Recensione: District 9

District 9TITOLO ORIGINALE: District 9

REGIA: Neil Bloomkamp

ANNO: 2009

DURATA: 112 minuti

GENERE: Fantascienza

CAST: Jason Cope, Sharlto Copley, Nathalie Boltt, Sylvaine Strike, John Summer, William Allen Young, Nick Blake, Jed Brophy, Vanessa Haywood, Marian Hooman

ETÀ CONSIGLIATA: 16+

Io sono uno che va a periodi. Ricordo che al secondo anno di liceo (o era il terzo?) lessi quasi esclusivamente romanzi di Stephen King. In seguito ci sono state le fasi Fantasy classico, saggistica, fumetto, Thriller e via discorrendo.

Quest’anno, a livello cinematografico, c’è stata la fase Fantascienza, facilitata dalle uscite delle ultime stagioni, in buona parte davvero succose (almeno sulla carta). Mi sono così sparato emerite boiate come Babylon AD (pessima trasposizione del romanzo Babylon Babies di Maurice Dantec) o Ultimatum alla Terra (remake tra i più inutili della storia) e film decisamente più rispettabili come Star Trek, passando per occasioni perse come Dante 01. Ma sin dall’inizio sapevo che per assaporare le portate principali avrei dovuto attendere la fine dell’anno. Mi riferisco ovviamente a District 9 di Neil Bloomkamp e Avatar di James Cameron.

In un primo momento avevo anche pensato di recensirli insieme, in un incontro a colpi di alieni ed effetti speciali. Tuttavia, l’ennesima posticipazione dell’uscita di Avatar nelle nostre sale (slittata a Gennaio per evitare la scomoda compagnia dei cinepanettoni, SIGH), mi ha portato a dividere i pezzi.

All’angolo di sinistra: Davide!

Spesso nel mondo della narrativa può capitare che opere meritevoli non ricevano la dovuta visibilità a causa dell’uscita simultanea di film o libri pesantemente pompati di steroidi pubblicitari. Nonostante un’intelligente campagna virale, District 9 rischiava di fare proprio questa fine, il tutto a causa del nuovo giocattolone di James Cameron, definito sin da subito come il film di Fantascienza che più di ogni altro avrebbe rivoluzionato il genere per i prossimi dieci anni (un po’ come The Matrix nel 1999). Visto però che Avatar promette sì di essere rivoluzionario, ma più che altro dal punto di vista degli effetti speciali, qualche giornalista d’oltreoceano ha fatto notare come la Fantascienza non sia fatta solo da alieni, astronavi e raggi Gamma, ma anche e soprattutto da trame capaci d’indagare sulle paure del presente attraverso la deformazione d’ipotetici futuri. Ecco allora nascere il confronto a distanza tra District 9 e Avatar.

La scelta dei contendenti non è certo casuale. Se Avatar si presenta come un colossal da 100 milioni e rotti di Dollari, District 9 ne è costato “solo” 30 (negli U.S.A. è addirittura considerato una pellicola low budget, almeno per i loro standard; noi con 30 milioni di Dollari produciamo film da qui al 2020). Se Avatar può sfoggiare un cast di tutto rispetto (Sigourney Weaver, Sam Worthington e Giovanni Ribisi su tutti), District 9 è pieno zeppo di attori presi direttamente dalla strada. Se Avatar è pronto ad allietare le nostre pupille con la tecnologia 3D più avanzata di sempre, District 9 propone una fotografia che imita quella tipica dei documentari. Insomma, per farla breve: Avatar e District 9 non potrebbero essere due prodotti più differenti per tematiche e scelte stilistiche.

