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		<title>Recensione: L&#8217;acchiapparatti</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 21:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Baldini Castoldi Dalai]]></category>
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TITOLO: L’acchiapparatti
AUTORE: Francesco Barbi
GENERE: Low Fantasy
EDITORE: Baldini Castoldi Dalai
PAGINE: 460
ANNO: 2010 (edizione originale: 2007)
PREZZO: 18,50€
ETÀ CONSIGLIATA: 16+
Innanzitutto una precisazione. A dispetto del titolo, il presente articolo non è una vera e propria recensione, quanto un compendio al quasi omonimo articolo di un anno fa circa (QUESTO). Se uso tale denominazione è soltanto per venire in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/02/Copertina-acchiapparatti.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1148" title="Copertina acchiapparatti" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/02/Copertina-acchiapparatti.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a></p>
<p>TITOLO: L’acchiapparatti</p>
<p>AUTORE: Francesco Barbi</p>
<p>GENERE: Low Fantasy</p>
<p>EDITORE: Baldini Castoldi Dalai</p>
<p>PAGINE: 460</p>
<p>ANNO: 2010 (edizione originale: 2007)</p>
<p>PREZZO: 18,50€</p>
<p>ETÀ CONSIGLIATA: 16+</p>
<p>Innanzitutto una precisazione. A dispetto del titolo, il presente articolo non è una vera e propria recensione, quanto un compendio al quasi omonimo articolo di un anno fa circa (<a href="http://infinitisentieri.com/2009/03/11/recensione-lacchiapparatti-di-tilos/" target="_blank">QUESTO</a>). Se uso tale denominazione è soltanto per venire in aiuto dei motori di ricerca.</p>
<p>Altra precisazione che ritengo doverosa. Se ho deciso di non scrivere una nuova recensione, ciò dipende da due ragioni principali. La prima è che, nella sostanza, il mio giudizio sul romanzo d’esordio di Francesco Barbi non è mutato. La seconda è che in questa nuova edizione sono presenti alcune correzioni da me suggerite all’autore durante un fitto scambio di e-mail. Sia chiaro, con ciò non intendo arrogarmi alcun merito, visto che tali suggerimenti, ne sono certo, non sono giunti da me soltanto; solo non ritengo di disporre della necessaria oggettività per disquisire nuovamente e in maniera approfondita del libro.</p>
<p>Da qui la mia decisione di limitarmi ad elencare le principali differenze tra i due libri, così da rendere più semplice il compito a chiunque fosse incerto su quale edizione acquistare.</p>
<h2>Aggiorna e riavvia il sistema</h2>
<p>Rileggere a distanza di un anno o poco più <em>L’acchiapparatti</em> mi ha fatto una strana sensazione. Quando a fine 2008 venni contattato da Barbi, ero in piena fase di trasloco dal Fantasy classico a generi più weird. Oggi, che i miei gusti sono definitivamente migrati verso i lidi della Bizarro Fiction e dei vari “X-Punk”, <em>L’acchiapparatti</em> mi appare ancor più distante. Non solo: sapendo di trovarmi di fronte a un’edizione riveduta e corretta l’occhio si è fatto involontariamente più critico.</p>
<p>Eppure&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Confronto-copertine.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1182" title="Confronto copertine" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Confronto-copertine.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><em>Specchio specchio delle mie brame, qual è la copertina più bella del reame?</em></p>
<p>Eppure <em>L’acchiapparatti</em> è riuscito per la seconda volta a stregarmi, con i suoi dialoghi surreali, i suoi folli personaggi e il suo misto di umorismo e malinconia. Per quanto i margini di miglioramento siano ancora ampi – ma esiste un’opera per cui non valga un simile discorso? – mi ha fatto grande piacere vedere come molte delle richieste dei lettori (quanto meno quelle più sensate) abbiano trovato soddisfazione. Vediamole nel dettaglio.</p>
<ul>
<li><strong>IL PROLOGO</strong>: Se esiste una parte del libro originale che è stata criticata da quasi tutti, questa era proprio il prologo. I difetti risiedevano nella presenza di molti personaggi stereotipati (a partire dai classici briganti in cerca di bisboccia) e da uno stile forse un po’ acerbo rispetto al resto del volume. Detto, fatto. Invece di mandare a fanculo i criticoni e accusarli d’Invidia™, come avrebbero fatto buona parte degli italici “gegni”, Barbi si è tirato su le maniche e ha riscritto il capitolo praticamente da zero. Per quanto la situazione generale sia rimasta pressoché inalterata, a cambiare sono tanti piccoli dettagli, quali la psicologia dei briganti e l’evento scatenante la rissa. Il risultato è molto buono e, pur continuando a non brillare per originalità, risulta decisamente più accattivante della versione originale.</li>
<li><strong>I PUNTI ESCLAMATIVI</strong>: Come aveva fatto notare Gamberetta nella <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/03/29/acchiapparatti-di-tilos/" target="_blank">SUA RECENSIONE</a>, ne <em>L’acchiapparatti di Tilos</em> si aveva la sensazione che tutti i personaggi urlassero a causa dell’altissimo numero di punti esclamativi. Ora il loro numero è decisamente più basso, merito di una sana sezione di potatura.</li>
<li><strong>L’USO DEL PRESENTE</strong>: Un’altra questione che aveva lasciato perplessi i più riguardava l’uso del presente al posto del passato remoto in buona parte delle scene d’azione. Il problema non risiedeva tanto nella tecnica in sé, quanto nel fatto che il passaggio tra i due tempi verbali avveniva all’improvviso, finendo così per confondere soltanto il lettore. Bene, nella nuova edizione Barbi ha optato per una soluzione più ordinata. Il presente continua sì a comparire, ma soltanto quando il POV è fisso sul Boia di Giloc, sottolineando ulteriormente il tutto con l’isolamento grafico di tali paragrafi. Una scelta felice, visto che l’effetto di straniamento viene pressoché azzerato, lasciando così l’attenzione del lettore fissa là dove deve stare: sul prosieguo della trama.</li>
<li><strong>I BLOOPERS</strong>: Qui c’è poco da dire, se non che quelli che riscontrai un anno fa sono stati entrambi risolti.</li>
<li><strong>I PERSONAGGI SECONDARI</strong>: Altra cosa fatta notare a più riprese da molti lettori del romanzo originale era la scomparsa improvvisa del personaggio di Isotta. Barbi ha così deciso di dedicarle un piccolo cameo nella parte finale del libro, per quanto la sua figura rimanga forse ancora un po’ troppo sullo sfondo, facendola apparire come forse l’unico “personaggio deus ex machina” del libro.</li>
<li><strong>GLI INFODUMP</strong>: Per quanto gli infodump de <em>L’acchiapparatti di Tilos</em> non mi avessero dato particolare fastidio (anzi, li trovai persino ben strutturati per via delle scelte stilistiche insite in essi), questa nuova edizione mostra una loro netta diminuzione. Si può quasi dire che Barbi abbia acquisito il dono della sintesi, limitando le digressioni storico-culturali allo stretto necessario. Tra le poche eccezioni, il capitolo intitolato <em>Il resoconto di Melzo</em>, una sorta di grosso infodump dai toni però ironici, il quale è stato diviso in due parti, passando dalle 22 pagine originali alle attuali 24. La divisione del dialogo in due capitoli, oltre a un migliorato ritmo delle battute, rendono tuttavia il doppio capitolo ancora godibilissimo.</li>
<li><strong>IL CAPITOLO BONUS</strong>: Dando un’occhiata all’indice, si nota subito come, rispetto all’edizione originale, sia presente un capitolo in più (o meglio, due capitoli in più, di cui uno nasce però dalla suddivisione del resoconto di Melzo di cui ho già parlato). Tale capitolo ci riporta alle spalle del Boia di Giloc, mostrandoci un altro dei suoi simpatici massacri. Ora, ammetto di essere un po’ combattuto su questo capitolo. Da una parte è vero che è posizionato in modo tale da far ricomparire un personaggio lasciato in disparte per troppe pagine. Dall’altra risulta però essere tra i meno originali, vista le fondamenta un po’ banalotte. Non un capitolo inutile, quindi, quanto decisamente sottotono rispetto agli altri in cui compare il Boia.</li>
<li><strong>L’INDICE DEI PERSONAGGI</strong>: Una delle aggiunte più gradite della nuova edizione riguarda l’indice dei personaggi situato a fondo libro. Per quanto <em>L’acchiapparatti</em> non presenti un altissimo numero di personaggi, si tratta comunque di uno strumento utile. Peccato solo per l’adozione di un ordine basato sull’apparizione, anziché alfabetico, ma è un difetto di poco conto.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Bordo-superiore.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter" title="Bordo superiore" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Bordo-superiore-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><em>Edizione BCD a sinistra e  Campanila a destra. Sulla qualità della rilegatura BCD vince a mani  basse. Tra l&#8217;altro, anche se non si nota per via del flash, la carta  usata per la nuova edizione è nettamente più chiara rispetto a quella  vecchia.</em></p>
<p>Queste le note principali. Elencare infatti tutte le variazioni al testo sarebbe cosa ben più ardua, e comunque questo non è un articolo di filologia. Concludo dicendo che a livello generale lo stile del libro è decisamente migliorato. Soprattutto, appare più omogeneo, a differenza del volume originale, la cui prima parte risultava un filo peggiore della seconda. Certo, rimangono ancora quelli che reputo piccoli difetti, quali D eufoniche di troppo o personaggi che adottano formule verbali identiche tra loro, ma come opera prima <em>L’acchiapparatti</em> è e rimane uno dei migliori testi di narrativa fantastica italiana.</p>
<p style="text-align: center;"><em>(non che ci voglia poi molto</em> ^_^<em>)</em></p>
<h2>Carta canta</h2>
<p>Come faccio sempre quando si tratta di parlare di libri, dedico un capitoletto a parte alla realizzazione materiale del medesimo. Va subito detto che la missione della Baldini Castoldi Dalai non era delle più facili. L’edizione Campanila è infatti di qualità eccellente sotto ogni punto di vista (pochi refusi, buoni materiali, bella grafica&#8230;). Ciononostante, la casa editrice milanese ha svolto un lavoro a mio avviso esemplare.</p>
<p>Partiamo dalla copertina. A dispetto del file JPEG mostrato qualche settimana addietro, la resa finale è decisamente migliorata, a partire dall’effetto “copia-incolla” del topo. Meno convincente è invece la silhouette di Ghescik, sia per via di un’illuminazione troppo marcata, che di un mancato rispetto delle proporzioni. In questo senso, la copertina originale mostrava un’attenzione ai dettagli decisamente superiore. Dove invece la BCD vince a mani basse è nella qualità dei materiali. Il rivestimento del libro è infatti passato dal tessuto (tipologia di materiale che si sporca come niente) a una protezione nero-plastificata e riflettente, apparentemente più povera, ma in verità più resistente e meno propensa a catturare le particelle di sporco, il tutto con tanto di titolo sul bordo, grossa mancanza dell’edizione Campanila.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Bordo-laterale.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1183" title="Bordo laterale" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Bordo-laterale-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Passando alla grafica interna, la situazione è di sostanziale parità. Se Campanila aveva mostrato una scelta dei font più originale, dall’altra BCD opta per caratteri più tradizionali ma dalla maggiore leggibilità. Scelte legittime e che denotano in entrambi i casi una grande attenzione anche per questo campo spesso bistrattato.</p>
<p>Unica nota dolente dell’edizione BCD è l’impaginazione dei dialoghi. Pur mantenendo inalterato l’uso delle virgolette uncinate, si nota infatti come a seconda dei capitoli venga adottato o meno l’uso della virgola durante le intromissioni del narratore, tanto da sospettare che ad occuparsi dell’impaginazione ci siano state più persone. Si tratta tuttavia del classico pelo nell’uovo, roba che viene colta solo dai malati di mente come il sottoscritto.</p>
<p>A livello generale, BCD ha svolto un ottimo lavoro, riuscendo a tenere testa all’edizione Campanila, per quanto forse la mia asticella del gusto personale tenda leggermente più verso quest’ultima.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Campanila.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1188" title="Campanila" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/Campanila-300x102.jpg" alt="" width="300" height="102" /></a><em>Edizione Campanila&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/BCD.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1189" title="BCD" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/BCD-300x103.jpg" alt="" width="300" height="103" /></a><em>&#8230;ed edizione Baldini Castoldi Dalai</em></p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Come già scritto in fase introduttiva, il mio giudizio sul romanzo d’esordio di Francesco Barbi non è mutato. <em>L’acchiapparatti</em> difficilmente sarà uno di quei libri che vi cambierà per sempre la vita, e nemmeno penso voglia esserlo. Si tratta tuttavia di un buon libro, dalla trama interessante e priva di punti morti, ma soprattutto con personaggi veri, non le solite macchiette che – ahimé – ammorbano buona parte della narrativa fantastica italiana e non solo. È un romanzo che, pur privo di elementi innovativi, riesce a divertire quanto basta e a distinguersi dalla concorrenza. Barbi ha il merito di essere uno dei pochi scrittori italiani ad aver capito che non ha senso creare realtà alternative che scimmiottano Tolkien, quando poi storia e personaggi sono profondi quanto una pozzanghera. È proprio questo il paradosso che sta dietro a <em>L’acchiapparatti</em>: risultare originale all’interno del mercato italiano pur tralasciando gli “effetti speciali”, ma soffermandosi invece su quegli aspetti davvero importanti, quali caratterizzazione dei personaggi e brio nei dialoghi. Vista la scarsissima qualità del Fantasy nostrano, il libro di Barbi, pur con tutti i suoi nei, rappresenta una vera ventata d’aria fresca. La speranza, inutile dirlo, è che questo libro rappresenti un primo gradino. Ecco perché, tra tutti gli autori italiani, Barbi è tra quelli di cui attendo con maggiore curiosità la seconda prova.</p>
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		<title>La fine è solo l&#8217;inizio</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Opere personali]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Canella]]></category>
		<category><![CDATA[Amsterdamnation]]></category>
		<category><![CDATA[Bizarro Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[La Fine e l'Inizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Infine ci siamo (o quasi).
Seppur con un ritardo di circa un mese, pochi minuti fa è stata conclusa la prima stesura de La fine e l’inizio. Per tutti coloro che non hanno la più pallida idea di cosa stia parlando, rimando a QUESTO ARTICOLO.
È tempo, dunque, di aggiornare la situazione. La prima notizia è che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infine ci siamo (o quasi).</p>
<p>Seppur con un ritardo di circa un mese, pochi minuti fa è stata conclusa la prima stesura de <em>La fine e l’inizio</em>. Per tutti coloro che non hanno la più pallida idea di cosa stia parlando, rimando a <a href="http://infinitisentieri.com/2009/12/21/progetto-segreto-n%C2%B0-1-la-fine-e-l%E2%80%99inizio-piu-qualche-coniglio-_/" target="_blank">QUESTO ARTICOLO</a>.</p>
<p>È tempo, dunque, di aggiornare la situazione. La prima notizia è che abbiamo trovato il titolo definitivo per il romanzo. La scelta è dipesa da una serie di ragioni. Volevamo infatti qualcosa che rispondesse a determinate caratteristiche:</p>
<ol>
<li><strong>Dare subito un’idea generale di quanto trattato dal libro</strong>. Può sembrare una cosa banale, ma se guardate in libreria noterete che il 90% dei libri ha titoli assurdi e che non c’entrano una beneamata mazza con trama o essenza del medesimo.</li>
<li><strong>Attirare l’attenzione</strong>, con una formula breve e d’impatto.</li>
<li><strong>Essere fondamentalmente &#8220;weird&#8221;</strong>, ovvero che rispecchiasse l’anima del libro.</li>
</ol>
<p>La ricerca è sembrata non portare a nulla per alcune settimane, fino a quando una delle autrici, Cinzia Bettineschi, ha avuto un’illuminazione: <em>Amsterdamnation</em>. Ed è stato amore a prima vista. Il lettore viene infatti subito a contatto con l’ambientazione, ma anche con il fatto che quella con cui si troverà a che fare non è l’Amsterdam che si è soliti immaginare. Inoltre il titolo è breve, rimane impresso nella memoria con grande facilità ed è pressoché impossibile che venga confuso con un altro. Infine, cosa non meno importante, esso rispecchia alla perfezione la genesi del romanzo: così come il testo nasce dalla fusione di sette stili diversi, così fa lo stesso il titolo.</p>
<p>Ora però ci aspetta la parte più difficile: la revisione. Nella precedente “puntata” avevo indicato come possibile data di pubblicazione gli inizi di Giugno. Tre mesi non sono moltissimi per un romanzo di quasi duecentocinquanta pagine (quasi un quinto in più rispetto a <em>Le nozze d’Inverno</em>, dettaglio da non sottovalutare considerando che gli autori quest’anno sono di meno). Ciononostate faremo del nostro meglio per rispettare quella data, se non addirittura anticiparla.</p>
<p>Io per primo dovrò ritoccare parecchio i miei capitoli, visto che presentano molti alti e bassi (soprattutto il penultimo, eccessivamente infodumpato). Altra cosa che dovrò fare sarà rivedere la psicologia del mio “avatar”, Claus, il quale nei primi due capitoli presenta caratteristiche diverse rispetto a quelle successive. All’inizio infatti avevo adottato un tratteggio sostanzialmente realistico, molto vicino a quello delle Nozze. Tuttavia, con mia grande gioia, <em>Amsterdamnation</em> pagina dopo pagina ha assunto connotati sempre più weird e bizzarri, portandomi di conseguenza a rivedere la psicologia di Claus e di suo fratello Adam.</p>
<p>La difficoltà più grande, tuttavia, al di là di risolvere le piccole incongruenze tra i vari capitoli, riguarderà a mio avviso uno dei personaggi: Kristanna. La ragione è principalmente una. La sua autrice ha purtroppo dovuto abbandonare il progetto quasi subito, lasciandoci un personaggio che fino a quel momento non aveva praticamente compiuto alcuna azione significativa. La cosa purtroppo si nota, ma sono certo che una soluzione la si troverà.</p>
<p>Intanto, almeno per qualche giorno, ci godiamo un meritato riposo, prima di rimetterci sotto con la revisione. Seguiranno aggiornamenti.</p>
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		<title>Segnalazione: concorso a tema Steampunk!</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 20:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Baionette librarie]]></category>
		<category><![CDATA[Concorsi letterari]]></category>
		<category><![CDATA[Steampunk]]></category>

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		<description><![CDATA[Intanto che in Italia stiamo ancora dietro a predestinati vari, elfi, draghetti e fatine, all’estero guadagnano visibilità sempre maggiore generi come New Weird, Bizarro Fiction e Steampunk (o Steam Punk, a seconda che si voglia o meno abbracciare la matrice politica), nei quali si assiste a un po’ di VERA fantasia (sempre ammesso che l’autore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto che in Italia stiamo ancora dietro a predestinati vari, elfi, draghetti e fatine, all’estero guadagnano visibilità sempre maggiore generi come New Weird, Bizarro Fiction e Steampunk (o Steam Punk, a seconda che si voglia o meno abbracciare la matrice politica), nei quali si assiste a un po’ di VERA fantasia (sempre ammesso che l’autore sia in gamba, ma questo è ovvio). Il rovescio della medaglia è l’affacciarsi di scrittorucoli che sperano di approfittare dell’onda per propinare le peggio cose. Ricordate ad esempio il caso di <em>Steamed</em> di Katie MacAlister, libro di prossima uscita salito agli onori della cronaca soprattutto per via del suo booktrailer ricavato da immagini letteralmente rubate senza pagare alcunché in diritti d’autore? Ecco, mi riferisco a gentaglia del genere.</p>
<p style="text-align: center;"><em>(anche se comincio a sospettare che si sia trattato di una mossa per attirare l’attenzione su di un libro che altrimenti sarebbe passato quasi inosservato per via di una trama che non sembra brillare proprio di originalità; anche perché non avrebbe senso per un grafico professionista cadere in un errore talmente dilettantesco, soprattutto considerando che non è lui quello che sborsa i soldi per l’acquisto dei diritti; certo, c&#8217;è anche il caso Ferrario che dimostra come non ci sia limite alla stupidità umana)</em></p>
<p>Ora, lo ammetto in tutta sincerità: io sono uno a cui piace il clima da “club privè” che circonda qualsiasi meritevole novità non ancora finita tra le grinfie della massa. Ricordo ad esempio quando scoprii con mia gran soddisfazione <em>Seven nation army</em> dei White Stripes e cominciai a proporre l’album (<em>Elephant</em>) a tutti i miei amici rockettari, questo prima che MTV prendesse a far girare il video e soprattutto prima che Totti stuprasse il titolo in Pooo-po-po-po-po-pooo-pooo (sigh).</p>
<p>D’altro canto, è però anche giusto rendere noto al mondo l’esistenza di prodotti che si allontanano dalla cultura pop (che il più delle volte coincide con uno scarso livello qualitativo, ma questa è un’opinione meramente personale), sempre nella speranza che questi non vengano poi banalizzati come nell’esempio di cui sopra. Vana speranza? Probabilmente sì.</p>
<p>Ma sto divagando. Il senso di questo articolo è infatti molto più semplice. Una settimana addietro il buon duca Carraronan – sempre sia lodato! – ha svelato a noi comuni mortali il bando per un nuovo concorso letterario legato al suo sito, <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/" target="_blank">Baionette Librarie</a>. Dopo essere passati, l’anno scorso, attraverso i meandri del racconto porno-fantasy, è tempo di tornare seri e di buttarci a capofitto tra valvole a pressione e tecnologie retrofuturistiche. In una parola: Steampunk (o Steam Punk a seconda che&#8230; che dite? l’ho già scritto? ah&#8230;). E c&#8217;è pure un premio! E che premio!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/past_in_pink_intero.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1170" title="past_in_pink_intero" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/03/past_in_pink_intero.jpg" alt="" width="200" height="314" /></a></p>
<p>Trattandosi questo di un semplice articolo volto ad allargare la visibilità data di un concorso non da me creato, non mi dilungherò oltre, lasciando la lettura del bando in tutti i suoi dettagli su Baionette Librarie (che trovate <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2010/02/22/concorso-per-racconti-steampunk/" target="_blank">QUI</a>), nella speranza che così facendo il buon duca decida di ripagarmi condividendo le ricchezze del suoi possedimenti. Sapete com’è, la crisi&#8230; ^_^</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;acchiapparatti comincia a svelarsi</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2010/02/05/lacchiapparatti-comincia-a-svelarsi/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Barbi]]></category>
		<category><![CDATA[L'acchiapparatti]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnatevi questa data: 2 9 Marzo 2010.
