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A Natale siamo tutti più buoni… ma anche no
Se il calendario non m’inganna oggi è quel giorno dell’anno dove la gente, per effetto di una misteriosa malattia (secondo alcuni creata in laboratorio dalla Coca Cola), subisce la paresi di buona parte del volto ed è costretta, tra le altre cose, a sperperare quei quattro spiccioli messi da parte durante l’anno. Sebbene il vaccino sia ancora lungi dall’essere scoperto, alcuni monaci tibetani pare abbiano scoperto un rimedio per alleviare quantomeno gli effetti più devastanti di tale morbo: secondo quanto da loro sostenuto, basterebbe liberarsi di tutti i vestiti e correndo per strada come mamma ci ha fatti gridare “Ahfafaiofafja gnagnäkka” per centododici volte, il tutto con un cappello di carta stagnola in testa e stando attenti a non sbagliare gli accenti (e oserei aggiungere senza incappare in una volante della polizia), pena la sosta in prigione senza passare dal VIA. Se si seguono questi semplici consigli, come risultato si dovrebbe acquisire una superiore visione della realtà umana, con annessa scomparsa di qualsiasi addobbo, lucina, barbone vestito di rosso e albero radioattivo.
Ora, io non so questo metodo funzioni davvero, visto che la mia (non) religione mi ha reso immune a tale morbo (sempre sia lodato il sommo Cthulhu); ciononostante, voglio proporvi un metodo alternativo da me ideato e forse di più facile applicazione: fregarsene del clima da “volemosse bbbene” e continuare a essere stronzi come in qualsiasi altro giorno dell’anno ^_^
E visto che dall’alto della mia magnanimità voglio venirvi incontro, vi propongo un esempio pratico. Trattandosi di un esercizio rivolto all’apprendimento, tratterò di un argomento (credo) noto a tutti e che va anche a braccetto con il clima da fine anno: la mia personale classifica delle tre più grandi delusioni videoludiche del 2009 (ne consegue che non tratterò solo di prodotti usciti negli ultimi dodici mesi). E sottolineo delusioni, che è diverso da “brutti giochi” (anche se uno di questi lo reputo proprio un obbrobrio, e non credo avrete difficoltà a capire a quale dei tre mi riferisco). Si tratta quindi di prodotti che presentano magari più di un lato positivo, ma che o non mantengono quanto promesso oppure ingiustamente elevati dalla “stampa specializzata” a capolavori del genere. Cominciamo…
3° POSTO: S.T.A.L.K.E.R.
S.T.A.L.K.E.R. appartiene a quella serie di videogiochi attesi per anni e che al momento dell’uscita, come quasi sempre accade, si rivelano già vecchi sia dal punto di vista tecnico che del gameplay. In questo caso la situazione è ancor più grottesca se si pensa che i programmatori non hanno rispettato praticamente nessuna delle promesse fatte in fase di preview. Si parlava di totale libertà per il giocatore: parzialmente falso, visto che agiremo sempre in grossi livelli collegati tra loro e pieni di zone irraggiungibili. Ci erano state mostrate immagini in cui il personaggio si muoveva a bordo di vari mezzi di trasporto: tale opzione è stata tolta. Sembrava si potessero pure uccidere gli uccelli per poi mangiarli: ma quando mai (e dire che ne ho fatte di sventagliate di mitra in cielo cercando di abbattere almeno un pennuto, ma niente). Era stata proclamata una struttura di crescita del personaggio simil GDR: abbandonata pure lei, mantenendo soltanto l’inventario. Si vociferava della possibilità di entrare a far parte di diverse fazioni: tolta pure questa possibilità, nonostante le fazioni siano sopravvissute (ma LOL!). E così via. Insomma, per cinque anni siamo stati presi per il culo, ritrovandoci alla fine tra le mani un normalissimo FPS dalla trama insulsa e con uno dei peggiori doppiaggi di sempre (che si giochi la versione originale o quella italiana non cambia molto).
La cosa la si potrebbe accettare, per quanto di malumore, qualora almeno come FPS puro S.T.A.L.K.E.R. risultasse un prodotto decente, ma così non è. Il bilanciamento delle armi è infatti qualcosa di scandaloso, a partire dalle pistole, pressoché inutili visto che causano pochissimo danno. Discorso analogo vale per le armature: tra armatura leggera e armatura pesante la differenza è davvero minima. Aggiungiamoci una serie di missioni secondarie di una noiosità disarmante, un sistema economico pressoché inutile visto che troverete armi e munizioni un po’ dappertutto e un’intelligenza artificiale che fa acqua da tutti i fori e avrete un quadro completo sul perché S.T.A.L.K.E.R. è un prodotto fallimentare.