Quale canzone migliore per celebrare questo scontro tra titani? ^_^

Dove tutto ebbe inizio: Alive in Joburg

Per comprendere il fenomeno Disctrict 9 occorre prima fare un passo indietro. Il film di Bloomkamp trae infatti ispirazione da un cortometraggio diretto proprio dal regista sudafricano: Alive in Joburg. Ve lo propongo:

Alive in Joburg

Il cortometraggio si presenta come una docu-fiction, ovvero un’opera di fantasia girata però come se si trattasse di un documentario basato su un fatto realmente accaduto. È questo un genere che ha visto un grandissimo successo negli ultimi anni e che è stato sviluppato nei modi più disparati. L’antisegnano di questo genere, quanto meno nella sua forma più moderna, potrebbe essere considerato The Blair Witch Project, Horror d’infima categoria del 1999, ma che ottenne grande successo proprio per la particolarità dell’essere presentato come un documento “originale”. In seguito, tale stile si è evoluto dando la luce a due filoni: da una parte film per così dire in “prima persona” come Cloverfield o REC (quest’ultimo, a mio modesto parere, il migliore nel suo genere) e dall’altra finti documentari come Death of a President.

Che a Bloomkamp questo stile narrativo piaccia lo s’intuisce facilmente dando un’occhiata anche agli altri suoi lavori precedenti District 9. I due esempi migliori sono il cortometraggio Yellow, realizzato per la Nike, e il video di presentazione della trasposizione su grande schermo di Halo, progetto poi abbandonato per gli eccessivi costi preventivati.

Il video di “Yellow”.

Alcune delle poche scene girate di “Halo”.

Il legame tra Halo e Alive in Joburg appare subito netto. Proprio come nel cortometraggio, anche qui, a fianco delle scene documentario, Bloomkamp ne inserisce altre di pura fiction, girate con sole steady-cam, il che conferisce grande dinamicità, tale da far sentire lo spettatore all’interno dell’azione, anziché un’entità esterna. Come dicevo, però, il progetto è stato presto messo in disparte. Per nostra fortuna, Bloomkamp non si è perso d’animo, e così, dietro richiesta di Peter Jackson, il cui nome rientrava tra i produttori di Halo, ha presentato una nuova sceneggiatura, quella di District 9, appunto.

Ehi, tu, sporco alieno!

La trama di District 9 è molto semplice e lineare. Nel film viene ipotizzato che nel 1982 un’enorme astronave sia giunta sulla Terra, fermandosi sospesa sopra i cieli di Johannesburg. Per alcuni giorni non succede nulla, fino a quando il governo sudafricano, snervato dall’attesa, decide d’inviare una squadra d’esplorazione. Ed è a questo punto che l’umanità si trova di fronte all’inaspettato. A bordo non si trovano infatti alieni dotati di un intelletto superiore, bensì creature antropomorfe ma con tratti che ricordano quelli dei crostacei (tanto da venire chiamati “gamberoni”), sporche, denutrite… e con una strana inclinazione verso la dipendenza al cibo per gatti, che su di loro agisce come una vera e propria droga. Quale sia stata la causa che ha portato all’atterraggio di fortuna non viene spiegato. Resta il fatto che l’astronave non è in grado di ripartire a causa della perdita (casuale?) del modulo di comando. Per far fronte all’altissimo numero di profughi dello spazio (circa un milione!), viene creato un’enorme ghetto, il Distretto 9 del titolo.

Nel frattempo viene anche istituito un organismo internazionale, la MNU (Multi National United), il cui compito ufficiale è di fare da mediatore tra umani e gamberoni, così da agevolare la coesistenza tra le razze. In realtà, la MNU si occupa d’indagare sulle tecnologie aliene, in particolare quelle belliche, sfruttando la deficienza mentale dei propri “ospiti”. Fatto sta che passano più di dieci anni e i gamberoni aumentano di numero. Per ovviare alla sempre più difficile convivenza, viene creato fuori da Johannesburg un nuovo campo, il Distretto 10; e visto che il “traslocco” deve apparire agli occhi dei media il più legale possibile, la MNU invia una squadra composta da civili e mercenari nel Distretto 9, con il compito di far firmare ai residenti un modulo di sfratto. A capo della missione viene posto l’inetto Wikus Van De Merwe, genero del capo della MNU, il quale entra però a contatto con una sostanza aliena che lo porta a una lenta ma progressiva metamorfosi. Da quel momento Wikus diventa l’essere umano più prezioso del pianeta, in quanto l’unico a poter maneggiare la tecnologia aliena.

