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L’acchiapparatti comincia a svelarsi
Segnatevi questa data: 2 9 Marzo 2010.
A meno di (ulteriori) imprevisti, dovrebbe essere infatti questo il giorno in cui uscirà nelle librerie la nuova edizione de L’acchiapparatti di Tilos di Francesco Barbi, edito dalla Baldini Castoldi Dalai. Anzi, per essere precisi, bisognerebbe parlare de L’acchiapparatti e basta, visto che è questo il nuovo titolo dato all’opera. In attesa di mettere le mani sul libro, è intanto possibile dare una prima occhiata alla nuova copertina.
Qualcuno dirà: ma non sembra nemmeno la copertina di un Fantasy! E io rispondo: per fortuna!
Come scrissi a suo tempo nella recensione del volume edito da Campanila, L’acchiapparatti è sì un romanzo Fantasy, ma non di quelli che basano la loro forza sull’ormai logora idea di “Bene VS Male”, bensì sull’ottima alchimia tra i personaggi, in buona parte decisamente fuori dagli schemi. Ben venga, quindi, una copertina lontana dai soliti cliché, visto che il libro di Barbi non si rivolge soltanto agli amanti del fantastico, quanto a quelli della buona narrativa in generale.
Approfitto di questa occasione anche per anticipare un altro paio di notizie legate al libro. La prima è che, se riuscirò a fare in tempo, pubblicherò un compendio alla recensione di un anno fa con qualche giorno d’anticipo sulla data d’uscita, e questo grazie al fatto di poter disporre di una copia d’anteprima (a tal proposito, ringrazio Francesco per il regalo). La seconda è che si sta lavorando per l’organizzazione di alcuni incontri con l’autore, per i quali Barbi ha richiesto la mia presenza in qualità di moderatore. Tutto è però ancora da concordare, visto che ad occuparsi della cosa è principalmente l’ufficio stampa della BDC. In qualsiasi caso, vi terrò aggiornati.
Quale critica? (interludio)
Per quest’oggi avevo pronto un articolo, uno di quelli belli lunghi, a cui lavoravo da un po’ di settimane nelle pause dallo studio. Ma quell’articolo dovrà attendere ancora un po’, giusto un paio di giorni, non di più; e non perché non sia riuscito a terminarlo in tempo, ma per altre – e ben più tristi – ragioni.
La questione è questa. Pochi minuti fa sono tornato a casa dopo una “divertente” sessione d’esame risoltasi oltretutto nel migliore dei modi. Insomma, una di quelle giornate dove tutto sembra andare nel verso giusto. O meglio, quasi tutto. Entrato in camera mia mi metto infatti a scartabellare i feed e leggo QUESTA NOTIZIA. Per chi fosse troppo pigro per aprire il link, questo è il sunto: la giornalista Loredana Lipperini è stata querelata per via di una sua recensione. E attenzione, qua arriva il bello. Non è stata querelata dall’autore del libro, ma dall’oggetto di discussione del libro.
L’opera in questione è Navi a perdere di Carlo Lucarelli, edito per la collana VerdeNero, meritevole iniziativa editoriale nata dalla collaborazione tra Edizioni Ambiente e Legambiente. Si tratta di un libro inchiesta su uno dei tanti, troppi misteri che circondano le navi italiane. Ma le navi affondate, quelle finite giù in fondo al mare per ragioni mai chiarite del tutto. Nello specifico, il tutto ruota attorno alla Jolly Rosso, imbarcazione arenatasi su una spiaggia calabrese il 14 dicembre 1990 e che secondo alcune indagini nasconderebbe al suo interno un carico di veleni.
Ora, la domanda è: perché querelare l’autore di una recensione e non quello del libro? Le ipotesi sono tante. Una potrebbe essere che Lucarelli, che piaccia o non piaccia, è uno degli scrittori italiani più noti a livello internazionale. Citare in giudizio lui avrebbe sollevato un polverone mediatico difficilmente gestibile. Loredana Lipperini è invece, non me ne voglia, un pesce più piccolo; o forse questo è quello che pensa il mandatario della denuncia, ovvero Paolo Messina, armatore della Jolly Rosso. La notizia sta infatti cominciando a fare il giro della rete. E così come altri prima di me, ho voluto segnalare il fatto. Perché puoi fermarne uno, magari anche due o tre, ma non migliaia. Quindi, diffondete anche voi.
APPROFONDIMENTI
La recensione di Navi a vendere di Loredana Lipperini
La storia della Jolly Rosso sul sito di VerdeNero
Segnalazione: “Perdido Street Station” aggratis
Ormai Perdido Street Station, primo volume della trilogia del Bas Lag ideata dallo scrittore inglese China Mieville, è noto a buona parte di coloro che s’interessano di narrativa fantastica. O meglio, più che il libro è noto il titolo.