LE ALTERNATIVE
Half Life (serie)
Non credo ci sia bisogno di spiegazioni quando si parla di Half Life. Si tratta dopotutto della miglior serie di sparatutto di sempre. A caratterizzare la serie è la continua evoluzione del gameplay. Se il capostipite fu sostanzialmente il primo a proporre una trama degna di questo nome, il secondo ha letteralmente rivoluzionato il genere con un’implementazione della fisica che non fungesse da semplice orpello, oltre a una “recitazione” dei personaggi che ancora oggi non ha eguali. Unico difetto è l’estrema linearità dei livelli, i quali non prevedono quasi mai percorsi alternativi, ma vista l’estrema qualità del design non reputo ciò un difetto, quanto un valore aggiunto.
Deus Ex
Deus Ex (il primo, non quella schifezza di seguito) è senz’altro il miglior rappresentante degli ibridi FPS/GDR, e questo nonostante i suoi molti anni sulle spalle (parliamo di un prodotto del 2000). Sebbene la libertà d’azione non sia infinita, visto che agiremo sempre in delle grosse “arene” suddivise in tanti (forse troppi) micro livelli, in ogni location avremo davvero un sacco di cose da fare tra missioni secondarie e segreti vari. Uno dei giochi migliori (e ai tempi più sottovalutati) di sempre.
2° POSTO: Mass Effect
Se dovessi definire Mass Effect in poche parole, direi che è un gioco dalle mille contraddizioni. Non esiste infatti aspetto che non presenti sia un lato meraviglioso che un altro imbarazzante.
Partiamo dalla tanto decantata grafica. Se i volti e i corpi dei personaggi sono qualcosa di stupefacente per definizione (pur non raggiungendo le vette espressive di Half Life 2), così non è per i livelli esterni. Tutti i pianeti risultano infatti identici: fatta eccezione per il “pianeta tutorial”, scordatevi sugli altri di vedere un albero o anche solo un cespuglio. Che vi troviate sulla Luna (dove inspiegabilmente c’è la stessa gravità della Terra) o su un pianeta simile al nostro, non vedrete alcun tipo di vegetazione. Al massimo troverete un leggerissimo cambio di texture (pure in bassa definizione) per segnalare la presenza di erba.
Un’altra contraddizione è nel gameplay. Mass Effect è infatti principalmente un GDR più che un FPS. Ora, quando si pensa ai giochi di ruolo, la prima cosa che viene da pensare è libertà d’azione. Così non è per Mass Effect. I livelli sono tutti dei lunghissimi corridoi da percorrere dall’inizio alla fine con un numero ristretto di missioni secondarie, oltretutto terribilmente simili le une con le altre, ma che consiglio di fare, giusto per non arrivare al termine dell’avventura in meno di dieci ore, visto che pure la longevità non è proprio il massimo della vita.
Ciononostante Mass Effect rimane un buon gioco, senz’altro più divertente di S.T.A.L.K.E.R., quantomeno per il sottoscritto. La trama, pur non brillando per originalità, è discretamente interessante e le interazioni con i personaggi risultano una ventata d’aria fresca rispetto alla concorrenza, tanto che a un certo punto sarete pure costretti a decidere quale compagno sacrificare e quale salvare da morte certa.
Perché allora il secondo posto in questa infamante classifica? Perché S.T.A.L.K.E.R. non è stato presentato come un capolavoro assoluto, anzi i suoi difetti sono stati sottolineati sin da subito dalla stampa specializzata. Sapevo quindi che non mi sarei trovato di fronte a chissà quale prodotto rivoluzionario. Così non è stato con Mass Effect, rivelatosi alla fin fine nulla più di un gioco mediocre, terribilmente ripetitivo e poco accattivante. I germi per un ottimo seguito ci sono tutti, ma i programmatori dovranno scegliere da che parte stare: se da quella degli FPS o quella dei GDR, visto che ora come ora Mass Effect non è né carne né pesce.
