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La fine è solo l’inizio
Infine ci siamo (o quasi).
Seppur con un ritardo di circa un mese, pochi minuti fa è stata conclusa la prima stesura de La fine e l’inizio. Per tutti coloro che non hanno la più pallida idea di cosa stia parlando, rimando a QUESTO ARTICOLO.
È tempo, dunque, di aggiornare la situazione. La prima notizia è che abbiamo trovato il titolo definitivo per il romanzo. La scelta è dipesa da una serie di ragioni. Volevamo infatti qualcosa che rispondesse a determinate caratteristiche:
- Dare subito un’idea generale di quanto trattato dal libro. Può sembrare una cosa banale, ma se guardate in libreria noterete che il 90% dei libri ha titoli assurdi e che non c’entrano una beneamata mazza con trama o essenza del medesimo.
- Attirare l’attenzione, con una formula breve e d’impatto.
- Essere fondamentalmente “weird”, ovvero che rispecchiasse l’anima del libro.
La ricerca è sembrata non portare a nulla per alcune settimane, fino a quando una delle autrici, Cinzia Bettineschi, ha avuto un’illuminazione: Amsterdamnation. Ed è stato amore a prima vista. Il lettore viene infatti subito a contatto con l’ambientazione, ma anche con il fatto che quella con cui si troverà a che fare non è l’Amsterdam che si è soliti immaginare. Inoltre il titolo è breve, rimane impresso nella memoria con grande facilità ed è pressoché impossibile che venga confuso con un altro. Infine, cosa non meno importante, esso rispecchia alla perfezione la genesi del romanzo: così come il testo nasce dalla fusione di sette stili diversi, così fa lo stesso il titolo.
Ora però ci aspetta la parte più difficile: la revisione. Nella precedente “puntata” avevo indicato come possibile data di pubblicazione gli inizi di Giugno. Tre mesi non sono moltissimi per un romanzo di quasi duecentocinquanta pagine (quasi un quinto in più rispetto a Le nozze d’Inverno, dettaglio da non sottovalutare considerando che gli autori quest’anno sono di meno). Ciononostate faremo del nostro meglio per rispettare quella data, se non addirittura anticiparla.
Io per primo dovrò ritoccare parecchio i miei capitoli, visto che presentano molti alti e bassi (soprattutto il penultimo, eccessivamente infodumpato). Altra cosa che dovrò fare sarà rivedere la psicologia del mio “avatar”, Claus, il quale nei primi due capitoli presenta caratteristiche diverse rispetto a quelle successive. All’inizio infatti avevo adottato un tratteggio sostanzialmente realistico, molto vicino a quello delle Nozze. Tuttavia, con mia grande gioia, Amsterdamnation pagina dopo pagina ha assunto connotati sempre più weird e bizzarri, portandomi di conseguenza a rivedere la psicologia di Claus e di suo fratello Adam.
La difficoltà più grande, tuttavia, al di là di risolvere le piccole incongruenze tra i vari capitoli, riguarderà a mio avviso uno dei personaggi: Kristanna. La ragione è principalmente una. La sua autrice ha purtroppo dovuto abbandonare il progetto quasi subito, lasciandoci un personaggio che fino a quel momento non aveva praticamente compiuto alcuna azione significativa. La cosa purtroppo si nota, ma sono certo che una soluzione la si troverà.
Intanto, almeno per qualche giorno, ci godiamo un meritato riposo, prima di rimetterci sotto con la revisione. Seguiranno aggiornamenti.
Progetto segreto n°2: è ora di trattenere il respiro
E infine eccoci qua.
A distanza di poco meno di due mesi dal suo annuncio, è giunto il momento di svelare cosa si cela dietro il progetto Apnea, per quanto lo ritenga un segreto di Pulcinella, visto che navigando un po’ per questo sito si potevano trovare molti “indizi” al riguardo.
Prima però una notizia di servizio. Come accennato nel topic dedicato alla sezione Cine-Sentieri, ieri avrei dovuto caricare un articolo sul sito. Nello specifico, si tratta di articolo inerente la (sterile? solo fino a un certo punto) polemica riguardante i cosiddetti “monezzoni”, partita dal blog di Loredana Lipperini e poi diffusasi a macchia d’olio (e anche un po’ a macchia di leopardo, per rimanere in tema) per la rete. Trattandosi di un pezzo a cui tengo in particolar modo – soprattutto perché al suo interno metterò i puntini sulle I riguardo una certa questione che mi riguarda personalmente – ho preferito posticiparlo a lunedì prossimo, così da dargli il risalto che merita.
