Quale critica? Atto terzo: il ritorno der Monnezza del monnezzone
L’articolo che segue è probabilmente quello che ha subito il maggior numero di rimaneggiamenti nella storia di Infiniti Sentieri. All’inizio avevo in mente di scrivere un pezzo con alcune considerazioni generali sul panorama della narrativa fantastica nel 2009. Poi, però, negli stessi giorni in cui buttavo giù le idee per quell’articolo, ecco scoppiare il “caso Monnezzone”, partito pressoché in contemporanea dai siti di Loredana Lipperini e d’Andrea G.L., a cui si sono poi aggiunti una serie di articoli che con quell’argomento hanno poco o nulla a che fare, ma con il rapporto lettore-critica ne hanno eccome. In questa sede vorrei mettere in luce alcuni aspetti a mio avviso rimasti un po’ nell’ombra nelle discussioni di cui sopra, seppur meritevoli d’attenzione. Ne consegue che non intendo proporre un’argomentazione esaustiva, quanto degli spunti di riflessione, mediati, inutile dirlo, dal mio personalissimo punto di vista.
No, Thomas, non si sta parlando di te.
CAPITOLO I: Un brutto biglietto da visita
Partirò alla lontana, vi avviso.
A volte, entrando in certe librerie e avvicinandomi al reparto Fantasy, vengo colto da un terribile senso di vergogna. E non perché reputi quei libri figli di un dio minore, ma per il modo in cui il genere che tanto amo viene trattato. Non mi sorprendo, quindi, se la maggior parte delle persone non avvezze al Fantastico colleghi la parola “fantasy” a draghi ed elfi, se non addirittura a storie smaccatamente rivolte a un pubblico giovane o, peggio ancora, infantile; insomma, nulla più di una letteratura d’evasione sempre uguale a se stessa.
A volte entrando in una libreria mi sento come Antonio Albanese ne “L’uomo d’acqua dolce”, con una sola differenza: io ballo molto peggio.
Ahimé, capisco simili posizioni, pur non giustificandole. Dopotutto è innegabile che buona parte del Fantasy venga presentato proprio attraverso i soliti cliché: amazzoni vestite di tanga in pelo d’orso con in mano spadoni tre volte più grandi di loro, draghi che s’azzannano, maghi perennemente vestiti con saio e cappuccio e con l’immancabile bastone di legno… In effetti a guardare le copertine di certi volumi pare di trovarsi di fronte più a dei poster, magari bellissimi, ma pur sempre semplici poster. Una copertina, pardon, una buona copertina dovrebbe infatti riassumere in sé non solo ciò di cui il libro parla, ma anche l’essenza del medesimo. Disegnare copertine è un lavoro difficilissimo e non basta ficcarci dentro i soliti stereotipi. Ecco perché, per fare un esempio, le copertine realizzate da un Paolo Barbieri o un Keith Parkinson, per quanto di pregevolissima fattura, mi lasciano un po’ indifferente (non tutte, sia chiaro), al contrario, non so, di quelle di un Federico Aliberti o un John Jude Palencar (ma anche qui vale il discorso di prima, seppur al contrario, vedi i libri di Paolini).

Due copertine di John Jude Palencar. La prima è come se recitasse “Questo è un romanzo Fantasy modello standard n° 364359/B”. La seconda, invece, “Donne nude e tanto sesso”, che è già di per sé più originale ^_^
Perché parto dalle copertine? Semplice: perché esse rappresentano il primo contatto che il genere crea con i possibili lettori, ne sono una sorta di biglietto da visita. Ora, è indubbio che se il 99% delle copertine sono tutte uguali la gente finirà per pensare che lo siano anche i romanzi al loro interno. Non ci credete? Provate a passare davanti al settore Harmony e poi ditemi se automaticamente non vi viene da pensare alla medesima cosa. Che dite? Harmony è una collana e come tale non può essere raffrontata con un genere? Giustissimo, e infatti è proprio qui che vi volevo. Perché il rischio – che a giudicare dai commenti dei vari Cortellessa & Company non è tanto campato in aria – è che un genere come il Fantasy venga ridotto a livello di percezione come una collana, una serie di libri caratterizzati tutti dalla medesima struttura narrativa. Insomma, detto in poche parole, la prima immagine che il Fantasy crea attorno a sé è quella di una letteratura da “catena di montaggio”, puramente manieristica e carente di elementi innovativi. Non sorprendiamoci quindi se poi Cortellessa afferma che «il 95% della comunicazione libraria e il 95% dello spazio espositivo privilegiato nei punti vendita è militarmente appaltato a “draghi, complotti, maghetti”?», il tutto portando al collegamento – errato, lo sottolineo – maghetto = letteratura di serie B. Ma questo è solo un dettaglio. Il discorso, lo accennavo in fase introduttiva, è molto più ampio e coglie molteplici aspetti.
CAPITOLO II: Esiste il monnezzone?
Alcuni giorni fa scrivevo sul blog di Francesco Dimitri che l’attenzione di noi appassionati di narrativa fantastica dovrebbe rivolgersi più verso le case editrici piuttosto che nei confronti di critici o giornalisti dotati magari di una vastissima cultura, ma con scarsa dimestichezza con il genere da noi tanto amato. La ragione si collega a quanto sopra scritto: se vogliamo che la narrativa fantastica tout court si lasci alle spalle l’immagine da catena di montaggio dobbiamo essere noi i primi a fare ciò. Se una casa editrice basa tutta la sua campagna sugli stereotipi o proponendo le sue giovani leve sempre come i novelli Tolkien, beh, allora significa che a loro questa situazione va benissimo. Quindi, se già i nostri “esperti del settore” hanno scarso rispetto per quanto da loro pubblicato, come possiamo aspettarci una maggiore intelligenza da parte dei non addetti? Facciamo un altro esempio, altrimenti queste rimangono parole al vento prive di appigli con la realtà. Poche settimane fa Intermezzi editore ha pubblicato un bando, (QUESTO). Bene, leggetelo e poi ditemi se non è un agglomerato di mancanza di rispetto verso il genere da lei stessa pubblicato. Altro esempio di scarsa lungimiranza? Che ne dite del fatto che uno scrittore sulla bocca di tutti come China Miéville non viene ristampato da Fanucci? O dell’assenza in Italia di un certo Sapkowski? Ecco, questo è il potere delle case editrici, un potere tale da veicolare non solo quello viene o non viene pubblicato, ma anche il come viene pubblicato, andando, pertanto, ad influenzare l’opinione che la gente si farà riguardo il contenuto della narrativa fantastica. Un lettore occasionale che vede 9 libri su 10 presentare sostanzialmente la stessa trama (e sono già molto ottimista), che voglia pensate possa avere di mettersi a cercare quell’unico libro davvero originale?
Sdoganare la narrativa fantastica significa anche questo: sottolineare le differenze al suo interno, far capire che a fianco di elfi e draghi ci sono libri dove ditte di demolizioni aliene, a causa di qualche “disguido” burocratico, causano l’estinzione della razza umana, dove uomini che si risvegliano da un malore scoprono che il proprio figlio in verità non è mai esistito, dove donne che possiedono il “dono” di provare un piacere immenso dal dolore vengono addestrate come spie puttane, e molto altro ancora.
Il problema, però, è che molto spesso è lo stesso fruitore di narrativa fantastica a storcere il naso quando gli si propone qualcosa di davvero originale e lontano dai soliti cliché. Racconto di vita: tempo fa mi ero messo a parlare di Steampunk e New Weird a un conoscente, lettore anche lui di Fantasy. La sua reazione è stata – parole testuali – “Ma questo non è Fantasy!”. Ohibò, e io che pensavo che un libro Fantasy avesse il privilegio di poter uscire da qualsiasi schema precostituito! A quanto pare mi sbagliavo.
Spiacente, amico, ma sei troppo originale per diventare un personaggio fantasy.
Il medesimo discorso va poi applicato agli altri operatori, come quei siti che sostengono di non recensire opere pubblicate dietro pagamento, ma che poi fanno l’esatto contrario. O ancora, che dire di quegli autori come Ghirardi che affermano di scrivere Fantasy perché lo considerano un genere facile? Io non dico che i vari Cortellessa siano da ignorare (dopotutto già il titolo di questo articolo dovrebbe far intuire che non è la prima volta che mi soffermo sull’argomento), dico solo che non sono loro la priorità. Prima le cose vanno cambiate dall’interno.
“Come mai un Fantasy?” “Beh, perché un Fantasy mi sembra più, cioè, più semplice”. Rabbrividiamo…
Quindi, per tornare alla domanda che dà il titolo a questa prima parte, esiste il monnezzone? Per quanto mi riguarda la risposta è: sì, esiste, e rappresenta anche più del 90% della narrativa fantastica (ma non solo) presente nelle librerie. L’unica differenza tra me e Cortellessa è che io non lo identifico in un genere narrativo piuttosto che un altro, bensì nei singoli volumi.
CAPITOLO III: Difendere cosa?
Sia chiaro: quando io sento definire la narrativa fantastica, presa nella sua interezza – che è già di per sé un errore di metodo – come un genere minore, un ammasso di storielle sceme per bamboccioni o peggio ancora, beh, in quei casi m’incazzo. Tuttavia non intendo in alcun modo difendere il genere.