Confessa, Gamberetta: ci sei tu dietro l’invasione degli alieni?!
(d’accordo, questa battuta era prevedibile, ma non ho resistito
^_^)

Non bisogna essere dei gegni per comprendere l’allegoria che sta alla base di District 9. In effetti, anche senza conoscere la trama o aver intravisto un solo fotogramma, è facile intuire l’argomento trattato: l’apartheid. È lo stesso titolo, dopotutto, a suggerire tale associazione. Infatti, per chi non lo sapesse, ai tempi della segregazione razziale a Cape Town esisteva un quartiere “riservato” ai soli neri e chiamato, guarda caso, District Six.

Ma la domanda è: ha davvero senso parlare di una così triste pagina della storia dell’uomo, sostituendo i nativi africani con degli alieni? Non sarebbe stato meglio dirigere un film storico?

A mio avviso sì e no; e non dico questo per amore verso la distopia. Riguardo il primo quesito, noi umani abbiamo la brutta tendenza a non far tesoro degli errori del passato, facendo anzi il possibile per dimenticarli il più in fretta possibile. Opere come District 9 hanno quindi il compito di mantenere alta l’attenzione su tali pagine buie, soprattutto a fronte di un sempre maggiore ritorno di fiamma a livello internazionale di politiche xenofobe. Ben venga, quindi, per rispondere alla seconda domanda, che tale lavoro di “ripasso” lo si faccia con prodotti il più “pop” possibile.

700px-District-Six-Memory-Plaque
La placca commemorativa lasciata a memoria degli orrori del District Six.

Informare e incuriosire

Comincio ad entrare nel dettaglio partendo dallo stile adottato da Bloomkamp per la sua pellicola.

Dicevo già all’inizio che la scelta di regia è ricaduta su una via di mezzo tra la ducu-fiction e la fiction propriamente detta. Al di là di una questione di gusti (e io ammetto di essere di parte, visto che vado in brodo di giuggiole al solo vedere un’inquadratura realizzata con una steadycam), va reso merito al regista sudafricano di essere riuscito con grande abilità a fondere questi stili senza provocare stacchi troppo forzati.

Ma la parte che maggiormente mi ha convinto è il lungo prologo (quasi mezz’ora) che a inizio film spiega allo spettatore lo stato di cose in questo universo distopico. Perché proprio questa parte? Perché, a mio modo di vedere, presenta la formula perfetta per informare lo spettatore e allo stesso tempo stuzzicarne la curiosità.

Durante questo finto documentario viene raccontato come i gamberoni sono giunti sul nostro pianeta. Tuttavia, si capisce subito che l’argomento principale di discussione è Wikus. Forse che si tratta di un servizio elogiativo del lavoro da lui svolto durante lo sgombero? Mmh, se fosse così, perché allora alcuni colleghi si riferiscono a lui come a un traditore? Altri poi sembrano darlo addirittura per morto… Oddio, cosa sta succedendo?

Ecco, queste sono grosso modo le domande che si pone lo spettatore nei primi minuti di proiezione. È quindi chiaro che il finto documentario, pur presentando immagini di “repertorio” è stato montato quando ormai la vicenda si è conclusa. Ma conclusa come? E secondo voi sto qui a dirvelo?

Resta il fatto che questi primi minuti di film mi hanno davvero convinto, tanto da trovarli una delle introduzioni migliori degli ultimi tempi per ritmo (personalmente non l’ho trovato per nulla lento, come sostenuto da qualcuno), scelte di regia e dialoghi, capaci con poche battute di caratterizzare alla perfezione il protagonista. Informare e incuriosire: queste sono le parole chiave del prologo. E bravo Neill.

Una Steadycam. Ne voglio una! *_*

Piacere, sono il protagonista

Uno degli aspetti che più m’incuriosiva prima di vedere District 9 era sapere come sarebbe stato sviluppato il personaggio principale. L’unica certezza era che non mi sarei trovato di fronte al Rambo della situazione, visto il taglio realistico. Ma devo ammettere che il protagonista ideato da Bloomkamp è riuscito a sorprendermi nella sua complessità.