Detto questo, torniamo alla discorso principale: che cos’è Apnea? Come i più attenti sapranno, con il marchio “Edizioni Apnea” (fittizio, è sempre bene precisarlo) sono solito firmare tutte le opere per le quali mi occupo dell’impaginazione e dell’uniformazione grafica, argomenti a cui sono molto legato, basti vedere l’attenzione che dedico all’argomento nelle mie recensioni e non solo. Ora, da qui a circa due anni, ragioni lavorative mi hanno portato a stare a stretto contatto con il mondo della grafica editoriale, vuoi per via delle mie collaborazioni con alcune riviste (Vorrei, prima, ed Eco Risveglio, oggi), vuoi per richieste di lavori di altre ditte. Fatta eccezione per l’attuale collaborazione con Eco, si è però sempre trattato di rapporti per così dire “occasionali” (traduzione: a progetto/tempo determinato); e visto che in qualche modo la pagnotta ce la si deve guadagnare, ho deciso di mettere in pratica l’esperienza sin qui accumulata per cominciare l’attività di graphic designer free lance.
Preciso: in verità il free lance lo faccio praticamente già da quasi un anno. Fino ad oggi non avevo però pubblicizzato la cosa (almeno sulla rete) per il semplice motivo che non disponevo di un vero portfolio. In queste settimane ho tuttavia cominciato a porre la parola fine a una serie di progetti, così da poter ovviare a tale problema.
Ma, a livello pratico, cosa comporterà tutto ciò per Infiniti Sentieri? Diciamo un paio di novità.
La prima è che, almeno per qualche mese, sarò costretto a sfruttare tale piattaforma anche come postazione di lavoro. Con ciò non intendo dire che mi metterò a parlare delle funzioni di Illustrator piuttosto che lanciarmi in dissertazioni sulle potenzialità del web 2.0. Più che altro ritaglierò un angolino del sito per pubblicizzare i miei lavori, oltre a scrivere ogni tanto qualche articolo inerente l’argomento grafica, ma farò il possibile perché tali deviazioni abbiano sempre dei legami con l’anima d’Infiniti Sentieri. Questo almeno fino a che non avrò realizzato un sito indipendente, al quale sto già lavorando, ma che richiederà alcuni mesi di lavoro, visto che la mia formazione è di grafico e non di coder, per quanto abbia già due siti da me programmati all’attivo.
La seconda novità toccherà più da vicino gli utenti d’Infiniti Sentieri. Ho infatti deciso d’offrire la mia consulenza gratuita per qualsiasi lavoro di uniformazione grafica (racconti, romanzi, guide…). Tale decisione nasce dal fatto che da una parte i principi della corretta impaginazione sono sconosciuti ai più (basta vedere certi PDF sparsi in giro per la rete) e dall’altra non è un’attività tale da rubarmi troppo tempo; e comunque fa sempre comodo un po’ di allenamento. In cambio chiedo solo la presenza sull’opera di un rimando al mio sito, qualora questa sia dedicata a diventare un’autopubblicazione di qualsiasi tipo. Se invece sarà rivolta a un concorso o quant’altro, assolutamente nulla.
Bene, almeno per quanto riguarda le questioni principali, credo di aver detto tutto. Aggiungo solo un’ultima nota. Nei prossimi giorni – diciamo fino alla fine di questa settimana – apporterò un leggerissimo restyling a Infiniti Sentieri, così da implementare al meglio le nuove sezioni che nasceranno all’interno del progetto Apnea, a partire da quella del portfolio, la quale sarà attivata domani. Per qualsiasi domanda, rimango come sempre a piena disposizione.
Progetto segreto n° 1: La Fine e l’Inizio (più qualche coniglio ^_^)
Nelle ultime settimane – ahimè – ho un po’ latitato sul blog, e questo non perché abbia deciso di abbandonarlo, ma per una serie d’impegni accavallatisi, alcuni dei quali riguardano proprio Infiniti Sentieri. È giunto però il momento di cominciare a svelarne qualcuno.
