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		<title>Ferie&#8230; più o meno</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 08:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazioni di servizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Periodo bastardo il mese di Agosto per i blog. Le visite calano, la voglia di scrivere articoli cala (maledette ragazze in minigonna che passate per il corso! ^_^), il caldo&#8230; no, quello non cala. Aggiungiamoci che fino a settimana prossima sarò preso da una serie d&#8217;impegni privati che m&#8217;impediranno di seguire il sito. Ragion per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Periodo bastardo il mese di Agosto per i blog. Le visite calano, la voglia di scrivere articoli cala (maledette ragazze in minigonna che passate per il corso! ^_^), il caldo&#8230; no, quello non cala. Aggiungiamoci che fino a settimana prossima sarò preso da una serie d&#8217;impegni privati che m&#8217;impediranno di seguire il sito. Ragion per cui, IS chiude momentaneamente, per riaprire lunedì 16 Agosto con, si spera, qualche novità interessante su un certo progetto a più mani. E no: non sto parlando di <em>Amsterdamnation</em>, ma di qualcosa di molto più grosso&#8230; e internazionale. Chi vivrà vedrà.</p>
<p>Buone vacanze.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/08/Chiuso-per-ferie.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1873" title="Chiuso per ferie" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/08/Chiuso-per-ferie.jpg" alt="" width="500" height="376" /></a><em>Noooooooooo!!! Pure lui noooooooooo!!!</em></p>


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		<title>ELCIF: R.O.A.C.H.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Berserk]]></category>
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		<category><![CDATA[Metal Gear Solid]]></category>
		<category><![CDATA[Philantropy]]></category>
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		<category><![CDATA[The Black Swordman]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuova settimana, nuovo film. Questa volta è il turno degli italici lidi (più o meno), con un progetto che in un primo momento sarebbe dovuto uscire grosso modo proprio in questo periodo, ma che invece si farà desiderare per ancora qualche mese. L&#8217;opera in questione è R.O.A.C.H., mediometraggio dei Deus Ex Machina Studio. Se frequentate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/E-li-chiamano-indie-film.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1846" title="E li chiamano indie film!" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/E-li-chiamano-indie-film.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p>Nuova settimana, nuovo film. Questa volta è il turno degli italici lidi (più o meno), con un progetto che in un primo momento sarebbe dovuto uscire grosso modo proprio in questo periodo, ma che invece si farà desiderare per ancora qualche mese. L&#8217;opera in questione è <em>R.O.A.C.H.</em>, mediometraggio dei Deus Ex Machina Studio. Se frequentate IS da un po&#8217; di tempo, questo nome non vi sarà nuovo. Si tratta infatti degli stessi ragazzi che hanno collaborato con gli Hive Division per il trucco di quella piccola perla che risponde al nome di <em><a href="http://infinitisentieri.com/2009/11/19/recensione-metal-gear-solid-philantropy-overnight-nation/" target="_blank">Metal Gear Solid: Philantropy</a></em>, oltre che per <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6pMZGleThUw&amp;feature=player_embedded" target="_blank">Berserk: The Black Swordman</a>. Ora però i DEM sono cresciuti, merito anche di una lunga permanenza in quel di Spagna per affinare il mestiere, ed è giunto il momento di mettere in pratica quanto appreso negli ultimi anni.</p>