No, non è un paradosso. Come già accennato nel precedente capitolo, io preferisco distinguere tra buoni e brutti libri (o film), e giammai tra buoni e brutti generi, distinzione che ripudio con tutte le mie forze. Difendere un intero genere significherebbe infatti difendere anche quei libri che non godono del mio piacere, ovvero la mia personalissima lista di monnezzoni.
Prima una precisazione: io non sono tra quelli che ritiene che in un mondo perfetto i monnezzoni non dovrebbero esistere. Tuttavia sono anche dell’opinione che un monnezzone vada trattato per quello che è: un libro di scarsa qualità artistica e che nulla aggiunge al panorama letterario/cinematografico. Insomma, in questa categoria io c’infilo sia i libri/film veramente brutti che quelli scritti/diretti in maniera onesta, da autori che magari sono pure consci dei propri limiti.
Ciò che invece non mi va giù è quando un autore di monnezzoni viene elevato a nuovo astro nascente del mondo della narrativa o come grande innovatore del panorama. Ecco, purtroppo la situazione in Italia, per come la vedo io, è molto simile a questa seconda posizione. Sebbene il nostro mercato conti una netta, nettissima prevalenza di monnezzoni, in giro si leggono un sacco di commenti entusiasti sullo stato del fantastico in Italia. E la cosa assume tratti ancora più grotteschi nel vedere come moltissimi di questi autori si diano continue pacche sulle spalle per sostenersi a vicenda, perché tanto l’importante è che il mercato cresca, e chi se ne frega se si muove nella direzione sbagliata.
Tale situazione nasce soprattutto da una scarsa presa di coscienza da parte degli autori stessi, molti dei quali non hanno stimoli a migliorare proprio per il fatto di essere stati pubblicati (Strazzulla docet). Insomma, manca l’onestà intellettuale propria di un genuino autore di monnezzone.
Prendiamo di nuovo gli Harmony. Chi scrive per Harmony sa benissimo che il suo libro sarà catalogato come letteratura marginale, per usare la classificazione di Spinazzola. In questo caso, è la pubblicazione medesima a determinare il livello qualitativo dell’opera agli occhi del lettore. E sia chiaro: io provo grandissimo rispetto per un autore di Harmony, perché è uno scrittore conscio dei propri limiti, uno scrittore che non si erge sopra nessun piedistallo (e come potrebbe, dopotutto?), insomma uno scrittore onesto. Invece con gli autori italiani (molti, non tutti) ciò non accade. Anzi, alcuni autori di monnezzoni, di fronte alle parole di Cortellessa, si sono pure indignati (sia chiaro, giusto per evitare sterili polemiche: qui mi riferisco solo a coloro che ho letto integralmente; su tutti gli altri non mi esprimo).
Tutto ciò, lo dico in tutta sincerità, mi fa sorridere, in quanto significa che costoro non hanno nemmeno coscienza dello stato penoso in cui si trova la narrativa italiana, fossilizzata com’è su topoi vecchi di decenni e che non aggiungono assolutamente nulla al panorama artistico, anzi, non fanno altro che svilirlo. Ecco perché trovo inutile l’iniziativa partita dal blog di Eleas volta a recensione libri non di ambito fantastico per dimostrare la propria “elasticità mentale”. Come ho già scritto sul blog di Francesco Dimitri, non sento alcun bisogno di dimostrare di leggere anche altro nella vita. Lo so e questo mi basta. Ma soprattutto non vedo perché dovrei mettermi sullo stesso piano di chi sbaglia (e qui mi riferisco a Cortellessa) per dimostrare la mia veridicità. Ma grazie al cielo non sono l’unico a pensarla così, come dimostra il link di cui sopra.
Insomma, prima di mettersi a difendere a spada tratta il fantastico in Italia, sarebbe il caso di fermarsi e riflettere sugli errori che stanno commettendo i nostri “esperti del settore”. Altri esempi? Il fatto che molti libri vengano pubblicati dopo editing penosi, l’assoluta mancanza di voglia di migliorare da parte di alcuni autori, il continuo paragone con scrittori di un passato ormai morto (leggasi Tolkien)… Devo continuare?
Ripeto quanto già scritto: io a difendere il Fantasy italiano non ci penso proprio, e questo perché sono dell’idea che il Fantasy italiano non esista. A me che un libro sia italiano, inglese, cileno o austro-ungarico non importa un fico secco. A me interessa solo leggere buoni libri, senza bisogno di legittimazioni di alcuni tipo, per riprendere sempre le parole di Dimitri. E se si vuole dimostrare il valore della narrativa fantastica, allora c’è una sola cosa da fare: cominciare a scrivere buoni libri, anziché continuare a lamentarsi dei critici.
CAPITOLO IV: Quale speranza?
Alcune settimane fa stavo facendo colazione a base di latte (rigorosamente freddo, mai riscaldato), yogurt (causa stramaledettissimo dente del giudizio che m’impediva di mangiare qualsiasi così con una consistenza superiore) e giornale (dio, che immagine snob…). Disquisizioni a parte su pasti e problemi dentali, la mia attenzione finisce su un articolo di Nicola Langioia intitolato “aNobii: critici addio, la recensione la facciamo noi”. Per la cronaca, lo potete leggere QUI. C’è un passaggio, nel finale, che riassume alla perfezione il mio pensiero riguardo l’importanza della critica di mestiere al giorno d’oggi.
I commentatori italiani di aNobii, al contrario – troppo numerosi per non rompere il recinto di intellettuali, scrittori e aspiranti tali in cui spesso sono chiusi anche i lit blog – sono lettori accaniti e disinteressati, e mostrano di avere attraversato l’intera esperienza di un libro: hanno speso soldi per acquistarlo, e tempo per leggerlo, lo hanno davvero amato o detestato, e spesso con competenza e senza inutili puzze sotto al naso restituiscono una passione e un’intelligenza che risultano contagiose.
Motivo per cui preferiscono consigliarsi i libri tra di loro piuttosto che aspettare l’ennesima recensione capace di accostarsi a un libro come a un topo morto. Forse, per una volta, i soloni di cui sopra potrebbero mettersi in discussione davanti a un’esperienza come questa. A meno che non preferiscano morire comodamente sotto il crollo delle torri d’avorio e di risentimento dentro cui si addormentano ogni sera.
Con parole senz’altro migliori delle mie, Langioia coglie nel segno: buona parte dei critici oggi in circolazione non dispone né degli strumenti né dell’apertura mentale per cogliere quanto di buona offra la narrativa contemporanea, anche di ambito fantastico.
Altro racconto di vita. Alcuni anni fa ho sostenuto un esame di Comunicazione letteraria nell’Italia novecentesca. Finita l’interrogazione sulla parte monografica e in attesa di passare dall’assistente, intento a torturare un mio malcapitato collega, mi metto a chiacchierare con il docente su di un testo di Luciano Bianciardi, La vita agra, e da lì si deraglia sulla figura del critico letterario. Quanto mi disse il professore si collega con la posizione sopra espressa. Mi disse infatti che la figura del critico “classico” sarebbe morta nel giro di pochi anni per far posto a una nuova generazione. E questo non perché le vecchie metodologie non andassero più bene, ma per un’ignoranza di fondo nei confronti dei nuovi media. In pratica, un critico per così dire “anziano” non sarebbe mai riuscito a cogliere eventuali riferimenti di un opera al mondo dei fumetti, dei videogiochi o quant’altro; e un critico che non dispone di una base culturale tale da cogliere qualsivoglia riferimento non potrà svolgere il proprio lavoro al pieno delle forze.
Il ragionamento non fa una grinza. Ed è proprio per questa ragione che ritengo un’inutile spreco di forze l’iniziativa descritta nel precedente capitolo. Non si può creare un dialogo quando mancano le basi per comprenderlo. E attenzione: questo lo dico senza alcuna supponenza, in quanto è un discorso che vale in entrambe le direzioni.
Ciò che invece dobbiamo fare, e lo ripeto ancora una volta, è rivolgerci a chi invece dispone (o almeno dovrebbe) degli strumenti tali per smuovere davvero le acque, ovvero gli editori. Cortellessa fa benissimo a incazzarsi dell’assenza di libri che hanno fatto la Storia della letteratura nelle librerie per far spazio ai vari Paolini e Mayer, perché è vero. Così come noi lettori di narrativa fantastica ci dovremmo incazzare per essere trattati come bamboccioni capaci di seguire solo le mode, altrimenti anche noi correremo il rischio di veder sparire i grandi classici del passato; rischio che tra l’altro non è nemmeno così distante (giusto ieri sera il buon Duca mi raccontava di come una grossa libreria della sua zona fosse sprovvista di Fanteria dello spazio; QUI invece Lara Manni aggiunge altri libri). Non ha quindi senso scannarci tra di noi, perché equivarrebbe a una guerra tra poveracci. Anche se non sembra, le posizioni di Cortellessa e dei suoi detrattori sono infatti le medesime: lui si lamenta dell’assenza di narrativa di qualità nelle librerie, noi di una percezione errata di quello che è realmente il fantastico.
Che mondo sarebbe senza Nutella? E senza Heinlein, Pratchett, Radcliff, Ray, Adams…?