Wikus Van De Merwe (interpretato da un bravissimo Sharlto Copley, già produttore di Alive in Joburg, dove aveva recitato anche una piccola parte) non è infatti il classico uomo della strada: è uno stupido. Ma non uno di quegli stupidi capaci di guadagnarsi la simpatia del pubblico (non subito, almeno). La sua stupidità lo porta a essere un personaggio incapace, egoista, talvolta anche meschino. Non bisogna però pensare a Wikus come a un antieroe. In lui si possono riscontrare anche note positive, prima fra tutte il sincero amore provato per la moglie, figlia del suo capo (da cui il non facile rapporto con i colleghi, molti dei quali lo vedono come un raccomandato, e non a torto). A penalizzare Wikus è più che altro la sua scarsa autorevolezza.

Una scena è esemplare per cogliere al meglio l’ambiguità di questo personaggio. All’inizio del primo giorno dedicato allo sgombero, un gruppo di gamberoni si avvicina alla squadra di Wikus con fare minaccioso. Uno degli uomini di scorta decide allora di fare fuoco, ferendo alcuni alieni, sempre più inalberati. Per non far precipitare la situazione, Wikus lancia contro i gamberoni delle scatolette di cibo per gatti, così da distrarli. Questa è la prima vera azione del protagonista. A questo punto lo spettatore dovrebbe vedere Wikus sotto una luce positiva; ma passano pochi minuti ed ecco la situazione capovolgersi. Wikus e i suoi scoprono per puro caso una baracca adibita alla crescita delle uova di gamberone. E che cosa fa il nostro eroe? Semplice: da alle fiamme la “nursery”, non senza una venatura di sadismo, soltanto perché mancava l’autorizzazione necessaria alla coltura.

A conti fatti, Wikus non è né un personaggio positivo né negativo: è semplicemente un uomo come tanti, con il suo bagaglio di pregi e difetti. Ma soprattutto è uno sempliciotto incapace di vedere oltre a un palmo da proprio naso. Soltanto il contatto con la sostanza aliena sopra accennata lo porterà a capovolgere del tutto la prospettiva delle cose (tanto che in lui comincia a farsi largo anche una nuova personalità). In questo senso, Wikus è un personaggio congeniale agli obblighi di trama, in quanto la sua “cecità” gl’impedisce di avere una chiara idea sia di quanto celato sotto il Distretto 9, sia di quanto nascosto dall’agenzia per cui lavora.

Sharlto Copley. Preparatavi a rivederlo nei panni di Murdock nel film basato sull’A-Team.

Oh oh, mi è semblato di vedele Petel Jackson

Peter Jackson non rientra propriamente tra i miei registi preferiti. Troppo caciarone per i miei gusti. Ciononostante ritengo che, almeno nel campo del cinema d’azione (ancor meglio se con venature horror-splatter), sia un più discreto artigiano; e anche come talent scout non se la cava per niente male. Eppure è innegabile che in District 9 sia presente anche il suo zampino. Alcune scelte registiche sono infatti tipicamente sue.

Mi riferisco in particolare alla parte finale del film, quella in cui Wikus entra in possesso di un fucile in grado di far letteralmente esplodere i corpi. Al solo ideare questa trovata, il bambino di cinque anni che vive nella testa di Peter Jackson avrà cominciato a ballare la lambada.

Ora, il problema non è tanto l’introduzione di un’arma splatterosa in un film dal taglio comunque realistico, quanto le conseguenti scelte d’inquadratura. Ogni volta che Wikus colpisce un avversario, la telecamera si sposta infatti su quest’ultimo, in un tripudio di sangue e budella che immancabilmente finiscono sullo schermo. Vada per la prima volta, vada per la seconda… ma al centodiciasettesimo passaggio la cosa comincia a diventare un filino ridicola. Senza contare che questi continui cambi di prospettiva risultano un po’ forzati, costringendo lo spettatore a mutare continuamente POV.

A voler guardare il pelo nell’uovo, ci sono altre due scene un po’ trash dove, secondo me, Jackson ci ha messo lo zampino.

La prima è quando viene passata sui telegiornali una foto di Wikus che fa sesso con un alieno, fotomontaggio creato dall’MNU per convincere la popolazione della pericolosità del soggetto. Il problema di quella scena è che il fotomontaggio è così grottesco che sfido chiunque a credere che sia autentico. D’accordo, è un siparietto di meno di due secondi, volutamente ironico e che fa leva sul potere dei media nel convincere la gente delle cose più assurde; ma siamo davvero sicuri che non si poteva trovare una soluzione migliore?