<p>Ma cos&#8217;è <em>R.OA.C.H.</em>? Si tratta, come dicevo, di un mediometraggio di mezz&#8217;ora ad ambientazione Cyberpunk (i DEM affermano di essersi ispirati a opere quali <em>Akira</em>, <em>Blade Runner</em>, <em>Ghost in the shell</em> e <em>Johnny Mnemonic</em>). Se dal punto di vista della trama è pressoché impossibile farsi un&#8217;idea precisa sulla reale qualità della medesima (il trailer non mostra infatti dialoghi, ma solo estratti di alcune scene, per lo più d&#8217;azione), è tuttavia da lodare la costruzione scenografica e soprattutto il trucco (da sempre asso nella manica dei DEM, come dimostrano le due pellicole sopra menzionate). Certo, qualcuno potrà dire che gli effetti speciali sono poco fotorealistici e più in tono con un videogioco, ma personalmente la cosa non mi da fastidio. Innanzitutto perché sono un fan dei film fantascientifici made in Giappolandia (che spesso e volentieri, pur con budget più sostanziosi di quello dei DEM, presentano effetti grafici appena sufficienti) e in secondo luogo perché da qui alla fine dell&#8217;anno c&#8217;è tutto il tempo per qualche bel lavoro di rifinitura dei layer (ricordate come i primi trailer di <em>Philantropy</em> presentassero un livello qualitativo nettamente inferiore rispetto all&#8217;opera finale?). Nell&#8217;attesa che il film esca finalmente nelle sale, pardon su Internet, vi lascio al trailer italiano. Buona visione.</p>
<p>PS: Non so a chi appartenga la voce narrante, ma la trovo me-ra-vi-glio-sa!</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/flSNEaT2DUg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/flSNEaT2DUg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni, potete consultare il <a href="http://www.roachthemovie.com/index.html" target="_blank">sito ufficiale</a>, aperto tra l&#8217;altro giusto settimana scorsa (quando si dice il tempismo).</p>


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		<title>ELCIF: Ataque de pánico</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 17:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ataque de panico]]></category>
		<category><![CDATA[Cortometraggio]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Alvarez]]></category>
		<category><![CDATA[Indie film]]></category>
		<category><![CDATA[Snake]]></category>

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		<description><![CDATA[Se siete soliti bazzicare da queste parti, probabilmente saprete già che ogni lunedì aggiorno la sezione riservata ai film in uscita al cinema. Da quest’oggi, però, il primo giorno della settimana vedrà la comparsa di una nuova rubrica, sì sempre dedicata al mondo delle immagini in movimento, ma di quelle realizzate attraverso i cosiddetti canali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/E-li-chiamano-indie-film.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-1846 aligncenter" title="E li chiamano indie film!" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/E-li-chiamano-indie-film.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p>Se siete soliti bazzicare da queste parti, probabilmente saprete già che ogni lunedì aggiorno la sezione riservata ai film in uscita al cinema. Da quest’oggi, però, il primo giorno della settimana vedrà la comparsa di una nuova rubrica, sì sempre dedicata al mondo delle immagini in movimento, ma di quelle realizzate attraverso i cosiddetti canali indipendenti. Articoli brevissimi per lo più, null’altro che segnalazioni di progetti in corso d’opera, trailer o cortometraggi, a cui si aggiungeranno entro breve alcuni “speciali” decisamente più corposi (i più attenti si ricorderanno che avevo già lasciato qualche indizio al riguardo pochi mesi fa).</p>