Il primo progetto riguarda un romanzo che sto scrivendo; e preciso subito: no, non si tratta de L’impero dei corvi. Il titolo (provvisorio) di questo progetto parallelo, finora rimasto nell’ombra, è La Fine e l’Inizio. In verità dire che lo “sto scrivendo” è improprio, visto che si tratta di un’opera a più mani. Ma andiamo con ordine.
Circa sette mesi fa su questi lidi ho pubblicato un romanzo dal titolo Le nozze d’Inverno. Si trattava di un progetto nato come gioco letterario e che prevedeva di scrivere la prima bozza di un romanzo completo nell’arco di un mese, il tutto aiutato da una serie di buontemponi. Le modalità furono le seguenti: a turno, ognuno di noi elaborava un capitolo; capitolo da scrivere rigorosamente in prima persona (ogni autore, infatti, interpretava un personaggio diverso). Il tutto senza una trama prestabilita, se non in alcuni dettagli generici.
Il risultato finale non fu, a ben vedere, dei migliori. A fronte, infatti, di una prima parte fresca e con parecchi spunti originali, faceva da contraltare una sezione finale un po’ troppo “D&Desca”. Non rimpiango tuttavia quell’esperienza, anzi. Innanzitutto perché mi sono divertito, il che non è un dettaglio da sottovalutare, e in secondo luogo perché proprio quegli errori mi hanno permesso d’imparare molto riguardo le strutture narrative.
Oggi, a distanza di un anno, ci riproviamo, anche se la squadra è mutata. Dei dieci autori originari ne sono sopravvissuti cinque, ai quali si sono aggiunte due new entry. La procedura di lavoro è rimasta pressoché invariata. A cambiare è invece l’approccio. Se infatti Le nozze d’Inverno era un romanzo che si prendeva molto sul serio (pur non mancando momenti comici come la parodia della canzone dei Loacker cantata nel Valhalla), così non sarà per La Fine e l’Inizio, e questo perché nostro obiettivo non è solo divertirci tra di noi, ma anche e soprattutto divertire i futuri lettori. Abbiamo quindi deciso di abbandonare del tutto qualsiasi ambientazione simil fantasy classico, a favore di una più urban e bizzarra. Teatro dell’azione sarà una Amsterdam del futuro corrotta e abitata da ogni sorta di bizzarria della natura.
Diversa anche la tipologia di personaggi. Niente più sentinelle e valchirie armate di spada, sacerdotesse e sciamani pazzi o eteree divinità. No, questa volta il libro annovererà veri e propri fenomeni da baraccone come bambole voodoo dotate di vita propria, donne che in verità sono licantropi che in verità sono zombie, nerd con la faccia del fratello che gli spunta da sotto l’ascella o “comuni” uomini d’affari afflitti però da uno strano morbo che un giorno causa loro forti “perdite nasali”, l’altro gli fa perdere tutta la pelle per strada.
Sulla trama, come è ovvio, non posso ancora scendere nei particolari, visto che è in continuo divenire. Per il momento posso solo affermare che, giunti alla fine della seconda parte, la trovo decisamente più accattivante di quella de Le nozze d’Inverno.
Rimane a questo punto un solo quesito a cui rispondere: a quando la pubblicazione? Innanzitutto va detto che il termine che ci siamo dati per la conclusione dei lavori della bozza iniziale è il 31 Gennaio 2010, a cui seguiranno almeno tre mesi di attenta rilettura e impaginazione. Ora come ora, la data di rilascio dell’e-book (ovviamente gratuito) è il 6 Giugno 2010, ma faremo il possibile per anticipare il più possibile tale data.
Nel frattempo, giusto per dare un assaggio delle stramberie che La Fine e l’Inizio offrirà ai suoi lettori, vi propongo uno stralcio. La scelta è stata dura, ma alla fine, in onore del buon Duca, ho optato a una scena in cui compaiono alcuni deliziosi coniglietti desiderosi d’affetto ^_^ Buona lettura. Ci si rivede il giorno di Natale con un articolo molto “kattivo” per smorzare un po’ il clima da paresi facciale.
ESTRATTO DALLA SECONDA PARTE DE “LA FINE E L’INIZIO”
Gli specchi lungo le pareti cominciano a tintinnare, riempiendosi di sottili crepe. Impassibile, Rebecca si gira ed esce dalla stanza, seguita dalla sua corte di nanerottoli.
Mi volto verso Adam e lo prendo per le spalle. Sembra imbambolato. «Dobbiamo andarcene!»