La seconda scena che francamente non ho trovato necessaria è quella in cui Wikus, a corto di munizioni, usa il cannone gravitazionale per lanciare un maialino addosso a un soldato. In una sola parola: WTF!

Secondo recenti studi scientifici l’omino del cervello di Peter Jackson sarebbe in verità il pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo.

Tu la conosci Enza?

Una delle cose che invidio degli appassionati di Fantascienza è l’essere, in buona parte, gente che non si accontenta facilmente. Provate a dire loro, magari durante una puntata di Voyager (il programma di Giacobbo, mica la serie TV) “Ma tanto è Fantascienza”: vi sbranerebbero. Al contrario, il pubblico del Fantasy è decisamente più di bocca buona, tanto che è l’unico genere dove esistono solo gegni a sentire qualcuno. ^_^

Tornando a District 9, lo si può considerare capace di soddisfare il pubblico più hardcore?

A mio avviso no, e qui la situazione si fa un po’ complicata. Partiamo dalla considerazione che District 9 non vuole rivolgersi allo spettatore hardcore, quello conosce a memoria tutte le tipologie di paradossi temporali o che ti può citare a braccio un trattato sui wormhole. No, il pubblico di riferimento di District 9 è quello pop, quello che al cinema ci va soprattutto per trascorrere qualche ora in relax, senza voler spremere troppo le meningi. Ma non si commetta l’errore di giudicare tale caratteristica un male.

Come ho già accennato in altri punti della recensione, District 9 si presenta con una trama molto lineare, un numero ridottissimo di personaggi (praticamente solo tre svolgono un ruolo di primo piano) e una metafora di fondo facilmente intuibile. Insomma, è un film con un esplicito intento pedagogico. Quindi ben venga la semplicità di fondo. L’importante è che non si banalizzi troppo il sostrato, altrimenti, a voglia di togliere ciccia, si rimane solo con le ossa, che si sa: non sono mai particolarmente gustose.

Ma anche qui Bloomkamp dimostra di sapere il fatto suo. Il film infatti, pur lasciando molte domande irrisolte, è perfettamente coerente con se stesso. District 9 è una di quelle opere tese tutte verso un obiettivo, e chi se ne frega se non tutto viene spiegato! Dopotutto, a volte sono più affascinanti i dubbi che le certezze.

Tuttavia, ho letto in giro per la rete molti spettatori hardcore criticare alcune scelte, reputandole come vere e proprie incongruenze. Vediamo allora quali sarebbero questi presunti buchi nella sceneggiatura. E tranquilli, nessuna delle risposte che seguiranno saranno del tipo “Ma tanto è Fantascienza”. ^_^ ATTENZIONE PERO’: Sono presenti spoiler!

  • Perché, se Wikus si spruzza la sostanza negli occhi, la mutazione comincia dal braccio? E poi com’è possibile che un liquido che fa da propellente attui una mutazione umano-gamberone? È illogico!

Domande legittime, se non fosse per un particolare: pochi istanti prima di fare il pirla con il tubetto, quel fesso di Wikus è stato ferito a un braccio da un gamberone. La mutazione, quindi, nasce da una fusione tra i due DNA attuata proprio dal liquido, e non solo da quest’ultimo. Ecco quindi il perché della trasformazione ed ecco perché essa non parte dal volto.

  • Se l’astronave ha finito il carburante, come fa a rimanere sospesa in aria per ben vent’anni?

Qua è possibile solo un’ipotesi. L’astronave, a quanto pare, non necessita di chissà quali dosi di carburante per funzionare. Quindi la resa della sostanza aliena deve essere qualcosa d’inimmaginabile considerando la nostra tecnologia. È quindi possibile che quel poco di energia rimasta basti e avanzi a mantenere sollevata l’astronave. (a dire il vero non possiamo nemmeno essere sicuri che il famoso liquido sia un carburante; magari è l’olio dei freni ^_^)

  • Ok, ma ‘sti alieni ne hanno avuto di culo ad atterrare proprio su un pianeta con vita intelligente e dove trovare le sostanze di cui avevano bisogno!