<p>Come sempre, quando si tratta di dare il via a una nuova serie di articoli è difficile scegliere con cosa cominciare. Alla fine, dopo una strenua lotta a tre, ho optato per un’opera che, nonostante presenti una trama pressoché nulla, mi ha impressionato moltissimo per <em>come</em> è stata realizzata. E non parlo solo di effetti speciali, bensì di montaggio, fotografia, organizzazione del lavoro; insomma, di ossatura. Il cortometraggio in questione s’intitola <em>Ataque de pánico</em> ed è stato realizzato da Federico Alvarez come base per il video musicale dell’omonima canzone degli Snake, gruppo rock uruguaiano. Non mi dilungherò oltre, visto che questa non vuole essere una recensione, ma una semplice segnalazione; e poi, mai come in questo caso, le immagini valgono mille volte di più delle parole. Buona visione.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-dadPWhEhVk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/-dadPWhEhVk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Ah, dimenticavo: questo piccolo gioiellino è costato appena 300 Dollari. Cameron, fai il bravo: prendi appunti.</p>
<p>PS: Nuovo Nerd quiz: un penny a chi riconosce a quale (quali?) film appartiene la canzone in sottofondo.</p>


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		<title>Novità sul concorso steampunk del Duca</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2010/07/16/novita-sul-concorso-steampunk-del-duca/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 20:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarò breve perché A) fa un caldo boia e mi sto letteralmente sciogliendo davanti allo schermo del computer e B) perché tanto trovate tutte le informazioni approfondite su Baionette Librarie. Il sunto quindi. Ricordate quando qualche mese fa avevo segnalato il concorso per racconti Steampunk organizzato dal buon duca Carraronan? Bene, come potrete notare nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarò breve perché A) fa un caldo boia e mi sto letteralmente sciogliendo davanti allo schermo del computer e B) perché tanto trovate tutte le informazioni approfondite su Baionette Librarie. Il sunto quindi.</p>
<p>Ricordate quando qualche mese fa avevo segnalato il <a href="http://infinitisentieri.com/2010/03/01/segnalazione-concorso-a-tema-steampunk/" target="_blank">concorso per racconti Steampunk</a> organizzato dal buon duca Carraronan? Bene, come potrete notare nel link di cui sopra non solo avrete un paio di mesi in più per completare le vostre <span style="text-decoration: line-through;">schifezze</span> opere d&#8217;arte, ma anche il premio si fa più ricco! Oltre a quella <span style="text-decoration: line-through;">tamarrata</span> meraviglia del ciondolo steampunkettoso si è infatti andato ad aggiungere &#8211; rullo di tamburi! &#8211; nientepopodimeno che un lettore di e-book Cool-Er nero, gentilmente offerto da Antonio Tombolini, CEO di <a href="http://www.simplicissimus.it/" target="_blank">Simplicissimus Bookfarm</a>.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/rcc6black_1_2_b1.gif" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1828" title="rcc6black_1_2_b" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/rcc6black_1_2_b1.gif" alt="" width="266" height="424" /></a></p>
<p>Cosa aspettate, quindi? Voi che potete correte a scrivere, altrimenti l&#8217;ira del sommo Quattro ricadrà su di voi obbligandovi ad ascoltare in loop <a href="http://www.youtube.com/watch?v=azYISfaOAI4" target="_blank">QUESTA CANZONE</a> fino a farvi sanguinare le orecchie! Per quanto mi riguarda, comincio a pensare un nome da loli porcona con il quale far breccia nel cuoricino del buon duca e aggirare il nuovo regolamento ^_^</p>


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		<title>La frittata girata della domenica &#8211; Mode immonde</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2010/07/11/la-frittata-girata-della-domenica-mode-immonde/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 22:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[frittata]]></category>
		<category><![CDATA[ipocrisia]]></category>

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		<description><![CDATA[In una qualsiasi casa editrice&#8230; «Molto bene, signori. Siamo oggi qui riuniti per una questione della massima importanza, e non credo di esagerare se dico che ne va del buon nome della nostra illustre casa editrice.» Parte un minuto di silenzio in segno di devozione. «Sarò breve: i vampiri hanno fatto il loro tempo. Ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: right;"><em>In una qualsiasi casa editrice&#8230;</em></h6>