Non ha invece senso continuare con questo un muro contro muro dove nessuna delle due parti riesce a cogliere – o vuole cogliere – quanto di buono è sostenuto dall’altro. L’ho già scritto in fase introduttiva: il qui presente non approva la posizione assolutistica di Cortellessa. Eppure le sue parole esprimono anche una tragica realtà: il predominio assoluto non tanto della cattiva letteratura, quanto di una cattiva letteratura che oltretutto viene presentata come di alta qualità e si crede pure tale (non ci credete? andatevi allora a leggere alcune affermazioni della Meyer su Shakespeare). Ed è proprio su questo aspetto che l’attenzione di noi tutti si deve concentrare. Se vogliamo davvero che la narrativa fantastica si sviluppi in Italia, non serve a nulla difenderlo a spada tratta nella sua interezza. Gli e ci faremmo solo del male.
Appendice: Lettera aperta a G.L. d’Andrea
Prima alcune doverose precisazioni. La prima: ciò che segue ha a che vedere solo parzialmente con quanto scritto sopra, tanto da essere stato incerto sino all’ultimo se creare o meno due articoli separati. Alla fine ho optato per l’accorpamento in quanto l’idea era nata in contemporanea e non a seguito dello scambio di battute avuto sul blog di Dimitri (e questa è la seconda precisazione). Ultima nota: ho deciso di scrivere questa “appendice” anziché un’e-mail perché A) non ritengo di aver nulla da nascondere e B) questa storia è nata in rete e credo sia giusto che muoia in rete. L’obiettivo, comunque, è soltanto quello di chiarire alcune mie posizioni.
Detto questo, passo al nocciolo della questione, ma per farlo permettimi di tornare un po’ indietro nel tempo.
Parto con il dire che, a differenza di quanto si possa pensare, la mia presenza alla fiera del libro di Torino dell’anno scorso non aveva l’obiettivo di sputtanare poi chicchessia. Al contrario ero sinceramente curioso di ascoltare la presentazione di Wunderkind, soprattutto visto e considerato che la lettura dei primi due capitoli del romanzo non mi aveva convinto al 100%.
Ora, sempre a differenza di quanto molti pensano, io non sono uno a cui piace sparare a zero sugli autori italiani, e una certa recensione presente su questi lidi oltre al fatto di aver più volte citato autori a mio avviso validi (a partire da Dimitri) credo lo possa ampiamente dimostrare. Se quindi dico che un libro non mi piace o non mi ha convinto all’acquisto, significa proprio che quel libro non mi piace o non mi ha convinto all’acquisto.
Ma cosa non mi ha convinto? Tu, d’Andrea, parli spesso di deformare la realtà, di violentarla. Ecco, questo è uno dei punti focali. Per quanto la tua sia una posizione accettabilissima, quando leggo un libro di ambito fantastico, la deformazione della realtà non mi affascina, o quanto meno lo fa meno di altre tecniche narrative. Quello che invece mi attrae è il ribaltamento della realtà. Non è un caso, quindi, che il mio autore preferito sia un certo Richard Matheson, uno che sul ribaltamento ne sa parecchio. Prendiamo la descrizione dei palazzi nel primo capitolo di Wunderkind. Come scrissi a suo tempo al buon duca in chat – entrambi avevamo letto da poco le pagine presenti in rete e ci stavamo scambiando alcune impressioni –, l’idea di presentarli come creature dotate di vita mi aveva lasciato perplesso, ma non per l’idea in sé. Avrei infatti gradito di più, per via di una sana voglia di sense of wonder, trovarmi di fronte a dei veri palazzi-mostri, ovvero a un ribaltamento di una situazione altrimenti prevedibile, al pari della scena iniziale che si rivela poi essere solo un sogno che, senza offesa, è uno dei cliché più abusati dalla narrativa. Tuttavia lo stile non mi era dispiaciuto (l’immagine del temporale che “rotola da lontano” la trovo evocativa al punto giusto). Insomma, in quelle pagine c’erano aspetti positivi e negativi, da cui la mia voglia di vedere la presentazione.
Non solo. Visto che mi piace informarmi sui libri che in qualche modo solleticano la mia curiosità, in quello stesso periodo lessi una tua intervista a Panorama (QUESTA). Anche lì stesso discorso di sopra: alcune affermazioni mi avevano portato ad applaudire, altro mi avevano lasciato perplesso, come la risposta alla penultima domanda dove affermi di non leggere libri pubblicati da case editrici a pagamento perché lo ritieni “immorale” (pensiero che condivido), ma allo stesso tempo lodi Meridiano Zero, che è un editore a pagamento (per quanto sia d’accordo con te che ha un ottimo catalogo, tanto che in questo stesso articolo cito indirettamente un libro da loro pubblicato: L’uomo che credeva di essere se stesso di David Ambrose).
Scrivo tutto ciò è per ribadire che ogni mia affermazione qui o su altri lidi nasce da motivazioni coerenti con quanto ho sempre espresso in passato, senza alcun accanimento, che non vedo nemmeno come possa esserci, visto ti ho “dedicato” un solo articolo in due anni di vita del sito e sugli altrui forum/blog ho sempre specificato di aver letto solo le prime pagine.
Comunque, a prescindere di quanto detto durante la presentazione e di quanto da me poi scritto sul famoso articolo, c’è una cosa che però mi preme sottolineare. Ogni mia affermazione è sempre stata giustificata, e mi piacerebbe che altrettanto sia fatto nei miei confronti. Quando su FM mi hai dato dell’imbecille la tua motivazione sul fatto che io stessi sbagliando è stata, parole testuali: «Attenzione: il solito imbecille armato di blog e di terza elementare potrebbe obiettare che sto facendo confusione con la corrente del Realismo in voga negli anni che furono… non è così…» Un po’ poco, non trovi? Visto che io ho scritto che è errato fare un confronto tra una corrente letteraria e un genere letterario (che è diverso da quello che hai scritto tu), mi piacerebbe sapere nei dettagli in cosa io erri.
Sia chiaro: se scrivo tutto ciò è solo perché sono dell’idea che le regole debbano essere uguali per tutti. Cosa intendo? Ci arrivo subito. Al termine del mio articolo su Infiniti Sentieri scrissi che mi avevi dato l’impressione (e sottolineo l’impressione) di una persona con una “profonda ignoranza in campo letterario”. Parole che confermo, perché quella fu proprio l’impressione che mi creai. Ecco, ora leggiamo un po’ la seguente citazione:
Ora: a parte una serie di sproloqui molto ben argomentati con fuffa al sapor di calzino sporco, io non ho letto UNA tua sola motivazione per cui il fantastico (salvo Landolfi! Salvo Borges – per favore, vai a vedere il Libro di Sabbia e leggi nelle dediche, grazie) sia monnezza. Simpaticamente parlando questo significa essere ignoranti. Simpaticamente, le ventimila battute di cui sopra, ti portano a ricevere il premio di Arrampicata Sugli Specchi 2009. Complimenti.
Riconosci queste parole? Dovresti, visto che sono tue. Le hai scritte sul blog di Loredana Lipperini e sono riferite ad Andrea Cortellessa (e dubito che anche lui possa essere accusato di essere arrivato appena alla terza elementare). Parole dure, anche più delle mie, visto che qui non c’è nessuna “apparenza”. Ecco, è questo quello che intendo quando dico che le regole devono essere uguali per tutti. Non puoi accusarmi di essere uno che non fa altro che insultare gli altri (cosa tutta da dimostrare) e poi fare la stessa cosa. E sia chiaro: io non critico le tue parole, perché, in riferimento al discorso che si stava tenendo in quella sede, le ritengo in buona parte corrette. Ma esattamente come tu puoi avere l’impressione che una tal persona sia ignorante in una tal materia, perché non potrebbero averla pure altri nei tuoi confronti? Perché io divento automaticamente uno che insulta a raffica e uno stalker (anche questa cosa non veritiera, e tu lo sai benissimo, visto che non sono mai venuto a romperti le scatole né per e-mail, né sul tuo sito, né altrove) e tu una vittima pur mandandomi a fottere o scrivendo e-mail a terzi in cui offendi il sottoscritto (già, sono a conoscenza di quelle e-mail)?
Come già scritto, io quando scrivo o dico qualcosa lo motivo. Mi piacerebbe che quando mi vengono lanciate delle accuse, si faccia altrettanto. Ma soprattutto, come accennato anche nell’articolo vero e proprio, mi piacerebbe che la si finisse con questo muro contro muro. Difficilmente due come noi andrebbero a bersi una *inserire bevanda a caso* insieme. Ma ciò non toglie che all’interno di una discussione ci si possa quantomeno rispettare, senza dover mandare affanculo l’altro solo perché, in un’occasione completamente diversa, ha osato esprimere un pensiero diverso dal proprio. Come accennato sul blog di Dimitri, io sono uno che al termine di una qualsivoglia chiacchierata, anche di quelle aspre, resetta il tutto; e se dopo una settimana rincontra quella tal persona, ascolta quanto ella abbia da dire in riferimento al nuovo argomento, senza preconcetti basati sul passato. Ma forse sono io a essere strano.

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Caro Okamis, la tua lettera aperta mi ha commosso. Quindi, ecco la mia risposta.
Primo: impara a scrivere il mio nome.
Secondo: Meridiano Zero non è una casa editrice a pagamento manco per il cazzo.