Attenzione: in una delle scene finali, Christopher (il gamberone che si trova costretto ad aiutare Wikus) maneggia una carta spaziale. È probabile che la Terra fosse già conosciuta dai gamberoni, i quali, avendo energia a sufficienza solo per un “breve” viaggio interstellare abbiano scelto, al momento del guasto, il pianeta più vicino tra quelli con le caratteristiche a loro necessarie.

  • D’accordo saputello. Ma mi spieghi come mai questi alieni siano così accondiscendenti nel vendere le proprie tecnologie in cambio di cibo per gatti? Si sono forse ammattiti?

Non sono matti. Sono tossicodipendenti, e un tossicodipendente ucciderebbe anche sua madre per pochi spiccioli. Cosa vuoi che gliene freghi a esseri in queste condizioni di vendere qualche arma in cambio di una dose? Guardando District 9 non bisogna mai scordarsi il sostrato allegorico.

  • Sì, ma perché quando vedono Wikus e Christopher aggrediti dai soldati non intervengono in loro soccorso?

Le ragioni sono varie. Innanzitutto a inizio film viene spiegato che i gamberoni che vediamo sono solo dei fuchi privi di una guida, il che farebbe pensare che siano state trovate, magari all’interno dell’astronave, altre tipologie di alieno (magari i gamberoni senzienti?). Se davvero così fosse, il loro stato confusionale diverrebbe ancora più logico. Non solo: nella parte finale del film il Distretto 9 è stato quasi del tutto abbandonato dai gamberoni, per lo più trasferiti nel Distretto 10. Ne rimangono poche decine, privi di armi, spaesati, in astinenza; di certo non nelle condizioni migliori per organizzare una rivolta.

  • E allora perché Christopher sarebbe così intelligente?

Christopher non è detto che sia intelligente (almeno per gli standard degli alieni). Semplicemente non è un drogato. Infatti non lo si vede mai mangiare cibo per gatti. Questa sua “sanità mentale” la si può riscontrare anche nella scena in cui Wikus torna da lui, dopo l’inizio della mutazione: la baracca è ricolma di pezzi di computer smontati e tecnologie aliene, ulteriore prova che Christopher non ha ceduto alla dipendenza.

  • E perché Cristopher alla fine non decide di aiutare i suoi compagni? Insomma, tutto sto casino per aiutare un solo alieno (e mezzo; c’è anche il figlio) su un milione e passa?

Innanzitutto Christopher è ferito: cosa mai potrebbe fare da solo contro un intero esercito? In secondo luogo, lui dice esplicitamente che tornerà sulla Terra, ma gli occorreranno tre anni (probabilmente il tempo necessario per tornare a casa, chiamare i rinforzi e rifare il tragitto da capo). Questo è anche il passaggio che fa prevedere maggiormente un sequel. Personalmente non ne sento comunque il bisogno.

  • Vabbé, dai, un’ultima domanda: perché gli umani non smontano l’astronave? Insomma, io l’avrei sorvegliata un po’ meglio…

E su questo punto do pienamente ragione. Anche per me è una nota stonata. L’unica ipotesi che si può fare è che, visto che già le armi erano utilizzabili dai soli alieni, così è anche per le altre loro tecnologie. Quindi, dopo vent’anni d’inutili tentativi, gli umani avranno preferito studiare per prime quelle tecnologie facilmente trasportabili, proprio come le armi.

Conclusioni

Quindi, alla fine della fiera, com’è questo District 9?

Beh, senza usare troppi giri di parole, lo si può definire un signor film. Stile, regia e recitazione sono tutti di ottimo livello. Ciononostante, a causa di qualche piccola sbavatura qua e là (tra cui anche la scena del cellulare), non lo reputo un capolavoro. Per nostra fortuna si tratta d’imperfezioni davvero minime e che non penalizzano più di tanto il risultato finale. Anzi, considerando che ci troviamo di fronte a un’opera prima, non credo si potesse chiedere di più. Dopotutto in questo film c’è quasi tutto quello che si può chiedere: attori capaci, dialoghi brillanti, scene d’azione ben coreografate (e per una volta tanto non all’acqua di rose, ma terribilmente crude e “realistiche”) e soprattutto un messaggio forte, capace di essere recepito da tutti (o almeno si spera) senza tuttavia risultare eccessivamente banalizzato (forse un po’ semplicizzato, quello sì). Insomma, se non l’avete ancora fatto, correte al cinema a vedere questo film, perché merita davvero.