LE ALTERNATIVE
The Witcher
Ovvero il miglior GDR realizzato negli ultimi anni. Nonostante pure qui ci si trovi all’interno di grossi livelli “semiliberi”, il gioco riesce a mantenere una più che discreta sensazione di libertà (paradossalmente più di Mass Effect, dove invece puoi esplorare buona parte della galassia quasi da subito). Il merito spetta a una delle più belle trame di sempre e a una lunga serie di momenti in cui saremo costretti a effettuare scelte drammatiche, le cui ripercussioni si faranno sentire sempre parecchio tempo dopo, impedendo di fatto il trucco del quickload.
Morrowind
Non sono un grandissimo fan dei giochi made in Bathesda, soprattutto a causa di alcune scelte di gameplay che trovo ridicole, come l’inventario basato solo sul peso degli oggetti e non sullo spazio da loro occupato o il fatto che puoi nuotare come se niente fosse pur indossando un’armatura completa. Tuttavia Morrowind ha un pregio che lo rende un prodotto unico: una delle più grandi e attive comunità al mondo. Ancora oggi, a distanza di sette anni dal rilascio, c’è gente che crea caterve di mod tali da fargli tenere il passo con i tempi sia a livello grafico sia di gameplay. Ciò rende Morrowind forse l’unico GDR single player davvero infinito. Il difetto maggiore che mi sento d’imputargli (ma è una scelta stilistica che da sempre accompagna i prodotti di Bathesda) è che il proprio avatar non gode di una vera e proprio caratterizzazione psicologica, come invece sarebbe opportuno attendersi da un Gioco di Ruolo. In compenso vi sarà possibile fare quasi tutto quello che vorrete, dal diventare un liberatore di schiavi a un cacciatore di vampiri, dall’andare a pesca all’addomesticare animali selvaggi, dal costruirsi la casa dei propri sogni al diventare governatore di una città.
1° POSTO: Assassin’s Creed
Assassin’s Creed non è solo una delusione: è una cagata colossale, una schifezza senza paragoni, il videogioco più inutile e sopravvalutato della storia. E la cosa assume risvolti ancor più tragicomici se si pensa che moltissimi siti e riviste specializzati hanno tessuto lodi sperticate per questa “roba”, tanto da chiedermi se abbiano giocato allo stesso prodotto da me provato.
Partiamo dai difetti oggettivi. Il primo è senz’altro l’assenza dei sottotitoli. Può sembrare un dettaglio da poco, ma quando ti piace provare un prodotto in lingua originale, come per il sottoscritto, la presenza di sottotitoli può risultare molto utile, soprattutto se i personaggi parlano con accenti strani. E si dà il caso che in Assassin’s Creed il 99% dei personaggi parli con accento arabo. Vi dico: pur non essendo nulla di trascendentale dal punto di vista della complessità, la trama di Assassin’s Creed mi risulta in alcuni punti oscura, visto che a volte non riuscivo a capire che cavolo dicessero i personaggi. Un bel plauso al fancazzismo dei programmatori.
Ma il bello, pardon, il brutto arriva quando vuoi tornare sul desktop. In un qualsiasi gioco basterebbe cliccare su ESC e poi sul tasto di uscita. Con Assassin’s Creed no. Questi i passaggi:
- Clicca ESC.
- Clicca su EXIT MEMORY.
- Visto che il programma pensa che sia impossibile che tu voglia uscire da un gioco così demen… ehm, bello, ti chiede la conferma di quanto stai facendo. Ovviamente tu, nauseato, clicchi sul sì.
- Dopo alcuni secondi il tuo avatar si ritrova nella stanza della realtà virtuale, dalla quale devi cliccare su EXIT ANIMUS.
- Segue animazione al termine della quale bisogna schiacciare di nuovo ESC.
- A questo punto devi cliccare su QUIT GAME.
- Di nuovo il programma non vuole credere che tu voglia davvero uscire, quindi ti chiede per la seconda volta di confermare l’azione. Tu, sempre più innervosito, clicchi di nuovo sul sì.
- Dopo un’altra manciata di secondi ti ritrovi nella schermata di login, dalla quale ti devi riloggare (non chiedetevi perché, è così e basta).
- Altri secondi d’attesa e finalmente puoi cliccare sul vero tasto d’uscita e tornare sul desktop.
Praticamente per un’operazione tanto semplice che in qualsiasi gioco anche degli anni Ottanta richiede non più di tre secondi, Assassin’s Creed ti obbliga a sprecare un minuto e anche più della tua vita. Ma chi è la scimmia urlatrice che ha ideato un sistema del genere?!