A meno di (ulteriori) imprevisti, dovrebbe essere infatti questo il giorno in cui uscirà nelle librerie la nuova edizione de L&#8217;acchiapparatti di Tilos di Francesco Barbi, edito dalla Baldini Castoldi Dalai. Anzi, per essere precisi, bisognerebbe parlare de L&#8217;acchiapparatti e basta, visto che è questo il nuovo titolo dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Segnatevi questa data: <span style="text-decoration: line-through;">2</span> 9 Marzo 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">A meno di (ulteriori) imprevisti, dovrebbe essere infatti questo il giorno in cui uscirà nelle librerie la nuova edizione de <em>L&#8217;acchiapparatti di Tilos</em> di Francesco Barbi, edito dalla Baldini Castoldi Dalai. Anzi, per essere precisi, bisognerebbe parlare de <em>L&#8217;acchiapparatti</em> e basta, visto che è questo il nuovo titolo dato all&#8217;opera. In attesa di mettere le mani sul libro, è intanto possibile dare una prima occhiata alla nuova copertina.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/02/Copertina-acchiapparatti.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1148" title="Copertina acchiapparatti" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/02/Copertina-acchiapparatti.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno dirà: ma non sembra nemmeno la copertina di un Fantasy! E io rispondo: per fortuna!</p>
<p style="text-align: justify;">Come scrissi a suo tempo nella recensione del volume edito da Campanila, <em>L&#8217;acchiapparatti</em> è sì un romanzo Fantasy, ma non di quelli che basano la loro forza sull&#8217;ormai logora idea di &#8220;Bene VS Male&#8221;, bensì sull&#8217;ottima alchimia tra i personaggi, in buona parte decisamente fuori dagli schemi. Ben venga, quindi, una copertina lontana dai soliti cliché, visto che il libro di Barbi non si rivolge soltanto agli amanti del fantastico, quanto a quelli della buona narrativa in generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Approfitto di questa occasione anche per anticipare un altro paio di notizie legate al libro. La prima è che, se riuscirò a fare in tempo, pubblicherò un compendio alla recensione di un anno fa con qualche giorno d&#8217;anticipo sulla data d&#8217;uscita, e questo grazie al fatto di poter disporre di una copia d&#8217;anteprima (a tal proposito, ringrazio Francesco per il regalo). La seconda è che si sta lavorando per l&#8217;organizzazione di alcuni incontri con l&#8217;autore, per i quali Barbi ha richiesto la mia presenza in qualità di moderatore. Tutto è però ancora da concordare, visto che ad occuparsi della cosa è principalmente l&#8217;ufficio stampa della BDC. In qualsiasi caso, vi terrò aggiornati.</p>
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		<title>Ringraziamenti e saluti</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 22:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gamberetta]]></category>
		<category><![CDATA[Gamberi Fantasy]]></category>

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		<description><![CDATA[Non mi perderò in lunghi discorsi e smancerie. Quelli, semmai, seguiranno in maniera privata, come è più giusto che sia. Dico solo questo: grazie di tutto. Ma soprattutto arrivederci, perché oggi quando si parla di narrativa fantastica non si può non pensare anche a te, e quando deciderai di tornare &#8211; e ho fiducia al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non mi perderò in lunghi discorsi e smancerie. Quelli, semmai, seguiranno in maniera privata, come è più giusto che sia. Dico solo questo: grazie di tutto. Ma soprattutto arrivederci, perché oggi quando si parla di narrativa fantastica non si può non pensare anche a te, e quando deciderai di tornare &#8211; e ho fiducia al riguardo &#8211; noi saremo lì ad aspettarti.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/02/needa02.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1143" title="needa02" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/02/needa02.jpg" alt="" width="350" height="276" /></a></p>
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		<title>Alma</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Alma]]></category>
		<category><![CDATA[Rodrigo Blaas]]></category>

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		<description><![CDATA[In giro per la rete si trovano letteralmente migliaia di cortometraggi animati. Ma quando un lavoro è fatto non bene, ma divinamente, credo sia giusto condividerlo con gli altri. Se poi siete tra coloro che si domandano se in appena 5 minuti sia possibile creare una bella storia a metà strada tra una favola per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In giro per la rete si trovano letteralmente migliaia di cortometraggi animati. Ma quando un lavoro è fatto non bene, ma divinamente, credo sia giusto condividerlo con gli altri. Se poi siete tra coloro che si domandano se in appena 5 minuti sia possibile creare una bella storia a metà strada tra una favola per bambini e un horror per adulti, beh, perché non provate a chiedere ad Alma?</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="281" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4749536&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="281" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4749536&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://almashortfilm.com" target="_blank">SITO UFFICIALE DEL FILM</a></p>
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		<title>Quale critica? Atto terzo: il ritorno der Monnezza del monnezzone</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 23:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[d'Andrea G.L.]]></category>
		<category><![CDATA[monnezzone]]></category>

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		<description><![CDATA[L’articolo che segue è probabilmente quello che ha subito il maggior numero di rimaneggiamenti nella storia di Infiniti Sentieri. All’inizio avevo in mente di scrivere un pezzo con alcune considerazioni generali sul panorama della narrativa fantastica nel 2009. Poi, però, negli stessi giorni in cui buttavo giù le idee per quell’articolo, ecco scoppiare il “caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’articolo che segue è probabilmente quello che ha subito il maggior numero di rimaneggiamenti nella storia di Infiniti Sentieri. All’inizio avevo in mente di scrivere un pezzo con alcune considerazioni generali sul panorama della narrativa fantastica nel 2009. Poi, però, negli stessi giorni in cui buttavo giù le idee per quell’articolo, ecco scoppiare il “caso Monnezzone”, partito pressoché in contemporanea dai siti di <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/12/22/il-ritorno-del-monnezzone/" target="_blank">Loredana Lipperini</a> e <a href="http://wunderkindtrilogy.blogspot.com/2009/12/at-dawn-they-slepp.html" target="_blank">d’Andrea G.L.</a>, a cui si sono poi aggiunti una serie di articoli che con quell’argomento hanno poco o nulla a che fare, ma con il rapporto lettore-critica ne hanno eccome. In questa sede vorrei mettere in luce alcuni aspetti a mio avviso rimasti un po’ nell’ombra nelle discussioni di cui sopra, seppur meritevoli d’attenzione. Ne consegue che non intendo proporre un’argomentazione esaustiva, quanto degli spunti di riflessione, mediati, inutile dirlo, dal mio personalissimo punto di vista.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/Er_monnezza_che_urla.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1110" title="Er_monnezza_che_urla" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/Er_monnezza_che_urla.jpg" alt="" width="373" height="200" /></a><em>No, Thomas, non si sta parlando di te.</em></p>
<h2>CAPITOLO I: Un brutto biglietto da visita</h2>
<p style="text-align: justify;">Partirò alla lontana, vi avviso.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, entrando in certe librerie e avvicinandomi al reparto Fantasy, vengo colto da un terribile senso di vergogna. E non perché reputi quei libri figli di un dio minore, ma per il modo in cui il genere che tanto amo viene trattato. Non mi sorprendo, quindi, se la maggior parte delle persone non avvezze al Fantastico colleghi la parola “fantasy” a draghi ed elfi, se non addirittura a storie smaccatamente rivolte a un pubblico giovane o, peggio ancora, infantile; insomma, nulla più di una letteratura d’evasione sempre uguale a se stessa.</p>
<p style="text-align: center;">[See post to watch Flash video]
<p style="text-align: center;"><em>A volte entrando in una libreria mi sento come Antonio Albanese ne “L’uomo d’acqua dolce”, con una sola differenza: io ballo molto peggio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ahimé, capisco simili posizioni, pur non giustificandole. Dopotutto è innegabile che buona parte del Fantasy venga presentato proprio attraverso i soliti cliché: amazzoni vestite di tanga in pelo d’orso con in mano spadoni tre volte più grandi di loro, draghi che s’azzannano, maghi perennemente vestiti con saio e cappuccio e con l’immancabile bastone di legno&#8230; In effetti a guardare le copertine di certi volumi pare di trovarsi di fronte più a dei poster, magari bellissimi, ma pur sempre semplici poster. Una copertina, pardon, una <span style="text-decoration: underline;">buona</span> copertina dovrebbe infatti riassumere in sé non solo ciò di cui il libro parla, ma anche l’essenza del medesimo. Disegnare copertine è un lavoro difficilissimo e non basta ficcarci dentro i soliti stereotipi. Ecco perché, per fare un esempio, le copertine realizzate da un Paolo Barbieri o un Keith Parkinson, per quanto di pregevolissima fattura, mi lasciano un po’ indifferente (non tutte, sia chiaro), al contrario, non so, di quelle di un Federico Aliberti o un John Jude Palencar (ma anche qui vale il discorso di prima, seppur al contrario, vedi i libri di Paolini).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/Eragon-.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-1111 aligncenter" title="Eragon" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/Eragon-.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/Dardoerosanewg.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-1112  aligncenter" title="Dardoerosanewg" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/Dardoerosanewg.jpg" alt="" width="200" height="305" /></a><em>Due copertine di John Jude Palencar. La prima è come se recitasse “Questo è un romanzo Fantasy modello standard n° 364359/B”. La seconda, invece, “Donne nude e tanto sesso”, che è già di per sé più originale </em>^_^</p>
<p style="text-align: justify;">Perché parto dalle copertine? Semplice: perché esse rappresentano il primo contatto che il genere crea con i possibili lettori, ne sono una sorta di biglietto da visita. Ora, è indubbio che se il 99% delle copertine sono tutte uguali la gente finirà per pensare che lo siano anche i romanzi al loro interno. Non ci credete? Provate a passare davanti al settore Harmony e poi ditemi se automaticamente non vi viene da pensare alla medesima cosa. Che dite? Harmony è una collana e come tale non può essere raffrontata con un genere? Giustissimo, e infatti è proprio qui che vi volevo. Perché il rischio – che a giudicare dai commenti dei vari Cortellessa &amp; Company non è tanto campato in aria – è che un genere come il Fantasy venga ridotto a livello di percezione come una collana, una serie di libri caratterizzati tutti dalla medesima struttura narrativa. Insomma, detto in poche parole, la prima immagine che il Fantasy crea attorno a sé è quella di una letteratura da “catena di montaggio”, puramente manieristica e carente di elementi innovativi. Non sorprendiamoci quindi se poi Cortellessa afferma che «il 95% della comunicazione libraria e il 95% dello spazio espositivo privilegiato nei punti vendita è militarmente appaltato a “draghi, complotti, maghetti”?», il tutto portando al collegamento – errato, lo sottolineo – maghetto = letteratura di serie B. Ma questo è solo un dettaglio. Il discorso, lo accennavo in fase introduttiva, è molto più ampio e coglie molteplici aspetti.</p>
<h2>CAPITOLO II: Esiste il monnezzone?</h2>
<p style="text-align: justify;">Alcuni giorni fa scrivevo sul blog di Francesco Dimitri che l’attenzione di noi appassionati di narrativa fantastica dovrebbe rivolgersi più verso le case editrici piuttosto che nei confronti di critici o giornalisti dotati magari di una vastissima cultura, ma con scarsa dimestichezza con il genere da noi tanto amato. La ragione si collega a quanto sopra scritto: se vogliamo che la narrativa fantastica tout court si lasci alle spalle l’immagine da catena di montaggio dobbiamo essere <em>noi</em> i primi a fare ciò. Se una casa editrice basa tutta la sua campagna sugli stereotipi o proponendo le sue giovani leve sempre come i novelli Tolkien, beh, allora significa che a loro questa situazione va benissimo. Quindi, se già i nostri “esperti del settore” hanno scarso rispetto per quanto da loro pubblicato, come possiamo aspettarci una maggiore intelligenza da parte dei non addetti? Facciamo un altro esempio, altrimenti queste rimangono parole al vento prive di appigli con la realtà. Poche settimane fa Intermezzi editore ha pubblicato un bando, (<a href="http://www.intermezzieditore.it/blog/?p=1088" target="_blank">QUESTO</a>). Bene, leggetelo e poi ditemi se non è un agglomerato di mancanza di rispetto verso il genere da lei stessa pubblicato. Altro esempio di scarsa lungimiranza? Che ne dite del fatto che uno scrittore sulla bocca di tutti come China Miéville non viene ristampato da Fanucci? O dell’assenza in Italia di un certo Sapkowski? Ecco, questo è il potere delle case editrici, un potere tale da veicolare non solo quello viene o non viene pubblicato, ma anche il <em>come</em> viene pubblicato, andando, pertanto, ad influenzare l’opinione che la gente si farà riguardo il contenuto della narrativa fantastica. Un lettore occasionale che vede 9 libri su 10 presentare sostanzialmente la stessa trama (e sono già molto ottimista), che voglia pensate possa avere di mettersi a cercare quell’unico libro <em>davvero</em> originale?</p>
<p style="text-align: justify;">Sdoganare la narrativa fantastica significa anche questo: sottolineare le differenze al suo interno, far capire che a fianco di elfi e draghi ci sono libri dove ditte di demolizioni aliene, a causa di qualche “disguido” burocratico, causano l’estinzione della razza umana, dove uomini che si risvegliano da un malore scoprono che il proprio figlio in verità non è mai esistito, dove donne che possiedono il “dono” di provare un piacere immenso dal dolore vengono addestrate come spie puttane, e molto altro ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, però, è che molto spesso è lo stesso fruitore di narrativa fantastica a storcere il naso quando gli si propone qualcosa di davvero originale e lontano dai soliti cliché. Racconto di vita: tempo fa mi ero messo a parlare di Steampunk e New Weird a un conoscente, lettore anche lui di Fantasy. La sua reazione è stata &#8211; parole testuali &#8211; “Ma questo non è Fantasy!”. Ohibò, e io che pensavo che un libro Fantasy avesse il privilegio di poter uscire da qualsiasi schema precostituito! A quanto pare mi sbagliavo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/weird_eyes.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1113" title="weird_eyes" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/weird_eyes.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a><em>Spiacente, amico, ma sei troppo originale per diventare un personaggio fantasy.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il medesimo discorso va poi applicato agli altri operatori, come quei siti che sostengono di non recensire opere pubblicate dietro pagamento, ma che poi fanno l’esatto contrario. O ancora, che dire di quegli autori come Ghirardi che affermano di scrivere Fantasy perché lo considerano un genere facile? Io non dico che i vari Cortellessa siano da ignorare (dopotutto già il titolo di questo articolo dovrebbe far intuire che non è la prima volta che mi soffermo sull’argomento), dico solo che non sono loro la priorità. Prima le cose vanno cambiate dall’interno.</p>
<p style="text-align: center;"><object id="playlist" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="512" height="308" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="playlist" /><param name="flashvars" value="usefullscreen=true&amp;file=http://www.booksweb.tv/content/getJWVodXml/content_id/473&amp;displayheight=288&amp;backcolor=0xffffff&amp;frontcolor=0x333333&amp;lightcolor=0xee2c74&amp;overstretch=false&amp;thumbsinplaylist=false&amp;shuffle=false&amp;repeat=list&amp;enablejs=true&amp;javascriptid=playlist&amp;autostart=false&amp;autoscroll=false&amp;image=http://static002.ksoft.tv/production.booksweb/uploads/thumbnails/c9e2290d845b0a84a1125f4598e9dcd7.jpg" /><param name="src" value="http://www.booksweb.tv/theme/booksweb/flash/player_4_3.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><embed id="playlist" type="application/x-shockwave-flash" width="512" height="308" src="http://www.booksweb.tv/theme/booksweb/flash/player_4_3.swf" quality="high" allowfullscreen="true" flashvars="usefullscreen=true&amp;file=http://www.booksweb.tv/content/getJWVodXml/content_id/473&amp;displayheight=288&amp;backcolor=0xffffff&amp;frontcolor=0x333333&amp;lightcolor=0xee2c74&amp;overstretch=false&amp;thumbsinplaylist=false&amp;shuffle=false&amp;repeat=list&amp;enablejs=true&amp;javascriptid=playlist&amp;autostart=false&amp;autoscroll=false&amp;image=http://static002.ksoft.tv/production.booksweb/uploads/thumbnails/c9e2290d845b0a84a1125f4598e9dcd7.jpg" name="playlist"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><em>“Come mai un Fantasy?” “Beh, perché un Fantasy mi sembra più, cioè, più semplice”. Rabbrividiamo&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, per tornare alla domanda che dà il titolo a questa prima parte, esiste il monnezzone? Per quanto mi riguarda la risposta è: sì, esiste, e rappresenta anche più del 90% della narrativa fantastica (ma non solo) presente nelle librerie. L’unica differenza tra me e Cortellessa è che io non lo identifico in un genere narrativo piuttosto che un altro, bensì nei singoli volumi.</p>
<h2>CAPITOLO III: Difendere cosa?</h2>
<p style="text-align: justify;">Sia chiaro: quando io sento definire la narrativa fantastica, presa nella sua interezza – che è già di per sé un errore di metodo – come un genere minore, un ammasso di storielle sceme per bamboccioni o peggio ancora, beh, in quei casi m’incazzo. Tuttavia non intendo in alcun modo difendere il genere.</p>
<p style="text-align: justify;">No, non è un paradosso. Come già accennato nel precedente capitolo, io preferisco distinguere tra buoni e brutti libri (o film), e giammai tra buoni e brutti generi, distinzione che ripudio con tutte le mie forze. Difendere un intero genere significherebbe infatti difendere anche quei libri che non godono del mio piacere, ovvero la mia personalissima lista di monnezzoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima una precisazione: io non sono tra quelli che ritiene che in un mondo perfetto i monnezzoni non dovrebbero esistere. Tuttavia sono anche dell’opinione che un monnezzone vada trattato per quello che è: un libro di scarsa qualità artistica e che nulla aggiunge al panorama letterario/cinematografico. Insomma, in questa categoria io c’infilo sia i libri/film veramente brutti che quelli scritti/diretti in maniera onesta, da autori che magari sono pure consci dei propri limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece non mi va giù è quando un autore di monnezzoni viene elevato a nuovo astro nascente del mondo della narrativa o come grande innovatore del panorama. Ecco, purtroppo la situazione in Italia, per come la vedo io, è molto simile a questa seconda posizione. Sebbene il nostro mercato conti una netta, nettissima prevalenza di monnezzoni, in giro si leggono un sacco di commenti entusiasti sullo stato del fantastico in Italia. E la cosa assume tratti ancora più grotteschi nel vedere come moltissimi di questi autori si diano continue pacche sulle spalle per sostenersi a vicenda, perché tanto l’importante è che il mercato cresca, e chi se ne frega se si muove nella direzione sbagliata.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale situazione nasce soprattutto da una scarsa presa di coscienza da parte degli autori stessi, molti dei quali non hanno stimoli a migliorare proprio per il fatto di essere stati pubblicati (Strazzulla docet). Insomma, manca l’onestà intellettuale propria di un genuino autore di monnezzone.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo di nuovo gli Harmony. Chi scrive per Harmony sa benissimo che il suo libro sarà catalogato come letteratura marginale, per usare la classificazione di Spinazzola. In questo caso, è la pubblicazione medesima a determinare il livello qualitativo dell’opera agli occhi del lettore. E sia chiaro: io provo grandissimo rispetto per un autore di Harmony, perché è uno scrittore conscio dei propri limiti, uno scrittore che non si erge sopra nessun piedistallo (e come potrebbe, dopotutto?), insomma uno scrittore onesto. Invece con gli autori italiani (molti, non tutti) ciò non accade. Anzi, alcuni autori di monnezzoni, di fronte alle parole di Cortellessa, si sono pure indignati (sia chiaro, giusto per evitare sterili polemiche: qui mi riferisco solo a coloro che ho letto integralmente; su tutti gli altri non mi esprimo).</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò, lo dico in tutta sincerità, mi fa sorridere, in quanto significa che costoro non hanno nemmeno coscienza dello stato penoso in cui si trova la narrativa italiana, fossilizzata com’è su topoi vecchi di decenni e che non aggiungono assolutamente nulla al panorama artistico, anzi, non fanno altro che svilirlo. Ecco perché trovo inutile l’iniziativa partita dal blog di Eleas volta a recensione libri non di ambito fantastico per dimostrare la propria “elasticità mentale”. Come ho già scritto sul <a href="http://francescodimitri.wordpress.com/2009/12/30/perche-non-voglio-essere-legittimato/" target="_blank">blog di Francesco Dimitri</a>, non sento alcun bisogno di dimostrare di leggere anche altro nella vita. Lo so e questo mi basta. Ma soprattutto non vedo perché dovrei mettermi sullo stesso piano di chi sbaglia (e qui mi riferisco a Cortellessa) per dimostrare la mia veridicità. Ma grazie al cielo non sono l’unico a pensarla così, come dimostra il link di cui sopra.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, prima di mettersi a difendere a spada tratta il fantastico in Italia, sarebbe il caso di fermarsi e riflettere sugli errori che stanno commettendo i nostri “esperti del settore”. Altri esempi? Il fatto che molti libri vengano pubblicati dopo editing penosi, l’assoluta mancanza di voglia di migliorare da parte di alcuni autori, il continuo paragone con scrittori di un passato ormai morto (leggasi Tolkien)&#8230; Devo continuare?</p>
<p style="text-align: justify;">Ripeto quanto già scritto: io a difendere il Fantasy italiano non ci penso proprio, e questo perché sono dell’idea che il Fantasy italiano non esista. A me che un libro sia italiano, inglese, cileno o austro-ungarico non importa un fico secco. A me interessa solo leggere buoni libri, senza bisogno di legittimazioni di alcuni tipo, per riprendere sempre le parole di Dimitri. E se si vuole dimostrare il valore della narrativa fantastica, allora c&#8217;è una sola cosa da fare: cominciare a scrivere buoni libri, anziché continuare a lamentarsi dei critici.</p>
<h2>CAPITOLO IV: Quale speranza?</h2>