Terzo: vorrei sapere cosa dovrebbe fregarmene dei tuoi ragionamenti su quello che io faccio. Non ti piace quello che scrivo? leggi altro. Pensi di saper fare di meglio? accomodati, non è difficile. Ti piacciono gli autori che “ribaltano” la realtà? Bravo, ce ne sono di ottimi, ma a me che mi frega?. In altre parole: Che cazzo vuoi da me? Se pensi che io sia uno di quegli scrittori per cui “il cliente ha sempre ragione”, bè, ti sbagli.
Quarto: il tuo (vostro) atteggiamento da “il cliente ha sempre ragione” (di cui sopra) è estremamente utile alle Case Editrici che spacciano immondizia. Questa è una cosa su cui dovresti/e ragionare un po’.
Quinto: della tua impressione sulla mia presunta ignoranza in campo letterario mi ci pulisco il culo. Per citare Aristotele (lo spacciatore che abita al piano di sotto).
Sesto: sesto.
Settimo: per quel che mi riguarda non c’è nessun muro contro muro. Ci sei tu che, per qualche tuo oscuro motivo, hai deciso di trasformarmi in una sorta di “nemesi”, (una banalità tra l’altro visto che lo fanno già un sacco di altri) e ci sono io, che ho le traduzioni da controllare, l’editing da mettere a posto e un bel po’ di roba che, in quanto aspirante, ti auguro di provare. E non lo dico con astio. Lo dico SUL SERIO. Lo dico perchè, forse, quando finalmente voi Farisei del Word Processor riuscirete a entrare in una casa editrice FINALMENTE inizierete a capire quanto deleteri siano la vostra supponenza e i vostri atteggiamenti da Difensori Dell’Universo Letterario Dei Miei Coglioni.
Quindi: la chiudiamo qui, vero?
1) Dov’è che ho sbagliato a scriverlo che correggo subito?
2) Che si tratti di una casa parzialmente a pagamento lo affermano loro stessi nella “Guida 2009 agli editori che ti pubblicano” (Delos Books) dove alla voce “Cosa si richiede all’autore?” vi è scritto “Acquisto di copie del libro”. Essendo la guida basata sulle affermazioni dei singoli editori, non vedo perché non dovrei credere a ciò.
3/4) Non penso assolutamente che il cliente abbia sempre ragione. Anzi, sono sempre stato dell’idea che un autore debba parzialmente fregarsene del pubblico. Come direrrebbe Gaiman: *inserire nome di autore a caso* is not your bitch. Lui si riferiva ai tempi biblici di Martin nello scrivere il nuovo libro, ma il concetto credo si possa allargare. Il senso di quel discorso – visto che in giro a volte sembra quasi che il sottoscritto, come altri, parli male di un libro per puro divertimento – era far capire come invece io segua, come qualsiasi altro lettore, una serie di principi nello scegliere un libro. Il fatto, poi, che un libro non presenti quelle caratteristiche che solleticano la mia fantasia non significa che esso sia necessariamente di bassa qualità, tanto che sfido chiunque a trovare una mia affermazione negativa sul Wunderkind preso nella sua interezza.
5) Credo che Cortellessa stia facendo la medesima cosa. Stesso spacciatore? Come già scritto, io non critico le parole (che ritengo legittime). Critico il fatto che io venga accusato di cose false (come il fatto di essere uno stalker) o di essere maleducato, quando leggendo i tuoi commenti non mi pare di trovare chissà quale eleganza nel linguaggio. Lo ripeto: le regole valgono per tutti. Non si può fare la vittima e adottare le stesse tecniche dei propri “aguzzini”.
6) Quattro ^_^
7) Anche questo non mi pare sia vero. Come già scritto, ti ho dedicato pochissimo spazio, sia qui che su altri lidi. Quindi questa storia della nemesi la vedi solo tu. Un’ultima cosa: forse non l’hai ancora capito, ma io con l’editoria ci mangio. Ma forse se uno non lavora in Mondadori vuol dire che non capisce un cazzo…
1) ovunque. Ma ti ringrazio, perchè mi hai restituito il titolo nobiliare che i Savoia usurparono ai miei borbonici antenati.
2) Se la tua fonte è affidabile vuol dire che stanno con l’acqua alla gola (il che non mi sorprenderebbe, ma mi dispiace molto). Meridiano Zero, comunque resta una delle case editrici italiane con uno dei cataloghi più interessanti.
3) Okamis, bello mio, puoi dire quello che ti pare del mio libro, sai che mi frega, meno quando mi dai del coglione. Ecco, ma magari questa ce la spieghiamo dal vivo.
4) quattro.
5) Se permetti, c’è un po’ di differenza fra te e Cortellessa. Il quale, se non altro, si è rivelato curioso e rispettosa di chi i libri li scrive. Pur stroncandoli in maniera abietta. Mi spiego: leggere due pagine di un libro e giudicarlo, per come la vedo io, è uno dei diritti sacrosanti di un lettore. Leggere due pagine e dire “io le avrei fatte così” si chiama spocchia.
6) sei
7) Sì, la vedo solo io. Probabile. Fai però il conto di quanto tempo ci hai messo per montare il famoso “video” in perfetto stile squadrista. E poi vai da uno psicanalista. La prossima volta, baby, perchè non alzi timidamente la manina e non fai la domanda ad alta voce?
Permettimi una cosa. Tu dici, con una certa dose di astio “ma forse chi non lavora in Mondadori bla bla bla”. Posso assicurarti che ho trovato molta più professionalità in lettori e “amatori” che in quel di Segrate. Molta. E sai perchè? perchè Mondadori è la perfetta lente d’ingrandimento del panorama culturale italiano. Di cui, che vi piaccia o no, fate parte, esattamente come me. O davvero credi che chi lavora in M. non abbia internet e non lo usi per capire cosa fare (e magari cosa imporre agli pseudoscrittorucoli che SI LASCIANO imporre cose TERRIFICANTI) per vendere libri?
Adesso, se vuoi scusarmi, spero di aver risposto alle tue domande. Spero, inoltre, di averti lasciato qualche dubbio su cui, possibilmente, sarebbe bello se ragionassi. Altrimenti, come diceva un mio amico, prendi le mie considerazioni e scaricale nel cesso. Non ha importanza.
Perdonami D’Andrea, però mi sembra che le tue argomentazioni non vadano oltre un generico “non me ne frega un cazzo di quello che dici”, per di più condito da una rivisitazione edulcorata del “se te pijo te gonfio”. Insomma, roba da coattello der Quadraro.
Zweilawyer
Zweilawyer: se non ti piacciono le mie argomentazioni, bè, sai già quel che ne penso, giusto? Chiedere è lecito, rispondere cortesia. Mai stato cortese.
G.L. ha scritto:
Cortese o no, alla fine hai risposto. Quindi la frase quotata non ha alcun motivo d’essere. In generale, dai l’idea di provare un profondo astio nei confronti di chi non la pensa come te.
No, zweilegionari, è che mi disegnano così.
@ GL:
1) Continuo a non capire, ma fa niente… (tra l’altro detto da uno che poi storpia i nick degli altri…)
2) Concordo. Uno dei migliori cataloghi in circolazione. Nomi poco noti, magari, ma di alto spessore. E’ stata infatti l’unica casa editrice a pagamento per la quale ho infranto il mio “giuramento”, dovendo fare un regalo a una persona che non conosceva lingue straniere.
3) E mi piacerebbe sarebbe quando ti avrei dato del coglione, cosa che ho già ripetuto più volte.
5) Non mi pare di aver detto che “io il libro l’avrei scritto così”. Ho invece detto che, date le premesse, mi sarei aspettato altro, che è cosa ben diversa. Tra l’altro è un discorso che fa chiunque nel momento legge un libro che poi o non lo soddisfa o non lo convince all’acquisto. Tra l’altro, mi pare che in questa discussione il sottoscritto stia mostrando grossissimo rispetto nei tuoi confronti, nonostante i continui attacchi. Ribadisco quanto già scritto: tenere il broncio (ed è un eufemismo) per qualcosa scritto quasi un anno addietro, non fa parte del mio DNA.
7) All’inizio, come scrissi su FM, il video doveva essere un montaggio più generale sulla fiera. Tra l’altro – e Carraronan può confermarlo – all’inizio io sarei dovuto scendere in quel di Torino in un altro giorno. Quando, leggendo i programmi, ho scoperto che il sabato ci sarebbero stati un paio di incontri che giudicavo interessanti (il tuo e quello serale con Magdi Allam) ho cambiato giorno. Ma ti assicuro che non ero lì con alcuna idea precostituita, ma con sincera curiosità. Che poi l’incontro non mi abbia soddisfatto è tutto un altro paio di maniche. Le battute all’interno del video, poi, avevano lo scopo di rendere un filo meno monotono un video composto solo da foto, causa problemi tecnici miei. E comunque il discorso non è stato tagliato in nessuna sua parte significativa, quindi chiunque può farsi un’idea al riguardo. Sul fatto che non abbia fatto domande sulla fine, hai ragione. Lo scrissi infatti anche su FM, e questo prima della realizzazione del video. Avevo una domanda, ma poi mi sono sono scordato di porla. Resta il fatto che te l’ho fatta in altra sede, ma tu non hai ancora risposto: come si può fare un paragone tra un genere lettarario e una corrente letteraria? Altra domanda a cui sembra che tu non voglia rispondere riguarda l’accusa di stalking nei miei confronti. Ma in quest’ultimo caso il detto “chiedere è lecito, rispondere è cortesia” non c’entra nulla. Non rispondi perché sai che è una falsità.