Sorvoliamo poi sul fatto che la trama sia originale quanto un film dei Vanzina e passiamo alla caratteristica più decantata del gioco made in Ubisoft: il gameplay. Come penso sia noto a tutti, Assassin’s Creed è una sorta di simulatore di parkour spacciato per gioco d’azione. Peccato che per attivare la modalità parkour basta tenere schiacciati due tasti (nel mio caso spazio + tasto destro del mouse). A questo punto l’avatar partirà in avanti come una scheggia saltando sui muri, arrampicandosi sulle pareti, balzando da un’asse di legno a un’altra… il tutto senza che il giocatore debba mai intervenire sui comandi, se non muovendo il mouse nella direzione desiderata. Ma dove sta la difficoltà? Dove sta il divertimento? Se voglio tenere schiacciati due tasti contemporaneamente mi basta anche tenere il computer spento, non ho bisogno di Assassin’s Creed!
Passiamo agli scontri. Vi dico subito una cosa: i bot che incontrerete sono tra i più stupidi che si siano mai visti. Per abbattere anche venti nemici uno dopo l’altro (e vi assicuro che vi capiterà in alcune sezioni) vi basterà infatti schiacciare il tasto adibito alla contromossa non appena vedete un bot cominciare il suo affondo. A questo punto partirà un’animazione dove il nostro avatar farà a fette il nemico. Tutto qua. E non aspettatevi che due bot decidano di attaccare contemporaneamente! Dopotutto perché rendere la vita troppo complicata al giocatore?
L’intelligenza artificiale degli alieni di Space Invaders è decisamente più raffinata di quella delle guardie di Assassin’s Creed.
E non è finita! Non solo i menù fanno schifo, le sezioni di parkour fanno schifo e i combattimenti fanno schifo; anche la varietà delle missioni fa schifo! Assassin’s Creed propone infatti una sola missione ripetuta alla nausea per una dozzina di volte. Le missioni si riassumono infatti in:
- Entra nella città (operazione che si fa sempre nello stesso modo, ovvero aiutando un pistolotto che si trova all’esterno delle mura).
- Sali su una torre da cui rintracciare (in automatico) il tuo referente.
- Svolgi un paio di missioni secondarie (sempre uguali pure quelle)
- Vai a uccidere il boss.
E notare che le fasi 1, 3 e 4 necessitano praticamente delle medesime azioni (rintraccia il soggetto e salvalo/uccidilo). E questo sarebbe uno dei migliori giochi della passata stagione? Ma questa è una delle più grandi fregature della passata stagione!
LE ALTERNATIVE
Hitman: Blood Money
Se volete prendere i panni di un vero assassino, allora il titolo più adatto è il quarto e (attualmente) ultimo capitolo di Hitman, a mio modesto parere il migliore della serie. La ragione risiede in due semplici parole: varietà e rigiocabilità. Ogni missione prevede infatti letteralmente decine di varianti attraverso cui raggiungere i propri obiettivi. Senza contare che l’approccio che deciderete di seguire andrà ad influenzare pesantemente sulla difficoltà della missione successiva. Per fare un esempio, se nella missione 1 uccidete venti persone davanti a un giornalista con telecamera, nella missione 2 non pensiate di passare inosservati davanti a un poliziotto. Volendo potete recuperare anche i tre capitoli precedenti, anche quelli molti vari nelle loro missioni (per quanto Contracts non sia proprio il massimo della vita). Tenete però presente che sono tutti privi della caratteristica della “notorietà”, asso nella manica di Blood Money. In conclusione un consiglio: al termine dei titoli di coda di Blood Money prestate molta attenzione, perché si nasconde un livello bonus
Thief: Deadly shadows
Il terzo capitolo della serie di Thief ha rappresentato un netto cambio di rotta rispetto al passato. Se infatti nella prime due puntate, Garret (il protagonista) era pressoché incapace di affrontare anche la più sega delle guardie, ora il nostro baldo ladro dall’occhio metallico è diventato decisamente più cattivo, il che aumenta ulteriormente la già grande sfilza di approcci che sin dall’inizio era possibile tenere per venire a capo delle missioni. A ciò si aggiunge il fatto che l’universo di Thief è decisamente più originale del medio oriente di Assassin’s Creed, vista la sua forte componente Steam e Clock Punk. Tra l’altro su Internet si trovano senza difficoltà alcuni mod grafici tali da portare Deadly Shadows molto vicino agli standard qualitativi attuali.

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