<p style="text-align: justify;">Alcune settimane fa stavo facendo colazione a base di latte (rigorosamente freddo, <em>mai</em> riscaldato), yogurt (causa stramaledettissimo dente del giudizio che m’impediva di mangiare qualsiasi così con una consistenza superiore) e giornale (dio, che immagine snob&#8230;). Disquisizioni a parte su pasti e problemi dentali, la mia attenzione finisce su un articolo di Nicola Langioia intitolato “aNobii: critici addio, la recensione la facciamo noi”. Per la cronaca, lo potete leggere <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2411439&amp;yy=2010&amp;mm=01&amp;dd=03&amp;title=anobii_critici_addio_la_recens" target="_blank">QUI</a>. C’è un passaggio, nel finale, che riassume alla perfezione il mio pensiero riguardo l’importanza della critica di mestiere al giorno d’oggi.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">I commentatori italiani di aNobii, al contrario – troppo numerosi per non rompere il recinto di intellettuali, scrittori e aspiranti tali in cui spesso sono chiusi anche i lit blog – sono lettori accaniti e disinteressati, e mostrano di avere attraversato l’intera esperienza di un libro: hanno speso soldi per acquistarlo, e tempo per leggerlo, lo hanno davvero amato o detestato, e spesso con competenza e senza inutili puzze sotto al naso restituiscono una passione e un’intelligenza che risultano contagiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Motivo per cui preferiscono consigliarsi i libri tra di loro piuttosto che aspettare l’ennesima recensione capace di accostarsi a un libro come a un topo morto. Forse, per una volta, i soloni di cui sopra potrebbero mettersi in discussione davanti a un’esperienza come questa. A meno che non preferiscano morire comodamente sotto il crollo delle torri d’avorio e di risentimento dentro cui si addormentano ogni sera.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Con parole senz’altro migliori delle mie, Langioia coglie nel segno: buona parte dei critici oggi in circolazione non dispone né degli strumenti né dell’apertura mentale per cogliere quanto di buona offra la narrativa contemporanea, anche di ambito fantastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro racconto di vita. Alcuni anni fa ho sostenuto un esame di <em>Comunicazione letteraria nell’Italia novecentesca</em>. Finita l’interrogazione sulla parte monografica e in attesa di passare dall’assistente, intento a torturare un mio malcapitato collega, mi metto a chiacchierare con il docente su di un testo di Luciano Bianciardi, <em>La vita agra</em>, e da lì si deraglia sulla figura del critico letterario. Quanto mi disse il professore si collega con la posizione sopra espressa. Mi disse infatti che la figura del critico &#8220;classico&#8221; sarebbe morta nel giro di pochi anni per far posto a una nuova generazione. E questo non perché le vecchie metodologie non andassero più bene, ma per un’ignoranza di fondo nei confronti dei nuovi media. In pratica, un critico per così dire “anziano” non sarebbe mai riuscito a cogliere eventuali riferimenti di un opera al mondo dei fumetti, dei videogiochi o quant’altro; e un critico che non dispone di una base culturale tale da cogliere qualsivoglia riferimento non potrà svolgere il proprio lavoro al pieno delle forze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragionamento non fa una grinza. Ed è proprio per questa ragione che ritengo un’inutile spreco di forze l’iniziativa descritta nel precedente capitolo. Non si può creare un dialogo quando mancano le basi per comprenderlo. E attenzione: questo lo dico senza alcuna supponenza, in quanto è un discorso che vale in entrambe le direzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece dobbiamo fare, e lo ripeto ancora una volta, è rivolgerci a chi invece dispone (o almeno dovrebbe) degli strumenti tali per smuovere davvero le acque, ovvero gli editori. Cortellessa fa benissimo a incazzarsi dell’assenza di libri che hanno fatto la Storia della letteratura nelle librerie per far spazio ai vari Paolini e Mayer, perché è <em>vero</em>. Così come noi lettori di narrativa fantastica ci dovremmo incazzare per essere trattati come bamboccioni capaci di seguire solo le mode, altrimenti anche noi correremo il rischio di veder sparire i grandi classici del passato; rischio che tra l’altro non è nemmeno così distante (giusto ieri sera il buon Duca mi raccontava di come una grossa libreria della sua zona fosse sprovvista di <em>Fanteria dello spazio</em>; <a href="http://laramanni.wordpress.com/2010/01/18/motivi-per-sentirsi-depresse/" target="_blank">QUI</a> invece Lara Manni aggiunge altri libri). Non ha quindi senso scannarci tra di noi, perché equivarrebbe a una guerra tra poveracci. Anche se non sembra, le posizioni di Cortellessa e dei suoi detrattori sono infatti le medesime: lui si lamenta dell&#8217;assenza di narrativa di qualità nelle librerie, noi di una percezione errata di quello che è realmente il fantastico.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/1211402229_f.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1114" title="1211402229_f" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/1211402229_f.jpg" alt="" width="200" height="267" /></a><em>Che mondo sarebbe senza Nutella? E senza Heinlein, Pratchett, Radcliff, Ray, Adams&#8230;</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha invece senso continuare con questo un muro contro muro dove nessuna delle due parti riesce a cogliere – o vuole cogliere – quanto di buono è sostenuto dall’altro. L’ho già scritto in fase introduttiva: il qui presente non approva la posizione assolutistica di Cortellessa. Eppure le sue parole esprimono anche una tragica realtà: il predominio assoluto non tanto della cattiva letteratura, quanto di una cattiva letteratura che oltretutto viene presentata come di alta qualità e si crede pure tale (non ci credete? andatevi allora a leggere alcune affermazioni della Meyer su Shakespeare). Ed è proprio su questo aspetto che l’attenzione di noi tutti si deve concentrare. Se vogliamo davvero che la narrativa fantastica si sviluppi in Italia, non serve a nulla difenderlo a spada tratta nella sua interezza. Gli e ci faremmo solo del male.</p>
<h2>Appendice: Lettera aperta a G.L. d’Andrea</h2>
<p style="text-align: justify;">Prima alcune doverose precisazioni. La prima: ciò che segue ha a che vedere solo parzialmente con quanto scritto sopra, tanto da essere stato incerto sino all’ultimo se creare o meno due articoli separati. Alla fine ho optato per l’accorpamento in quanto l’idea era nata in contemporanea e non a seguito dello scambio di battute avuto sul blog di Dimitri (e questa è la seconda precisazione). Ultima nota: ho deciso di scrivere questa “appendice” anziché un’e-mail perché A) non ritengo di aver nulla da nascondere e B) questa storia è nata in rete e credo sia giusto che muoia in rete. L’obiettivo, comunque, è soltanto quello di chiarire alcune mie posizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, passo al nocciolo della questione, ma per farlo permettimi di tornare un po’ indietro nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Parto con il dire che, a differenza di quanto si possa pensare, la mia presenza alla fiera del libro di Torino dell&#8217;anno scorso non aveva l’obiettivo di sputtanare poi chicchessia. Al contrario ero sinceramente curioso di ascoltare la presentazione di <em>Wunderkind</em>, soprattutto visto e considerato che la lettura dei primi due capitoli del romanzo non mi aveva convinto al 100%.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, sempre a differenza di quanto molti pensano, io non sono uno a cui piace sparare a zero sugli autori italiani, e una certa recensione presente su questi lidi oltre al fatto di aver più volte citato autori a mio avviso validi (a partire da Dimitri) credo lo possa ampiamente dimostrare. Se quindi dico che un libro non mi piace o non mi ha convinto all’acquisto, significa proprio che quel libro non mi piace o non mi ha convinto all’acquisto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa non mi ha convinto? Tu, d’Andrea, parli spesso di deformare la realtà, di violentarla. Ecco, questo è uno dei punti focali. Per quanto la tua sia una posizione accettabilissima, quando leggo un libro di ambito fantastico, la deformazione della realtà non mi affascina, o quanto meno lo fa meno di altre tecniche narrative. Quello che invece mi attrae è il ribaltamento della realtà. Non è un caso, quindi, che il mio autore preferito sia un certo Richard Matheson, uno che sul ribaltamento ne sa parecchio. Prendiamo la descrizione dei palazzi nel primo capitolo di <em>Wunderkind</em>. Come scrissi a suo tempo al buon duca in chat – entrambi avevamo letto da poco le pagine<em> </em> presenti in rete e ci stavamo scambiando alcune impressioni –, l’idea di presentarli come creature dotate di vita mi aveva lasciato perplesso, ma non per l&#8217;idea in sé. Avrei infatti gradito di più, per via di una sana voglia di sense of wonder, trovarmi di fronte a dei veri palazzi-mostri, ovvero a un ribaltamento di una situazione altrimenti prevedibile, al pari della scena iniziale che si rivela poi essere solo un sogno che, senza offesa, è uno dei cliché più abusati dalla narrativa. Tuttavia lo stile non mi era dispiaciuto (l’immagine del temporale che “rotola da lontano” la trovo evocativa al punto giusto). Insomma, in quelle pagine c’erano aspetti positivi e negativi, da cui la mia voglia di vedere la presentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. Visto che mi piace informarmi sui libri che in qualche modo solleticano la mia curiosità, in quello stesso periodo lessi una tua intervista a Panorama (<a href="http://blog.panorama.it/libri/2009/02/17/una-lucida-moneta-dargento-primo-apocalittico-capitolo-della-trilogia-del-wunderkind/" target="_blank">QUESTA</a>). Anche lì stesso discorso di sopra: alcune affermazioni mi avevano portato ad applaudire, altro mi avevano lasciato perplesso, come la risposta alla penultima domanda dove  affermi di non leggere libri pubblicati da case editrici a pagamento perché lo ritieni “immorale” (pensiero che condivido), ma allo stesso tempo lodi Meridiano Zero, che <em>è</em> un editore a pagamento (per quanto sia d’accordo con te che ha un ottimo catalogo, tanto che in questo stesso articolo cito indirettamente un libro da loro pubblicato: <em>L’uomo che credeva di essere se stesso</em> di David Ambrose).</p>
<p style="text-align: justify;">Scrivo tutto ciò è per ribadire che ogni mia affermazione qui o su altri lidi nasce da motivazioni coerenti con quanto ho sempre espresso in passato, senza alcun accanimento, che non vedo nemmeno come possa esserci, visto ti ho &#8220;dedicato&#8221; un solo articolo in due anni di vita del sito e sugli altrui forum/blog ho sempre specificato di aver letto solo le prime pagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, a prescindere di quanto detto durante la presentazione e di quanto da me poi scritto sul famoso articolo, c’è una cosa che però mi preme sottolineare. Ogni mia affermazione è sempre stata giustificata, e mi piacerebbe che altrettanto sia fatto nei miei confronti. Quando su FM mi hai dato dell’imbecille la tua motivazione sul fatto che io stessi sbagliando è stata, parole testuali: «Attenzione: il solito imbecille armato di blog e di terza elementare  potrebbe obiettare che sto facendo confusione con la corrente del  Realismo in voga negli anni che furono… non è così&#8230;» Un po’ poco, non trovi? Visto che io ho scritto che è errato fare un confronto tra una corrente letteraria e un genere letterario (che è diverso da quello che hai scritto tu), mi piacerebbe sapere nei dettagli in cosa io erri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia chiaro: se scrivo tutto ciò è solo perché sono dell’idea che le regole debbano essere uguali per tutti. Cosa intendo? Ci arrivo subito. Al termine del mio articolo su Infiniti Sentieri scrissi che mi avevi dato l’impressione (e sottolineo <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;impressione</span>) di una persona con una “profonda ignoranza in campo letterario”. Parole che confermo, perché quella fu proprio l’impressione che mi creai. Ecco, ora leggiamo un po’ la seguente citazione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora: a parte una serie di sproloqui molto ben argomentati con fuffa al sapor di calzino sporco, io non ho letto UNA tua sola motivazione per cui il fantastico (salvo Landolfi! Salvo Borges &#8211; per favore, vai a vedere il Libro di Sabbia e leggi nelle dediche, grazie) sia monnezza. Simpaticamente parlando questo significa essere ignoranti. Simpaticamente, le ventimila battute di cui sopra, ti portano a ricevere il premio di Arrampicata Sugli Specchi 2009. Complimenti.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Riconosci queste parole? Dovresti, visto che sono tue. Le hai scritte sul blog di Loredana Lipperini e sono riferite ad Andrea Cortellessa (e dubito che anche lui possa essere accusato di essere arrivato appena alla terza elementare). Parole dure, anche più delle mie, visto che qui non c’è nessuna “apparenza”. Ecco, è questo quello che intendo quando dico che le regole devono essere uguali per tutti. Non puoi accusarmi di essere uno che non  fa altro che insultare gli altri (cosa tutta da dimostrare) e poi fare la stessa cosa. E sia chiaro: io non critico le tue parole, perché, in riferimento al discorso che si stava tenendo in quella sede, le ritengo in buona parte corrette. Ma esattamente come tu puoi avere l’impressione che una tal persona sia ignorante in una tal materia, perché non potrebbero averla pure altri nei tuoi confronti? Perché io divento automaticamente uno che insulta a raffica e uno stalker (anche questa cosa non veritiera, e tu lo sai benissimo, visto che non sono mai venuto a romperti le scatole né per e-mail, né sul tuo sito, né altrove) e tu una vittima pur mandandomi a fottere o scrivendo e-mail a terzi in cui offendi il sottoscritto (già, sono a conoscenza di quelle e-mail)?</p>
<p style="text-align: justify;">Come già scritto, io quando scrivo o dico qualcosa lo motivo. Mi piacerebbe che quando mi vengono lanciate delle accuse, si faccia altrettanto. Ma soprattutto, come accennato anche nell’articolo vero e proprio, mi piacerebbe che la si finisse con questo muro contro muro. Difficilmente due come noi andrebbero a bersi una *inserire bevanda a caso* insieme. Ma ciò non toglie che all’interno di una discussione ci si possa quantomeno rispettare, senza dover mandare affanculo l’altro solo perché, in un’occasione completamente diversa, ha osato esprimere un pensiero diverso dal proprio. Come accennato sul blog di Dimitri, io sono uno che al termine di una qualsivoglia chiacchierata, anche di quelle aspre, resetta il tutto; e se dopo una settimana rincontra quella tal persona, ascolta quanto ella abbia da dire in riferimento al nuovo argomento, senza preconcetti basati sul passato. Ma forse sono io a essere strano.</p>
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		<title>Progetto segreto n°2: è ora di trattenere il respiro</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 20:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
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E infine eccoci qua.
A distanza di poco meno di due mesi dal suo annuncio, è giunto il momento di svelare cosa si cela dietro il progetto Apnea, per quanto lo ritenga un segreto di Pulcinella, visto che navigando un po’ per questo sito si potevano trovare molti “indizi” al riguardo.
Prima però una notizia di servizio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/logo.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-1083  aligncenter" title="logo" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/01/logo.jpg" alt="" width="500" height="185" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E infine eccoci qua.</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di poco meno di due mesi dal suo annuncio, è giunto il momento di svelare cosa si cela dietro il progetto Apnea, per quanto lo ritenga un segreto di Pulcinella, visto che navigando un po’ per questo sito si potevano trovare molti “indizi” al riguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima però una notizia di servizio. Come accennato nel topic dedicato alla sezione Cine-Sentieri, ieri avrei dovuto caricare un articolo sul sito. Nello specifico, si tratta di articolo inerente la (sterile? solo fino a un certo punto) polemica riguardante i cosiddetti “monezzoni”, partita dal blog di Loredana Lipperini e poi diffusasi a macchia d’olio (e anche un po’ a macchia di leopardo, per rimanere in tema) per la rete. Trattandosi di un pezzo a cui tengo in particolar modo – soprattutto perché al suo interno metterò i puntini sulle I riguardo una certa questione che mi riguarda personalmente – ho preferito posticiparlo a lunedì prossimo, così da dargli il risalto che merita.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, torniamo alla discorso principale: che cos’è Apnea? Come i più attenti sapranno, con il marchio “Edizioni Apnea” (fittizio, è sempre bene precisarlo) sono solito firmare tutte le opere per le quali mi occupo dell’impaginazione e dell’uniformazione grafica, argomenti a cui sono molto legato, basti vedere l’attenzione che dedico all’argomento nelle mie recensioni e non solo. Ora, da qui a circa due anni, ragioni lavorative mi hanno portato a stare a stretto contatto con il mondo della grafica editoriale, vuoi per via delle mie collaborazioni con alcune riviste (Vorrei, prima, ed Eco Risveglio, oggi), vuoi per richieste di lavori di altre ditte. Fatta eccezione per l’attuale collaborazione con Eco, si è però sempre trattato di rapporti per così dire “occasionali” (traduzione: a progetto/tempo determinato); e visto che in qualche modo la pagnotta ce la si deve guadagnare, ho deciso di mettere in pratica l’esperienza sin qui accumulata per cominciare l’attività di graphic designer free lance.</p>
<p style="text-align: justify;">Preciso: in verità il free lance lo faccio praticamente già da quasi un anno. Fino ad oggi non avevo però pubblicizzato la cosa (almeno sulla rete) per il semplice motivo che non disponevo di un vero portfolio. In queste settimane ho tuttavia cominciato a porre la parola fine a una serie di progetti, così da poter ovviare a tale problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, a livello pratico, cosa comporterà tutto ciò per Infiniti Sentieri? Diciamo un paio di novità.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima è che, almeno per qualche mese, sarò costretto a sfruttare tale piattaforma anche come postazione di lavoro. Con ciò non intendo dire che mi metterò a parlare delle funzioni di Illustrator piuttosto che lanciarmi in dissertazioni sulle potenzialità del web 2.0. Più che altro ritaglierò un angolino del sito per pubblicizzare i miei lavori, oltre a scrivere ogni tanto qualche articolo inerente l’argomento grafica, ma farò il possibile perché tali deviazioni abbiano sempre dei legami con l’anima d’Infiniti Sentieri. Questo almeno fino a che non avrò realizzato un sito indipendente, al quale sto già lavorando, ma che richiederà alcuni mesi di lavoro, visto che la mia formazione è di grafico e non di coder, per quanto abbia già due siti da me programmati all’attivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda novità toccherà più da vicino gli utenti d’Infiniti Sentieri. Ho infatti deciso d’offrire la mia consulenza gratuita per qualsiasi lavoro di uniformazione grafica (racconti, romanzi, guide&#8230;). Tale decisione nasce dal fatto che da una parte i principi della corretta impaginazione sono sconosciuti ai più (basta vedere certi PDF sparsi in giro per la rete) e dall’altra non è un’attività tale da rubarmi troppo tempo; e comunque fa sempre comodo un po’ di allenamento. In cambio chiedo solo la presenza sull’opera di un rimando al mio sito, qualora questa sia dedicata a diventare un’autopubblicazione di qualsiasi tipo. Se invece sarà rivolta a un concorso o quant’altro, assolutamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, almeno per quanto riguarda le questioni principali, credo di aver detto tutto. Aggiungo solo un’ultima nota. Nei prossimi giorni – diciamo fino alla fine di questa settimana – apporterò un leggerissimo restyling a Infiniti Sentieri, così da implementare al meglio le nuove sezioni che nasceranno all’interno del progetto Apnea, a partire da quella del portfolio, la quale sarà attivata domani. Per qualsiasi domanda, rimango come sempre a piena disposizione.</p>
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		<title>A Natale siamo tutti più buoni&#8230; ma anche no</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 20:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Se il calendario non m’inganna oggi è quel giorno dell’anno dove la gente, per effetto di una misteriosa malattia (secondo alcuni creata in laboratorio dalla Coca Cola), subisce la paresi di buona parte del volto ed è costretta, tra le altre cose, a sperperare quei quattro spiccioli messi da parte durante l’anno. Sebbene il vaccino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se il calendario non m’inganna oggi è quel giorno dell’anno dove la gente, per effetto di una misteriosa malattia (secondo alcuni creata in laboratorio dalla Coca Cola), subisce la paresi di buona parte del volto ed è costretta, tra le altre cose, a sperperare quei quattro spiccioli messi da parte durante l’anno. Sebbene il vaccino sia ancora lungi dall’essere scoperto, alcuni monaci tibetani pare abbiano scoperto un rimedio per alleviare quantomeno gli effetti più devastanti di tale morbo: secondo quanto da loro sostenuto, basterebbe liberarsi di tutti i vestiti e correndo per strada come mamma ci ha fatti gridare “Ahfafaiofafja gnagnäkka” per centododici volte, il tutto con un cappello di carta stagnola in testa e stando attenti a non sbagliare gli accenti (e oserei aggiungere senza incappare in una volante della polizia), pena la sosta in prigione senza passare dal VIA. Se si seguono questi semplici consigli, come risultato si dovrebbe acquisire una superiore visione della realtà umana, con annessa scomparsa di qualsiasi addobbo, lucina, barbone vestito di rosso e albero radioattivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, io non so questo metodo funzioni davvero, visto che la mia (non) religione mi ha reso immune a tale morbo (sempre sia lodato il sommo Cthulhu); ciononostante, voglio proporvi un metodo alternativo da me ideato e forse di più facile applicazione: fregarsene del clima da “volemosse bbbene” e continuare a essere stronzi come in qualsiasi altro giorno dell’anno ^_^</p>
<p style="text-align: justify;">E visto che dall’alto della mia magnanimità voglio venirvi incontro, vi propongo un esempio pratico. Trattandosi di un esercizio rivolto all’apprendimento, tratterò di un argomento (credo) noto a tutti e che va anche a braccetto con il clima da fine anno: la mia personale classifica delle tre più grandi delusioni videoludiche del 2009 (ne consegue che non tratterò solo di prodotti usciti negli ultimi dodici mesi). E sottolineo <span style="text-decoration: underline;">delusioni</span>, che è diverso da “brutti giochi” (anche se uno di questi lo reputo proprio un obbrobrio, e non credo avrete difficoltà a capire a quale dei tre mi riferisco). Si tratta quindi di prodotti che presentano magari più di un lato positivo, ma che o non mantengono quanto promesso oppure ingiustamente elevati dalla “stampa specializzata” a capolavori del genere. Cominciamo&#8230;</p>
<h4 style="text-align: justify;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Shadow_of_Chernobyl_cover.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1060" title="S.T.A.L.K.E.R." src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Shadow_of_Chernobyl_cover.jpg" alt="" width="200" height="285" /></a><strong>3° POSTO: S.T.A.L.K.E.R.</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><em>S.T.A.L.K.E.R.</em> appartiene a quella serie di videogiochi attesi per anni e che al momento dell’uscita, come quasi sempre accade, si rivelano già vecchi sia dal punto di vista tecnico che del gameplay. In questo caso la situazione è ancor più grottesca se si pensa che i programmatori non hanno rispettato praticamente nessuna delle promesse fatte in fase di preview. Si parlava di totale libertà per il giocatore: parzialmente falso, visto che agiremo sempre in grossi livelli collegati tra loro e pieni di zone irraggiungibili. Ci erano state mostrate immagini in cui il personaggio si muoveva a bordo di vari mezzi di trasporto: tale opzione è stata tolta. Sembrava si potessero pure uccidere gli uccelli per poi mangiarli: ma quando mai (e dire che ne ho fatte di sventagliate di mitra in cielo cercando di abbattere almeno un pennuto, ma niente). Era stata proclamata una struttura di crescita del personaggio simil GDR: abbandonata pure lei, mantenendo soltanto l’inventario. Si vociferava della possibilità di entrare a far parte di diverse fazioni: tolta pure questa possibilità, nonostante le fazioni siano sopravvissute (ma LOL!). E così via. Insomma, per cinque anni siamo stati presi per il culo, ritrovandoci alla fine tra le mani un normalissimo FPS dalla trama insulsa e con uno dei peggiori doppiaggi di sempre (che si giochi la versione originale o quella italiana non cambia molto).</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa la si potrebbe accettare, per quanto di malumore, qualora almeno come FPS puro <em>S.T.A.L.K.E.R.</em> risultasse un prodotto decente, ma così non è. Il bilanciamento delle armi è infatti qualcosa di scandaloso, a partire dalle pistole, pressoché inutili visto che causano pochissimo danno. Discorso analogo vale per le armature: tra armatura leggera e armatura pesante la differenza è davvero minima. Aggiungiamoci una serie di missioni secondarie di una noiosità disarmante, un sistema economico pressoché inutile visto che troverete armi e munizioni un po’ dappertutto e un’intelligenza artificiale che fa acqua da tutti i fori e avrete un quadro completo sul perché <em>S.T.A.L.K.E.R.</em> è un prodotto fallimentare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>LE ALTERNATIVE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Half Life (serie)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Non credo ci sia bisogno di spiegazioni quando si parla di <em>Half Life</em>. Si tratta dopotutto della miglior serie di sparatutto di sempre. A caratterizzare la serie è la continua evoluzione del gameplay. Se il capostipite fu sostanzialmente il primo a proporre una trama degna di questo nome, il secondo ha letteralmente rivoluzionato il genere con un’implementazione della fisica che non fungesse da semplice orpello, oltre a una “recitazione” dei personaggi che ancora oggi non ha eguali. Unico difetto è l’estrema linearità dei livelli, i quali non prevedono quasi mai percorsi alternativi, ma vista l’estrema qualità del design non reputo ciò un difetto, quanto un valore aggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Deus Ex</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Deus Ex</em> (il primo, non quella schifezza di seguito) è senz’altro il miglior rappresentante degli ibridi FPS/GDR, e questo nonostante i suoi molti anni sulle spalle (parliamo di un prodotto del 2000). Sebbene la libertà d’azione non sia infinita, visto che agiremo sempre in delle grosse “arene” suddivise in tanti (forse troppi) micro livelli, in ogni location avremo davvero un sacco di cose da fare tra missioni secondarie e segreti vari. Uno dei giochi migliori (e ai tempi più sottovalutati) di sempre.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Masseffect_box_cover.