«E i soldi?»
«Fanculo i soldi!»
Non mi va di lasciarci le pelle per quello stronzo di Adam. Lo afferro per un braccio e lo trascino verso l’uscita del salone, seguito a ruota dal colletto bianco. Ma non facciamo in tempo a raggiungere la porta che questa si chiude da sola.
«Nessuno esce di qua!» grida la zingara alle nostre spalle.
Tutti e tre ci voltiamo, ma la nostra attenzione si concentra sulla cameriera, immobile in un angolo. La vediamo sfilarsi uno spillone dai capelli e piantarselo nel petto, all’altezza del cuore. Dalla sua bocca non esce però nessun urlo; sorride, anzi.
A imprecare è invece lo Ierofante, la coscia sinistra divelta dal corpo, il collo squartato e il torace contratto in uno spasmo innaturale.
«Ferma!»
Attorno alla zingara prende a vorticare una luce sanguigna. Ci mancava solo la strega in versione Super Sayan. Come se non bastasse, dal suo ventre fuoriesce una braccio scheletrico che affonda nel petto della cameriera, sollevandola come se niente fosse. Il corpo della giovane colpisce con violenza il soffitto, provocando una pioggia di schegge di vetro, per poi precipitare sul pavimento priva di sensi. Senza mollare la presa, la zingara fa per avvicinarsi alla vittima, ma proprio in quel momento la lupa le salta addosso, atterrandola.
«Credo sia il caso di approfittarne per scappare» dico ad Adam e al colletto bianco.
«Aspetta» fa quest’ultimo, correndo verso la cameriera e caricandosela sulle spalle. «Non possiamo lasciarla qui.»
Lancio qualche bestemmia a un paio di divinità a caso e lo vado ad aiutare. Poi, tutti insieme usciamo di corsa dal salone, ripercorrendo il corridoio erboso al contrario.
«A proposito, io mi chiamo Arthur» si presenta il colletto bianco.
«Claus, e lui è mio fratello Adam.» Non so nemmeno perché gli rispondo. Ormai il mio corpo reagisce da solo agli stimoli.
Raggiungiamo l’uscita senza che nessuno tenti di seguirci, ma qui troviamo qualcuno ad aspettarci. Disposti in fila uno di fianco all’altro, i conigli ci guardano, agitando le loro codine e i baffetti.
«E ora questi che cazzo vogliono?» domanda Adam.
Come a volergli rispondere, i conigli si mettono a ringhiare, mostrando una serie di dentini degni di un piranha. Il dubbio se i conigli possano ringhiare mi passa per la testa, ma alla fine giungo alla conclusione che logica e buon senso non sono di queste parti.
Proprio in quel momento un batuffolo bianco balza in avanti a fauci spalancate, andandomi a mordere a una coscia.
Lancio un urlo e aiutato da Adam strappo via il bastardo e lo scaglio contro il muro al grido di: «Figlio di puttana!»
I coniglietti girano tutti insieme la testolina verso il compagno, per poi tornare a rivolgersi a noi e avanzare a balzelli in perfetto sincrono.
«Lasciate fare a me» dice Arthur, passandomi il corpo della cameriera. «Ah, vi conviene starmi ai lati.»
L’uomo – uomo? – si mette a grattarsi la punta del naso. Il petto comincia ad avere piccoli spasmi e la bocca a sbuffare. Il tempo che i coniglietti abbiano fatto altri tre balzi e un poderoso starnuto fa decollare Arthur all’indietro, mentre dalle sue narici fuoriesce un getto di muco verdastro che inonda i coniglietti-piranha, impiastricciandoli contro il pavimento e le pareti.
Con un sorriso orgoglioso, Arthur si rialza. «Visto? Che vi avevo detto?»
«Tu lo sai di avere dei problemi, vero?» gli dico mentre mi passa di fianco. «Ma problemi belli grossi.»
Per quanto ci è possibile, attraversiamo gli ultimi metri che ci dividono dall’uscita cercando di non mettere i piedi sopra il viscidume lasciato dal super starnuto.
«State tranquilli. Con me al vostro fianco non avete nulla di che temere» ride Arthur, spalancando la porta sulla massa di scherzi della natura che circonda il palazzo.
I mostri ci guardano. Noi guardiamo i mostri. E per alcuni secondi nessuno dice niente.