Non ho mai fatto paragoni fra generi letterari e correnti letterarie. Cerco allora di chiarire il mio pensiero: sono assolutamente convinto che il linguaggio del fantastico, adesso, nella nostra epoca e nel nostro disgraziatissimo Zeitgeist, sia l’unico in grado di esplicitare la Realtà. C’è maggiore realismo nel Guernica di Picasso che nelle foto dell’epoca sul medesimo avvenimento. E’ stato così con Lovecraft, unico ad aver mostrato gli abissi ontologici e metafisici che le teorie sulla meccanica dei quanti avevano portato alla luce. E’ così adesso nella nostra epoca di Narrazione Globale e lo sarà per parecchio, temo. Meglio?
Poi, permettimi, sul video (l’incontro non ti ha soddisfatto, sorry, faccio lo scrittore non l’intrattenitore, magari se avessi posto la domanda saresti stato più contento) tu scrivi “Le battute all’interno del video, poi, avevano lo scopo di rendere un filo meno monotono un video composto solo da foto, causa problemi tecnici miei”
Rendere meno monotono in quella maniera (mettere alla berlina in putro stile Striscia la Notizia, tanto per intenderci, visto che per te non c’erano “insulti”) è il manganello della nostra epoca. Te lo chiarisco meglio: più o meno come i calzini azzurri del magistrato che non mi piace. C’è una cosa in cui credo, fermamente (e guarda che sono serio) ed è la responsabilità dello scrivente. Per come la vedo io ci sono due vie da scegliere. O fare il collaborazionista con questo schifo di mondo oppure cercare di mettergli il bastone fra le ruote. Un mondo in cui il dileggio e la pernacchia hanno preso il posto alla discussione (anche accesa, ma pur sempre discussione) per omologare e controllare in maniera terrificante, pensieri opere e opinioni. Ora la scelta (e guarda che anche il non-scegliere è scelta) io penso che sia semplice. La mia l’ho fatta e me ne prendo oneri e onori. Tu, invece, da che parte stai?
Sulla prima parte:
Non ho la stessa percezione del Fantastico, quantomeno sul fatto che sia “l’unico in grado di esplicitare la realtà”, tuttavia rispetto il tuo pensiero, e questo perché al di là dell’idea che uno può avere su di un genere/corrente piuttosto che un altro, se l’argomentazione è motivata, allora è meritevole d’attenzione. Non a caso, non mi sono mai soffermato al riguardo.
Non mi sono invece trovato d’accordo su altre due cose. La prima è che, volente o nolente, per supportare la tua tesi (la quale si basava su una personale interpretazione di un macrogenere narrativo) tu abbia tirato in ballo non un altro genere, ma una corrente, corrente che tra l’altro ha grossi contatti con il fantastico (vedi l’esperienza di Calvino). Poi, magari, non è quello che volevi fare, è stato un errore involontario, ma resta il fatto che in quella parte di discorso si parlava da una parte di Fantastico e dall’altra di Realismo, elementi inconciliabili per definizione. Ma soprattutto ho criticato la tua definizione di Realismo la quale era molto ma molto ingenua (“La letteratura realista cerca in questo momento, a Roma, lì, chi c’è?”).
Sulla seconda parte:
Scusa, ma il tuo esempio non calza. Il giudice Mesiano è stato seguito DI NASCOSTO e all’interno della sua sfera PRIVATA. Tu ti trovavi in un incontro PUBBLICO e con spettatori in BELLA VISTA. Non solo. Mesiano in quel pseudo servizio veniva dileggiato per – ORRORE! – alcune scelte di abbigliamento, le quali nulla hanno a che vedere con la carica da lui rivestita. Io invece ho criticato affermazioni tue e della Troisi inerenti il campo letterario, che invece con il vostro lavoro hanno eccome a che fare, il tutto con tanto di motivazioni. Se permetti, c’è una bella differenza.
Ultima cosa: ma questa non ti sembra forse una discussione, al di là delle divergenze di pensiero? Visto che mi si critica di essere uno che offende a destra e a manca (dandomi però al contempo dell’imbecille da terza elementare e altre simpatiche espressioni), non avrebbe avuto più senso motivare le tue affermazioni, invece di accusarmi di cose assolutamente false (la questione dello stalking, sulla quale tu continui a non voler rispondere)?
Lo dico in tutta sincerità: non credo di essere lo spirito santo sceso in terra, tanto che in più occasioni ho fatto ammenda quando mi sono reso conto dell’errore. Ma sbagliare, magari involontariamente perché, presi dalla foga, ci si è fatti prendere la mano, lo facciamo tutti, te compreso. Io non sono per il “volemosse bbbene”, tanto da ripudiare il lecchinaggio che spesso si coglie nei siti degli autori da parte degli utenti esterni. Sono, come dici tu, per la discussione anche se accesa. Ma una discussione che non si basi su accuse fasulle e prive di fondamento e basate sul concetto di auctoritas. E comunque, mi pare che in questo articolo si colga benissimo da che parte sto, visto la risposta a tale domanda è proprio al centro del pezzo.
Okamis: sul fatto che Realismo e Fantastico siano inconciliabili, non siamo d’accordo. Io penso che siano la stessa cosa con due linguaggi diversi. Oggi il migliore è l’uno, domani, chissà. Mio pensiero, ovviamente.
Rigetto, ancora le accuse di “ignoranza” in materia. E ingenuità.
Seconda e terza parte sono interconnesse. Ti parlo di me, poi cerca tu “fra le righe” la risposta ai tuoi quesiti.
Ho pubblicato un libro. L’ho pubblicato per Mondadori, la Casa Editrice che mi aveva offerto più garanzie di libertà stilistica e contenutistica. Case Editrici minori, e apparentemente più di “qualità” mi avevano opposto parecchi paletti. Ho accettato quello che per me era il meglio per il mio libro. Non per me, per il libro. Il che non significa “quello che pagava meglio”, non si fa questo mestiere per soldi o per fama.
ovvero attaccando il marketing e non il libro…) il primo, ovvio, dubbio che chi legge il tuo “pezzo” (e magari non fa parte delle coterie di affezionati al tuo blog) avrà è “è invidioso”. E magari non lo sei, anzi ne sono sicuro! Di cosa dovresti essere invidioso (sono sincero, non ti prendo per il culo, credimi)? Appunto, ma è la scusa migliore che uno possa utilizzare, giusto?
Questo libro è uscito.
A qualcuno è piaciuto a qualuno no. Molto bene, come dico sempre, nemmeno gli Slayer piacciono a tutti (anche se ancora non capisco il perchè, mah). Il mio problema (che è anche un problema etico che non riguarda solo me come spero capirai, altrimenti non lo sottoporrei alla tua attenzione) è il seguente.
Ci sono stati personaggi che hanno chiaramente indicato nel sottoscritto (bada, non nel mio libro) il “nemico” che non solo è lecito “abbattere”, ma che è addirittura “doveroso” farlo.
Questo, secondo me, significa aver scelto di stare dalla parte di chi, manganello alla mano, copre di piume e di pece un bersaglio.
Il risultato di tutto questo è stata una vera e propria campagna d’odio (puoi crederci o meno, ma, toccando ferro, questa è stata l’unica settimana in cui non ho ricevuto hate-mail o provocazioni da che il libro è uscito, fatti due conti) culminata in minacce fisiche a me e a chi mi sta vicino. Minacce fisiche che sono partite con un “ti taglio cazzo e gola” (risposta “non si potrebbe fare il contrario?”) ma che via via si sono affiancate a tentativi di trovare in Rete il mio indirizzo e dettagli riguardo la mia privacy. Puoi capire bene che la cosa è meno divertente.
Ora, vorrei sapere, la parola “responsabilità” in tutto ciò dov’è?
E’ lecito, in nome di un libro (che ti ricordo è carta e inchiostro e poco altro), indicare in un tizio che vuole solo fare ciò che gli piace, un NEMICO? Come se quel tizio fosse piombato armato di pistola nelle case degli italiani a minacciare di morte chiunque non avesse letto il suo libercolo?
Io penso di no.
Ma forse sbaglio. Quando tu (e altri, perchè adesso non vorrei che vedessi nel mio dscorso un attacco al tuo operato, lo è solo in parte) usi determinati “effetti” per “rendere più divertente il pezzo” ti rendi effettivamente conto di cosa questo potrebbe provocare? E guarda che non ti sto accusando di aver scritto “tagliategli la gola!”, non l’hai fatto, lo so bene. Nessuno lo ha fatto. Ma… dileggiare qualcuno, per il puro gusto dell’effetto pirotecnico (finalizzato, magari, a incrementare il numero di contatti al blog), è comunque un atto estremamente aggressivo. E, se permetti, irresponsabile – con i dovuti limiti della parola e della libertòà di espressione che, sia ben chiaro, NON metto minimamente in dubbio. Quello che ho fatto su FM è stato, smeplicemente, cercare di farti provare sulla pelle cosa significhi trovare determinate associazioni sul proprio conto. Non un bell’effetto, mi pare di capire, anche dal tuo punto di vista.