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1062" title="Mass Effect" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Masseffect_box_cover.jpg" alt="" width="200" height="246" /></a>2° POSTO: Mass Effect</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;">Se dovessi definire <em>Mass Effect</em> in poche parole, direi che è un gioco dalle mille contraddizioni. Non esiste infatti aspetto che non presenti sia un lato meraviglioso che un altro imbarazzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dalla tanto decantata grafica. Se i volti e i corpi dei personaggi sono qualcosa di stupefacente per definizione (pur non raggiungendo le vette espressive di <em>Half Life 2</em>), così non è per i livelli esterni. Tutti i pianeti risultano infatti <em>identici</em>: fatta eccezione per il “pianeta tutorial”, scordatevi sugli altri di vedere un albero o anche solo un cespuglio. Che vi troviate sulla Luna (dove inspiegabilmente c’è la stessa gravità della Terra) o su un pianeta simile al nostro, non vedrete alcun tipo di vegetazione. Al  massimo troverete un leggerissimo cambio di texture (pure in bassa definizione) per segnalare la presenza di erba.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra contraddizione è nel gameplay. <em>Mass Effect</em> è infatti principalmente un GDR più che un FPS. Ora, quando si pensa ai giochi di ruolo, la prima cosa che viene da pensare è libertà d’azione. Così non è per <em>Mass Effect</em>. I livelli sono tutti dei lunghissimi corridoi da percorrere dall’inizio alla fine con un numero ristretto di missioni secondarie, oltretutto terribilmente simili le une con le altre, ma che consiglio di fare, giusto per non arrivare al termine dell’avventura in meno di dieci ore, visto che pure la longevità non è proprio il massimo della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante <em>Mass Effect</em> rimane un buon gioco, senz’altro più divertente di <em>S.T.A.L.K.E.R.</em>, quantomeno per il sottoscritto. La trama, pur non brillando per originalità, è discretamente interessante e le interazioni con i personaggi risultano una ventata d’aria fresca rispetto alla concorrenza, tanto che a un certo punto sarete pure costretti a decidere quale compagno sacrificare e quale salvare da morte certa.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché allora il secondo posto in questa infamante classifica? Perché <em>S.T.A.L.K.E.R.</em> non è stato presentato come un capolavoro assoluto, anzi i suoi difetti sono stati sottolineati sin da subito dalla stampa specializzata. Sapevo quindi che non mi sarei trovato di fronte a chissà quale prodotto rivoluzionario. Così non è stato con <em>Mass Effect,</em> rivelatosi alla fin fine nulla più di un gioco mediocre, terribilmente ripetitivo e poco accattivante. I germi per un ottimo seguito ci sono tutti, ma i programmatori dovranno scegliere da che parte stare: se da quella degli FPS o quella dei GDR, visto che ora come ora <em>Mass Effect</em> non è né carne né pesce.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>LE ALTERNATIVE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>The Witcher</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ovvero il miglior GDR realizzato negli ultimi anni. Nonostante pure qui ci si trovi all’interno di grossi livelli “semiliberi”, il gioco riesce a mantenere una più che discreta sensazione di libertà (paradossalmente più di <em>Mass Effect</em>, dove invece puoi esplorare buona parte della galassia quasi da subito). Il merito spetta a una delle più belle trame di sempre e a una lunga serie di momenti in cui saremo costretti a effettuare scelte drammatiche, le cui ripercussioni si faranno sentire sempre parecchio tempo dopo, impedendo di fatto il trucco del quickload.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Morrowind</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Non sono un grandissimo fan dei giochi made in Bathesda, soprattutto a causa di alcune scelte di gameplay che trovo ridicole, come l’inventario basato solo sul peso degli oggetti e non sullo spazio da loro occupato o il fatto che puoi nuotare come se  niente fosse pur indossando un&#8217;armatura completa. Tuttavia <em>Morrowind</em> ha un pregio che lo rende un prodotto unico: una delle più grandi e attive comunità al mondo. Ancora oggi, a distanza di sette anni dal rilascio, c’è gente che crea caterve di mod tali da fargli tenere il passo con i tempi sia a livello grafico sia di gameplay. Ciò rende <em>Morrowind</em> forse l’unico GDR single player davvero infinito. Il difetto maggiore che mi sento d’imputargli (ma è una scelta stilistica che da sempre accompagna i prodotti di Bathesda) è che il proprio avatar non gode di una vera e proprio caratterizzazione psicologica, come invece sarebbe opportuno attendersi da un Gioco di <span style="text-decoration: underline;">Ruolo</span>. In compenso vi sarà possibile fare quasi tutto quello che vorrete, dal diventare un liberatore di schiavi a un cacciatore di vampiri, dall’andare a pesca all’addomesticare animali selvaggi, dal costruirsi la casa dei propri sogni al diventare governatore di una città.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/cover_6a09d035267fda61380be6454943e812_l.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1061" title="Assassin's Creed" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/cover_6a09d035267fda61380be6454943e812_l.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>1° POSTO: Assassin’s Creed</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;"><em>Assassin’s Creed</em> non è solo una delusione: è una cagata colossale, una schifezza senza paragoni, il videogioco più inutile e sopravvalutato della storia. E la cosa assume risvolti ancor più tragicomici se si pensa che moltissimi siti e riviste specializzati hanno tessuto lodi sperticate per questa “roba”, tanto da chiedermi se abbiano giocato allo stesso prodotto da me provato.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dai difetti oggettivi. Il primo è senz’altro l’assenza dei sottotitoli. Può sembrare un dettaglio da poco, ma quando ti piace provare un prodotto in lingua originale, come per il sottoscritto, la presenza di sottotitoli può risultare molto utile, soprattutto se i personaggi parlano con accenti strani. E si dà il caso che in <em>Assassin’s Creed</em> il 99% dei personaggi parli con accento arabo. Vi dico: pur non essendo nulla di trascendentale dal punto di vista della complessità, la trama di <em>Assassin&#8217;s Creed</em> mi risulta in alcuni punti oscura, visto che a volte non riuscivo a capire che cavolo dicessero i personaggi. Un bel plauso al fancazzismo dei programmatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il bello, pardon, il brutto arriva quando vuoi tornare sul desktop. In un qualsiasi gioco basterebbe cliccare su ESC e poi sul tasto di uscita. Con <em>Assassin&#8217;s Creed</em> no. Questi i passaggi:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li> Clicca ESC.</li>
<li>Clicca su EXIT MEMORY.</li>
<li>Visto che il programma pensa che sia impossibile che tu voglia uscire da un gioco così demen&#8230; ehm, bello, ti chiede la conferma di quanto stai facendo. Ovviamente tu, nauseato, clicchi sul sì.</li>
<li>Dopo alcuni secondi il tuo avatar si ritrova nella stanza della realtà virtuale, dalla quale devi cliccare su EXIT ANIMUS.</li>
<li>Segue animazione al termine della quale bisogna schiacciare di nuovo ESC.</li>
<li>A questo punto devi cliccare su QUIT GAME.</li>
<li>Di nuovo il programma non vuole credere che tu voglia davvero uscire, quindi ti chiede per la seconda volta di confermare l&#8217;azione. Tu, sempre più innervosito, clicchi di nuovo sul sì.</li>
<li>Dopo un’altra manciata di secondi ti ritrovi nella schermata di login, dalla quale ti devi riloggare (non chiedetevi perché, è così e basta).</li>
<li>Altri secondi d’attesa e finalmente puoi cliccare sul vero tasto d’uscita e tornare sul desktop.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Praticamente per un’operazione tanto semplice che in qualsiasi gioco anche degli anni Ottanta richiede non più di tre secondi, <em>Assassin&#8217;s Creed</em> ti obbliga a sprecare un minuto e anche più della tua vita. Ma chi è la scimmia urlatrice che ha ideato un sistema del genere?!</p>
<p style="text-align: justify;">Sorvoliamo poi sul fatto che la trama sia originale quanto un film dei Vanzina e passiamo alla caratteristica più decantata del gioco made in Ubisoft: il gameplay. Come penso sia noto a tutti, <em>Assassin&#8217;s Creed</em> è una sorta di simulatore di parkour spacciato per gioco d’azione. Peccato che per attivare la modalità parkour basta tenere schiacciati due tasti (nel mio caso spazio + tasto destro del mouse). A questo punto l’avatar partirà in avanti come una scheggia saltando sui muri, arrampicandosi sulle pareti, balzando da un’asse di legno a un’altra&#8230; il tutto senza che il giocatore debba mai intervenire sui comandi, se non muovendo il mouse nella direzione desiderata. Ma dove sta la difficoltà? Dove sta il divertimento? Se voglio tenere schiacciati due tasti contemporaneamente mi basta anche tenere il computer spento, non ho bisogno di <em>Assassin’s Creed</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo agli scontri. Vi dico subito una cosa: i bot che incontrerete sono tra i più stupidi che si siano mai visti. Per abbattere anche venti nemici uno dopo l’altro (e vi assicuro che vi capiterà in alcune sezioni) vi basterà infatti schiacciare il tasto adibito alla contromossa non appena vedete un bot cominciare il suo affondo. A questo punto partirà un’animazione dove il nostro avatar farà a fette il nemico. Tutto qua. E non aspettatevi che due bot decidano di attaccare contemporaneamente! Dopotutto perché rendere la vita troppo complicata al giocatore?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/space-invaders-lg.gif" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1063" title="space-invaders-lg" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/space-invaders-lg.gif" alt="" width="400" height="300" /></a><em>L&#8217;intelligenza artificiale degli alieni di Space Invaders è decisamente più raffinata di quella delle guardie di Assassin&#8217;s Creed</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E non è finita! Non solo i menù fanno schifo, le sezioni di parkour fanno schifo e i combattimenti fanno schifo; anche la varietà delle missioni fa schifo! <em>Assassin’s Creed</em> propone infatti una sola missione ripetuta alla nausea per una dozzina di volte. Le missioni si riassumono infatti in:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Entra nella città (operazione che si fa sempre nello stesso modo, ovvero aiutando un pistolotto che si trova all’esterno delle mura).</li>
<li>Sali su una torre da cui rintracciare (in automatico) il tuo referente.</li>
<li>Svolgi un paio di missioni secondarie (sempre uguali pure quelle)</li>
<li>Vai a uccidere il boss.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">E notare che le fasi 1, 3 e 4 necessitano praticamente delle medesime azioni (rintraccia il soggetto e salvalo/uccidilo). E questo sarebbe uno dei migliori giochi della passata stagione? Ma questa è una delle più grandi fregature della passata stagione!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>LE ALTERNATIVE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Hitman: Blood Money</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Se volete prendere i panni di un <em>vero</em> assassino, allora il titolo più adatto è il quarto e (attualmente) ultimo capitolo di <em>Hitman</em>, a mio modesto parere il migliore della serie. La ragione risiede in due semplici parole: varietà e rigiocabilità. Ogni missione prevede infatti letteralmente decine di varianti attraverso cui raggiungere i propri obiettivi. Senza contare che l’approccio che deciderete di seguire andrà ad influenzare pesantemente sulla difficoltà della missione successiva. Per fare un esempio, se nella missione 1 uccidete venti persone davanti a un giornalista con telecamera, nella missione 2 non pensiate di passare inosservati davanti a un poliziotto. Volendo potete recuperare anche i tre capitoli precedenti, anche quelli molti vari nelle loro missioni (per quanto <em>Contracts</em> non sia proprio il massimo della vita). Tenete però presente che sono tutti privi della caratteristica della “notorietà”, asso nella manica di <em>Blood Money</em>. In conclusione un consiglio: al termine dei titoli di coda di <em>Blood Money</em> prestate molta attenzione, perché si nasconde un livello bonus <img src='http://infinitisentieri.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Thief: Deadly shadows</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo capitolo della serie di <em>Thief</em> ha rappresentato un netto cambio di rotta rispetto al passato. Se infatti nella prime due puntate, Garret (il protagonista) era pressoché incapace di affrontare anche la più sega delle guardie, ora il nostro baldo ladro dall’occhio metallico è diventato decisamente più cattivo, il che aumenta ulteriormente la già grande sfilza di approcci che sin dall’inizio era possibile tenere per venire a capo delle missioni. A ciò si aggiunge il fatto che l&#8217;universo di <em>Thief</em> è decisamente più originale del medio oriente di <em>Assassin’s Creed</em>, vista la sua forte componente Steam e Clock Punk. Tra l’altro su Internet si trovano senza difficoltà alcuni mod grafici tali da portare <em>Deadly Shadows </em>molto vicino agli standard qualitativi attuali.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Progetto segreto n° 1: La Fine e l’Inizio (più qualche coniglio ^_^)</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/12/21/progetto-segreto-n%c2%b0-1-la-fine-e-l%e2%80%99inizio-piu-qualche-coniglio-_/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 16:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Opere personali]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Canella]]></category>
		<category><![CDATA[Bizarro Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[La Fine e l'Inizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane – ahimè – ho un po’ latitato sul blog, e questo non perché abbia deciso di abbandonarlo, ma per una serie d’impegni accavallatisi, alcuni dei quali riguardano proprio Infiniti Sentieri. È giunto però il momento di cominciare a svelarne qualcuno.
Il primo progetto riguarda un romanzo che sto scrivendo; e preciso subito: no, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Locandina-3.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1051" title="Locandina 3" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Locandina-3.jpg" alt="Locandina 3" width="200" height="298" /></a>Nelle ultime settimane – ahimè – ho un po’ latitato sul blog, e questo non perché abbia deciso di abbandonarlo, ma per una serie d’impegni accavallatisi, alcuni dei quali riguardano proprio Infiniti Sentieri. È giunto però il momento di cominciare a svelarne qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo progetto riguarda un romanzo che sto scrivendo; e preciso subito: no, non si tratta de <em>L’impero dei corvi</em>. Il titolo (provvisorio) di questo progetto parallelo, finora rimasto nell’ombra, è <em>La Fine e l’Inizio</em>. In verità dire che lo “sto scrivendo” è improprio, visto che si tratta di un’opera a più mani. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa sette mesi fa su questi lidi ho pubblicato un romanzo dal titolo <em>Le nozze d’Inverno</em>. Si trattava di un progetto nato come gioco letterario e che prevedeva di scrivere la prima bozza di un romanzo completo nell’arco di un mese, il tutto aiutato da una serie di buontemponi. Le modalità furono le seguenti: a turno, ognuno di noi elaborava un capitolo; capitolo da scrivere rigorosamente in prima persona (ogni autore, infatti, interpretava un personaggio diverso). Il tutto senza una trama prestabilita, se non in alcuni dettagli generici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato finale non fu, a ben vedere, dei migliori. A fronte, infatti, di una prima parte fresca e con parecchi spunti originali, faceva da contraltare una sezione finale un po’ troppo “D&amp;Desca”. Non rimpiango tuttavia quell’esperienza, anzi. Innanzitutto perché mi sono divertito, il che non è un dettaglio da sottovalutare, e in secondo luogo perché proprio quegli errori mi hanno permesso d’imparare molto riguardo le strutture narrative.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, a distanza di un anno, ci riproviamo, anche se la squadra è mutata. Dei dieci autori originari ne sono sopravvissuti cinque, ai quali si sono aggiunte due new entry. La procedura di lavoro è rimasta pressoché invariata. A cambiare è invece l’approccio. Se infatti <em>Le nozze d’Inverno</em> era un romanzo che si prendeva molto sul serio (pur non mancando momenti comici come la parodia della canzone dei Loacker cantata nel Valhalla), così non sarà per <em>La Fine e l’Inizio</em>, e questo perché nostro obiettivo non è solo divertirci tra di noi, ma anche e soprattutto divertire i futuri lettori. Abbiamo quindi deciso di abbandonare del tutto qualsiasi ambientazione simil fantasy classico, a favore di una più urban e bizzarra. Teatro dell’azione sarà una Amsterdam del futuro corrotta e abitata da ogni sorta di bizzarria della natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversa anche la tipologia di personaggi. Niente più sentinelle e valchirie armate di spada, sacerdotesse e sciamani pazzi o eteree divinità. No, questa volta il libro annovererà veri e propri fenomeni da baraccone come bambole voodoo dotate di vita propria, donne che in verità sono licantropi che in verità sono zombie, nerd con la faccia del fratello che gli spunta da sotto l’ascella o “comuni” uomini d’affari afflitti però da uno strano morbo che un giorno causa loro forti “perdite nasali”, l’altro gli fa perdere tutta la pelle per strada.<a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Locandina-2.jpg" rel="lightbox"><img class="alignright size-full wp-image-1052" title="Locandina 2" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/12/Locandina-2.jpg" alt="Locandina 2" width="200" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla trama, come è ovvio, non posso ancora scendere nei particolari, visto che è in continuo divenire. Per il momento posso solo affermare che, giunti alla fine della seconda parte, la trovo decisamente più accattivante di quella de Le nozze d’Inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane a questo punto un solo quesito a cui rispondere: a quando la pubblicazione? Innanzitutto va detto che il termine che ci siamo dati per la conclusione dei lavori della bozza iniziale è il 31 Gennaio 2010, a cui seguiranno almeno tre mesi di attenta rilettura e impaginazione. Ora come ora, la data di rilascio dell’e-book (ovviamente gratuito) è il 6 Giugno 2010, ma faremo il possibile per anticipare il più possibile tale data.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, giusto per dare un assaggio delle stramberie che <em>La Fine e l’Inizio</em> offrirà ai suoi lettori, vi propongo uno stralcio. La scelta è stata dura, ma alla fine, in onore del buon Duca, ho optato a una scena in cui compaiono alcuni deliziosi coniglietti desiderosi d’affetto ^_^ Buona lettura. Ci si rivede il giorno di Natale con un articolo molto “kattivo” per smorzare un po’ il clima da paresi facciale.</p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #008000;">ESTRATTO DALLA SECONDA PARTE DE “LA FINE E L’INIZIO”</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli specchi lungo le pareti cominciano a tintinnare, riempiendosi di sottili crepe. Impassibile, Rebecca si gira ed esce dalla stanza, seguita dalla sua corte di nanerottoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi volto verso Adam e lo prendo per le spalle. Sembra imbambolato. «Dobbiamo andarcene!»</p>
<p style="text-align: justify;">«E i soldi?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Fanculo i soldi!»</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi va di lasciarci le pelle per quello stronzo di Adam. Lo afferro per un braccio e lo trascino verso l’uscita del salone, seguito a ruota dal colletto bianco. Ma non facciamo in tempo a raggiungere la porta che questa si chiude da sola.</p>
<p style="text-align: justify;">«Nessuno esce di qua!» grida la zingara alle nostre spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti e tre ci voltiamo, ma la nostra attenzione si concentra sulla cameriera, immobile in un angolo. La vediamo sfilarsi uno spillone dai capelli e piantarselo nel petto, all’altezza del cuore. Dalla sua bocca non esce però nessun urlo; sorride, anzi.</p>
<p style="text-align: justify;">A imprecare è invece lo Ierofante, la coscia sinistra divelta dal corpo, il collo squartato e il torace contratto in uno spasmo innaturale.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ferma!»</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno alla zingara prende a vorticare una luce sanguigna. Ci mancava solo la strega in versione Super Sayan. Come se non bastasse, dal suo ventre fuoriesce una braccio scheletrico che affonda nel petto della cameriera, sollevandola come se niente fosse. Il corpo della giovane colpisce con violenza il soffitto, provocando una pioggia di schegge di vetro, per poi precipitare sul pavimento priva di sensi. Senza mollare la presa, la zingara fa per avvicinarsi alla vittima, ma proprio in quel momento la lupa le salta addosso, atterrandola.</p>
<p style="text-align: justify;">«Credo sia il caso di approfittarne per scappare» dico ad Adam e al colletto bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">«Aspetta» fa quest’ultimo, correndo verso la cameriera e caricandosela sulle spalle. «Non possiamo lasciarla qui.»</p>
<p style="text-align: justify;">Lancio qualche bestemmia a un paio di divinità a caso e lo vado ad aiutare. Poi, tutti insieme usciamo di corsa dal salone, ripercorrendo il corridoio erboso al contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">«A proposito, io mi chiamo Arthur» si presenta il colletto bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">«Claus, e lui è mio fratello Adam.» Non so nemmeno perché gli rispondo. Ormai il mio corpo reagisce da solo agli stimoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Raggiungiamo l’uscita senza che nessuno tenti di seguirci, ma qui troviamo qualcuno ad aspettarci. Disposti in fila uno di fianco all’altro, i conigli ci guardano, agitando le loro codine e i baffetti.</p>
<p style="text-align: justify;">«E ora questi che cazzo vogliono?» domanda Adam.</p>
<p style="text-align: justify;">Come a volergli rispondere, i conigli si mettono a ringhiare, mostrando una serie di dentini degni di un piranha. Il dubbio se i conigli possano ringhiare mi passa per la testa, ma alla fine giungo alla conclusione che logica e buon senso non sono di queste parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio in quel momento un batuffolo bianco balza in avanti a fauci spalancate, andandomi a mordere a una coscia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lancio un urlo e aiutato da Adam strappo via il bastardo e lo scaglio contro il muro al grido di: «Figlio di puttana!»</p>
<p style="text-align: justify;">I coniglietti girano tutti insieme la testolina verso il compagno, per poi tornare a rivolgersi a noi e avanzare a balzelli in perfetto sincrono.</p>
<p style="text-align: justify;">«Lasciate fare a me» dice Arthur, passandomi il corpo della cameriera. «Ah, vi conviene starmi ai lati.»</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo – uomo? – si mette a grattarsi la punta del naso. Il petto comincia ad avere piccoli spasmi e la bocca a sbuffare. Il tempo che i coniglietti abbiano fatto altri tre balzi e un poderoso starnuto fa decollare Arthur all’indietro, mentre dalle sue narici fuoriesce un getto di muco verdastro che inonda i coniglietti-piranha, impiastricciandoli contro il pavimento e le pareti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un sorriso orgoglioso, Arthur si rialza. «Visto? Che vi avevo detto?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Tu lo sai di avere dei problemi, vero?» gli dico mentre mi passa di fianco. «Ma problemi belli grossi.»</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ci è possibile, attraversiamo gli ultimi metri che ci dividono dall’uscita cercando di non mettere i piedi sopra il viscidume lasciato dal super starnuto.</p>
<p style="text-align: justify;">«State tranquilli. Con me al vostro fianco non avete nulla di che temere» ride Arthur, spalancando la porta sulla massa di scherzi della natura che circonda il palazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">I mostri ci guardano. Noi guardiamo i mostri. E per alcuni secondi nessuno dice niente.</p>
<p style="text-align: justify;">Arthur si volta verso di me. Il suo sorriso si è trasformato in una smorfia non proprio rassicurante. «Beh, forse ora un po’ nella merda lo siamo.»</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Recensione: Metal Gear Solid Philanthropy &#8211; Overnight Nation</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/11/19/recensione-metal-gear-solid-philantropy-overnight-nation/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 15:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Talamini]]></category>
		<category><![CDATA[Metal Gear Solid]]></category>
		<category><![CDATA[Philanthropy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Solid Snake]]></category>

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		<description><![CDATA[REGIA: Giacomo Talamini
CAST: Giacomo Talamini, Nicola Cecconi, Patrizia Liccardi, Marco Saran, Enrico Pasotti, Giovanni Contessotto, Andrea Furlan
DURATA: 70 minuti
GENERE: Azione, Fantascienza
ETÀ CONSIGLIATA: ± infinito (scusate, ma Wordpress non mi prende il simbolo ^_^)
DOVE TROVARLO: CLICCAMI e vedrai.