Arthur si volta verso di me. Il suo sorriso si è trasformato in una smorfia non proprio rassicurante. «Beh, forse ora un po’ nella merda lo siamo.»
L’impero dei corvi: premesse
Nelle ultime settimane ho lavorato all’elaborazione della scaletta dell’ormai ex Il Guanto d’Argento, trasformatosi, si può dire in maniera definitiva, in L’impero dei corvi. Poiché del vecchio romanzo sopravvivrà davvero poco (per non dire quasi nulla), credo sia giusto fare una panoramica su tale progetto.
Prima però una premessa alla premessa. Questo articolo, così come quelli successivi, i quali tratteranno i singoli capitoli, ha principalmente lo scopo di fungere da diario di bordo personale. Posso quindi capire che alla stragrande maggioranza delle persone tale topic possa fregare quanto un dibattito sull’evoluzione linguistica del sanscrito. Tuttavia, può sempre tornare utile per chiunque volesse concedere il suo apporto a tale avventura.
E ora possiamo partire con le premesse vere e proprie.
Cosa essere tu?
Un po’ di tempo fa parlai di una svolta in chiave Steam Punk per il romanzo (per la felicità del buon Duca). In verità, tale denominazione è riduttiva. Infatti L’impero dei corvi è (sarà) più vicino al New Weird, soprattutto perché al suo interno coesisteranno più componenti, tra cui un po’ di Diesel Punk e di Clock Punk. Il problema, in questi casi, è far coesistere il tutto mantenendo in equilibrio la struttura. Ciò che vorrei evitare è infatti di creare una grande macedonia in cui i singoli elementi risultino alla fine in contrasto l’uno con l’altro.
Sorge però anche una domanda: perché creare delle fondamenta così diversificate? La ragione principale risiede nell’ambientazione stessa e in alcune scelte di trama.
Parto dalla prima. Quando mi sono messo al lavoro su “Darsian 2.0”, volevo creare qualcosa di non convenzionale, ma che potesse comunque risultare verosimile. La parte non convenzionale risiede in alcune sue caratteristiche, a partire dal clima: nella nuova versione di Darsian il cielo è perennemente coperto dalle nuvole; sole e stelle sono del tutto sconosciuti agli abitanti del mio mondo. Ciò ha portato alcune conseguenze. La prima riguarda sempre il clima: su Darsian fa freddo, terribilmente freddo, tanto che la stragrande maggioranza del pianeta è coperta dalla neve. Perché non la totalità? Semplice: perché esistono alcune aree, chiamate per il momento bolle climatiche, dove vige un clima temperato. Tali aree non sono casuali, ma si trovano entro un raggio di alcuni chilometri dalle Colonne, costruzioni che reggono letteralmente il cielo e attorno alle quali sono sorti i principali insediamenti urbani di Darsian (chi a questo punto obiettasse che simili costruzioni necessiterebbero di un livello tecnologico più che fantascientifico, rispondo di stare tranquilli: ci ho già pensato, il tutto senza introdurre complotti alieni di alcuna sorta ^_^). Questa scelta non è casuale. Essa comporta infatti a sua volta delle conseguenze: la prima è di mero “arredamento”, ovvero non creare un mondo tutto uguale; la seconda è che in questo modo avrei dato ai miei cari popolani una ragione di conflitto: il controllo territoriale delle bolle climatiche, appunto (e qua si vede come ambiente e trama siano fra loro collegati).
Ma attenzione, perché non finisce qua. Il fatto che il cielo sia perennemente coperto da uno strato nuvoloso comporta anche l’impossibilità alle normali piante di crescere. Come fare? In teoria basta immaginare un tipo di vegetazione diversa dalla nostra e capace di svilupparsi anche in condizioni così particolari. Già, ma con i nomi come la mettiamo? Dando un nome nuovo a ogni singolo fiore, albero o frutto, non si rischia di confondere inutilmente il lettore? Ecco quindi la soluzione da me scelta: i nomi rimarranno per la maggiore gli stessi della nostra realtà, ma farò subito intuire che quanto associato ad essi non coincide perfettamente con la sua controparte “terrestre”. Per fare un esempio, nel primo capitolo descriverò uno stormo di corvi (gli stessi che compaiono nel vecchio primo capitolo del Guanto d’Argento; uno dei pochi dettagli rimasti pressoché uguali); tuttavia, non si tratterà degli stessi animali che siamo abituati a conoscere. Questa scelta, almeno nelle intenzioni, vuole da una parte alleggerire il carico di lavoro al lettore, e dall’altra incrementare ancor di più la soglia di “alienità” di Darsian.