Nel frattempo, bentornata Fantascienza.

PS: Sì, gli effetti speciali sono da favola, ma nei veri film di Fantascienza non sono questi i dettagli importanti.

VN:F [1.8.4_1055]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)

Ultimi articoli su argomenti simili

7 commenti su “Recensione: District 9”

  • dr Jack ha scritto:

    Io ho visto District 9 proprio l’altro ieri :) .
    Sinceramente speravo in qualcosa di meglio, anche se come film in sé è guardabile.

    Mostra spoiler »

    Anche a me è piaciuto molto il personaggio di Wikus e la storia fino alla battaglia nel laboratorio mi è piaciuta.
    Il problema è che subito dopo si è un po’ riempita di incongruenze (come quelle da te elencate), deus ex machine, domande irrisolte e inoltre mi è sembrata finire in calando invece che in crescendo.
    Condivido che il film non era lento. Ma è andato accelerando fino alla battaglia in laboratorio, poi è rallentato.
    La battaglia finale era carina come effetti speciali, ma ho sentito di meno la posta in gioco rispetto alla battaglia in laboratorio.

    Quoto anch’io le scelte di regie, mi sono sembrate belle, ma la storia poteva essere decisamente meglio.

  • Okamis ha scritto:

    Doppio post corretto.

    Rimando a stasera le considerazioni, che adesso sono un po’ preso ;)

  • Maudh ha scritto:

    Bella recensione, tenterò di andarlo a vedere.

  • Maudh ha scritto:

    La recensione (molto ben fatta) mi ha invogliato a vederlo. Se non mi piace ti farò farela fine degli sceneggiatori di Lost che non riuscirono a risolvere tutto per l’ultima puntata. :twisted:

  • Fabrizio ha scritto:

    A) Condivido praticamente tutto.

    B) … però Inglorious Basterds è meglio, anche se non sono propriamente paragonabili. Almeno credo.

    C) il maiale lanciato col cannone gravitazionale è un omaggio ad Half Life. Vabbè, ma ci sono un sacco di cose che sono un omaggio ad Half Life…

  • Lemming ha scritto:

    Mah, a me il film non ha fatto impazzire, anzi. Sarà perchè ho un certo astio verso le storie costruite su una morale, e quindi per me metà della magia se n’è andata così.
    Sarà perchè trovo moooooolto inverosimile che arrivi un’astronave, scendano gli alieni, e vengano considerati una manica di profughi e basta.
    Che sia un’azienda privata interessata solo a trafugare la loro tecnologia a gestire i contatti con qusti alieni mi è sembrata una forzatura bella e buona. Realisticamente parlando, la cosa non sarebbe stata di competenza esclusiva neppure dello Stato in cui l’astronave sarebbe atterrata (tutto il pianeta avrebbe perlomeno voluto sapere da dove provenivano e se a casa loro c’erano possibili invasori, no? E infatti, alla fine si vede benissimo che una casa c’è e che ci sarà un ritorno… tutti scemi i terrestri, che non ci pensano?).
    Lo studio delle armi è solo una parte delle questioni che l’arrivo di un’astronave aliena solleverebbe, via! Dove sono gli antropologi, i biologi, le organizzazioni protezionistiche, i diplomatici, gli interpreti? I fanatici religiosi, i simpatizzanti, i laureandi?
    Ma veramente una ditta può prendere e trattare in quel modo degli alieni di cui si sa poco o nulla, senza che nessuno dica niente?
    D’accordo che dopo vent’anni molte domande cadono, ma… insomma, sono alieni! Magari per loro vent’anni sono poco. Magari i soccorsi devono ancora arrivare. E li trattano in quel modo, a rischio che arrivino i gamberoni cazzuti e si arrabbino?
    E’ gente che ha inventato un’astronave e una tecnologia molto più avanzata della nostra. Si saranno anche degradati sulla Terra, ma non si può mai sapere (e infatti, guarda un po’ cosa succede con UNO solo dei gamberoni). Sono comunque superiori rispetto a noi, fisicamente, tecnologicamente e con ogni probabilità anche numericamente.
    E gli fanno firmare lo sfratto… ma LOL

    No, non mi ha convinta per niente. Il film fila anche, ma parte da premesse troppo irrealistiche. Se volevano parlare di profughi, dovevano parlare di profughi. Con gli alieni, proprio non attacca.