Potresti (/e, solito discorso generale) ribattere che la colpa è mia, che tu (/voi, insomma hai capito, no?) stai solo difendendo “il lettore” da una porcata immonda (anzi Immondadori – ragazzi, se avessi un euro per tutte le volte che il mio libro è stato attaccato per il marchio…) io ti posso assicurare che stai, invece, ottenendo l’opposto. E guarda che, detto e ribadito, il 99% della narrativa di genere (vedi? non mi fermo al fantasy) e non, italiana è abominevole. Ma perchè dico controproducente?
Prendiamo un libro X che fa davvero schifo. Okay? Allora, se io attacco all’arma bianca l’autore e il libro (magari proponendo confronti del tipo HG Wells
Ergo: fatica sprecata.
Ma vado oltre.
Prendi sempre questa situazione e prendila dal POW (quanto vi piace!!!) di una Grande Casa Editrice, fatta al 99% di FARABUTTI che vivono di MONOPOLIO e che ragionano gli scrittori come magnaccia e i lettori come “utilizzatori finali”.
Ecco, il Grasso Editore, cosa dice? “Mi fermo ai numeri. Perchè devo ascoltare ’sta gente? sono dei decorticati che non fanno altro che crepare d’invidia!”
Risultato: non solo pompano al massimo porcate immonde – che però vendono perchè sono nel solco di altre porcate immonde che a loro volta… -, ma cercano (CERCANO) di rompere i coglioni anche a quelli che, magari dovendo combattere su più fronti, magari prendendosi sputi e minacce, magari passando per “snob” o “teste di cazzo” o “pessimo scrittore”, che magari fanno di tutto per convincere il suddetto Grasso Editore a prestare più cura al genere (che ne so, dando più tempo per gli editing? evitando di fregare il lettore trattandolo da cliente? con più cura in tutte le fasi del lavoro? con una maggiore consapevolezza del catalogo e non del best-seller?), che magari stanno spaccando la minchia per avere, chessò, un bel “Parallelo” su Lovecraft o per avere qualche bella traduzione di testi non ancora in vendita in Italia, e che stanno cercando di portare avanti un discorso che esuli dalla solida minestrina che tanto piace ai Geni Del Marketing dovendo lottare con le unghie e con i denti con la salvaguardia del proprio lavoro che potrà piacere o meno, ma che è suo e lo ama. E sai la cosa buffa? che quell’ipotetico scrittore è anche la dimostrazione che Davide può abbattere Golia. E che, se ci pensi, un po’ più di “Davidi” potrebbero costringere Golia ad avere un pochino più di rispetto (perchè quel cazzo di Golia, si rialza che ti pensi? mica è megalomane Davide). Per gli scrittori e per i lettori.
Ecco, fine della favoletta. (non dico parabola sennò domani mi trovo la mail intasata di stronzi che mi danno del “si crede di essere Gesù Cristo”)
Per le copertine brutalmente uguali, eccoti il colmo:
http://spaceofentropy.splinder.com/post/22038433/Perplessit%C3%A0+editoriale
Da rifarsi gli occhi (dal pianto, sia chiaro…)
Poi leggerò con clma anche il resto, ma sull’inizio sono disperatamente d’accordo…
@ GL:
Comincio con il dire che mi fa piacere che, finalmente, si sia giunti a un confronto sereno e privo di sott’intesi. Davvero, perché è proprio quello che volevo quando ho cominciato a scrivere questo articolo.
Detto questo, passiamo alle questioni importante. Aggiungo però un dettaglio.
Tu giustamente, usi a più riprese il plurale. È innegabile, dopotutto, che esistano due fronti (parola che non mi piace, ma che rende bene l’idea) contrapposti, l’uno che vede lo sviluppo della narrativa fantastica in Italia come possibile trampolino di lancio per altrui autori (non necessariamente italiani) e l’altro che invece vede il livello qualitativo abbassarsi terribilmente. Ovviamente sto semplificando.
Resta il fatto che anche all’interno di questi due fronti le divergenze sono moltissime. Ecco perché, quando possibile, mi piace parlare al singolare, proprio perché preferisco considerare ogni caso a sé. Ora, quando io (singolare) critica Mondadori, critico la Mondadori che divide i libri di Martin solo per far cassa fottendosene del rispetto verso i suoi lettori; quando critico Fanucci (editore a cui devo moltissimo, visto che pubblica alcuni tra i miei autori preferiti) critico la Fanucci che a 25 (dico 25!) Euro rifila un libro di Robert Jordan dove le pagine si staccano mentre le sfogli e ci sono errori di battitura in ogni pagina. Mai mi sognerei di attaccare una casa editrice nella sua interezza (a meno che non sia a pagamento, ma quello è un altro discorso), perché so che all’interno di ogni gruppo c’è sia gente professionale che emerite teste di cadmio. Frasi fatte? Mica tanto, altrimenti non starei qui a dirle, e te lo dimostro con un esempio; anzi due.
Alcuni mesi fa, quando è scoppiato lo scandalo (se così lo vogliamo chiamare) relativo ai plagi interni al fumetto del Mondo Emerso successe qualcosa di aberrante. Molti sfruttarono quell’occasione per attaccare la Troisi al grido di “ben gli sta a quella copiona di Berserker”. Bene, gente come il sottoscritto, Carraronan e altri siamo stati tra i primi a porci a difesa della Troisi. Qualcuno l’ha notato? Altro esempio. Poche settimane fa FM ha pubblicato una recensione che contravviene il regolamento del sito. Quando seppi che quella recensione stava per essere scritta, feci notare la cosa, e non per critica alla rivista, ma per difenderli da possibili critiche relative a quel pezzo. Già, io, quello che con FM non è mai stato troppo gentile in materia di recensioni. Ammetto che sbagliai a segnalare la cosa direttamente sul forum, anziché tramite PM, e anche se mi affrettai a cancellare subito il mio messaggio per comunicare il tutto ai diretti interessati la frittata era fatta. Resta il fatto che mi sono mosso per evitare che FM facesse un errore, non ho criticato il pezzo quando questo era già stato pubblicato. Bene, come “ringraziamento” mi sono sentito dare dello stronzo e ho ricevuto alcuni e-mail non proprio cordiali (nessuna minaccia fisica grazie al cielo).
Tutto questo per ribadire che, pur avendo un’idea ben precisa su quella che reputo essere la situazione del Fantastico in Italia, non ho mai cercato lo scontro a tutti i costi, considerando ogni singolo caso a sé. Per questo parlavo di “reset” qualche messaggio addietro.
Chiudo con un paio di note veloci, altrimenti finisce che faccio sciogliere i tasti sulla tastiera. La prima: che ci siano dei piscuani che, solo perché uno ha pubblicato un libro con l’editore X o perché un libro non gli è piaciuto, si mettono a minacciare l’autore di turno, temo di poter far ben poco. Se uno è cretino, lo è già da prima che legga un mio articolo o di Gamberetta o di chiunque tu voglia. Perché altrimenti, sempre per tornare a esempi relativi alla recente storia politica, avvalliamo la tesi di quelli che considerano Travaglio, Gomez ecc. i mandanti del folle che ha lanciato la statuetta a Berlusconi. Anche perché, e qui giungo alla seconda nota, al di là dell’essere d’accordo o meno con le mie idee, io ho sempre motivato ogni mia affermazione. Se, invece, per “farmi provare sulla pelle cosa significhi trovare determinate associazioni sul proprio conto” ci si limita a darmi dell’imbecille, capisci anche tu che è leggermente diversa la situazione. Anche perché io non mi sono mai, e sottolineo MAI, permesso di accusare qualcuno di qualcosa di falso (come l’essere uno stalker). Così facendo non fai altro che usare le stesse tecniche di coloro che tanto critici; e allora dove sta la differenza? A me non interessa essere simpatico a tutti e tantomeno aumentare il numero di contatti del sito (anche perché, basta vedere il riquadro in fondo alla barra destra per rendersi conto del “peso” di Infiniti Sentieri). Tu hai tutti i diritti di considerarmi come mi pare, ci mancherebbe altro. Chiedo solo che se mi viene mossa un’accusa, questa venga dimostrata, altrimenti a perdere in credibilità sei solo tu (e questo lo dico senza alcun astio, ma come consiglio spassionato).
PS: mi spieghi però quella cosa del nome? Davvero, non l’ho capita…
@ Zeros:
La N&C non è nuova a queste operazioni di “riciclaggio”. E’ accaduto anche con uno dei volumi di Ghirardi (il secondo mi pare), dove l’immagine del protagonista in origine era una ragazza a cui poi è stata fatta un’operazione di “riduzione del seno” per adattarla alla nuova copertina. Se ritrovo l’articolo dove comparivano le due immagini lo linko. Comunque quello è il meno. Lì lo si fa solo per questioni di risparmio. Mi sorprendono di più le copertine realizzate da zero, ma identiche nella struttura. Comunque oggi ho visto una copertina di gran qualità… ma ne parlerò meglio tra un mese circa
Okamis: il mondo è pieno di matti e qualsiasi cosa può scatenare la loro “fantasia” su questo non ci piove, come già detto, non ti sto imputando nulla riguardo al mio “pazzoide a mano armata”. No. Sto parlando del clima generale, però. In questo sì, sei colpevole come molti altri. Perchè, lo ripeto, usare un determinato tono nei riguardi di qualcuno significa che non solo è possibile, ma si deve usare quel medesimo tono. Internet è uno strumento formidabile ma, a causa della sindrome del passamontagna rischia di diventare ciò che già in parte è: un luogo di violenza.