<p>«Molto bene, signori. Siamo oggi qui riuniti per una questione della massima importanza, e non credo di esagerare se dico che ne va del buon nome della nostra illustre casa editrice.» Parte un minuto di silenzio in segno di devozione. «Sarò breve: i vampiri hanno fatto il loro tempo. Ormai li abbiamo proposti in tutte le salse possibili: vegetariani, capaci di sopravvivere al sole, extracomunitari, froci, clonati a partire dal sangue di zanzare preistoriche rimaste intrappolate nell&#8217;ambra&#8230; Mi duole dirlo, ma non potremo raschiare il barile ancora a lungo. Ed è qui che entrate in gioco voi, miei cari editor. Quindi fatevi venire un&#8217;idea, e in fretta!»</p>
<p>Leggero brusio.</p>
<p>«Io una proposta ce l&#8217;avrei.»</p>
<p>«Sentiamo, Guidotti. C&#8217;illumini.»</p>
<p>«Si tratta di una serie di romanzi giuntici nei mesi scorsi, interessanti a mio avviso, ma che non avevo ancora avuto modo di proporre in quanto lontani da quella che è stata la nostra linea editoriale fino ad oggi.»</p>
<p>«Ci faccia un esempio.»</p>
<p>«Sì. Vediamo&#8230;» Guidotti si mette a scartabellare tra i suoi appunti. «Ah, ecco, questa è interessante. È la storia di un uomo con una vita pressoché perfetta (bella moglie, figlio con tutti dieci a scuola, lavoro da sogno&#8230;), il quale un giorno si reca in banca per ottenere un finanziamento, quando improvvisamente ha la premonizione di un pericolo imminente. Al che si precipita verso casa e sulla via del ritorno vede l’auto della moglie finita sotto un camion. Quando i soccorritori riescono a estrarre la donna dalla carcassa, il protagonista fa appena in tempo a vedere che è perfettamente illesa prima di svenire per l’emozione. Quando poi si riprende la prima cosa che vuole sapere è cos’è successo al figlio. E qui tutti gli rispondono che lui in verità un figlio non l&#8217;ha mai avuto! La storia va quindi avanti fino a che non si scopre che l&#8217;uomo è in verità finito, per non si sa quale ragione, in una dimensione parallela, all&#8217;interno del corpo del suo &#8220;dopione&#8221;.»</p>
<p>«Guidotti, la prego, qualcosa di meno originale non ce l&#8217;ha?»</p>
<p>«Mi perdoni, capo, ma pensavo che noi pubblicassimo narrativa fantastica.»</p>
<p>«Sì, ma non <em>così tanto</em> fantastica. Capisce che intendo? Allora, altre idee?»</p>
<p>Di nuovo Guidotti prova a farsi avanti. «Può interessare la storia di un asteroide che sta per cadere sulla Terra ma che all&#8217;ultimo si ferma rivelandosi in verità una base spaziale al cui interno viene ritrovato un diario scritto in inglese dove viene spiegato che la struttura è un portale multidimensionale?»</p>
<p>«No, Guidotti, no.»</p>
<p>«La rivisitazione di un campo di concentramento dove al posto dei nazisti ci sono dei goblin spaziali con la faccia a forma di sedere?»</p>
<p>«No&#8230;»</p>
<p>«La storia di un automa costruito partendo da tappi di bottiglia e che  vive in un mondo che ogni 24 ore muta d&#8217;aspetto?»</p>
<p>«Per Diana, Guidotti, ho detto di no! Roba semplice, mi ha capito? Sem-pli-ce! Che la gente i libri non li compra se poi deve pure usare il cervello per capire le trame. Ma è un concetto così difficile da capire? Eccheddiamine&#8230; Allora, nessun altro con qualche idea decente?»</p>
<p>Timidamente si alza una mano.</p>
<p>«Ecco, io avrei questa storia&#8230; È arrivata giusto la scorsa settimana&#8230; Non sembra male&#8230;» balbetta Augusto Martini, 48 anni, ultimo acquisto rubato ai rivali della Gnarmoni.</p>
<p>«Sentiamo, sentiamo. Di cosa parla?»</p>
<p>«Beh, ci sarebbe questa ragazza, un&#8217;adolescente, una come tante, di quelle non troppo belle, ma nemmeno un cesso.»</p>
<p>«Continui.»</p>
<p>«Per un motivo che ora non sto a spiegare per non dilungarmi troppo, la ragazza è costretta a cambiare scuola.»</p>
<p>«Mmh, mi ricorda qualcosa&#8230; Vabbé, vada avanti.»</p>