  • Maudh ha scritto:

    Finalmente visto con mesi di ritardo, devo ammettere che è proprio bello! (per ora non farai la fine degli sceneggiatori di Lost…)
    La cosa più bella del film probabilmente e o’piccirillo, il figliuolo di Cristopher.
    Per il resto, a parte la steadycam che mi ha dato un po’fastidio, tutto il resto è esaltante, e ho chiesto il mech alieno per natale. ;-)

    P.S. Coza ezzere prozetto Apnea? Tu pparla, o tu in vasca di zcuali, Da Da!

Lascia un commento

Si prega di rimanere in argomento. Per maggiori informazioni sulla politica d'Infiniti Sentieri, clicca QUI.

Se anche tu vuoi un avatar personalizzato, clicca QUI.

Cerca sul sito
Fanta-Classifica

DAL 22 AL 28 FEBBRAIO 2010

1. Il ladro di fulmini
Rick Riordan (=)

2. L'apprendista del mago
Trudi Canavan (+5)

3. Il sangue e il traditore
Jacqueline Carey (+2)

4. Il gioco dell'angelo
Carlos Ruiz Zafón (-1)

5. Figlia del sangue
Licia Troisi (-3)

6. L'ospite
Stephenie Meyer (-2)

7. Fahrenheit 451
Ray Bradbury (-1)

8. Notte di piaceri
Sherrilyn Kenyon (N.E.)

9. L'esercito dei demoni
Terry Brooks (N.E.)

10. Il destino di Adhara
Licia Troisi (N.E.)

Cosa scrivo?

Maggiori informazioni disponibili nella pagina Romanzi e racconti


ROMANZO IN CORSO D'OPERA


ROMANZO COMPLETO!


ANTOLOGIA DI RACCONTI LUNGHI


ANTOLOGIA DI RACCONTI BREVI


BEH, IL TITOLO DICE TUTTO ^_^

Ultimi aggiornamenti

03/10/2009: Restyling grafico del sito e aggiunta delle sezioni "Concorsi" e "Progetto Apnea".


31/08/2009: Creazione della sezione "Cine Sentieri".


04/08/2009: Correzione di alcuni passaggi nel racconto "La domanda".


26/07/2009: Inserito l'e-book "Marionette e marionettisti" nella sezione "Romanzi e racconti".


23/07/2009: Aggiornata la lista delle case editrici che pubblicano narrativa fantastica.


17/07/2009: Inserita la traduzione della "Evil Overlord list" in formato PDF nella sezione "Guide alla scrittura".


08/07/2009: Correzione di alcuni passaggi nel racconto "Identità".


16/05/2009: Inserito l'e-book "Giochi di guerra" nella sezione "Romanzi e racconti".


03/05/2009: Inserito l'e-book "Le nozze d'Inverno" nella sezione "Romanzi e racconti".


01/05/2009: Correzione di alcuni passaggi nel racconto "Lezioni di anatomia".

Licenza

Gli articoli, le guide, i racconti e i romanzi pubblicati su questo sito sono protetti da licenza Creative Commons del tipo “Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate” 2.5. Come tale, chiunque è libero di riprodurre, distribuire, comunicare o esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare tali testi, sia in maniera integrale che parziale, a patto però d’indicare ad ogni occasione l’autore e il sito d'origine. È invece assolutamente vietato sfruttare tali testi per fini commerciali, modificarli o spacciarli per propri. Unica eccezione è rappresentata dal testo "Breve guida all'uniformazione grafica di romanzi e racconti", al cui interno sono esposte le diverse condizioni di distribuzione.

Titoli di coda

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e come tale non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Le immagini presenti sulle sue pagine sono state reperite su Internet e giudicate di pubblico dominio. Qualora qualcuno potesse vantare dei diritti su di esse, è pregato di contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica:

infinitisentieri@hotmail.it

Quanti siamo?