penso che la soluzione che proponi sia l’unica praticabile, a patto di trovare un giusto equilibrio fra piante\animali “nuovi” e “reali”. Personalmente ne ho creati una cerchia ristretta e penso possano essere inseribili.. ma se ne avessi molti di più, non so se mi comporterei alla stessa maniera. Cioè, dopo mirabolanti piante alte 4 metri con strani filamenti al posto delle foglie dal quale pendono campanule carnivore e amenità simili, se butto dentro un pino una tantum spezzerei il sense of wonder no?
In attesa della copertina (sono, ahimé, ancora in attesa di quella famosa e-mail) e del primo capitolo, ho inserito la quarta all’interno della pagina “Romanzi e racconti”.
Bella la copertina dell’Impero dei Corvi XD
Mi stavo chiedendo, per caso hai giocato a half-life 2? Se si, le colonne saranno simili alla cittadella là presente?
P.S. Anticipazioni sul seguito?
P.P.S. Scusa per i ????????
La copertina – ahimé – non è quella che avevo progettato all’inizio, ma purtroppo l’autore non mi ha dato il permesso per usarla. Questa è una sorta di ripiego.
Riguardo le città colonna, no, non avranno pressoché nulla di simile alla cittadella di HL2, anche perché lì la torre centrale era poi un semplice grattacielo (beh, più o meno ^_^).
Anticipazioni non ce ne saranno, soprattutto visto che devo ancora completare la prima parte.
Riguardo il PPS… ehm, non l’ho capito O_o
Temevo le troppe domande potessero essere irritanti. Tanto ora ricomincio
Una data indicativa per il cap. 1?
Sto facendo il possibile per completarlo entro questa settima. Purtroppo in queste settimane mi sto preparando per più esami contemporaneamente, oltre agli ultimi ritocchi alla tesi. Tra l’altro il ritorno alla narrativa lunga dopo così tanti mesi (la parentesi delle Nozze d’Inverno non conta, vista la sua particolare struttura) si sta rivelando molto più duro del previsto. Sono arrugginito come non mai… Comunque ripeto: se tutto va bene, domenica dovrei inserire il primo capitolo.
Grazie signore, ancora due infarti e un jackpot e mi converto!!!