<p>«A un certo punto la ragazza si trova in una situazione di pericolo: un demone travestito da barbone la attacca, apparentemente senza motivo. Ma ecco che all&#8217;ultimo viene salvata da uno dei suoi compagni di classe. Non un palestrato, un tipo normale, di quelli un po&#8217; effemminati che vanno di moda oggi. Sa, come il cantante dei Pekino Motel&#8230; Solo che in verità il ragazzo non è un essere umano normale, ma anzi ha dei poteri sovrannaturali.»</p>
<p>«Sì, capisco&#8230; Ho solo un piccolo dubbio: ma non è che questa trama un po&#8217; simile a quell&#8217;altro romanzo &#8211; come si chiamava? -, ah, sì: <em>Toilet</em>?»</p>
<p>«No, perché, vede, qua parte la grossa differenza. Il nostro bel tenebroso non è un vampiro.»</p>
<p>Nella sala cala il silenzio. Tutti pendono dalle labbra di Augusto Martini.</p>
<p>«È un angelo!»</p>
<p>Ancora silenzio. Gli sguardi s&#8217;incrociano, finché il direttore di collana si avvicina a Martini e gli appoggia le mani sulle spale. «Genio!»</p>
<p>PS: Un penny a chi riconosce tutti i film e romanzi citati in questo articolo. Tanto è facilissimo&#8230;</p>


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		<title>Quando i vecchi vogliono fingersi giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 14:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[Steampunk]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina sono stato a Milano. Sorvolo sull&#8217;odissea che ho dovuto affrontare per arrivare a destinazione tutto intero, seppur pezzato quanto la mucca Lola (una sola parola: Trenitalia). M&#8217;interessa piuttosto proporvi un articolo letto su Metro. Si tratta di una brevissima intervista di Michele Mastrangelo a Don Paolo Padrini, parroco di Stazzano, ameno paesiello in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/Fratello_metallo.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1771" title="Fratello_metallo" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/Fratello_metallo.jpg" alt="" width="230" height="213" /></a>Questa mattina sono stato a Milano.</p>
<p>Sorvolo sull&#8217;odissea che ho dovuto affrontare per arrivare a destinazione tutto intero, seppur pezzato quanto la mucca Lola (una sola parola: Trenitalia). M&#8217;interessa piuttosto proporvi un articolo letto su Metro. Si tratta di una brevissima intervista di Michele Mastrangelo a Don Paolo Padrini, parroco di Stazzano, ameno paesiello in provincia di Alessandria. Eccola:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>PREGARE AVENDO IN MANO L&#8217;IPAD</strong></span></p>
<p><strong>Il messale digitale, consultabile sull&#8217;iPad. Tra pochi giorni sarà disponibile gratuitamente questa applicazione da lei ideata. La Chiesa sta cercando di avvicinarsi alle nuove tecnologie?</strong></p>
<p>Credo di sì. Ma non è l&#8217;unica novità. C&#8217;è sempre più la necessità di predicare il Vangelo anche attraverso i nuovi mezzi.</p>
<p><strong>E ha scelto l&#8217;iPad.</strong></p>
<p>L&#8217;iPad sarà rivoluzionario, cambierà il modo di leggere. L&#8217;applicazione è uno strumento in più per chi viaggia e si vuole portare dietro i testi per pregare.</p>
<p><strong>Piacerà?</strong></p>
<p>Sì. L&#8217;applicazione gemella per iPhone in due anni è stata scaricata in 250mila copie.</p>
<p><strong>Avvicinerà i giovani?</strong></p>
<p>Sì. L&#8217;applicazione per iPhone ha svecchiato l&#8217;idea di breviario. Questo sarà un ulteriore strumento.</p>
<p><strong>Ha anche creato una Web Tv parrocchiale, dove i fedeli possono seguire le messe in diretta.</strong></p>
<p>L&#8217;idea è quella di star vicino ai parrocchiani, portando la messa a quelli impossibilitati. È uno scambio, come un peer-to-peer.</p></blockquote>
<p>In questa sede non m&#8217;interessa stare a disquisire sull&#8217;amato/odiato iPad, quanto dell&#8217;approccio al &#8220;nuovo&#8221; che traspare da queste poche righe. Due i punti di riflessione che mi vengono da fare.</p>