Ci sarebbero molti altri aspetti di cui parlare, come ad esempio l’assenza di un campo magnetico unitario, il che porta all’inutilità delle bussole tradizionali a vantaggio degli uomini-bussola o la questione della nebbia di confine, ma si tratta di aspetti che verranno esposti abbastanza in là nel libro e sui cui mi soffermerò a tempo debito.
Anche una comune paperetta può trasformarsi in qualcosa d’insolito con un poco di fantasia ^_^
Uno steam Martini con una scorza di diesel e qualche cubetto di clock, agitato, non mescolato
Ho sopra accennato alle diverse componenti weird di Darsian. Il problema è però come farle coesistere evitando che si prendano a mozzicate sulle orecchie ogni due pagine.
Partiamo dall’anno di riferimento. Sotto l’aspetto puramente “visivo”, Darsian è un misto tra le architetture di fine Ottocento e il design degli anni ‘30, per quanto siano presenti alcune tecnologie futuribili, quali automi meccanizzati (ma privi di chip; e qui siamo nel lato Clock Punk, anche se un po’ particolare), aeoronavi e quant’altro. Ciononostante, a seconda che un popolo abiti nelle bolle climatiche o nelle proibitive lande ghiacciate, questi disporrà di un livello tecnologico diverso. Senza contare un particolare che potremmo definire quasi storico: l’avvento delle tecnologie a combustione diesel non hanno portato a un’immediata scomparsa delle tecnologie a vapore sulla Terra, quindi non vedo perché ciò dovrebbe accadere in un mondo di fantasia ^_^
Buona parte delle tecnologie fantastiche che descriverò si baseranno su quelli che per il momento ho chiamato “liquidi sonori”, i cui principi di funzionamento saranno introdotti nel capitolo terzo o quinto al massimo. L’obiettivo rimane quello di non trasformare tali tecnologie in elementi in grado di tirar fuori dagli impicci i personaggi a ogni occasione. La loro presenza dovrà apparire funzionale, ma non preponderante, soprattutto per non creare una disequilibrio con gli elementi più sovrannaturali (ah, a tal proposito, ho pressoché eliminato l’elemento magico, ora ridotto a ben più blande capacità insite in alcuni individui).
Se vi state chiedendo se è possibile far coesistere nazisti, navicelle spaziali e commedia, la risposta è sì
Sul sense of wonder
Come spero si sia intuito, Darsian non vuole essere il classico mondo fantasy n°238754/B. Ora, il problema è come presentare tutte queste trovate al lettore (a cui se ne aggiungono molte altre, come le città-insetto, i Mangiafango ecc.).
Tale problema mi è passato per la testa dopo la lettura di QUESTO TOPIC di Carraronan in merito al romanzo Leviathan di Scott Westerfeld. È infatti innegabile che chi legge letteratura “weird” lo fa non soltanto per trovare trame solide e personaggi credibili (che rimangono fondamentali per qualsiasi tipologia di romanzo), ma anche per soddisfare la propria fame di bizzarro, di insolito, di weird, appunto. L’importante è mantenere l’equilibrio citato a inizio articolo; fare in modo, cioè, che “l’effetto speciale” non finisca per sovrastare il messaggio. Non è compito facile, ma non è forse questo uno dei lati più divertenti dello scrivere?
Ma torniamo a quanto scritto da Carraronan nel suo articolo. Il nostro buon duca scrive infatti in merito alle prime pagine dell’opera di Westerfeld:
Dal punto di vista dello Steampunk è un “boh“, nel senso che l’ambientazione storica va anche bene, i riferimenti alla meccanica vanno bene (Otto Klopp, his master of mechaniks), i riferimenti allo zeppelin e alle walking machines vanno bene anche se sono “soltanto dei Diesel”, ma come livello di reale dettaglio è troppo scarso per attrarre un fanatico della divergenza tecnologica. Non è ottimizzato per gli amanti dello Steampunk. Non si vedono in azione le puttanate steam.
Troppo poco esplosivo e coinvolgente per un’opera che faceva della stramberia steampunk militare il suo cavallo di battaglia.