Già, perché Perdido Street Station fa parte di quella categoria di volumi di cui tutti parlano, ma che ben pochi hanno effettivamente letto; e non perché sia un testo tanto fondamentale quanto noioso – beh, in alcuni punti un po’ noiosetto lo è – che nessuno ammetterebbe di non averlo gustato (un po’ come succede con Il signore degli anelli; dai che lo so che molti lo comprano ma non vanno oltre al terzo capitolo ^_^). Semplicemente, Perdido Street Station è pressoché introvabile in Italia, al pari dei due volumi successivi. Persino io, che l’ho “scoperto” ben prima che il nome di China Mieville cominciasse a girare sui vari forum di letteratura italiani, sono in possesso solo de La città delle navi (sì, lo so che su aNobii li ho segnati tutti, ma solo perché si tratta di volumi letti grazie a un’amica e che acquisterò… appena li trovo). Ecco il problema sta tutto qua: come dicevo Perdido Street Station è quasi irreperibile, e tutto per merito della furbizia del reparto vendite della Fanucci, i cui responsabili hanno pensato bene di distribuirlo in pochissime copie per poi non ristamparlo più non appena il romanzo ha cominciato a guadagnare fama sempre maggiore. Geniale, non trovate? Ma dopotutto Fanucci in questi anni ci ha abituato a questo e altro, quindi non mi stupisco più di nulla.
Fortuna vuole che all’estero siano un po’ più “sgamati” (dio come sono gggiovane ^_^), tanto da aver cominciato a distribuire Perdido Street Station via internet come e-book in maniera totalmente gratuita e – udite udite – legale. Eh già, perché è notizia di questi giorni che il romanzo di Mieville può essere finalmente scaricato in versione integrale da Suvudu. Purtroppo, come è facile intuire, il testo è disponibile solo in lingua originale, il che, considerando che lo stile di Mieville non è proprio dei più semplici e scorrevoli, potrebbe mettere in difficoltà coloro che l’inglese non lo masticano proprio benissimo.
China Mieville, non proprio il classico ragazzo che le mamme vorrebbero presentare alle proprie bambine
Per quei pochi che non lo sapessero, Perdido Street Station appartiene al cosiddetto New Weird, genere che fa della descrizione del bizzarro il suo punto di forza, abbandonando tutti o quasi i vecchi cliché e razze del Fantasy classico. Quindi niente fatine con la bacchetta, niente unicorni rosa, niente gnometti da giardino e soprattutto niente elfi dai denti bianchi e perfetti! Riguardo l’ambientazione, ci troviamo nella città di New Crobuzon, megalopoli a metà tra il periodo vittoriano e un futuro dai toni cupi e marci.
Ecco la quarta di copertina:
La metropoli di New Crobuzon si estende al centro di un mondo sbalorditivo. Umani, mutanti e razze arcane si accalcano nell’oscurità fra le ciminiere, lungo fiumi indolenti alimentati da rivoli innaturali, tra fabbriche e fonderie che pulsano nella notte. Per più di mille anni il Parlamento e la sua brutale milizia hanno governato su una moltitudine di operai e artisti, spie e maghi, ubriachi e prostitute. Ma uno straniero è giunto con le tasche piene d’oro e ha imposto una richiesta inverosimile, scatenando l’incredibile.
Perdido Street Station, va detto, non è un romanzo esente da difetti. Mieville tende infatti in alcune occasioni a gigioneggiare un po’ troppo con le parole. Fortuna vuole che il più delle volte se lo possa permettere grazie a un’inventiva non comune. A titolo di esempio, vi lascio con uno dei passaggi che preferisco: la descrizione di Mr. Motley (per la cronaca, la Lin a cui si accenna è una donna insetto, quindi non stupitevi troppo della seconda frase).
Mr. Motley stood and pushed the screen to the floor.
Lin got half to her feet, her headlegs bristling with astonishment and terror. She gazed at him.
Scraps of skin and fur and feathers swung as he moved; tiny limbs clutched; eyes rolled from obscure niches; antlers and protrusions of bone jutted precariously; feelers twitched and mouths glistened. Many-coloured skeins of skin collided. A cloven hoof thumped gently against the wood floor. Tides of flesh washed against each other in violent currents. Muscles tethered by alien tendons to alien bones worked together in uneasy truce, in slow, tense motion. Scales gleamed. Fins quivered. Wings fluttered brokenly. Insect claws folded and unfolded.