La recensione di quest’oggi è un po’ particolare. Infatti, per la prima volta su Infiniti Sentieri non si parlerà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/08/locandina.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-789" title="Metal Gear Solid: Philantropy" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/08/locandina.jpg" alt="Metal Gear Solid: Philantropy" width="200" height="283" /></a>REGIA: Giacomo Talamini</p>
<p>CAST: Giacomo Talamini, Nicola Cecconi, Patrizia Liccardi, Marco Saran, Enrico Pasotti, Giovanni Contessotto, Andrea Furlan</p>
<p>DURATA: 70 minuti</p>
<p>GENERE: Azione, Fantascienza</p>
<p>ETÀ CONSIGLIATA: ± infinito (scusate, ma Wordpress non mi prende il simbolo ^_^)</p>
<p>DOVE TROVARLO: <a href="http://www.mgs-philanthropy.net/main/?page_id=166&amp;lang=it">CLICCAMI</a> e vedrai.</p>
<p style="text-align: justify;">La recensione di quest’oggi è un po’ particolare. Infatti, per la prima volta su Infiniti Sentieri non si parlerà di un’opera uscita all’interno dei canali “ufficiali”, bensì di un film amatoriale, un fan movie per la precisione, distribuito gratuitamente sulla rete (sì, avete capito bene). Probabilmente alle parole “film” e “gratis” molti storceranno il naso, pensando a chissà quale schifezza di risultato. Ma prima di tornare a trastullarvi su YouPorn concedetemi ancora qualche minuto della vostra attenzione: non si sa mai che non veniate smentiti.</p>
<h2><span style="color: #008000;">Quale approccio?</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Nel momento in cui mi sono messo a scrivere questa recensione, mi sono chiesto quale approccio seguire. Dopotutto, realizzare un film amatoriale non è come scrivere un libro. Tutti i romanzieri, infatti, che si chiamino Stephen King o Mario Rossi, partono con i medesimi strumenti di base. Sta alla sensibilità e abilità dell’autore realizzare un capolavoro o una boiata colossale. Così non è per un film, e questo perché servono mezzi costosi, attori in grande quantità, permessi per girare e molto altro ancora. Quindi come recensire un film amatoriale? Tenendo in considerazione tutte le limitazioni di “default” oppure come si farebbe per un’opera di livello cinematografico?</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, la mia scelta è stata di tendere verso quest’ultimo approccio, e non perché sia un Gran Bastardo™, ma perché, come vi spiegherò nelle prossime righe, <em>Philanthropy</em> è un prodotto che trascende il concetto di fan movie per come si è soliti intenderlo. È qualcosa di più, un film capace di creare nuovi standard qualitativi impensabili fino a poco tempo fa. E se ora siete curiosi di sapere come ci sia riuscito, seguitemi.</p>
<h2><span style="color: #008000;">Welcome back, Snake</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Un fan movie, dunque. Già, rispetto a quale opera? Beh, tutti coloro che amano il mondo dei videogiochi probabilmente avranno già intuito l’identità del “papà” morale di <em>Philanthropy</em>. Per tutti gli altri, ecco una brevissima spiegazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Metal Gear Solid</em> è una serie di videogiochi ideata da Hideo Kojima, nata per Play Station ma poi migrata occasionalmente anche su altri sistemi. Nello specifico, si tratta di un gioco d’azione stealth, di quelli cioè dove non si deve sparare a tutto ciò che si muove, ma dove al contrario contano soprattutto silenziosità e approccio meditato. Protagonista della serie è Solid Snake, super soldato nato da un esperimento genetico volto a creare il soldato perfetto. A contraddistinguere la serie, al di là di discorsi tecnici come grafica, giocabilità ecc., è soprattutto la trama dei singoli episodi. A dispetto delle premesse, MGS si fonda infatti su un’ottima caratterizzazione dei personaggi, anche quelli minori, oltre a un’invidiabile attenzione nella sceneggiatura. Il lato negativo della medaglia è la generale lentezza degli episodi, spesso inframmezzati da lunghissimi dialoghi (grazie al cielo raramente fini a se stessi). Insomma, un gioco tipicamente giapponese, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta agli occhi di noi occidentali.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Kojima_Hideo.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1014" title="Kojima_Hideo" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Kojima_Hideo.jpg" alt="Kojima_Hideo" width="300" height="381" /></a><em>Questo bell&#8217;uomo è Hideo Kojima; anzi, il maestro Hideo Kojima</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ora, stare qui a spiegare come Hideo Kojima sia da considerare uno dei più importanti game designer al mondo, di come la serie di MGS sia riuscita a creare un vero e proprio genere a sé,  oltre che a fondere alla perfezione divertimento e profondità nei messaggi, sarebbe lungo e dispersivo. Molto meglio tornare sul film.</p>
<p style="text-align: justify;">La pellicola si presenta come una storia alternativa agli eventi descritti in <em>Sons of liberty</em>, secondo episodio della serie videoludica. In <em>Philanthropy</em> Solid Snake è un agente segreto al soldo dell’omonima organizzazione, il cui obiettivo è eliminare qualsiasi arma di distruzione di massa, a partire dai Metal Gear, enormi mech dall’enorme potenziale offensivo (chiedo scusa ai fan della serie per l’uso non correttissimo del termine “mech”, ma era solo per rendere l’idea). Obiettivo di quella che si propone essere l’ultima missione di Snake è liberare il senatore Abraham Bishop, padre di Harrison Bishop, guarda caso uno dei capoccia di Philanthropy (anche se tra padre e figlio non sembra correre buon sangue).</p>
<p style="text-align: justify;">Ad affiancare il nostro baldo eroe ci saranno due agenti: un cecchino, Pierre Leclerc, e un soldato in congedo forzato, Elizabeth Leaken, soprannominata Disgrace. Ed è proprio dai personaggi che voglio partire.</p>
<p style="text-align: center;">[See post to watch Flash video]<br />
<em>Uno dei bellissimi trailer promozionali di Philantropy. Peccato solo che parte della scena finale sia stata tagliata dal film per essere sostituita da un altra a mio avviso di qualità inferiore</em> <img src='http://infinitisentieri.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> </p>
<h2><span style="color: #008000;">Ciak, si gira</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Al di là di questioni finanziare, di location o quant’altro, l’ostacolo maggiore per chi intende realizzare lungometraggi fatti in casa è trovare attori capaci. Quando poi si parla di un prodotto rivolto soprattutto ai fan di una determinata serie, la questione si fa ancora più ardua, visto che sarebbe bene avere gente che conosca già il tipo di personaggi che andrà ad interpretare. Non è solo un discorso di abilità recitative, ma anche di fotogenia. Un esempio lampante – e penso noto ai più – è <a href="http://www.darkresurrection.com/" target="_blank"><em>Dark Resurrection</em></a>, fan movie dedicato all’universo di <em>Guerre Stellari</em> eccellente dal punto di vista tecnico, ma penalizzato da attori a dir poco dilettanti oltre che dalla presenza di una protagonista espressiva quanto un piatto di ravioli (chiedo scusa ai ravioli ^_^).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, esistono solo cinque buone ragioni per cui qualcuno vorrebbe recitare gratuitamente in un film amatoriale, passando interi mesi, se non anni, dietro un silmile progetto (ovviamente mi riferisco ai protagonisti, non alle comparse):</p>
<ol>
<li>Fa parte della squadra ideatrice.</li>
<li>È un simpatizzante/fan del progetto.</li>
<li>Vuole portarsi a letto qualcuno dello staff.</li>
<li>Quattro.</li>
<li>È semplicemente idiota ^_^</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Non so a quali categorie appartengano i membri del cast di <em>Philanthropy</em> (ma dubito fortemente sull’ultima), ma va detto che in questo film la situazione è ben diversa rispetto alla concorrenza. Per quanto infatti si notino le scarse doti di alcuni attori (primo fra tutti Marco Saran, alias Harrison, il quale tende a muoversi troppo con movimenti ben poco naturali), il livello generale è ben sopra la media.</p>
<p style="text-align: justify;">Parto da Giacomo Talamini, al quale è toccato l’arduo compito di dirigere la pellicola e di recitare al contempo la parte del protagonista. Innanzitutto gli va reso merito di essersi molto ben calato nei panni di Solid Snake, sia dal punto di vista fisico (fosse leggermente più muscoloso sarebbe perfetto) sia dei movimenti. In questo senso si nota un netto miglioramento rispetto al prologo uscito alcuni anni fa, dove risultava ben più rigido. Unico difetto sopravvissuto è il fatto che Talamini regge poco i primi piani.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Baciami-stupido.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1015" title="Baciami stupido" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Baciami-stupido.jpg" alt="Baciami stupido" width="400" height="224" /></a><em>Durante il briefing Snake e Harrison hanno un attimo di pausa durante il quale il nostro eroe sembra voler dire: “Baciami, stupido!” </em>^_^</p>
<p style="text-align: justify;">Buona anche la scelta di Giovanni Contessotto nella parte del senatore Bishop. Un po’ meno forse quella di Patrizia Liccardi nei panni di Elizabeth, anche se qui il discorso si fa più complesso. Il suo è infatti, tra i tre protagonisti, il personaggio meno sviluppato, anche se, dopo una colpo di scena nel finale, s’intuisce l’importanza che andrà a rivestire nei successivi episodi. A ciò si aggiunge un’espressività non certo all’altezza di quella dei compagni. Ciononostante ho apprezzato la scelta di questa attrice. Patrizia infatti, non me ne voglia, non è la classica strafiga che – non si sa perché – invece di darla ai politici come fanno le ragazze normali decide di arruolarsi nell’esercito. Al contrario ha tratti abbastanza decisi da renderla credibile come soldato. Un appunto che mi sento però di muovere riguarda i capelli (e qui mi rivolgo più che altro agli sceneggiattori). È infatti irrealistico che un militare tenga non solo i capelli lunghi, ma pure sciolti. Non dico che avrebbe dovuto adottare un look alla soldato Jane, ma nemmeno uno da Reperonzolo!</p>
<p style="text-align: center;"><em>(a tutti i possibili obiettori: sì, lo so che nel primo MGS anche Sniper Wolf aveva una chioma lunga e fluente, ma la storia non cambia: è una scelta poco credibile)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma la vera rivelazione di <em>Philanthropy</em> è lui: Nicola Cecconi. Il suo Pierre è senz’altro il personaggio meglio riuscito, oltre che una perfetta spalla comica (senza però mai trasformarsi in una macchietta). Non ho idea se Nicola abbia mai fatto corsi di recitazione, ma resta il fatto davanti alla telecamera è quello più a suo agio. Anzi, sono dell’idea che farebbe il culo a molti pseudo attori strapagati che si vedono in televisione (chi ha detto Gabriel Garko? ^_^). Bravo, bravo e ancora bravo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Battaglia-finale.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1024" title="Battaglia finale" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Battaglia-finale.jpg" alt="Battaglia finale" width="400" height="224" /></a><em>Pierre in azione durante la scena di guerriglia urbana finale. In assoluto la mia parte preferita del film.</em></p>
<h2><span style="color: #008000;">Bello bello, tutto fatto a mano</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Con questa frase il mio professore d’educazione artistica delle superiori era solito definire qualsiasi opera degna di nota. Sì, era un tipo un po’ strano, quindi non c’è da sorprendersi se pure io lo sono. Ma torniamo a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Realizzare un film è un sogno diffuso. Peccato che farlo in maniera seria sia alquanto arduo, un po’ perché necessita di conoscenze di una certa complessità (studio dell’illuminazione, tecniche di montaggio, sincronizzazione dell’audio ecc.), un po’ perché servono anche mezzi decisamente costosi. Se poi vogliamo realizzare pure un film pieno di effetti speciali, beh, allora la situazione si complica ulteriormente.</p>
<p style="text-align: justify;">E anche alla Hive Division un po’ sciroppati devono essere se fin dall’inizio hanno deciso di realizzare una pellicola di Azione e Fantascienza con un budget di appena 10.000 Euro. Con una cifra del genere James Cameron al massimo girava tre nanosecondi di <em>Avatar</em>. Ma a volte non servono chissà quali cifre per dar vita a opere notevoli dal punto di vista visivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia chiaro: <em>Philanthropy</em> ha un livello qualitativo un po’ altalenante per quanto concerne gli effetti speciali, ma il risultato è comunque ottimo. Soprattutto l’impatto iniziale è di quelli che ti fanno cascare la mascella per terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il brevissimo prologo (ambientato di notte e con un uso ridotto di CGI), la scena di sposta su di un aereo scortato da due caccia. Se da un lato film amatoriali quali il già citato <em>Dark Resurrection</em> hanno dimostrato come i moderni software siano in grado di realizzare elementi tridimensionali credibili, dall’altro è la resa delle condizioni climatiche a sorprendere davvero. Non mi riferisco tante alle nuvole sotto l’aereo, quanto alla tempesta elettrica sullo sfondo, a dir poco foto-realistica. Ma a colpirmi più di ogni altra cosa sono stati i titoli di testa (dove tra l&#8217;altro sono contenuti alcuni indizzi utili per comprendere meglio la trama del film). Qui la sincronia tra immagini e CGI è assolutamente perfetta, tanto che mi sento di poter dire che sono trai i più belli che abbia mai visto in senso assoluto. Un plauso a chi li ha realizzati, perché è da considerarsi un vero artista.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Tempesta.JPG" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1020" title="Tempesta" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Tempesta.JPG" alt="Tempesta" width="400" height="224" /></a><em>Alcune scene non hanno nulla da invidiare ai prodotti hollywodiani.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le poche note dolenti riguardano invece i metal gear, i quali si muovono un po’ goffamente, e l’uso forse un po’ troppo pompato del depth blur (anche se penso che l’utilizzo massiccio di questo effetto sia dovuto al dover “mascherare” gli sfondi reali delle location dove sono state girate le scene). Altra scena non certo perfetta è quella dello scontro tra Snake e il metal gear, soprattutto a causa della pessima resa delle esplosioni e del liquido che esce dal robottone (tra l’altro, guardando quella scena mi sono chiesto come mai il metal gear non abbia usato subito il mitragliatore per far fuori Snake; il solito culo dei protagonisti&#8230;). Per il resto, nulla da eccepire. Gli artisti di Hive Division non si sono certo trattenuti nel creare più dettagli possibili, inserendo effetti particellari, nebbie volumetriche e altro ancora ogni qualvolta fosse stato necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">Menzione particolare la meritano anche i ragazzi di <a href="http://deusexmachinastudio.wordpress.com/" target="_blank">Deus Ex Machina</a> (già coautori di un bel cortometraggio dedicato a <em>Berserker</em>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tZy_ZQsoaOk&amp;feature=related" target="_blank">QUESTO</a>, e di cui attendo con ansia il nuovo lavoro, <em>R.O.A.C.H.</em>), i quali si sono occupati, per quanto ne so, degli effetti speciali legati al trucco.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/sergio-trucca.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1021" title="sergio-trucca" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/sergio-trucca.jpg" alt="sergio-trucca" width="300" height="225" /></a><em>Un altro esempio dell&#8217;estrema cura nei particolari</em> dietro questo progetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è solo con gli effetti speciali che si raggiunge il cuore degli spettatori, e questo Talamini e soci sembrano saperlo bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto, la fotografia. Lo stile con cui si è deciso di girare <em>Philanthropy</em> ricorda da vicino quello di pellicole quali <em>I figli degli uomini</em>, ovvero con ampio uso della steady cam al fine d’incrementare il senso d’immersione dello spettatore durante le scene d’azione. E considerando che il qui presente, come già sottolineato nella recensione di <em>District 9</em>, <span style="text-decoration: underline;">adora</span> il “guerrilla style”, potete solo immaginare quanto mi sia divertito durante la visione di <em>Philanthropy</em>. Peccato solo per un montaggio non proprio perfetto, anzi, in alcuni punti forse un po’ troppo lento (come nella scena dell’atterraggio di Snake con il paracadute o in quella dell’arrivo di Elizabeth sulla Hummer).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è finita. Non solo effetti speciali e stile di ripresa sono di buon livello, ma lo è anche – e per certi versi soprattutto – il sonoro. Partiamo dal vero “re” del settore: Daniel James, ovvero il compositore che si è occupato della colonna sonora del film. Eh già, perché tutte le canzoni del film (tra cui il bellissimo pezzo finale cantato da Aoife Ferry, la quale a suo tempo lavorò alla colonna sonora del primo MGS) sono state realizzate ad hoc. Nulla di riciclato, insomma, e la cosa assume un ulteriore valore considerando che alcuni pezzi sono davvero belli a sentirsi (il mio preferito è quello che accompagna i titoli di testa).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/aoife_03.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1022" title="aoife_03" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/aoife_03.jpg" alt="aoife_03" width="300" height="225" /></a><em>Quanti film amatoriali possono contare sulla collaborazione di artisti di fama internazionale?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Anche il doppiaggio merita attenzione. Tra le critiche che i trailer usciti un paio di anni fa avevano raccolto, vi era infatti il parlato inglese, di qualità decisamente scadente. Alla Hive Division hanno quindi ben pensato di fare le cose a modino, ridoppiando l’intero film, questa volta usando però attori inglesi. Mai decisione fu più azzeccata, soprattutto per quanto riguarda la scelta di Phillip Sacramento (Solid Snake), la cui voce pare la fotocopia di quella di David Hayter, ovvero il doppiatore di Solid nella sua versione ludica (a tal proposito, non perdetevi il “director’s cut” a cura di Sacramento e Dodge che segue i titoli di coda, a dir poco geniale). Andando a cercare il pelo nell’uovo, si nota però come alcuni effetti sonori siano stati registrati in presa diretta, anziché elaborati da un tecnico del suono, ma si tratta proprio di inezie (soprattutto considerando come buona parte delle opere “professionali” italiane presentino un sonoro di qualità cento volte inferiore).</p>
<h2><span style="color: #008000;">Vincere prendendole</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Non so voi, ma quando leggo o guardo un’opera che, nel bene o nel male, mi ha colpito, la prima cosa che mi viene voglia di fare è controllare le impressioni degli altri lettori/spettatori. In questo caso però la situazione era un po’ complicata. A conoscere il progetto <em>Philanthropy</em> erano infatti per lo più appassionati o del gioco o del campo del cinema indipendente (oltre a un numero più ristretto di “vari ed eventuali”). Insomma, il rischio era che le aspettative adombrassero l’obiettività. È però successo qualcosa che non mi aspettavo (e che probabilmente non si aspettavano nemmeno alla Hive Division). <em>Philanthropy</em> ha infatti avuto sin da subito un successo (in termini di download) eccezionale, tanto che per alcune settimane il sito ufficiale è rimasto irraggiungibile per eccesso di visite. Così, prima che il film venisse caricato su servizi come Vimeo o YouTube, per vedere il frutto del duro lavoro di Talamini &amp; Company la soluzione era solo una: il file sharing.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui arriva il bello: dopo pochi giorni il film ha cominciato ad acquisire visibilità anche tra coloro che, fino a quel momento, del progetto non avevano mai sentito parlare. Il risultato? Un’ulteriore aumento dei download e l’arrivo dei primi commenti esterni al gruppo di conoscitori del progetto. Commenti per lo più negativi, va detto; ma paradossalmente sono proprio questi giudizi che devono rendere orgogliosi i ragazzi di Hive Division. Forse che sono impazzito? No, lasciatemi solo spiegare.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo quei commenti si nota che moltissimi tra coloro che hanno visto il film non hanno capito che si trattava di un’opera no profit e no budget, scambiandolo invece per un film vero, magari low budget, ma pur sempre realizzato da una troupe vera e propria. Ora, questo non fa che confermare quanto accennavo all’inizio: <em>Philanthropy</em> è riuscito a raggiungere un livello qualitativo tale da superare il concetto classico di fan movie. Inutile dire che se confrontato con film “veri”, di quelli cioè che possono godere di sovvenzioni e di attori di professione, <em>Philanthropy</em> ne uscirebbe con le ossa rotte. Ma all’interno del suo campo si tratta di un prodotto assolutamente vincente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Nascondino.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1023" title="Nascondino" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/11/Nascondino.jpg" alt="Nascondino" width="400" height="224" /></a><em>METAL GEAR: &#8220;98, 99 e 100. Chi c&#8217;è c&#8217;è, chi non c&#8217;è non c&#8217;è&#8230; Tana per Solid!&#8221;<br />
SOLID SNAKE: &#8220;Ma porc&#8230; Non ci gioco più con te!&#8221;</em></p>
<h2><span style="color: #008000;">Conclusioni</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Obiettivo raggiunto, quindi? A mio modesto parere sì. Di più: <em>Philanthropy</em> è probabilmente il primo fan movie capace di soddisfare non solo i palati degli estimatori del maestro Kojima (i quali si divertiranno a cogliere le decine di citazioni), ma anche di coloro che il marchio MGS nemmeno lo conoscono. Certo, non ci troviamo di fronte a un prodotto esente da difetti; al contrario, le sbavature ci sono e si notano (una scena che ad esempio trovo proprio brutta è quella in cui muore la guida; possibile che il cecchino non si accorga delle presenza di Solid e compagni nonostante si trovino in bella vista a mezzo metro di distanza?). Ma si tratta pur sempre di elementi facilmente correggibili e che – ne sono certo – i ragazzi di Hive Division prenderanno in seria considerazione (dopotutto l’hanno già dimostrato quando nel 2004 hanno deciso di rifare l’intero film da zero). Insomma, pur con tutti i suoi difetti, <em>Philanthropy</em> pone un nuovo standard all’interno del mercato dei fan movie e qualunque altra opera verrà prodotta in futuro, volente o nolente, dovrà confrontarsi con il film diretto da Talamini. E questo standard non è stato raggiunto grazie a una trama originalissima o attori mozzafiato, bensì ragionando in maniera nuova. Hive Division non ha voluto realizzare un film amatoriale, ma un film punto e basta. Non si sono, insomma, nascosti dietro la scusa della scarsa disponibilità monetaria, ma al contrario hanno sfruttato al meglio le potenzialità della rete. Questo è il segreto che sta dietro al valore di <em>Philanthropy</em>. <em>Dark Resurrection 2</em> è avvisato.</p>
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		<title>Riaprono i battenti</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/11/09/riaprono-i-battenti/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 13:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiedo scusa per la prolungata assenza, ma impegni maggiori mi hanno costretto a rimanere lontano dal sito per circa un mese. A partire da oggi, comunque, Infiniti Sentieri riapre. Durante questa settimana mi limiterò ad aggiornare le vecchie sezioni della classifica e del cinema, oltre a riprendere il lavoro sulla sezione dedicata ai concorsi. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo scusa per la prolungata assenza, ma impegni maggiori mi hanno costretto a rimanere lontano dal sito per circa un mese. A partire da oggi, comunque, Infiniti Sentieri riapre. Durante questa settimana mi limiterò ad aggiornare le vecchie sezioni della classifica e del cinema, oltre a riprendere il lavoro sulla sezione dedicata ai concorsi. Da settimana prossima ritorneranno poi gli articoli, a partire dalla recensione di <em>Metal Gear Solid: Philantropy</em>. A seguire, in ordine sparso, seguiranno la pubblicazione dei primi due capitoli de <em>L’impero dei corvi</em> (finalmente ultimati, ma in fase di “revisione esterna”) e l’annuncio inerente il Progetto Apnea (e qui non dipende da me, ma da una determinata autorizzazione). Da Gennaio tornerò anche a pubblicare qualche racconto breve; devo solo attendere i risultati dei concorsi ai quali li ho mandati. Infine, verso i primi di Dicembre svelerò le prime informazioni riguardo un altro progetto parallelo al quale sto lavorando e attualmente in fase di sviluppo avanzato. Insomma, di carne sul fuoco, come sempre, c’è ne sarà davvero tanta. Nel frattempo, bentornati.</p>
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		<title>Recensione: District 9</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 21:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[District 9]]></category>
		<category><![CDATA[Neill Bloomkamp]]></category>
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		<description><![CDATA[TITOLO ORIGINALE: District 9 
REGIA: Neil Bloomkamp 
ANNO: 2009 
DURATA: 112 minuti 
GENERE: Fantascienza 
CAST: Jason Cope, Sharlto Copley, Nathalie Boltt, Sylvaine Strike, John Summer, William Allen Young, Nick Blake, Jed Brophy, Vanessa Haywood, Marian Hooman 
ETÀ CONSIGLIATA: 16+
Io sono uno che va a periodi. Ricordo che al secondo anno di liceo (o era il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/08/Distric-9.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-700" title="District 9" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/08/Distric-9.jpg" alt="District 9" width="200" height="283" /></a><strong>TITOLO ORIGINALE:</strong> District 9<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>REGIA:</strong> Neil Bloomkamp<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ANNO:</strong> 2009<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DURATA:</strong> 112 minuti<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GENERE:</strong> Fantascienza<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CAST:</strong> Jason Cope, Sharlto Copley, Nathalie Boltt, Sylvaine Strike, John Summer, William Allen Young, Nick Blake, Jed Brophy, Vanessa Haywood, Marian Hooman<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ETÀ CONSIGLIATA:</strong> 16+</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono uno che va a periodi. Ricordo che al secondo anno di liceo (o era il terzo?) lessi quasi esclusivamente romanzi di Stephen King. In seguito ci sono state le fasi Fantasy classico, saggistica, fumetto, Thriller e via discorrendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’anno, a livello cinematografico, c’è stata la fase Fantascienza, facilitata dalle uscite delle ultime stagioni, in buona parte davvero succose (almeno sulla carta). Mi sono così sparato emerite boiate come <em>Babylon AD</em> (pessima trasposizione del romanzo <em>Babylon Babies</em> di Maurice Dantec) o <em>Ultimatum alla Terra</em> (remake tra i più inutili della storia) e film decisamente più rispettabili come <em>Star Trek</em>, passando per occasioni perse come <em>Dante 01</em>. Ma sin dall’inizio sapevo che per assaporare le portate principali avrei dovuto attendere la fine dell’anno. Mi riferisco ovviamente a <em>District 9</em> di Neil Bloomkamp e <em>Avatar</em> di James Cameron.</p>
<p style="text-align: justify;">In un primo momento avevo anche pensato di recensirli insieme, in un incontro a colpi di alieni ed effetti speciali. Tuttavia, l’ennesima posticipazione dell’uscita di <em>Avatar</em> nelle nostre sale (slittata a Gennaio per evitare la scomoda compagnia dei cinepanettoni, SIGH), mi ha portato a dividere i pezzi.</p>
<h2 style="text-align: justify;">All’angolo di sinistra: Davide!</h2>
<p style="text-align: justify;">Spesso nel mondo della narrativa può capitare che opere meritevoli non ricevano la dovuta visibilità a causa dell’uscita simultanea di film o libri pesantemente pompati di steroidi pubblicitari. Nonostante un&#8217;intelligente campagna virale,<em> District 9</em> rischiava di fare proprio questa fine, il tutto a causa del nuovo giocattolone di James Cameron, definito sin da subito come il film di Fantascienza che più di ogni altro avrebbe rivoluzionato il genere per i prossimi dieci anni (un po’ come <em>The Matrix</em> nel 1999). Visto però che <em>Avatar</em> promette sì di essere rivoluzionario, ma più che altro dal punto di vista degli effetti speciali, qualche giornalista d’oltreoceano ha fatto notare come la Fantascienza non sia fatta solo da alieni, astronavi e raggi Gamma, ma anche e soprattutto da trame capaci d’indagare sulle paure del presente attraverso la deformazione d’ipotetici futuri. Ecco allora nascere il confronto a distanza tra <em>District 9</em> e <em>Avatar</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta dei contendenti non è certo casuale. Se <em>Avatar</em> si presenta come un colossal da 100 milioni e rotti di Dollari, <em>District 9</em> ne è costato “solo” 30 (negli U.S.A. è addirittura considerato una pellicola low budget, almeno per i loro standard; noi con 30 milioni di Dollari produciamo film da qui al 2020). Se <em>Avatar</em> può sfoggiare un cast di tutto rispetto (Sigourney Weaver, Sam Worthington e Giovanni Ribisi su tutti), <em>District 9</em> è pieno zeppo di attori presi direttamente dalla strada. Se <em>Avatar</em> è pronto ad allietare le nostre pupille con la tecnologia 3D più avanzata di sempre, <em>District 9</em> propone una fotografia che imita quella tipica dei documentari. Insomma, per farla breve: <em>Avatar</em> e <em>District 9</em> non potrebbero essere due prodotti più differenti per tematiche e scelte stilistiche.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/PvcVJ-1_NaQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/PvcVJ-1_NaQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><em>Quale canzone migliore per celebrare questo scontro tra titani? </em>^_^</p>