E poi ancora:
E nell’incipit non c’è nemmeno un accenno a macchinari da guerra con efficienti motori a vapore (col condensatore e che brucino kerosene, per favore…). Scott poteva sforzarsi a mettere un Mech a Vapore invece dei cosi Diesel e basta. O magari avrebbe potuto fingere una vera e propria scena di battaglia, giusto una paginetta di stramberie rocambolesche con il Mech gigante che avanza distruggendo coi lanciafiamme la ridotta dell’artiglieria Darwinista e mentre assapora la vittoria tra i cadaveri fumanti un mostro zannuto di venti tonnellate gli si scaglia contro una gamba e lo butta a terra… per poi farci scoprire che era solo una fantasia di Alek che giocava coi soldatini. Invece niente: non si è nemmeno sforzato di titillare le fantasie steam-strambe del pubblico. Che peccato.
Scott Westerfeld dopo aver letto l’articolo di Carraronan
La lettura di queste righe mi ha portato a chiedermi: e nell’incipit da me progettato quali possono essere le “fantasie steam-strambe” in grado di catturare il pubblico?
Ora, per pararmi un po’ il culo potrei dire che nel mio libro, essendo due i protagonisti principali, si dovrebbero considerare i primi due capitoli, ma preferisco giocare pulito. Ecco dunque un breve elenco di ciò che promettono le prime pagine de L’impero dei corvi:
- Un’introduzione alle bolle climatiche e, più in generale, al particolare clima di Darsian.
- La descrizione di una città-colonna.
- Un accenno alla divergenza tra i termini della nostra realtà e i corrispettivi di Darsian (mi riferisco alla descrizione dei corvi sopra menzionata).
- Mangiafango che si arrampicano sui muri delle case, sino a penetrarvi passando dalle finestre, solo per ripulire la città dai “prodotti di scarto” (anche se sono ancora un po’ incerto se introdurli sin da subito o meno).
- Aeronavi intente a rilasciare sulla città strane sostanze chimiche.
- La presentazione degli Hilsyt (ovvero i “cattivi” del libro, anche se si tratta di una banalizzazione), i quali però non verranno mostrati: il lettore potrà vedere attraverso gli occhi di uno dei personaggi gli effetti del loro passaggio.
- E ovviamente ci saranno un po’ di tecnologie miste (treni, automobili, armi…), giusto per rendere l’idea del livello di sviluppo su Darsian, oltre ai consueti “vari ed eventuali”.
Potrà bastare? Boh…
A questo punto sorgono però altri due pensieri: da una parte mi preoccupa il fatto che le prime stramberie (le bolle climatiche, la città-colonna e le aeronavi) arrivino solo intorno alla quinta/sesta pagina (ovvero fuori dal range tipico di chi sfoglia un romanzo in libreria); dall’altra però penso anche che moltissimi romanzi di qualità e colmi di stramberie varie non partono in quarta spiattellando in faccia al lettore chissà quali trovate. Un esempio, giusto per citare un romanzo a me caro, è Perdido Street Station di China Mieville, opera non certa perfetta, ma comunque degna di nota. L’inizio, per chi non l’avesse letto, è quanto mai lento e, per certi versi convenzionale (un personaggio entra in città passando per il fiume; segue descrizione, soprattutto basata sugli odori, del posto), tanto che il primo dettaglio Weird compare al capitolo successivo (Lin, ovvero la donna insetto fidanzata con il protagonista del libro, Isaac, uno scienziato umano e panzone).
Ma soprattutto, ha davvero senso preoccuparmi di tutto ciò quando il capitolo non è stato ancora completato?
Sui salti temporali
Una delle caratteristiche principali del vecchio romanzo erano i continui salti temporali all’interno della narrazione (questo prima che Lost rendesse la tecnica del flashback e del flashforward tanto di moda). Questi avevano lo scopo principale di spiegare al lettore alcuni retroscena dei personaggi, senza costringerli a parlare continuamente tra loro del proprio passato; inoltre ciò permetteva anche una certa varietà nell’azione e nelle ambientazioni, nonostante la trama fosse abbastanza lineare nella sua evoluzione.