Vorrei anche farti ragionare su questo: come mai si vanno ad attaccare praticamente solo scrittori a) esordienti (trovami un esordio che sia molto buono nella storia della letteratura, saranno tre o quattro) b) scrittori presenti sul web (che, chi lo sa, magari sono sul web perchè ci tengono al dialogo con i lettori?) c) non si attaccano MAI le case editrici?
Ci sarebbe molto altro da dire, penso, ma se pensi che mi rimangi il tuo nomignolo, scordatelo, ormai quando penso all’entità “Okamis” mi viene in mente il tizio con la telecamera di “Strade Perdute” e la cosa mi diverte assai. Certo, finchè non mi risveglierò in una cella con un gran mal di testa e…
Sull’abbassarsi. E’ OVVIO. Se aumenta il numero dei lettori del genere Cucina Olistica, gli editori pubblicano più lbri di CO, giusto? aumentando il numero di libri è OVVIO che la qualità si abbassi, poi, se il lettore di libri di CO invece di spostarsi ad altro (Cucina Marziana, ad esempio) continua a premiare quei libri di CO che sono validi, voilà, la piramide che era cresciuta alla base, cresce anche in altezza. Fine del tema “Come mai il giallo italiano ha sfondato e il fantasy non lo farà mai”.
Su Martin (che a me fa cagare), hai perfettamente ragione.
Mi soffermo solo sul passaggio sugli “ABC”, visto che le nostre posizioni ormai sono chiare e non credo occorra portarle avanti a lungo.
A) Non mi pare di essere uno che attacca gli esordienti. Su questo sito ci sono due recensioni librarie. Una molto negativa (Tassitano) e una molto positiva (Barbi). Sempre parlando di esordienti, ho tessuto lodi anche ai ragazzi di Hive Division e al loro progetto Philantrophy. Ribadisco quanto scrissi in uno dei miei primi messaggi – a dimostrazione che è dall’inizio che seguo una linea e non mi arrampico sui vetri; lo so, non mi hai accusato di ciò, ma visto che, sempre come dicevo, sono uno che considera sempre i singoli casi, a volte dando ragione a una parte, a volte all’altra, ho spesso ricevuto l’accusa di essere un lecchino; io, lol – , dicevo, come scrissi in uno dei miei primi messaggi non sono uno che si diverte a sparare a zero sul primo che gli capita a tiro. Se critico qualcosa o qualcuno è perché credo veramente in quello che sto scrivendo, tanto che ogni mia affermazione è sempre motivata. Poi, potranno essere accettate o meno, ma sempre di motivazioni si tratta, e non d’insulti liberi.
B) Qua il discorso è più complesso, IMO. Innanzitutto oggigiorno è anche difficile trovare uno scrittore non immerso nel web. Certo, c’è chi lo sfrutta ampiamente, come te, e chi invece meno (Barbi, non vorrei sbagliarmi, non ha un blog, ma solo un sito “statico”; discorso analogo, volendo, si potrebbe applicare alla Strazzulla, la cui media di post è bassissima). Occorre però tenere presente un fatto. Gli scrittori di fantastico, e tu lo sai bene, hanno oggigiorno meno spazio di quanto si pensi, al di là di questioni di “appalto delle librerie”. Quando qualcuno di voi compare in televisione, il più delle volte viene presentato come una “bizzarria”, come qualcosa d’insolito. E’ normale, quindi, che buona parte del dialogo avvenga in rete tra appassionati, semplicemente perché è la fonte con il maggior numero d’informazioni, sia in positivo che in negativo.
C) Qua, scusa, non capisco. Come non attacchiamo MAI le case editrici? Ma se proprio io, sul blog di Dimitri e in questo articolo, specifico a chiare lettere che l’attenzione dell’appassionato deve focalizzarsi sul contrasto a certe politiche aziendali?
Sul nomignolo (suppongo tu ti riferisca a “stalker”), il motivo per cui mi sono soffermato a più riprese su di esso è molto semplice. Lo stalking in Italia è un reato punito dalla legge. Se tu accusi una persona di compiere un reato, affermando però il falso, sei tu a compiere un reato: si chiama diffamazione. Ora, quando io mi sento accusare di cose, passami il termine, ridicole e prive di fondamento, ci faccio una grassa risata e passo avanti (resetto, appunto, anche perché sono per dare sempre una seconda o terza possibilità a chiunque). Ma se tu avessi incontrato qualcuno più stronzo di me, ti saresti potuto beccare una bella denuncia. Sia chiaro, non è una minaccia la mia, ma un consiglio spassionato. Anche perché chiunque è passato su questi lidi negli ultimi 3 giorni credo abbia capito perfettamente come stanno le cose in merito a tale accuse. A volte i silenzi sono molto più espliciti di mille parole.
Sfrutto ampiamente il blog? ah sì? bè, ne sono felice.
Sono contento di averti tolto qualche curiosità e, spero, fornito qualche spunto di riflessione. Poi, chiaramente, ognuno faccia quel che vuole.
Tarallucci&vino
G.L.
Salve a tutti, premettendo che vengo in pace, vorrei dire la mia su un’affermazione di Mr. D’Andrea: mi scusi, lei si stupisce dei numerosi sfottò in cui si imbatte in rete, ma si chiede il perché? Quando uscì la recensione di Gamberetta rimasi molto colpita da certe parole usate contro di lei, quindi andai sul suo blog e le espressi la mia solidarietà. Sono sicura che qualche cretino sarà venuto a romperle le scatole e sono sicura che lo farà ancora oggi, però la gente normale nel leggere quelle cose tendeva a provare se non simpatia, almeno solidarietà nei suoi confronti.
Il problema è che, con il tempo, lei è diventato sempre più maleducato con chiunque la criticasse in qualsiasi modo, anche con i suoi oppositori più educati. Una cosa del genere l’ha messa in cattiva luce, rendendola antipatico a molti e facendo aumentare le prese per i fondelli. Se si guarda intorno noterà che, benché in rete si tenda ad attaccare un po’ tutti, quelli con cui ce la si prende di più sono gli autori che come lei rifiutano il confronto civile.
Detto questo auguro buona giornata a tutti,
Lucia
Okamis ha scritto:
Già vista, la povera ragazza mastectomizzata per diventare Brin di Ormoneinquieto, tranquillo, e già lì mi era calata la palpebra dallo shock…
Questa coppia di copertina ha solo raggiunto il fondo dell’abisso (che, etimologicamente, un fondo non ce l’ha: l’hanno trovato!).
Lucia (chiedo scusa ad Okamis per l’uso privato di luogo suo): il fatto che io sia antipatico è un dato di fatto. Ho un brutto carattere e una soglia di aggressività molto bassa. E’ il libro, non l’autore. Rigetto le sue accuse di “maleducazione”. Il mio comportamento segue una logica ferrea: se qualcuno si propone con fare aggressivo e strafottente (venendo meno al tacito patto dell’orizzontalità e quindi delle basi per un corretto dialogo) lo mando a cagare. Il tempo è breve. In caso contrario, ho sempre cercato di rispondere nella maniera più esaustiva e chiara possibile (sempre tenendo conto però di quanto le dirò a breve!). L’anomalia, se permette, sta nel fatto che l’approccio “civile” è quasi sempre stato utilizzato in modalità “privata”. Questo mi ha dato molto su cui riflettere.
Ora, le chiedo, dove stia scritto che un autore debba per forza rispondere a tutte le critiche che gli vengano mosse (a meno che non si equipari il lettore al “cliente”, ma è una logica da cui personalmente rifuggo), come mai si pensi che abbia “l’obbligo” di accettare ogni provocazione, ogni discussione e quant’altro. Io rivendico, nella mia vita come nella mia scrittura, il sacrosanto diritto di non dover rendere conto a nessuno (tantomeno con la modalità “web” dove la logica dell’assalto e del branco sono sempre pronte a scattare) del mio lavoro se non alla mia coscienza. Il libro è lì, se piace ne sono contento, se non piace, pazienza, ce ne sono moltissimi in giro. Capisco però come in un mondo letterario intasato da scribacchini al guinzaglio delle case editrici, aspiranti scrittori più alla ricerca del consenso che della cosa in sé (cioè una seria ricerca), questo atteggiamento possa infastidire. Che le devo dire? Pazienza.
PS
Le pare che la tendenza ad attaccare “un po’ tutti” sia una cosa sensata? a me fa rabbrividire.
PPS
Okamis: scusami, non intendo trasformare questo spazio in un ring, come non intendo farti cambiare idea su nulla (al massimo darti qualche spunto di riflessione, ma più di questo non posso o voglio fare). Quindi: se non c’è altro (come mi pare), ti saluto e chiudo qui le trasmissioni.
Nessun problema, soprattutto perché a domanda espressa in maniera civile è seguita risposta altrettanto civile. Il fatto che questo spazio sia gestito dal sottoscritto, non significa che due o più utenti non possano dialogare tra loro. L’importante è rimanere in tema, cosa che, per altro, finora è stata fatta.