<h2 style="text-align: justify;">Dove tutto ebbe inizio: Alive in Joburg</h2>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere il fenomeno <em>Disctrict 9</em> occorre prima fare un passo indietro. Il film di Bloomkamp trae infatti ispirazione da un cortometraggio diretto proprio dal regista sudafricano: <em>Alive in Joburg</em>. Ve lo propongo:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/iNReejO7Zu8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/iNReejO7Zu8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><em>Alive in Joburg</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il cortometraggio si presenta come una docu-fiction, ovvero un’opera di fantasia girata però come se si trattasse di un documentario basato su un fatto realmente accaduto. È questo un genere che ha visto un grandissimo successo negli ultimi anni e che è stato sviluppato nei modi più disparati. L’antisegnano di questo genere, quanto meno nella sua forma più moderna, potrebbe essere considerato <em>The Blair Witch Project</em>, Horror d&#8217;infima categoria del 1999, ma che ottenne grande successo proprio per la particolarità dell’essere presentato come un documento “originale”. In seguito, tale stile si è evoluto dando la luce a due filoni: da una parte film per così dire in “prima persona” come <em>Cloverfield</em> o <em>REC</em> (quest’ultimo, a mio modesto parere, il migliore nel suo genere) e dall’altra finti documentari come <em>Death of a President</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Che a Bloomkamp questo stile narrativo piaccia lo s’intuisce facilmente dando un’occhiata anche agli altri suoi lavori precedenti <em>District 9</em>. I due esempi migliori sono il cortometraggio <em>Yellow</em>, realizzato per la Nike, e il video di presentazione della trasposizione su grande schermo di <em>Halo</em>, progetto poi abbandonato per gli eccessivi costi preventivati.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Jmd8BDiB-qU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/Jmd8BDiB-qU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il video di “Yellow”.</em></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JCo8KLjZhDY&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/JCo8KLjZhDY&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Alcune delle poche scene girate di “Halo”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il legame tra <em>Halo</em> e<em> Alive in Joburg</em> appare subito netto. Proprio come nel cortometraggio, anche qui, a fianco delle scene documentario, Bloomkamp ne inserisce altre di pura fiction, girate con sole steady-cam, il che conferisce grande dinamicità, tale da far sentire lo spettatore all’interno dell’azione, anziché un’entità esterna. Come dicevo, però, il progetto è stato presto messo in disparte. Per nostra fortuna, Bloomkamp non si è perso d’animo, e così, dietro richiesta di Peter Jackson, il cui nome rientrava tra i produttori di <em>Halo</em>, ha presentato una nuova sceneggiatura, quella di <em>District 9</em>, appunto.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Ehi, tu, sporco alieno!</h2>
<p style="text-align: justify;">La trama di <em>District 9</em> è molto semplice e lineare. Nel film viene ipotizzato che nel 1982 un’enorme astronave sia giunta sulla Terra, fermandosi sospesa sopra i cieli di Johannesburg. Per alcuni giorni non succede nulla, fino a quando il governo sudafricano, snervato dall’attesa, decide d’inviare una squadra d’esplorazione. Ed è a questo punto che l’umanità si trova di fronte all&#8217;inaspettato. A bordo non si trovano infatti alieni dotati di un intelletto superiore, bensì creature antropomorfe ma con tratti che ricordano quelli dei crostacei (tanto da venire chiamati “gamberoni”), sporche, denutrite&#8230; e con una strana inclinazione verso la dipendenza al cibo per gatti, che su di loro agisce come una vera e propria droga. Quale sia stata la causa che ha portato all’atterraggio di fortuna non viene spiegato. Resta il fatto che l’astronave non è in grado di ripartire a causa della perdita (casuale?) del modulo di comando. Per far fronte all’altissimo numero di profughi dello spazio (circa un milione!), viene creato un’enorme ghetto, il Distretto 9 del titolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo viene anche istituito un organismo internazionale, la MNU (Multi National United), il cui compito ufficiale è di fare da mediatore tra umani e gamberoni, così da agevolare la coesistenza tra le razze. In realtà, la MNU si occupa d’indagare sulle tecnologie aliene, in particolare quelle belliche, sfruttando la deficienza mentale dei propri “ospiti”. Fatto sta che passano più di dieci anni e i gamberoni aumentano di numero. Per ovviare alla sempre più difficile convivenza, viene creato fuori da Johannesburg un nuovo campo, il Distretto 10; e visto che il “traslocco” deve apparire agli occhi dei media il più legale possibile, la MNU invia una squadra composta da civili e mercenari nel Distretto 9, con il compito di far firmare ai residenti un modulo di sfratto. A capo della missione viene posto l’inetto Wikus Van De Merwe, genero del capo della MNU, il quale entra però a contatto con una sostanza aliena che lo porta a una lenta ma progressiva metamorfosi. Da quel momento Wikus diventa l’essere umano più prezioso del pianeta, in quanto l’unico a poter maneggiare la tecnologia aliena.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/gamberettafmavatarte2.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-941" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/gamberettafmavatarte2.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a><em>Confessa, Gamberetta: ci sei tu dietro l’invasione degli alieni?!<br />
(d’accordo, questa battuta era prevedibile, ma non ho resistito </em>^_^<em>)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna essere dei <em>gegni</em> per comprendere l’allegoria che sta alla base di <em>District 9</em>. In effetti, anche senza conoscere la trama o aver intravisto un solo fotogramma, è facile intuire l’argomento trattato: l’apartheid. È lo stesso titolo, dopotutto, a suggerire tale associazione. Infatti, per chi non lo sapesse, ai tempi della segregazione razziale a Cape Town esisteva un quartiere “riservato” ai soli neri e chiamato, guarda caso, District Six.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la domanda è: ha davvero senso parlare di una così triste pagina della storia dell’uomo, sostituendo i nativi africani con degli alieni? Non sarebbe stato meglio dirigere un film storico?</p>
<p style="text-align: justify;">A mio avviso sì e no; e non dico questo per amore verso la distopia. Riguardo il primo quesito, noi umani abbiamo la brutta tendenza a non far tesoro degli errori del passato, facendo anzi il possibile per dimenticarli il più in fretta possibile. Opere come <em>District 9</em> hanno quindi il compito di mantenere alta l’attenzione su tali pagine buie, soprattutto a fronte di un sempre maggiore ritorno di fiamma a livello internazionale di politiche xenofobe. Ben venga, quindi, per rispondere alla seconda domanda, che tale lavoro di “ripasso” lo si faccia con prodotti il più &#8220;pop&#8221; possibile.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/700px-District-Six-Memory-Plaque.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-944" title="700px-District-Six-Memory-Plaque" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/700px-District-Six-Memory-Plaque.jpg" alt="700px-District-Six-Memory-Plaque" width="351" height="300" /></a><br />
<em>La placca commemorativa lasciata a memoria degli orrori del District Six.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">Informare e incuriosire</h2>
<p style="text-align: justify;">Comincio ad entrare nel dettaglio partendo dallo stile adottato da Bloomkamp per la sua pellicola.</p>
<p style="text-align: justify;">Dicevo già all’inizio che la scelta di regia è ricaduta su una via di mezzo tra la ducu-fiction e la fiction propriamente detta. Al di là di una questione di gusti (e io ammetto di essere di parte, visto che vado in brodo di giuggiole al solo vedere un’inquadratura realizzata con una steadycam), va reso merito al regista sudafricano di essere riuscito con grande abilità a fondere questi stili senza provocare stacchi troppo forzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la parte che maggiormente mi ha convinto è il lungo prologo (quasi mezz’ora) che a inizio film spiega allo spettatore lo stato di cose in questo universo distopico. Perché proprio questa parte? Perché, a mio modo di vedere, presenta la formula perfetta per informare lo spettatore e allo stesso tempo stuzzicarne la curiosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante questo finto documentario viene raccontato come i gamberoni sono giunti sul nostro pianeta. Tuttavia, si capisce subito che l’argomento principale di discussione è Wikus. Forse che si tratta di un servizio elogiativo del lavoro da lui svolto durante lo sgombero? Mmh, se fosse così, perché allora alcuni colleghi si riferiscono a lui come a un traditore? Altri poi sembrano darlo addirittura per morto&#8230; Oddio, cosa sta succedendo?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, queste sono grosso modo le domande che si pone lo spettatore nei primi minuti di proiezione. È quindi chiaro che il finto documentario, pur presentando immagini di “repertorio” è stato montato quando ormai la vicenda si è conclusa. Ma conclusa come? E secondo voi sto qui a dirvelo?</p>
<p style="text-align: justify;">Resta il fatto che questi primi minuti di film mi hanno davvero convinto, tanto da trovarli una delle introduzioni migliori degli ultimi tempi per ritmo (personalmente non l’ho trovato per nulla lento, come sostenuto da qualcuno), scelte di regia e dialoghi, capaci con poche battute di caratterizzare alla perfezione il protagonista. Informare e incuriosire: queste sono le parole chiave del prologo. E bravo Neill.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/22-09-2006steadicam_flyer_1.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-942" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/22-09-2006steadicam_flyer_1.jpg" alt="" width="350" height="416" /></a><em>Una Steadycam. Ne voglio una! </em>*_*<em><br />
</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">Piacere, sono il protagonista</h2>
<p style="text-align: justify;">Uno degli aspetti che più m’incuriosiva prima di vedere <em>District 9</em> era sapere come sarebbe stato sviluppato il personaggio principale. L’unica certezza era che non mi sarei trovato di fronte al Rambo della situazione, visto il taglio realistico. Ma devo ammettere che il protagonista ideato da Bloomkamp è riuscito a sorprendermi nella sua complessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Wikus Van De Merwe (interpretato da un bravissimo Sharlto Copley, già produttore di <em>Alive in Joburg</em>, dove aveva recitato anche una piccola parte) non è infatti il classico uomo della strada: è uno stupido. Ma non uno di quegli stupidi capaci di guadagnarsi la simpatia del pubblico (non subito, almeno). La sua stupidità lo porta a essere un personaggio incapace, egoista, talvolta anche meschino. Non bisogna però pensare a Wikus come a un antieroe. In lui si possono riscontrare anche note positive, prima fra tutte il sincero amore provato per la moglie, figlia del suo capo (da cui il non facile rapporto con i colleghi, molti dei quali lo vedono come un raccomandato, e non a torto). A penalizzare Wikus è più che altro la sua scarsa autorevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una scena è esemplare per cogliere al meglio l’ambiguità di questo personaggio. All’inizio del primo giorno dedicato allo sgombero, un gruppo di gamberoni si avvicina alla squadra di Wikus con fare minaccioso. Uno degli uomini di scorta  decide allora di fare fuoco, ferendo alcuni alieni, sempre più inalberati. Per non far precipitare la situazione, Wikus lancia contro i gamberoni delle scatolette di cibo per gatti, così da distrarli. Questa è la prima vera azione del protagonista. A questo punto lo spettatore dovrebbe vedere Wikus sotto una luce positiva; ma passano pochi minuti ed ecco la situazione capovolgersi. Wikus e i suoi scoprono per puro caso una baracca adibita alla crescita delle uova di gamberone. E che cosa fa il nostro eroe? Semplice: da alle fiamme la “nursery”, non senza una venatura di sadismo, soltanto perché mancava l’autorizzazione necessaria alla coltura.</p>
<p style="text-align: justify;">A conti fatti, Wikus non è né un personaggio positivo né negativo: è semplicemente un uomo come tanti, con il suo bagaglio di pregi e difetti. Ma soprattutto è uno sempliciotto incapace di vedere oltre a un palmo da proprio naso. Soltanto il contatto con la sostanza aliena sopra accennata lo porterà a capovolgere del tutto la prospettiva delle cose (tanto che in lui comincia a farsi largo anche una nuova personalità). In questo senso, Wikus è un personaggio congeniale agli obblighi di trama, in quanto la sua “cecità” gl’impedisce di avere una chiara idea sia di quanto celato sotto il Distretto 9, sia di quanto nascosto dall’agenzia per cui lavora.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/PHewcljmXaw7hg_m.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-943" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/PHewcljmXaw7hg_m.jpg" alt="" width="349" height="480" /></a><em>Sharlto Copley. Preparatavi a rivederlo nei panni di Murdock nel film basato sull’A-Team.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">Oh oh, mi è semblato di vedele Petel Jackson</h2>
<p style="text-align: justify;">Peter Jackson non rientra propriamente tra i miei registi preferiti. Troppo caciarone per i miei gusti. Ciononostante ritengo che, almeno nel campo del cinema d’azione (ancor meglio se con venature horror-splatter), sia un più discreto artigiano; e anche come talent scout non se la cava per niente male. Eppure è innegabile che in <em>District 9</em> sia presente anche il suo zampino. Alcune scelte registiche sono infatti tipicamente sue.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi riferisco in particolare alla parte finale del film, quella in cui Wikus entra in possesso di un fucile in grado di far letteralmente esplodere i corpi. Al solo ideare questa trovata, il bambino di cinque anni che vive nella testa di Peter Jackson avrà cominciato a ballare la lambada.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, il problema non è tanto l’introduzione di un’arma splatterosa in un film dal taglio comunque realistico, quanto le conseguenti scelte d’inquadratura. Ogni volta che Wikus colpisce un avversario, la telecamera si sposta infatti su quest’ultimo, in un tripudio di sangue e budella che immancabilmente finiscono sullo schermo. Vada per la prima volta, vada per la seconda&#8230; ma al centodiciasettesimo passaggio la cosa comincia a diventare un filino ridicola. Senza contare che questi continui cambi di prospettiva risultano un po’ forzati, costringendo lo spettatore a mutare continuamente POV.</p>
<p style="text-align: justify;">A voler guardare il pelo nell’uovo, ci sono altre due scene un po’ trash dove, secondo me, Jackson ci ha messo lo zampino.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima è quando viene passata sui telegiornali una foto di Wikus che fa sesso con un alieno, fotomontaggio creato dall’MNU per convincere la popolazione della pericolosità del soggetto. Il problema di quella scena è che il fotomontaggio è così grottesco che sfido chiunque a credere che sia autentico. D’accordo, è un siparietto di meno di due secondi, volutamente ironico e che fa leva sul potere dei media nel convincere la gente delle cose più assurde; ma siamo davvero sicuri che non si poteva trovare una soluzione migliore?</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda scena che francamente non ho trovato necessaria è quella in cui Wikus, a corto di munizioni, usa il cannone gravitazionale per lanciare un maialino addosso a un soldato. In una sola parola: WTF!</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WxpEYvh30pk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/WxpEYvh30pk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Secondo recenti studi scientifici l’omino del cervello di Peter Jackson sarebbe in verità il pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo.</em></p>
<h2>Tu la conosci Enza?</h2>
<p style="text-align: justify;">Una delle cose che invidio degli appassionati di Fantascienza è l’essere, in buona parte, gente che non si accontenta facilmente. Provate a dire loro, magari durante una puntata di <em>Voyager</em> (il programma di Giacobbo, mica la serie TV) “Ma tanto è Fantascienza”: vi sbranerebbero. Al contrario, il pubblico del Fantasy è decisamente più di bocca buona, tanto che è l’unico genere dove esistono solo <em>gegni</em> a sentire qualcuno. ^_^</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando a <em>District 9</em>, lo si può considerare capace di soddisfare il pubblico più hardcore?</p>
<p style="text-align: justify;">A mio avviso no, e qui la situazione si fa un po&#8217; complicata. Partiamo dalla considerazione che <em>District 9</em> non vuole rivolgersi allo spettatore hardcore, quello conosce a memoria tutte le tipologie di paradossi temporali o che ti può citare a braccio un trattato sui wormhole. No, il pubblico di riferimento di <em>District 9</em> è quello pop, quello che al cinema ci va soprattutto per trascorrere qualche ora in relax, senza voler spremere troppo le meningi. Ma non si commetta l’errore di giudicare tale caratteristica un male.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ho già accennato in altri punti della recensione, <em>District 9</em> si presenta con una trama molto lineare, un numero ridottissimo di personaggi (praticamente solo tre svolgono un ruolo di primo piano) e una metafora di fondo facilmente intuibile. Insomma, è un film con un esplicito intento pedagogico. Quindi ben venga la semplicità di fondo. L’importante è che non si banalizzi troppo il sostrato, altrimenti, a voglia di togliere ciccia, si rimane solo con le ossa, che si sa: non sono mai particolarmente gustose.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche qui Bloomkamp dimostra di sapere il fatto suo. Il film infatti, pur lasciando molte domande irrisolte, è perfettamente coerente con se stesso. <em>District 9</em> è una di quelle opere tese tutte verso un obiettivo, e chi se ne frega se non tutto viene spiegato! Dopotutto, a volte sono più affascinanti i dubbi che le certezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, ho letto in giro per la rete molti spettatori hardcore criticare alcune scelte, reputandole come vere e proprie incongruenze. Vediamo allora quali sarebbero questi presunti buchi nella sceneggiatura. E tranquilli, nessuna delle risposte che seguiranno saranno del tipo “Ma tanto è Fantascienza”. ^_^ ATTENZIONE PERO&#8217;: Sono presenti spoiler!</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Perché, se Wikus si spruzza la sostanza negli occhi, la mutazione comincia dal braccio? E poi com’è possibile che un liquido che fa da propellente attui una mutazione umano-gamberone? È illogico!</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Domande legittime, se non fosse per un particolare: pochi istanti prima di fare il pirla con il tubetto, quel fesso di Wikus è stato ferito a un braccio da un gamberone. La mutazione, quindi, nasce da una fusione tra i due DNA attuata proprio dal liquido, e non solo da quest&#8217;ultimo. Ecco quindi il perché della trasformazione ed ecco perché essa non parte dal volto.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Se l’astronave ha finito il carburante, come fa a rimanere sospesa in aria per ben vent’anni?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Qua è possibile solo un’ipotesi. L’astronave, a quanto pare, non necessita di chissà quali dosi di carburante per funzionare. Quindi la resa della sostanza aliena deve essere qualcosa d’inimmaginabile considerando la nostra tecnologia. È quindi possibile che quel poco di energia rimasta basti e avanzi a mantenere sollevata l’astronave. (a dire il vero non possiamo nemmeno essere sicuri che il famoso liquido sia un carburante; magari è l&#8217;olio dei freni ^_^)</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Ok, ma ‘sti alieni ne hanno avuto di culo ad atterrare proprio su un pianeta con vita intelligente e dove trovare le sostanze di cui avevano bisogno!</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Attenzione: in una delle scene finali, Christopher (il gamberone che si trova costretto ad aiutare Wikus) maneggia una carta spaziale. È probabile che la Terra fosse già conosciuta dai gamberoni, i quali, avendo energia a sufficienza solo per un “breve” viaggio interstellare abbiano scelto, al momento del guasto, il pianeta più vicino tra quelli con le caratteristiche a loro necessarie.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>D’accordo saputello. Ma mi spieghi come mai questi alieni siano così accondiscendenti nel vendere le proprie tecnologie in cambio di cibo per gatti? Si sono forse ammattiti?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Non sono matti. Sono tossicodipendenti, e un tossicodipendente ucciderebbe anche sua madre per pochi spiccioli. Cosa vuoi che gliene freghi a esseri in queste condizioni di vendere qualche arma in cambio di una dose? Guardando <em>District 9</em> non bisogna mai scordarsi il sostrato allegorico.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Sì, ma perché quando vedono Wikus e Christopher aggrediti dai soldati non intervengono in loro soccorso?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Le ragioni sono varie. Innanzitutto a inizio film viene spiegato che i gamberoni che vediamo sono solo dei fuchi privi di una guida, il che farebbe pensare che siano state trovate, magari all’interno dell’astronave, altre tipologie di alieno (magari i gamberoni senzienti?). Se davvero così fosse, il loro stato confusionale diverrebbe ancora più logico. Non solo: nella parte finale del film il Distretto 9 è stato quasi del tutto abbandonato dai gamberoni, per lo più trasferiti nel Distretto 10. Ne rimangono poche decine, privi di armi, spaesati, in astinenza; di certo non nelle condizioni migliori per organizzare una rivolta.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>E allora perché Christopher sarebbe così intelligente?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Christopher non è detto che sia intelligente (almeno per gli standard degli alieni). Semplicemente non è un drogato. Infatti non lo si vede mai mangiare cibo per gatti. Questa sua “sanità mentale” la si può riscontrare anche nella scena in cui Wikus torna da lui, dopo l’inizio della mutazione: la baracca è ricolma di pezzi di computer smontati e tecnologie aliene, ulteriore prova che Christopher non ha ceduto alla dipendenza.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>E perché Cristopher alla fine non decide di aiutare i suoi compagni? Insomma, tutto sto casino per aiutare un solo alieno (e mezzo; c’è anche il figlio) su un milione e passa?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto Christopher è ferito: cosa mai potrebbe fare da solo contro un intero esercito? In secondo luogo, lui dice esplicitamente che tornerà sulla Terra, ma gli occorreranno tre anni (probabilmente il tempo necessario per tornare a casa, chiamare i rinforzi e rifare il tragitto da capo). Questo è anche il passaggio che fa prevedere maggiormente un sequel. Personalmente non ne sento comunque il bisogno.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Vabbé, dai, un&#8217;ultima domanda: perché gli umani non smontano l&#8217;astronave? Insomma, io l&#8217;avrei sorvegliata un po&#8217; meglio&#8230;</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">E su questo punto do pienamente ragione. Anche per me è una nota stonata. L&#8217;unica ipotesi che si può fare è che, visto che già le armi erano utilizzabili dai soli alieni, così è anche per le altre loro tecnologie. Quindi, dopo vent&#8217;anni d&#8217;inutili tentativi, gli umani avranno preferito studiare per prime quelle tecnologie facilmente trasportabili, proprio come le armi.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p style="text-align: justify;">Quindi, alla fine della fiera, com’è questo <em>District 9</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Beh, senza usare troppi giri di parole, lo si può definire un signor film. Stile, regia e recitazione sono tutti di ottimo livello. Ciononostante, a causa di qualche piccola sbavatura qua e là (tra cui anche la scena del cellulare), non lo reputo un capolavoro. Per nostra fortuna si tratta d&#8217;imperfezioni davvero minime e che non penalizzano più di tanto il risultato finale. Anzi, considerando che ci troviamo di fronte a un’opera prima, non credo si potesse chiedere di più. Dopotutto in questo film c’è quasi tutto quello che si può chiedere: attori capaci, dialoghi brillanti, scene d’azione ben coreografate (e per una volta tanto non all’acqua di rose, ma terribilmente crude e “realistiche”) e soprattutto un messaggio forte, capace di essere recepito da tutti (o almeno si spera) senza tuttavia risultare eccessivamente banalizzato (forse un po&#8217; semplicizzato, quello sì). Insomma, se non l’avete ancora fatto, correte al cinema a vedere questo film, perché merita davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, bentornata Fantascienza.</p>
<p style="text-align: justify;">PS: Sì, gli effetti speciali sono da favola, ma nei <em>veri</em> film di Fantascienza non sono questi i dettagli importanti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Infiniti Sentieri cambia pelle</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 15:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazioni di servizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Come suppongo abbiate notato tutti, Infiniti Sentieri ha cambiato faccia. Come mai questo rinnovo di stagione? Le ragioni sono sostanzialmente due. La prima è che il precedente template non c’entrava quasi per nulla con gli argomenti qui trattati. Secondo: la vecchia grafica dava l’impressione di trovarsi in uno dei tanti blog-diario, cosa che Infiniti Sentieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/Restyling.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-920" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/Restyling.jpg" alt="" width="301" height="205" /></a>Come suppongo abbiate notato tutti, Infiniti Sentieri ha cambiato faccia. Come mai questo rinnovo di stagione? Le ragioni sono sostanzialmente due. La prima è che il precedente template non c’entrava quasi per nulla con gli argomenti qui trattati. Secondo: la vecchia grafica dava l’impressione di trovarsi in uno dei tanti blog-diario, cosa che Infiniti Sentieri non è e non vuole essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sin da quando, un anno e mezzo fa, ho dato vita a questo piccolo angolo ottuso, il mio obiettivo non era tanto parlare di me, quanto creare un contenitore che raccogliesse al suo interno quante più informazioni utili per qualunque appassionato di narrativa fantastica, in tutte le sue forme. Da qui le varie sezioni nate di mese in mese, come la Fanta-Classifica, la lista degli editori specializzati nel settore, la pagina dedicata ai trailer dei film in uscita al cinema, le guide alla scrittura, i link ai siti dei principali scrittori di narrativa fantastica&#8230; Insomma, di carne al fuoco ne è stata messa parecchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per questa ragione, la vecchia impostazione grafica non risultava più funzionale, soprattutto in previsione delle nuove sezioni, che potete trovare nel menù in alto. La prima racchiuderà una lista dei più importanti (e seri) concorsi di narrativa fantastica sul suolo italiano. Conto di aprire questa sezione entro la fine della prossima settimana, ma non assicuro nulla. Il secondo progetto (che è poi quello a cui avevo accennato a inizio estate) è invece quello più importante, ma per il momento preferisco non rivelare ancora nulla. Maggiori informazioni seguiranno entro poche settimane.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento m’interessa sapere soprattutto da voi cosa ne pensate di questa nuova veste: se la trovate funzionale, in cosa la migliorereste, se avete riscontrato dei bug nelle diverse sezioni ecc. Anche per questo motivo ho attivato un sondaggio nella colonna di destra. Insomma, fatemi sapere le vostre opinioni al riguardo, visto che Infiniti Sentieri non vive solo grazie a me, ma anche e soprattutto ai suoi sempre più numerosi utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di concludere, do un’anticipazione degli articoli che pubblicherò nelle prossime settimane. Beh, per dirla con poche parole, Ottobre sarà il mese della Fantascienza. Lunedì pubblicherò infatti la recensione del film del momento: <em>District 9</em>. A seguire ci sarà la recensione di un film italiano no budget, ma realizzato con grandissima professionalità e che sta riscontrando notevole successo un po’ in tutto il mondo: <em>Metal Gear Solid: Philantropy</em> (tra l’altro in questa recensione sarà molto probabilmente presente anche una succosa intervista alla squadra che ha portato alla luce questo gioiellino). In date imprecisate, usciranno infine la recensione di <em>Sanctuary</em> (di cui sto solo aspettando le risposte di Luca Azzolini, curatore dell’opera, ad alcune domande che gli ho posto via e-mail) e il mega-articolo per eccellenza: la recensione multipla di <em>Starship Troopers</em>, ormai in via di conclusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, credo che sia tutto. E ora che il viaggio ricominci!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Premio Nazionale di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 14:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Concorsi letterari]]></category>

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		<description><![CDATA[
Era da un po&#8217; che non parlavo di un concorso letterario. L&#8217;occasione per ovviare a questa mancanza me l&#8217;ha data il buon Diego, che ringrazio, il quale mi ha segnalato tramite e-mail la prima edizione del Premio Nazionale di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne, organizzato dall&#8217;omonima associazione.