<p>Il primo: proporre qualcosa di &#8220;vecchio&#8221; (nel senso di già conosciuto) attraverso una nuova patina esterna, non è forse un segnale di sconfitta? Cos&#8217;è che davvero veicola il messaggio? Il contenuto o il modo in cui questo viene presentato? Sia chiaro, vista quella che è una delle mie attività lavorative, da sempre do una grandissima importanza alla forma del recipiente. Ma se una persona si affaccia a una determinata opera solo perché affascinata da tale recipiente, non vuol forse dire che il messaggio, il contenuto, non riesce più a far presa sul pubblico? E attenzione: sottolineo che sto parlando di elementi già conosciuti e non di novità (in quel caso la patina esterna ha un ruolo leggermente diverso).</p>
<p>Seconda riflessione: cosa succede quando una tecnologia si appresta ad affiancarsi a un’altra, se non addirittura sostituirla? Semplice: si corre il rischio che a vincere la gara del progresso non sia il concorrente più in forma, bensì quello più dopato (leggasi: quello che gode del maggior pompaggio mediatico). Non a caso, nell&#8217;intervista di cui sopra don Paolo Padrini si lancia in affermazioni ridicole – quantomeno per chiunque abbia un minimo di affinità con le nuove tecnologie – come il fatto che l&#8217;iPad rivoluzionerà il modo di leggere (ignorando quindi l&#8217;esistenza dei veri EBR dotati di tecnologia E-Ink) o confondendo lo streaming con il peer-to-peer. E fortuna che questo è un prete high-tech, figuriamoci se era una delle cariatidi della corte del Vaticano ^_^</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/1642007202948.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1776" title="1642007202948" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/1642007202948.jpg" alt="" width="410" height="280" /></a><em>Sciura Maria, ma cosa fa ancora con quel vecchio rosario di legno? Lo butti via e si compri subito il nuovissimo jPod con memoria da 20mb e disponibile nei colori bianco-papa o nero-suora. E lo sa quanto le costa questo autentico gioiellino? Appena 1.900€! Allora, cosa aspetta? Corra subito a comprarne uno!</em></p>
<p>Qualcuno, a questo punto, mi dirà che prendere come punto di riferimento una persona appartenente a un gruppo che, per natura, ha sempre manifestato una “certa diffidenza&#8221; verso le nuove tecnologie (scusate l&#8217;eufemismo grosso come un dirigibile) non sia proprio l&#8217;esempio migliore da portare avanti. Ma ne siamo davvero sicuri? Cosa distingue il parroco di Stazzano da una qualunque altra persona?</p>
<p>Prendiamo lo Steampunk. Fino a pochi mesi fa questa parola era pressoché sconosciuta a buona parte degli amanti del fantastico (inutile dire che faccio riferimento al suolo italiano). Oggi, finalmente (?), lo Steampunk sta cominciando a muovere i primi timidi passi anche nel Bel (??) Paese. Ma con quali risultati? Uno su tutti è che molti tra coloro che non ne avevano mai sentito parlare cominciano a interessarsene, e questo è un bene; a livello teorico. Già, perché molti tra questi fruitori di “secondo pelo” subiranno passivamente la nuova moda, senza interessarsi minimamente su quanto si nasconde dietro di essa. E così prenderanno per oro molta merda, proprio a causa dell&#8217;assenza di solide basi su cui costruire un corretto senso critico (basti vedere l&#8217;esempio Troisi: a voglia di ripetere che è la regina del Fantasy italiano, molti hanno finito per crederci).</p>
<p>E qui mi riaggancio a quanto scrivevo prima: come si può capire cosa è <em>davvero</em> rivoluzionario, senza una conoscenza di base costruita seriamente? Può bastare che qualche pezzo grosso dica “ehi, questo libro/film/gadget ecc. è meraviglioso” per garantirne il successo? Un certo Jobs sembrerebbe aver dimostrato che è proprio così, anche se ripeto: in questo caso il magico mondo di Apple funge solo da esempio di partenza.</p>
<p>Quello che sempre più spesso mi chiedo è: c’è ancora spazio in questo mondo per la vera eccellenza? Un’eccellenza che non necessiti di essere distorta sotto il peso del suo involucro per affermarsi sul mercato? E quanto pubblicità e apparenza hanno definitivamente mutato gli equilibri tra essere e apparire?</p>