PS: Almeno in questa occasione, e in particolare sul fatto che un autore non debba necessariamente rendere conto a chiunque, mi trovi completamente d’accordo.
Mi scusi, però io letto delle sue risposte veramente assurde a gente che, a parer mio, non aveva detto niente di particolarmente strano. Ad un suo collega ha addirittura scritto: “prendi la tua aria da “uomo che ne sa” mettila accanto a quella del “tu sei come io ero e sarai come io sono” (perchè piuyttosto mi scanno con una forchetta spuntata), aggiungi quel tuo “tanto-è-sempre-la-stessa-cosa”, ficcatela nel culo e vattene, che hai rotto il cazzo”, il che non mi pare troppo educato.
La gente che naviga per il web vede questo e, mentre alcuni si limitano a cambiare pagina, altri si divertono a punzecchiarla e a sfotterla per vedere queste reazioni.
Quanto alle risposte: domandare è lecito, rispondere è cortesia. Certo che a me non pare molto utile lasciare che una critica vaghi per il web senza risposta però, come lei ha fatto notare, ognuno è liberissimo di fare come preferisce.
Forse mi sono espressa male, ma la tendenza ad attaccare un po’ tutti è normale per un semplice motivo: il web è grande e c’è sempre qualcuno che non è piaciuta quella cosa e che, quindi, lo fa presente a tutti gli altri.
PS: mi scuso anch’io con Okamis nel caso stia disturbando.
Lucia: estrapolare quella risposta dal suo contesto significa cambiarlo. Tipico sistema di manganello internettesco che, mi permnetta, ripudio e mi nausea. Il collega (?) in questione si era posto nei miei confronti e nei confronti di un più ampio, e importante, dibattito con l’aria di chi nasconde la sua povertà d’idee e di intenti dietro alla maschera (molto postmoderna) del Vecchio Saggio. Fin qui, nulla di male (o quasi…), se questo non l’avesse fatto in casa mia (perchè questo è il mio blog), luogo in cui, precedentemente, era già stato allontanato in maniera garbata. Non sono tipo da dare tre possibilità.
Controproducente? sempre il solito discorso del Lettore/ Cliente e dello Scrittore/Venditore… Non sono un venditore. Ma mi pare che questo non le entri in testa ergo, per quel che mi riguarda, tanti saluti. Grazie comunque del consiglio, comunque, cercherò di evitare ancora di più chi mi “punzecchia” magari in cerca di un “duello”.
Okamis: scusa ancora.
Se non la smettete di chiedere scuso vi… vi… boh ^_^
Scherzi a parte, aggiungo due note personali.
La prima è che, almeno per quanto mi riguarda, il modo in cui una persona si esprime non ne inficia il messaggio. L’ho sempre detto riferendomi a Gamberetta, per fare un esempio noto a tutti, e non vedo perché ciò non dovrebbe valere per GL o chiunque altro. La questione, quindi, non è la presenza o meno di espressioni “forti”, quanto il discorso che le accompagna, ovvero la motivazione. In questo senso sono d’accordo con GL nel dire che una frase estrapolata ha poco senso senza quantomeno il sunto del discorso a cui essa fa riferimento.
Sulla questione “venditore/cliente” c’è però un elemento che va tenuto in conto: nel momento in cui un autore si rivolge a una CE e distribuisce attraverso i canali di quest’ultima la sua opera, un po’ venditore lo diventa; o meglio: dovrebbe diventarlo. Questo forse significa che il cliente ha sempre ragione? Assolutamente no. Significa però che il diritto di giudizio del lettore va sempre rispettato, a patto che abbia un senso (dire: sto libro fa schifo perché ha la copertina blu è da imbecilli; esempio stupido, ma in giro se ne trovano ben di peggio). “Diventare venditore” può però voler dire anche che l’autore può (deve?) relazionarsi in modo tale da ottimizzare le vendite. Sarebbe ipocritica, IMO, un autore a cui non gliene frega nulla del guadagno; altrimenti perché non distribuire il tutto gratuitamente?
Ora, è a tutto ciò che io mi riferisco quando parlo di “crearsi un personaggio”; e non uso tale espressione in senso dispregiativo, anzi. Sono infatti dell’idea che chiunque di noi si crei un personaggio, non solo sulla rete, ma anche nella vita “reale”. Il modo in cui mi comporto con un amico è diverso dal comportamento con una altro. A volte questi personaggi hanno divergenze minime (come nell’esempio di prima), altre volte più marcate. Resta il fatto, e torno al discorso principale, che un po’ di animo “imprenditoriale” sia necessario a qualsiasi autore, con tutti i pro e i contro che ciò comporta.
Signor D’Andrea io non so cosa avesse detto in precedenza questo autore, so però che come lettrice occasionale mi sono trovata di fronte ad un’uscita per me completamente ingiustificata, una risposta molto violenta ad un commento piuttosto pacifico che tra l’altro non la criticava neanche. Come facevo a sapere se questo le aveva bruciato la casa, ucciso il cane o rotto le scatole in generale? La maggior parte della gente che ha letto quelle parole ha visto in lei un maleducato, indipendentemente dal fatto che fosse vero o meno.
Personalmente non ritengo che rispondere alle critiche rientri in un’ottica “scrittore/venditore”, né penso che il lettore abbia sempre ragione. Semplicemente scrivere e pubblicare in qualsiasi modo significa mettersi in gioco, rendere pubbliche le proprie storie e i propri pensieri. Dal momento in cui io rendo disponibile una mia storia, che sia pubblicandola mediante una casa editrice o anche solo in internet, dovrei dare per scontato il confronto che ne seguirà. Non rispondere non conviene solo per una questione economica, applicabile asclusivamente alle pubblicazioni cartacee, ma per molti altri motivi: prima di tutto per una questione “d’onore”, perché rispondendo cerco di arginare le voci negative sul conto della mia opera. In secondo luogo con un confronto civile si può imparare molto, si possono vedere errori che erano sfuggiti, magari imparare nuove tecniche e trovare spunti originali.
Sapkowski è uno dei casi, e magari in Italia i traduttori polacchi
sono emigrati in Polonia per cercare un futuro miglioresono troppo pochi.Ma qualche traduttore inglese potevano regalarcelo.
Per Scott Lynch ad esempio. Hanno tradotto i primi due libri della saga con Locke Lamora sui bastardi galantuomini e hanno mollato al terzo libro: Republic of Thieves.
D’accordo, effettivamente Scott Lynch nel secondo libro è peggiorato parecchio e magari il terzo non valeva la pena.
MA TERRY PRATCHETT DOVEVANO TRADURLO! Non esiste nessuna scusa per mollare a metà le saghe del Mondo Disco.
Meno male che ormai l’inglese è alla portata di tutti.
Okamis: altro punto, per me, importante. Non è una questione di guadagno (i margini di profitto di un libro sono tutto tranne che guadagno…). E’ una questione di peso. Il peso specifico che ha agli occhi del lettore un testo pubblicato da una CE è maggiore rispetto ad un testo, magari il medesimo, su altro supporto gratuito. Più o meno quello che diceva Freud sulla psicanalisi – cogliendo un punto essenziale sul capitalismo moderno. Se non altro perchè un testo pubblicato da CE è stato (o dovrebbe essere stato) vagliato da qualcuno che lo fa per mestiere. Inoltre la pubblicazione… diciamo cartacea ma ci siamo capiti, raggiunge una microsocietà più ampia rispetto a quella che potrebbe raggiungere un testo gratuito on-line o “attacchinato”. Non sto dicendo che questo sia giusto o meno (personalmente penso di sì, ma non per i motivi che potresti pensare, bensì perchè rientra in tutto un mio… pensiero riguardo i riti d’iniziazione e bla bla bla), non è un giudizio “qualitativo”, è un’analisi… antropologica? Chiamala come vuoi.
Per quel che riguarda me, lo scopo non è la pubblicazione o il best seller, ma la scrittura e quello che ciò può darmi. A Mondadori il mio progetto è piaciuto, bene. Ma compito di vendere il libro è suo, non mio. Non mi piacciono i personaggi e non mi piacciono i venditori porta-a-porta. Ho un altro concetto della scrittura. Old school, indubbiamente, ma è il mio. Mi stupisce, sul serio, come questo mio rifiuto di determinate “logiche” faccia incazzare così tanta gente. A Segrate, come nel web. Ma, che tu ci creda o meno, non è una “posa”.
Il polacco, a livello di traduttori, è una delle lingue più richieste, questo almeno in campo aziendale. Certo, tra il tradurre un ordine di produzione e un libro passa una bella differenza (io, ad esempio, pur leggendo senza problemi buona parte dei testi in lingua inglese, mai sarei capace di fare il traduttore di romanzi). Temo più che altro che alcuni autori non vengano tradotti o perché i nostri grandi guru non si tengono informati sulle novità estere, a meno che non si tratti proprio di bestseller, oppure perché reputano scrittori come Sapkowsky inadatti al pubblico italiano, trattato alla stregua di bamboccioni.
Al di là della polemica tra Okamis e G.L., volevo solo ringraziare l’autore per aver scritto la lunga introduzione: ogni volta che mi metto a scrivere apro anche questa pagina. Mi sprona a non scrivere boiate o inutili clichè.
Detto questo, scusate l’intrusione.