L&#8217;impressione avuta dal bando è che il tutto sia organizzato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/1.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-846" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/10/1.jpg" alt="" width="450" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Era da un po&#8217; che non parlavo di un concorso letterario. L&#8217;occasione per ovviare a questa mancanza me l&#8217;ha data il buon Diego, che ringrazio, il quale mi ha segnalato tramite e-mail la prima edizione del <em>Premio Nazionale di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne</em>, organizzato dall&#8217;omonima associazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impressione avuta dal bando è che il tutto sia organizzato con grande serietà. Infatti per la partecipazione non è richiesta alcuna quota in denaro, mentre, grazie agli sponsor, il primo classificato si potrà aggiudicare la bellezza di 500 Euro, oltre alla pubblicazione della propria opera in diversi formati. Non solo. Nel bando è spiegato esplicitamente che non potranno partecipare al concorso:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>I membri della Giuria, i loro coniugi e parenti fino al secondo grado e i loro collaboratori.</li>
<li>I membri del Consiglio Direttivo dell&#8217;Associazione Giulio Verne, i loro coniugi e parenti fino al secondo grado e i loro collaboratori.</li>
<li>I membri della Comitato Organizzatore della LevanteCon, i loro coniugi e parenti fino al secondo grado ed i loro collaboratori.</li>
<li>I responsabili delle società sponsorizzatrici, i loro coniugi e parenti fino al secondo grado.</li>
<li>Coloro i quali hanno collaborato alla stesura del suddetto bando, i loro coniugi e parenti fino al secondo grado.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Può sembrare il minimo sindacale, ma per esperienza vi dico che non lo è affatto.</p>
<p style="text-align: justify;">La data di scadenza per presentare la propria opera (una e una soltanto!) è fissata per il 31 Dicembre 2009, quindi affrettatevi. Per maggiori informazioni, rimando al sito ufficiale del concorso, <a href="http://www.levantecon.it/concorso/scheda2010.html">QUESTO</a>.</p>
<hr style="text-align: center;" />
<p style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><strong>L&#8217;ANGOLO DEL</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><strong>&#8220;NON C&#8217;ENTRA UNA MAZZA CON QUANTO SCRITTO SIN&#8217;ORA, MA CE LO FICCO COMUNQUE&#8221;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Informo che entro breve Infiniti Sentieri subirà un deciso restyling. Quindi, se nei prossimi giorni doveste riscontrare problemi ad accedere al sito, non preoccupatevi. Sono solo io che effettuo i primi test di compatibilità.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dove sta scritto? (alcune mie considerazioni al riguardo)</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/09/29/dove-sta-scritto-alcune-mie-considerazioni-al-riguardo/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola di scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[La base di questo articolo risale a circa un mese fa. In un primo momento il pezzo si sarebbe dovuto intitolare Ma tanto è Fantasy. Le recenti letture di alcuni messaggi di Carraronan, Angra e Uriele (che ringrazio per gli involontari spunti) mi hanno tuttavia portato ad ampliarne l’ottica, sino a giungere a questa sorta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La base di questo articolo risale a circa un mese fa. In un primo momento il pezzo si sarebbe dovuto intitolare <em>Ma tanto è Fantasy</em>. Le recenti letture di alcuni messaggi di Carraronan, Angra e Uriele (che ringrazio per gli involontari spunti) mi hanno tuttavia portato ad ampliarne l’ottica, sino a giungere a questa sorta di breve F.A.Q. del luogo comune.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>1. Dove sta scritto che l’importante è che i giovani leggano, anche se si tratta di brutti libri?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo assunto presenta un errore interno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dire che non importa il livello qualitativo di un’opera (sottintendendo che tanto, con il tempo, le capacità critiche del lettore non potranno che migliorare) equivale a pensare che non esistono opere di qualità rivolte ai lettori alle prime armi; il che, è inutile ricordarlo, è una grandissima stupidata. <strong>Se si vuole forgiare un lettore consapevole di ciò che davvero è la buona narrativa, allora si deve partire proprio dalla buona narrativa</strong>. Immaginate di voler imparare a parlare l’inglese in maniera sciolta. A chi vi rivolgerete? Alla CEPU o a un professore madrelingua? E se volete imparare la matematica? Meglio gli appunti del vicino di banco – da tutti soprannominato “O’ Capadura” – o l’aiuto dell’insegnante? O ancora: volete imparare a giocare a calcio? Come vi allenate? Giocando a FIFA sulla Playstation (con la speranza che l’uso dei pollici vi faccia sciogliere anche quei bei novanta chili di lardo di primissima qualità) o iscrivendovi in una squadra? Vabbé, mi fermo qua; penso che il concetto sia chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, passando al mondo dei libri, se io fossi un libraio a cui si rivolge un genitore alla ricerca di un libro per il proprio pargolo, cosa consiglierei? Il bambino è in fascia elementare? Bene, c’è Roald Dahl che lo aspetta. Ha qualche anno in più? Nessun problema: ci sono qui dei bellissimi volumi di Lyman Frank Baum freschi di stampa. E poi abbiamo <em>Il signore delle mosche</em>, <em>La fattoria degli animali</em>, <em>La storia infinita</em>, <em>Dalla terra alla luna</em>, <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>&#8230; così sta a vedere che oltre a leggere libri stilisticamente mille volte migliori di una Troisi o Strazzulla qualsiasi il giovanotto non impari pure qualcosa, che non fa mai male. Insomma, <strong>è solo approcciandosi al bello sin da subito che si può coltivare un genuino senso estetico</strong>, e non partendo da opere mediocri.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto solitamente segue l’obiezione (prevedibile) secondo cui, ogni tanto, è anche bene abbandonarsi a opere più leggere e che non c’è niente di male in tutto ciò. A parte il fatto che tale obiezione non c’entra nulla con il punto di partenza (eppure, non si sa perché, compare quasi sempre), pure qua troviamo un errore interno, ovvero l’accostare le opere di qualità con la pesantezza della prosa. Primo: un&#8217;opera per essere buona non deve essere necessariamente capolavoro. Il mondo è pieno di libri incapaci di stravolgere la storia della letteratura, eppure di buona qualità è dotati di un’invidiabile leggerezza. Secondo: un buon libro (o film) non è necessariamente un mattone. Opere come quelle di David Ambrose, Nick Hornby o Douglas Adams, leggerissimi alla lettura, ma densi nei contenuti, sono esempi lampanti di come si possano accostare le considerazioni sin qui esposte.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/cover171836.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-794" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/cover171836.jpg" alt="" width="250" height="373" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Matilda, ovvero il primo libro che abbia mai letto da solo. Grazie, Roald, per averlo scritto.</em></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>2.	Dove sta scritto che chi critica un libro, magari anche aspramente, è per forza invidiosa dell’oggetto dei propri attacchi?</strong></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">INVIDIA: Sentimento di rancore e di astio per la fortuna, la felicità o le qualità altrui, spesso unito al desiderio che tutto si trasformi in male.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dizionario Zanichelli</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ormai la storia dell’invidia è diventata tanto di moda da assurgere al ruolo di vero e proprio luogo comune. La domanda che deve porsi chi riceve tale obiezione è: invidioso di cosa? Della “fortuna” dello scrittorucolo di turno di essere stato pubblicato, bruciandosi così qualsiasi futura credibilità a livello di <em>vera</em> narrativa? Del “talento” che non esiste e che si riduce al solo fatto di aver messo in ordine delle parole prima dei trent’anni (superata questa soglia – ma anche prima – sei considerato un rudere “ke nn può komunikare kon il linguaggio dei gggiovani”)? Talento, tra l’altro, che nella stragrande maggioranza dei casi* non è stato coltivato a dovere, visto che i seguiti si sono dimostrati di qualità addirittura inferiore alle già pessime opere prime (dopotutto, chi te lo fa fare di migliorare, se già scrivendo da cani vendi migliaia e migliaia di copie?). Davvero, invidia di cosa? Se io sono invidioso di qualcosa, sono invidioso dello stile asciutto e privo di inutili virtuosismi di Richard Matheson, sono invidioso delle invenzioni fantastiche di China Mieville o Michael Swanwick, sono invidioso delle trame perfettamente orchestrate di Steven Erikson&#8230; Come si può, invece, essere invidiosi di un poveretto che nemmeno si accorge di essere solo una pedina nelle mani del suo editore?</p>
<p style="text-align: justify;">* Ho scritto “nella stragrande maggioranza dei casi” solo perché, per ovvie ragioni, non ho letto (integralmente o parzialmente) i seguiti di tutti i giovani “talenti” italiani, ma se dovessi basarmi sua mia personale esperienza potrei benissimo mutare quell’espressione con un categorico “in tutti i casi”.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/China.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-795" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/China.jpg" alt="" width="250" height="373" /></a><br />
<em>Mmh, non so se essere più invidioso delle assurde invenzioni di Mieville o del suo look.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>3.	Dove sta scritto che chi viene pubblicato ne sa, a prescindere, di più di uno che ancora non è stato pubblicato (magari anche per volontà sua)?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Su questo punto non ho intenzione di perdere troppo tempo, e la ragione è semplice: un autore pubblicato rimane pur sempre un essere umano e come tale può dire sia cose giuste, quanto emerite cretinate. Purtroppo il mondo è pieno di gente piena di sé che ritiene la pubblicazione il traguardo della propria vita artistica, quando invece è solo un passaggio. Questi soggetti, dispensatori di affermazioni altisonanti alla «perché io so’ io e voi nun siete un cazzo», il più delle volte sono anche quelli che sparano le peggio boiate; non solo cattivi consigli tecnici (i manuali di scrittura? ma vaaa, i <em>gegni</em> come loro non ne hanno bisogno), ma anche semplici nozioni culturali completamente errate. Statene alla larga e ricordatevi che non sono le medaglie sul petto a mostrare l’esperienza di una persona, ma le conoscenze conservate nella testa e poi riversate sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Agiungo però una breve considerazione. Spesso quando un comune mortale osa esprimere un&#8217;opinione su come si potrebbe migliorare un&#8217;opera, subito gli si rinfaccia il classico: &#8220;Ma se tu sei così bravo, perché non realizzi un prodotto migliore invece di startene lì a criticare?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, questa obiezione, così come molte altre segnalate in questo articolo, presenta un paradosso. Poniamo il caso che davvero chi non è ingrado di produrre libri qualitativamente superiori non possa al contempo dispensare consigli su come migliorare i passaggi incriminati delle opere altrui. Ma, a questo punto, il medesimo discorso dovrebbe valere anche in caso di giudizio positivo. Dopotutto, se non sono in grado di riconoscere gli errori, non dovrei nemmeno riuscire a riconoscere i passaggi corretti, o sbaglio? Ma qui ci colleghiamo alla quinta domanda&#8230;</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/450px-Libro_figa.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-810" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/450px-Libro_figa.jpg" alt="" width="250" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Non so perchè, ma l&#8217;autore di questo libro mi da l&#8217;impressione di sapere il fatto suo&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>4.	Quattro.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ahimè, almeno qui non ho risposte. La comprensione del Quattro va oltre le mie possibilità. Che dico! Va oltre le possibilità di qualunque uomo! C’è solo una cosa da fare di fronte alla magnificenza del Quattro: inchinarsi e mostrare eterna devozione.</p>
<h1 style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Numero-4.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-796" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Numero-4.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a></h1>
<p style="text-align: center;"><em>Ammirate la perfezione del Quattro e provate vergogna per non essere come lui!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">5.	Dove sta scritto che se ci si trova di fronte a un libro non brutto, ma che ispira proprio ribrezzo, non si possa dire “questo libro fa schifo”?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dire che un’opera d’arte fa schifo non solo è legittimo, ma pure liberatorio</strong>. E poi fa bene all’umore, all&#8217;equilibrio interiore e pure alla flora batterica (altro che Actimel ^_^).</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci credete? Facciamo allora questo giochino, tanto per cominciare: entrate sul sito personale di un autore a caso; ora inserite un commento positivo, anche breve (anzi, più breve è, meglio è) su una sua opera. <em>FFFatto</em>? Ok, aspettate qualche giorno. Successo qualcosa? Che dite? L’autore o non vi ha detto nulla oppure si è dimostrato addirittura felice nel leggere quanto da voi scritto? Ottimo! Seconda fase: sempre sullo stesso sito inserite un altro commento lapidario, ma questa volta in senso opposto, insomma una stroncatura. Che succede stavolta? <em>Cooosa? </em>L’autore vi chiede le motivazioni di quanto scritto? Ma scusate, perché se il giudizio lapidario è positivo allora va tutto bene, mentre se è negativo no? Non è un po’ ipocrita come atteggiamento? Più logico sarebbe un ragionamento di questo tipo: o si spiega il perché di ogni affermazione, positiva o negativa, oppure si è liberi di non farlo. Troppo comoda la mezza misura, e oltretutto solo quando fa comodo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il nocciolo della questione non sta tanto nel giudizio lapidario o meno, quanto nel tono. Chi usa espressioni cosidette &#8220;forti&#8221; all&#8217;interno delle proprie argomentazioni viene sempre additato come maleducato, e come tale non meritevole di attenzione. Ecco, questo è il punto su cui focalizzarsi. Personalmente, che uno si esprima mostrandosi carino e coccoloso o come il fratello cattivo di Charles Manson non fa differenza. Quello che m&#8217;interessa è il contenuto! Espressioni come &#8220;questo libro mi fa schifo&#8221; e &#8220;questo libro non mi piace&#8221; esprimono lo stesso identico contenuto, solo in maniera diversa. La critica che si può e si deve fare a simili affermazioni (oltre ai corrispettivi positivi) è di non essere motivate. <strong>Un giudizio non è buono o cattivo da <em>come</em> si presenta, ma da <em>quello</em> che presenta!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/EraDragoni.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-797" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/EraDragoni.jpg" alt="" width="250" height="372" /></a><em>Questo libro fa schifo!<br />
(e poi non dite che me la prendo sempre con i soliti nomi)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>6.	Dove sta scritto che un libro non si possa giudicare dalla prima pagina?</strong></span></p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Onde pieno di mal talento contro quel Galateo lo apersi, ed alla vista di quel primo, Conciosiacosachè, a cui poi si accorda quel lungo periodo cotanto pomposo e sì poco sugoso, mi prese un tal impeto di collera, che scagliato per la finestra il libro gridai: «Ella è pur dura e stucchevole necessità, che per iscrivere tragedie all’età di venzett’anni, mi convenga ingoiare di nuovo queste baie fanciullesche, e prosciugarmi il cervello con sì fatte pendanterie».</p>
<p style="text-align: right;"><em>Vittorio Alfieri, &#8220;Vita di Vittorio Alfieri</em>&#8220;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">C’è bisogno di aggiungere altro? Sì, forse una cosa sì: se la prima pagina, quella che più di ogni altra dovrebbe invogliare il lettore all’acquisto, mostra sciatteria se non peggio, perché mai dovrei aspettarmi che la situazione migliori nei capitoli successivi?</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori delucidazioni rimando a <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/09/trilogie-e-altre-disgrazie.html" target="_blank">QUESTO ARTICOLO</a> di Angra, già esauriente di suo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/280px-valfierifabre.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-798" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/280px-valfierifabre.jpg" alt="" width="250" height="320" /></a><em>Vittorio Alfieri. Uno che aveva capito tutto e che non si faceva problemi a dirlo. Peccato solo che quel &#8220;tutto&#8221; cambiasse una settimana sì e l&#8217;altra pure </em>^_^<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>7.	Dove sta scritto che per scrivere Fantasy servano per contratto maghi, draghi ed elfi, il tutto condito da un’ambientazione medievale?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Mi è capitato in più di un’occasione di descrivere le ambientazioni di alcune mie opere e di ricevere in cambio sguardi perplessi e obiezioni secondo cui quello non sarebbe Fantasy. Le ragioni? Una su tutte: non vi sono elementi medievaleggianti. E perché mai dovrebbero esserci? <strong>Se il genere Fantasy si chiama così, non è forse perché tra i suoi elementi fondanti vi è l’amore per l’invenzione fantastica, per il bizzarro, per l’insolito?</strong> Invece no. <strong>Siamo giunti al paradosso secondo cui il genere che più di tutti (dovrebbe) lascia(re) carta bianca all’autore su quanto raccontare, si è ridotto a un mero gioco di rimandi, citazioni e scopiazzature.</strong> E oggi mi trovo a dire che con Tolkien il Fantasy non ha vissuto una seconda giovinezza, ma ha cominciato il suo lento declino, tramutandosi in puro manierismo. Non è però, questo, un problema con cui solo il Fantasy deve fare i conti. Anche nell’Horror si assiste da anni alla medesima degenerazione, e solo gente come Matheson, King, Barker e pochi altri se n’è accorta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qui lo dico e qui lo sottolineo: s<strong>e il genere Fantasy vuole liberarsi dall’aura fiabesca che da anni ne tarpa le ali, occorre che i suoi autori si rendano conto che esistono miliardi di soluzioni non ancora esplorate.</strong> Se invece continueremo a parlare sempre dei soliti eroi che fanno le solite cose nei soliti mondi non faremo altro che uccidere questo genere (già sulla strada del decesso) prima ancora che abbia mostrato al mondo tutte le sue potenzialità.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Vilcus_plug.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-799" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Vilcus_plug.jpg" alt="" width="250" height="358" /></a><br />
<em>Ormai al solo intravedere un’ambientazione simil medievale vengo colto da istinti suicidi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>8.	Dove sta scritto che in un romanzo di ambito fantastico non sia necessario documentarsi?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti – troppi – pensano che scrivere narrativa fantastica (e Fantasy in particolare) significhi poter scrivere qualsiasi boiata passi per la testa. Pura follia. <strong>Scrivere Fantasy significa parlare di realtà dove sia presente un elemento sovrannaturale, non importa in quale quantità e di quale tipo. L’errore che però i dilettanti di questo genere fanno è porre l’accento sul termine “sovrannaturale”. Invece, è bene ficcarselo nella zucca, il termine su cui occorre concentrarsi è “realtà”.</strong> Scrivere narrativa fantastica significa creare realtà alternative alla nostra, ma che siano perfettamente coerenti con se stesse, e non piene d’incongruenze e che crollino al primo alito di vento come un castello di carte. Poi quest’ambientazione potrà farsi portatrice di un messaggio sociale, filosofico o fare da semplice sfondo per le avventure dei personaggi; non importa. L’importante è che il tutto sia perfettamente coerente e <em>verosimile</em> (altra parola magica)! Ma per farlo occorre essere coscienti di quanto si sta descrivendo. Se descrivo un castello, non posso limitarmi alle mura e alle torri; al contrario, dovrò anche sapere cosa sia una bertesca o il maschio o la postierla o il barbacane o&#8230; Invece le ambientazioni moderne si limitano ai pochi elementi conosciuti da tutti. Ma a questo punto mi domando: se il Fantasy è solo evocazioni di nozioni conosciute a tutti, dove sta il suo fascino?</p>
<p style="text-align: justify;">Uno  degli elementi che più mi affascinano di questo genere è il poter anche apprendere nozioni tecniche mimetizzate all’interno della narrazione. Robert Jordan ne è un esempio lampante (ma non certo l&#8217;unico, né tanto meno il migliore in questo campo). Nei suoi romanzi è presente una costruzione minuziosa (in alcuni passaggi forse persino troppo) degli ambienti descritti, tanto che grazie a lui molti possono dire &#8211; o almeno si spera &#8211; di aver imparato cos’è l&#8217;agone, il basto, la pastoia, il sartiame&#8230; Anche questo è Fantasy. E lo stesso discorso vale non solo per gli oggetti materiali, ma anche per le relazioni sociali. Sempre per fare un esempio, se nella società da me descritta l&#8217;istruzione quasi non esiste, non potrò far filosofeggiare anche i pecorari!</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto segue di solito l’obiezione secondo cui, trattandosi di narrativa fantastica, tutti questi legami con la nostra realtà non sono necessari. Errore. Prima ho evidenziato un concetto, quello di verosimiglianza. Ecco,<strong> se si vuole creare un mondo verosimile, e come tale credibile (e non si commetta l&#8217;errore di confondere versomiglianza con realismo), allora tutti gli elementi descritti dovranno essere perfettamente incastrati gli uni con gli altri</strong>. Le condizioni atmosferiche e geografiche del mio mondo ne influenzeranno l&#8217;economia; l&#8217;economia ne influenzerà la politica interna ed estera; la politica ne influenzerà la componente psicologica e culturale; la componente psicologica e culturale ne influenzerà la morale; la morale BLA BLA BLA&#8230; Chiaro il concetto? Questo è l&#8217;unico modo per creare libri degni di questo mondo, non vomitando effetti speciali a ogni pagina.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/biblioteca-do-palacio-nacional-da-ajuda-lisboa-iii-2006.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-809" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/biblioteca-do-palacio-nacional-da-ajuda-lisboa-iii-2006.jpg" alt="" width="250" height="317" /></a><br />
<em>Questa è una biblioteca. È un posto maaagico pieno di libri grandi grandi con tante informazioni utili con cui documentarsi. Forza, ripetiamo insieme: DO-CU-MEN-TAR-SI</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">9.	Dove sta scritto che anche in caso d’incongruenze nell’ambientazione, si può soprassedere con un’alzata di spalle al motto di «Ma tanto è fantasy»?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fino a non troppo tempo fa esisteva l’espressione scherzosa, ma neanche troppo, «Perché sì! Perché è Fantasy!», volta a giustificare qualsiasi boiata contenuta in un libro appartenente a tale genere. Oggi, in maniera subdola e strisciante, si è passati al «Ma tanto è Fantasy». La differenza può sembrare minima, ma non lo è. La prima formula indica una certezza. Una certezza erronea, su questo non ci piove, ma sulla quale si può pur sempre lavorare al fine di mutare l’ottica di chi se ne fa portatore. Con il «Ma tanto è Fantasy» la storia si fa più complicata. Questa frase, infatti, indica scarsa fiducia verso il genere, come a ritenerlo incapace di elevarsi al rango di Letteratura con la L maiuscola (scarsa fiducia che, paradossalmente, viene mostrata da coloro che più di tutti difendono il Fantasy a spada tratta, soprattutto nella sua italica versione). L’ho definita “subdola e strisciante” in quanto rischia (e con molti giovani “talenti” l’ha già fatto) di entrare nelle teste di questa nuova generazione di scrittori, presentando loro il Fantasy come un genere semplice, alla portata di tutti, e dove non importa quanto ampia sia la propria cultura o quanto impegno ci si metta per realizzare la propria opera, perché tanto, anche se colto in fallo da chi ne sa di più, potrai sempre pararti il culo alzando le spalle e dicendo «Ma tanto è fantasy». Ma tanto è Fantasy un corno! <strong>Invece di trovare giustificazioni per ogni errore, sarebbe il caso di mettersi a capo chino sui libri e cominciare a studiare, perché gli errori oggettivi (e le incongruenze lo sono!) esistono.</strong> Punto.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Incrocio_fra_un_gallo_ed_un_cane.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-811" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Incrocio_fra_un_gallo_ed_un_cane.jpg" alt="" width="250" height="241" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Anche a Chernobyl dicevano che si trattava solo di una piccola incongruenza, e guardate il risultato!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;"><strong>10.	Dove sta scritto che la narrativa fantastica italiana gode di ottima salute?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Se davvero fosse così, perché i nostri romanzi sono così poco esportati? Perché siamo perennemente costretti a inseguire le mode lanciate all’estero? Perché da anni non abbiamo un solo autore non dico che abbia vinto premi come il Bram Stoker, il Nebula o l’Hugo, ma che vi sia stato almeno nominato?</p>
<p style="text-align: justify;">Stabilire la salute di un genere in un determinato paese basandosi sul numero di autori pubblicati equivale a determinare il successo di uno scrittore basandosi sulle copie vendute. Io non dico che in Italia non esistano autori capaci. Dico solo che si tratta di una minoranza infinitesimale. A livello generale, all’estero contiamo ancora come il due di picche&#8230; in una partita di scopone scientifico. Grazie al cielo, ciò non significa che la situazione non possa migliorare (anche perché precipitare più in basso di dove ci troviamo ora la vedo dura), ma la strada da fare è ancora lunga, terribilmente lunga.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Alberto_Sordi.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-808 aligncenter" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/Alberto_Sordi.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><br />
<em>Che si parli di politica, sport o arte, il risultato non cambia: questa è e rimane la nostra immagine all&#8217;estero (oh, le rare eccezioni esistono, sia chiaro, ma si tratta di eccezioni, appunto)</em></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><strong>CONCLUSIONI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Di argomenti su cui discutere ce ne sarebbero a iosa. Le stesse risposte da me date ai quesiti elencati una settimana e mezzo fa risultano alla fin fine più che altro delle linee generali. Se dovessi entrare nel dettaglio, dovrei scrivere un articolo su ognuno dei 10 punti qui esposti (fatta eccezione per la questione del Quattro: lì non basterebbe nemmeno un&#8217;enciclopedia). Ma non è questo l&#8217;obiettivo del suddetto articolo. Mi premeva, piuttosto, sottolineare le principali ipocrisie e incongruenze interne (sì, sempre loro) che avvelenano qualsiasi seria discussione sulla narrativa fantastica. Per farla breve, quanto avete letto è il mio pensiero al riguardo. Che siate o meno d&#8217;accordo non è affare che mi riguarda ^_^</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quale critica? (interludio)</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/09/28/quale-critica-interludio/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 16:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Jolly Rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Loredana Lipperini]]></category>

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		<description><![CDATA[Per quest&#8217;oggi avevo pronto un articolo, uno di quelli belli lunghi, a cui lavoravo da un po&#8217; di settimane nelle pause dallo studio. Ma quell&#8217;articolo dovrà attendere ancora un po&#8217;, giusto un paio di giorni, non di più;  e non perché non sia riuscito a terminarlo in tempo, ma per altre &#8211; e ben più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/lurlo.jpeg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-802" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/lurlo.jpeg" alt="" width="200" height="267" /></a>Per quest&#8217;oggi avevo pronto un articolo, uno di quelli belli lunghi, a cui lavoravo da un po&#8217; di settimane nelle pause dallo studio. Ma quell&#8217;articolo dovrà attendere ancora un po&#8217;, giusto un paio di giorni, non di più;  e non perché non sia riuscito a terminarlo in tempo, ma per altre &#8211; e ben più tristi &#8211; ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione è questa. Pochi minuti fa sono tornato a casa dopo una &#8220;divertente&#8221; sessione d&#8217;esame risoltasi oltretutto nel migliore dei modi. Insomma, una di quelle giornate dove tutto sembra andare nel verso giusto. O meglio, quasi tutto. Entrato in camera mia mi metto infatti a scartabellare i feed e leggo <a href="http://seia.tumblr.com/">QUESTA NOTIZIA</a>. Per chi fosse troppo pigro per aprire il link, questo è il sunto: la giornalista Loredana Lipperini è stata querelata per via di una sua recensione. E attenzione, qua arriva il bello. Non è stata querelata dall&#8217;autore del libro, ma dall&#8217;oggetto di discussione del libro.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera in questione è <em>Navi a perdere</em> di Carlo Lucarelli, edito per la collana VerdeNero, meritevole iniziativa editoriale nata dalla collaborazione tra Edizioni Ambiente e Legambiente. Si tratta di un libro inchiesta su uno dei tanti, troppi misteri che circondano le navi italiane. Ma le navi affondate, quelle finite giù in fondo al mare per ragioni mai chiarite del tutto. Nello specifico, il tutto ruota attorno alla Jolly Rosso, imbarcazione arenatasi su una spiaggia calabrese il 14 dicembre 1990 e che secondo alcune indagini nasconderebbe al suo interno un carico di veleni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, la domanda è: perché querelare l&#8217;autore di una recensione e non quello del libro? Le ipotesi sono tante. Una potrebbe essere che Lucarelli, che piaccia o non piaccia, è uno degli scrittori italiani più noti a livello internazionale. Citare in giudizio lui avrebbe sollevato un polverone mediatico difficilmente gestibile. Loredana Lipperini è invece, non me ne voglia, un pesce più piccolo; o forse questo è quello che pensa il mandatario della denuncia, ovvero Paolo Messina, armatore della Jolly Rosso. La notizia sta infatti cominciando a fare il giro della rete. E così come altri prima di me, ho voluto segnalare il fatto. Perché puoi fermarne uno, magari anche due o tre, ma non migliaia. Quindi, diffondete anche voi.</p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><strong>APPROFONDIMENTI</strong></p>
<p><a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/12/09/il-rosa-e-il-nero-e-il-verdenero-anche/" target="_blank">La recensione di <em>Navi a vendere</em> di Loredana Lipperini</a></p>
<p><a href="http://blog.verdenero.it/2009/09/14/jolly-rosso-si-ritorna-a-parlare-delle-navi-dei-veleni/#more-2174" target="_blank">La storia della Jolly Rosso sul sito di VerdeNero</a></p>
<p><a href="http://italy.indymedia.org/news/2005/01/711202_comment.php" target="_blank">Le principali date relative alla questione Jolly Rosso</a></p>
<p><a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=949264">Paolo Messina, armatore della Jolly Rosso, querela il giornalista Francesco Cirillo per un suo articolo sulla vicenda</a></p>
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		<title>Dove sta scritto?</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/09/20/dove-sta-scritto/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 20:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dove sta scritto che l’importante è che i giovani leggano, anche qualora si tratti di brutti libri?