Lin backed away, stumbling, feeling her terrified way away from his slow advance. Her chitinous headbody was twitching neurotically. She shook.
Mr. Motley paced towards her like a hunter.
“So,” he said, from one of the grinning human mouths. “Which do you think is my best side?”
Bene, qualora la vostra curiosità fosse stata solleticata a dovere, potete scaricare il libro cliccando QUI. Buona lettura.
Videocracy
Questo sito non tratta di politica, lo avevo già scritto un po’ di tempo fa. Tuttavia, di fronte alla censura non si può rimanere in silenzio.
L’immagine che vedete sulla sinistra è la locandina di Videocracy, documentario di Erik Gandini sugli ultimi trentanni di televisione in Italia. Documentario di cui non vedrete mai passare il trailer su RAI e Mediaset (su La7 ne hanno parlucchiato in alcuni programmi, ma non ho ancora visto passare nessun promo).
Non ho intenzione di entrare nel merito della questione. Preferisco lasciare qualsiasi opinione al riguardo all’intelligenza di coloro che passeranno su questi lidi.
Alla prossima, ed evviva la democrazia.
Il ritorno dell’acchiapparatti di Tilos
Almeno per questa volta lasciatemi gongolare.
Lasciatemi gongolare perché la notizia che vengo a presentarvi compare (molto probabilmente) per la prima volta proprio qua su Infiniti Sentieri, ma anche perché è una di quelle notizie che mi rendono particolarmente felice, cosa alquanto rara in questo periodo nero.
Se leggendo il titolo del topic avete pensato all’annuncio del seguito del romanzo d’esordio di Francesco Barbi, siete sulla strada sbagliata. La notizia è un’altra. La Baldini Castoldi Dalai ha infatti firmato un contratto con lo scrittore toscano per la pubblicazione de L’acchiapparatti di Tilos sotto il suo marchio. Non si tratterà tuttavia di una semplice ristampa, bensì di una vera e propria nuova edizione (avete studiato la lezioncina a casa, vero? ^_^), un po’ come successo con Riccardo Coltri e la sua Zeferina. Barbi è infatti al lavoro per limare i difetti della prima versione, tra cui la correzione dei due piccoli blooper riscontrati a suo tempo dal sottoscritto. Nel mio piccolo, dietro richiesta dell’autore, vedrò di dare il mio contributo per il miglioramento di un paio di questioni. È tuttavia molto probabile che entro breve lo stesso Barbi apra una discussione apposita all’interno di aNobii. Vi terrò aggiornati al riguardo. (EDIT: potete raggiungere la discussione cliccando QUI)
È giusto ricordare che L’acchiapparatti di Tilos ha ricevuto consensi pressoché unanimi da parte di coloro che hanno avuto il piacere di recensirlo, tanto che persino Gamberetta ne ha parlato positivamente, e questo nonostante il romanzo appartenga a un genere a lei poco congeniale, quello del Fantasy Classico, anche se forse sarebbe più corretto definirlo Low Fantasy, visto l’approccio votato più al realismo dell’ambientazione che alla presenza di elementi sovrannaturali (che comunque non mancano).
Dicevo all’inizio che questa è buona notizia, e lo è per vari motivi. Non solo per gli auspicati miglioramenti a livello stilistico, quanto anche perché è la dimostrazione che la buona letteratura in Italia può ancora far sentire la sua voce e che il Fantasy nostrano non è composto solo da romanzetti fondati su stereotipi e turbe adolescenziali come quelli di Troisi, Strazzulla, Ghirardi e compagnia bella, ma anche da opere decisamente più mature come quelle di Dimitri, Altieri, Evangelisti e, appunto, Barbi. Senza contare che il canale distributivo della BCD permetterà all’acchiapparatti di raggiungere una fetta di pubblico decisamente più ampia rispetto a quanto era nelle possibilità della piccola Campanila, la quale comunque, a livello di produzione materiale del libro, aveva compiuto un lavoro encomiabile (a tal proposito, spero vivamente che l’impostazione grafica originale rimanga inalterata, visto che era pressoché perfetta).
Prima di poter mettere le mani sopra la nuova versione de L’acchiapparatti di Tilos occorrerà però aspettare qualche mese. La data d’uscita non è stata infatti ancora fissata, anche se si dovrebbe aggirare intorno ai primi mesi del 2010. Nel frattempo, chi volesse farsi un’idea del romanzo di Barbi, può leggersi la mia recensione qui su Infiniti Sentieri, tenendo però presente quanto detto in questo articolo in merito ai futuri accorgimenti. La trovate QUI.


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