Ora la situazione è leggermente cambiata. Ne L’impero dei corvi saranno infatti presenti due piani temporali che evolveranno di pari passi (ergo, i flashback, sostituiti in verità da dei flashforward, non saranno più subordinati alla linea temporale principale). Nel dettaglio, la storia si svilupperà nel seguente mondo: nella linea temporale “presente” un personaggio si occuperà di alcune indagini in merito a un non meglio specificato attentato; i vari personaggi che incontrerà (ma non solo) daranno poi il LA alle vicende ambientate nel passato. Questa struttura, che sarà evidenziata da una diversa impostazione grafica, avrà come scopo (almeno nelle intenzioni) quello di mostrare il futuro di alcuni dei personaggi principali, portando il lettore a chiedersi “Ma perché il personaggio X ha fatto questa fine?”. Insomma, delle anticipazioni (mai troppo esplicite) volte a spingere il lettore a continuare la lettura.
Lo ammetto senza problemi: sono dubbioso su questa scelta e sto ancora pensando di abbandonare la linea temporale presente a vantaggio di quella passata, che è poi quella principale. Tuttavia, in questo caso, gli effetti – positivi o deleteri che siano – si potranno vedere soltanto dopo alcuni capitoli. Almeno all’inizio, quindi, lasciatemi giocare con le sperimentazioni
Cari sceneggiatori di Lost, se entro l’ultima puntata non mi spiegate tutto, ma proprio tutto, giuro che vengo a prendervi e vi lascio dal mio amico Peppino u’ Shcannapolli!
Piccoli dettagli finali
Ed eccoci in fondo a questa prima puntata. Di carne al fuoco, penso si sia capito, ce n’è davvero tanta, e cucinarla a puntino non sarà facile. Almeno per il momento, sono comunque soddisfatto dell’operato preliminare, soprattutto a fronte del lavoro di sfoltimento dell’opera, la quale è passati dai 33 capitoli originari + prologo, agli attuali 23, il tutto a vantaggio del ritmo. In questo senso, ha giovato molto l’eliminazione di un sacco di trame e personaggi secondari. Questo, spero, dovrebbe portare anche a un rafforzamento del messaggio finale, teso più che mai sulle vicende “umane” dei due protagonisti.
Riguardo l’uscita del primo capitolo, ora che l’organizzazione del lavoro, almeno nelle sue linee principali, è fatta, si dovrebbe aggirare intorno alla prima metà di Settembre.
Ah, un’ultima cosa prima che mi scordi: la quarta del romanzo verrà resa nota nei suoi dettagli il più presto possibile. Tutto dipende da una e-mail…
Pallottola n°2: Marionette e marionettisti
A distanza di un paio di mesi, rieccomi con una nuova puntata delle mie (dis)avventure in campo letterario, e per la precisione con il secondo racconto scritto per il concorso “Minuti contati” indetto dalla Edizioni XII. Destino ha voluto che in questa edizione mi sia piazzato secondo, nonostante reputi il brano da me scritto (Marionette e marionettisti) inferiore a quello di due mesi fa (Giochi di guerra). Ma dopotutto è noto come spesso le intenzioni dell’autore non collimino con quelle del pubblico (vabbé, diciamo anche che in questa edizione la concorrenza era in numero inferiore rispetto alla prima edizione ^_^).
Comunque, senza entrare nei dettagli della trama – vista anche la brevità del racconto – informo che si tratta di un classico racconto Horror in stile anni ‘80, e questo per volontà dell’Aguzzino, ovvero l’organizzatore della tenzone, nonché ideatore del tema; o meglio, dei temi, visto che quest’edizione, organizzata per la serata di Venerdì 17 Luglio, era in qualche modo particolare. Infatti, invece di proporre un solo tema, ne sono stati consegnati ben 3, tutti da rispettare contemporaneamente e, giusto per complicare ancor di più i giochi, rivelati con tempistiche diverse. In particolare, per il primo tema avevamo a disposizione 50 minuti, per il secondo 30 e e per il terzo 20. Una vera sfida, ma in fondo il bello di “Minuti contati” è proprio questo.
Concludo dicendo che a partire da quest’oggi, così come per la raccolta “sorella” Sono solo piccole gocce di sangue, tutti i racconti saranno disponibili anche all’interno di un unico file PDF. A tal proposito ringrazio Daniele Bonfanti, ideatore del logo di “Minuti contati”, il quale mi ha concesso il privilegio di rielaborare il suo disegno per la copertina del mio e-book, oltre alla possibilità di sfruttare il logo della Edizioni XII. Come sempre trovate il tutto nella sezione “Romanzi e racconti”. Buona lettura.



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