Dove sta scritto che chi critica un libro, magari anche aspramente, è per forza invidioso dell’oggetto delle proprie argomentazioni?
Dove sta scritto che chi viene pubblicato ne sa, a prescindere, di più di uno che ancora non lo è (magari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ol>
<li>Dove sta scritto che l’importante è che i giovani leggano, anche qualora si tratti di brutti libri?</li>
<li>Dove sta scritto che chi critica un libro, magari anche aspramente, è per forza invidioso dell’oggetto delle proprie argomentazioni?</li>
<li>Dove sta scritto che chi viene pubblicato ne sa, a prescindere, di più di uno che ancora non lo è (magari anche per volontà sua)?</li>
<li>Quattro.</li>
<li>Dove sta scritto che se ci si trova di fronte a un libro non brutto, ma che ispira proprio ribrezzo, non si possa dire “questo libro fa schifo”?</li>
<li>Dove sta scritto che un libro non si possa giudicare dalla prima pagina?</li>
<li>Dove sta scritto che per scrivere Fantasy servano per contratto maghi, draghi ed elfi, il tutto condito da un’ambientazione medievaleggiante?</li>
<li>Dove sta scritto che in un romanzo di ambito fantastico non sia necessario documentarsi?</li>
<li>Dove sta scritto che nel caso d’incongruenze di qualsiasi tipo, si può soprassedere con un’alzata di spalle al motto di «Ma tanto è fantasy»?</li>
<li>Dove sta scritto che la narrativa fantastica italiana gode di ottima salute?</li>
</ol>
<p>Davvero, dove sta scritto tutto ciò? No, perché io non l’ho ancora trovato&#8230; Voi, magari, cominciate a dirmi la vostra, che a seguire esporrò i miei pensieri al riguardo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Informazioni tecniche su Infiniti Sentieri</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/09/07/informazioni-tecniche-su-infiniti-sentieri/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 06:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazioni di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[Netsons]]></category>
		<category><![CDATA[Plugin]]></category>
		<category><![CDATA[Wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi ha avuto a che fare con la costruzione di un sito, sa bene che la sua vera anima non risiede tanto nel programma di gestione (non che non sia importante, anzi), quanto nelle decine di programmi esterni che ne gestiscono le singole funzioni, i cosiddetti “plugin”. All’inizio, vista la loro quantità e qualità, ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha avuto a che fare con la costruzione di un sito, sa bene che la sua vera anima non risiede tanto nel programma di gestione (non che non sia importante, anzi), quanto nelle decine di programmi esterni che ne gestiscono le singole funzioni, i cosiddetti “plugin”. All’inizio, vista la loro quantità e qualità, ci si può ritrovare un po’ spaesati. È stato così anche con me (e il buon duca Carraronan lo sa bene, visto che ogni tre per due gli rompo l&#8217;anima con i miei dubbi esistenziali; a tal proposito, colgo l&#8217;occasione per ringraziarlo per tutta la sua pazienza). Ho quindi deciso di creare un articolo specifico dove elencare tutti i programmi che tengono in vita Infiniti Sentieri, con tanto di brevi descrizioni e link alle pagine da cui scaricarli, nella speranza che ciò possa risultare utile a chiunque volesse creare un blog ma non sapesse da dove partire. Ovviamente, tale lista verrà aggiornata all&#8217;introduzione di ogni nuovo plugin.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima però alcune informazioni preliminari. Infiniti Sentieri è caricato su server <a href="http://www.netsons.com/" target="_blank">Netsons</a>. Fino a questo momento, la mia esperienza con Netsons è stata ottima. Il sito non è mai caduto o mostrato problemi di sorta (tranne in  un caso, ma a causa di un mio errore, e comunque il tutto è stato risolto in meno di 24 ore). Nello specifico, ho un contratto &#8220;Hosting Professionale Condiviso &#8211; Dominio incluso&#8221; del costo di soli 15€ all&#8217;anno (18 considerando l&#8217;IVA). Eccone una descrizione dettagliata:</p>
<table style="font-size: 11px; height: 641px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="5" width="582">
<tbody>
<tr style="background-image: url(http://www.netsons.com/templates/rt_catalyst_j15/images/style1/horiz-menu-bg.png); height: 46px; text-align: justify;">
<td width="40%"><span style="color: #ffffff;"><strong>Caratteristiche Base </strong></span></td>
<td><span style="color: #ffffff;"><strong>Descrizione</strong> </span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea; text-align: left;">
<td valign="top"><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /></strong> Un Dominio incluso</span></td>
<td valign="top"><span style="color: #000000;">Registrazione/Trasferimento di un dominio di secondo livello</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Pannello di controllo cPanel</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Gestione servizi Hosting attraverso il pannello cPanel</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Spazio web 1GB</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Spazio totale a disposizione per tutti i servizi di Hosting</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>2 Account FTP</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Disponibilità di un account per l&#8217;accesso FTP</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>5 Account email</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Disponibilità di 5 account email</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>2 Database MySQL5</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Uso di un database MySQL &#8211; Versione 5</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Supporto PHP</span></td>
<td><span style="color: #000000;">PHP: Hypertext Preprocessor &#8211; Versione 5</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Supporto CGI</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Common Gateway Interface</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Supporto htaccess</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Comandi htaccess</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Fantastico Deluxe</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Installazione istantanea blog, cms, e-comerce, forum&#8230;</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Filemanager</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Disponibilità di un accesso tramite Web File Manager</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Directory Protection</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Protezione cartelle con username e password</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Ban IP</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Possibilità di bloccare determinati IP nell&#8217;accesso al tuo sito</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Phpmyadmin</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Gestione database MySQL tramite interfaccia web</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Gestione Index</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Per impostare una pagina di default per il tuo sito</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Pagine errori personalizzate</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Possibilità di impostare le pagine web  in caso di errori</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Estensioni pagine personalizzate</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Gestire le estensioni delle proprie pagine web</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Gestione email e alias<strong> </strong><strong> </strong></span></td>
<td><span style="color: #000000;">Crea e amministra gli indirizzi o gli alias di posta</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Gestione antispam</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Blocca messaggi di spam verso i tuoi indirizzi email</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Backup Settimanale</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Salvataggio su di un nostro server di Backup dei tuoi dati</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Assistenza Base</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Assistenza Base offerta tramite gestione ticket ed email</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="5" width="100%" align="center">
<tbody>
<tr style="height: 46px; background-image: url(http://www.netsons.com/templates/netsons/images/style1/horiz-menu-bg.png); text-align: justify;">
<td style="width: 40%;"><span style="color: #ffffff;"><strong>Info Server Hosting<br />
</strong></span></td>
<td style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><strong>Descrizione<br />
</strong></span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Modello Server</span></td>
<td><span style="color: #000000;">DELL PowerEdge 2950 III</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Processore</span></td>
<td><span style="color: #000000;">2 X Quad Core Intel Xeon E5420</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Ram</span></td>
<td><span style="color: #000000;">4GB-8GB RAM</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Disco</span></td>
<td><span style="color: #000000;">4 x HDD SAS 15.000 rpm</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Raid</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Raid Hardware 10</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Network</span></td>
<td><span style="color: #000000;">100Mbit</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #f5f5f5;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Uptime</span></td>
<td><span style="color: #000000;">99% Network Uptime</span></td>
</tr>
<tr style="background-color: #eaeaea;">
<td><span style="color: #000000;"><strong><img src="http://www.netsons.com/images/GreenCheck.png" border="0" alt="" align="absmiddle" /> </strong>Alimentazione</span></td>
<td><span style="color: #000000;">Ridondata</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto qualità-prezzo è davvero ottimo, soprattutto considerando che Netsons è un&#8217;azienda italiana, quindi non c&#8217;è nemmeno il problema di dover scrivere in inglese in caso di problemi. Tra l&#8217;altro Netsons permette d&#8217;installare automaticamente moltissimi CMS tramite il proprio pannello di controllo (grazie al programma Fantastico Deluxe), senza quindi dover minimamente toccare programmi FTP, con il rischio, soprattutto agli inizi, di fare casini con i permessi e le cartelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho tuttavia letto in giro che alcuni si lamentano della poca disponibilità e cordialità del servizio di assistenza di Netsons. La mia esperienza personale dice il contrario. Sui loro server ho aperto due siti e ogni volta in cui ho necessitato del loro supporto i tecnici sono stati rapidissimi nel rispondermi. Credo che molto dipenda dalla persona con cui si capita (come in ogni campo, dopotutto) oltre al fatto che quando il milionesimo cliente scrive per la settima volta un ticket del tipo &#8220;ho appena mandato a puttane il mio sito, potete recuperarmi tutto il database che non so come si fa?&#8221; un minimo di nervosismo è lecito. Quindi, almeno per quella che è la mia esperienza personale, non posso che consigliare Netsons come servizio di hosting.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ultima informazione di base prima di passare alla lista dei plugin. Come programma di gestione del blog uso <a href="http://www.wordpress-it.it/" target="_blank">WordPress</a>, probabilmente il migliore sulla piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora passiamo finalmente alla lista dei plugin (inutile dire che i plugin di default di WordPress non verranno presi in considerazione).</p>
<hr />
<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #008000;">LISTA PLUGIN</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/advanced-spoiler/" target="_blank">Advanced Spoiler</a></strong>: Gestisce gli spoiler all&#8217;interno degli articoli. Ricco di effetti grafici accattivanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/ajax-comment-preview/" target="_blank">AJAX Comment Preview</a></strong>: Permette di visualizzare le anteprime dei propri commenti, così da evitare errori qualora si compilino alcune righe in HTML.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/ajaxd-wordpress/" target="_blank">Ajaxed WordPress</a></strong>: Ottimo programma che racchiude al suo interno un gran numero di plugin utili per migliorare la navigazione sul proprio sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/akismet/" target="_blank">Akismet</a></strong>: Il terrore di tutti gli SPAM-BOT. In un anno che lo uso, credo si sia lasciato sfuggire solo un paio di messaggio di SPAM, bloccandone però la bellezza di più di 600. Questo programma è ormai talmente famoso da essere distribuito nel pacchetto base di Wordpress.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/comment-form-quicktags/" target="_blank">Comment Form Quicktags</a></strong>: Permette di visualizzare nella casella dei commenti dei comodi pulsanti con tutti i tags che si desiderano, così da non rischiare di compilare i codici in maniera erronea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/comment-toolbar/" target="_blank">Comment Toolbar</a></strong>: Visualizza al termine di ogni commento i tasti per citare o rispondere ai commenti altrui, a scelta dell&#8217;amministratore del sito se sotto forma di link, bottoni o disegni (questi ultimi sostituibili tramite FTP). Possono anche essere visualizzati i tasti per navigare tra i commenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/flv-embed/" target="_blank">FLV Embed</a></strong>: Integra i video presenti su altri siti sul proprio, permettendone anche il download.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/gd-simple-widgets/" target="_blank">GD Simple Widgets</a></strong>: Ottima raccolta di widget che permettono rispettivamente di visualizzare i commenti recenti, alcuni articoli a caso, quelli recentemente inseriti, quelli correlati, quelli con il maggior numero di commenti, quelli più popolari, quelli non ancora inseriti nel blog ma in via di realizzazione e gli autori dei diversi articoli qualora il sito fosse gestito da più persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/google-sitemap-generator/">Google XML Sitemaps</a></strong>: Crea in pochi passi una sitemap XML per  Google su Wordpress e fa indicizzare tutte le pagine dai motori di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/pagebar/" target="_blank">Pagebar2</a></strong>: Visualizza il numero della pagina in cui ci si trova, permettendo allo stesso tempo di passare comodamente alle altre senza dover scorrerle tutte. Eventualmente, può anche essere usato per suddividire in più pagine gli articoli con un alto numero di commenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/subscribe-to-comments/" target="_blank"><strong>Subscribe to comments</strong></a>: visulizza a fondo articolo, subito dopo il riquadro dei commenti, l&#8217;opzione per sottoscrivere il post, permettendo all&#8217;utente di essere sempre aggiornato ogni volta che qualcuno inserisce un nuovo commento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ilfilosofo.com/blog/wp-db-backup" target="_blank">WordPress Database Backup</a></strong>: Comodo programma di gestione dei backup dei propri dati sul database del sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/wordpress-23-related-posts-plugin/" target="_blank">WordPress Related Posts</a></strong>: Visualizza a fondo articolo gli ultimi post aventi tag simili. Il numero dei post correlati può essere scelto dall&#8217;amministratore del sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/wp-grins/" target="_blank">WP Grins</a></strong>: Permette di visualizzare sia nella pagina di scrittura degli articoli, sia nella barra dei commenti tutte le emoticon caricate sul proprio sito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/lightbox-2-wordpress-plugin/">WP Lightbox 2</a></strong>: Permette di ingrandire le immagini caricate nei propri articoli cliccandoci sopra, il tutto con una grafica sobria ma elegante.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://wordpress.org/extend/plugins/wp-polls/"><strong>WP-Polls</strong></a>: Ottimo plugin per la gestione dei sondaggi.</p>
<hr />
<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #008000;">PROGRAMMI ESTERNI</span></h4>
<p><strong><a href="http://www.insofta.com/cover-commander/" target="_blank">Cover Commander</a></strong>: Programma per la creazione di copertine tridimensionali.</p>
<p><strong><a href="http://www.adobe.com/it/products/photoshop/photoshop/" target="_blank">Photoshop CS4</a></strong>: Uno dei migliori programmi di fotoritocco disponibili.</p>
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		<title>Segnalazione: &#8220;Perdido Street Station&#8221; aggratis</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2009/09/02/segnalazione-perdido-street-station-aggratis/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 22:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[China Mieville]]></category>
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		<category><![CDATA[Perdido Street Station]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai Perdido Street Station, primo volume della trilogia del Bas Lag ideata dallo scrittore inglese China Mieville, è noto a buona parte di coloro che s&#8217;interessano di narrativa fantastica. O meglio, più che il libro è noto il titolo.
Già, perché Perdido Street Station fa parte di quella categoria di volumi di cui tutti parlano, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="La copertina originale di Perdido Street Station" rel="lightbox" href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/large_perdido_street_station_us.jpg"><img class="alignleft" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/large_perdido_street_station_us.jpg" alt="La copertina originale di Perdido Street Station" width="200" height="295" /></a>Ormai <em>Perdido Street Station</em>, primo volume della trilogia del Bas Lag ideata dallo scrittore inglese China Mieville, è noto a buona parte di coloro che s&#8217;interessano di narrativa fantastica. O meglio, più che il libro è noto il titolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Già, perché <em>Perdido Street Station</em> fa parte di quella categoria di volumi di cui tutti parlano, ma che ben pochi hanno effettivamente  letto; e non perché sia un testo tanto fondamentale quanto noioso – beh, in alcuni punti un po&#8217; noiosetto lo è – che nessuno ammetterebbe di non averlo gustato (un po&#8217; come succede con <em>Il signore degli anelli</em>; dai che lo so che molti lo comprano ma non vanno oltre al terzo capitolo ^_^). Semplicemente, <em>Perdido Street Station</em> è pressoché introvabile in Italia, al pari dei due volumi successivi. Persino io, che l&#8217;ho &#8220;scoperto&#8221; ben prima che il nome di China Mieville cominciasse a girare sui vari forum di letteratura italiani, sono in possesso solo de <em>La città delle navi</em> (sì, lo so che su aNobii li ho segnati tutti, ma solo perché si tratta di volumi letti grazie a un&#8217;amica e che acquisterò&#8230; appena li trovo). Ecco il problema sta tutto qua: come dicevo <em>Perdido Street Station</em> è quasi irreperibile, e tutto per merito della furbizia del reparto vendite della Fanucci, i cui responsabili hanno pensato bene di distribuirlo in pochissime copie per poi non ristamparlo più non appena il romanzo ha cominciato a guadagnare fama sempre maggiore. Geniale, non trovate? Ma dopotutto Fanucci in questi anni ci ha abituato a questo e altro, quindi non mi stupisco più di nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortuna vuole che all&#8217;estero siano un po&#8217; più &#8220;sgamati&#8221; (dio come sono gggiovane ^_^), tanto da aver cominciato a distribuire <em>Perdido Street Station</em> via internet come e-book in maniera totalmente gratuita e &#8211; udite udite &#8211; legale. Eh già, perché è notizia di questi giorni che il romanzo di Mieville può essere finalmente scaricato in versione integrale da <a href="http://www.suvudu.com/" target="_blank">Suvudu</a>. Purtroppo, come è facile intuire, il testo è disponibile solo in lingua originale, il che, considerando che lo stile di Mieville non è proprio dei più semplici e scorrevoli, potrebbe mettere in difficoltà coloro che l&#8217;inglese non lo masticano proprio benissimo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/china1.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-744" title="China Mieville" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/09/china1.jpg" alt="China Mieville" width="200" height="235" /></a><em>China Mieville, non proprio il classico ragazzo che le mamme vorrebbero presentare alle proprie bambine</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per quei pochi che non lo sapessero, <em>Perdido Street Station</em> appartiene al cosiddetto New Weird, genere che fa della descrizione del bizzarro il suo punto di forza, abbandonando tutti o quasi i vecchi cliché e razze del Fantasy classico. Quindi niente fatine con la bacchetta, niente unicorni rosa, niente gnometti da giardino e soprattutto niente elfi dai denti bianchi e perfetti! Riguardo l&#8217;ambientazione, ci troviamo nella città di New Crobuzon, megalopoli a metà tra il periodo vittoriano e un futuro dai toni cupi e marci.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la quarta di copertina:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><span>La metropoli di New Crobuzon si estende al centro di un mondo sbalorditivo. Umani, mutanti e razze arcane si accalcano nell&#8217;oscurità fra le ciminiere, lungo fiumi indolenti alimentati da rivoli innaturali, tra fabbriche e fonderie che pulsano nella notte. Per più di mille anni il Parlamento e la sua brutale milizia hanno governato su una moltitudine di operai e artisti, spie e maghi, ubriachi e prostitute. Ma uno straniero è giunto con le tasche piene d&#8217;oro e ha imposto una richiesta inverosimile, scatenando l&#8217;incredibile. </span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Perdido Street Station</em>, va detto, non è un romanzo esente da difetti. Mieville tende infatti in alcune occasioni a gigioneggiare un po&#8217; troppo con le parole. Fortuna vuole che il più delle volte se lo possa permettere grazie a un&#8217;inventiva non comune. A titolo di esempio, vi lascio con uno dei passaggi che preferisco: la descrizione di Mr. Motley (per la cronaca, la Lin a cui si accenna è una donna insetto, quindi non stupitevi troppo della seconda frase).</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Mr. Motley stood and pushed the screen to the floor.</p>
<p style="text-align: justify;">Lin got half to her feet, her headlegs bristling with astonishment and terror. She gazed at him.</p>
<p style="text-align: justify;">Scraps of skin and fur and feathers swung as he moved; tiny limbs clutched; eyes rolled from obscure niches; antlers and protrusions of bone jutted precariously; feelers twitched and mouths glistened. Many-coloured skeins of skin collided. A cloven hoof thumped gently against the wood floor. Tides of flesh washed against each other in violent currents. Muscles tethered by alien tendons to alien bones worked together in uneasy truce, in slow, tense motion. Scales gleamed. Fins quivered. Wings fluttered brokenly. Insect claws folded and unfolded.</p>
<p style="text-align: justify;">Lin backed away, stumbling, feeling her terrified way away from his slow advance. Her chitinous headbody was twitching neurotically. She shook.</p>
<p style="text-align: justify;">Mr. Motley paced towards her like a hunter.</p>
<p style="text-align: justify;">“So,” he said, from one of the grinning human mouths. “Which do you think is my best side?”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span>Bene, qualora la vostra curiosità fosse stata solleticata a dovere, potete scaricare il libro cliccando <a href="http://a1018.g.akamai.net/f/1018/19025/1d/randomhouse1.download.akamai.com/19025/freelibrary/perdidosuvudu.pdf" target="_blank">QUI</a>. Buona lettura.<br />
</span></p>
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