<p>Cosa dite? Speravate in qualche risposta in più e in qualche domanda in meno?</p>
<p>Non questa volta.</p>
<p>PS: Che poi, a dirla tutta, mi fa un po&#8217; sorridere come negli ultimi tempi la Chiesa, che da sempre si presenta come più interessata all&#8217;&#8221;anima&#8221;, dia sempre maggiore peso al &#8220;corpo&#8221;, ma questo è tutto un altro discorso.</p>


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		<title>Io VOGLIO vedere questo film!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 22:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Fascisti su Marte]]></category>
		<category><![CDATA[Iron Sky]]></category>
		<category><![CDATA[Star Wreck]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate un essere dalla forma vagamente umanoide, sudaticcio, costretto a lavorare davanti a uno schermo per buona parte della giornata muovendo un mouse che a causa del caldo si sta lentamente fondendo alla mano, mentre con l&#8217;altra tenta una vana caccia un paio di zanzare impertinenti, con il solo risultato di rovesciare per terra un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate un essere dalla forma vagamente umanoide, sudaticcio, costretto a lavorare davanti a uno schermo per buona parte della giornata muovendo un mouse che a causa del caldo si sta lentamente fondendo alla mano, mentre con l&#8217;altra tenta una vana caccia un paio di zanzare impertinenti, con il solo risultato di rovesciare per terra un pantone. Ora aggiungete a questa povera creatura anche un po&#8217; di occhiaie e un sacchetto mezzo vuoto di gallette di farro che gioca all&#8217;equilibrista sul bordo di una scrivania.</p>
<p>Poi succede che il criceto che gira la ruota dentro il suo cervello, in combutta con i quattro neuroni adibiti alle funzioni basilari del corpo (respirare, mangiare, andare al bagno e, ogni tanto, fare sesso) e la particella di sodio della Lete, che passava di lì per sbaglio, decide d&#8217;indire uno sciopero.</p>
<p>Troppo stanco per andare a prendere un gelato (o anche solo per ficcare la testa nel freezer), l&#8217;essere decide di cazzeggiare un po&#8217; su quella trappola chiamata Internet. Ed è lì che gli viene in mente che è da un po&#8217; di tempo che non controlla lo stato dei lavori di un film indipendente finlandese che sta tenendo d&#8217;occhio da quasi due anni.</p>
<p>Un film che parla di Nazisti.</p>
<p>Nazisti desiderosi di vendetta contro chi un tempo li ha sconfitti.</p>
<p>E che quindi in gran segreto stanno costruendo un esercito.</p>
<p>Un esercito composto da centinaia di astronavi.</p>
<p>Astronavi nascoste tra le ombre del &#8220;dark side of the moon&#8221;.</p>
<p>E che si apprestano a decollare da una base a forma di svastica.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Cazzo, ma cosa si può chiedere di più?! Insomma, nazisti, astronavi ed esplosioni in un solo film!</p>
<p>Potete quindi immaginarvi l&#8217;immensa gioia del nostro protagonista nello scoprire dell&#8217;uscita di un nuovo teaser trailer del suddetto film, questo:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="490" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DeAfoiN5SDw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="490" height="300" src="http://www.youtube.com/v/DeAfoiN5SDw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Il guaio del trailer in questione è che è così ben realizzato da far venir voglia alla creatura di vedere subito l&#8217;intero film. Peccato solo che la produzione vera e propria non sia ancora partita, fissata com&#8217;è per ottobre di quest&#8217;anno. Problema tipico quando si parla di film indipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a prescidere da ciò, all&#8217;essere sovviene un pensiero, nemmeno troppo originale a dire il vero (dopotutto, cosa vi aspettate con tutto l&#8217;entourage del cervello in sciopero?): com&#8217;è possibile che dei ragazzotti finlandesi con all&#8217;attivo un solo altro lungometraggio (quella piccola perla che risponde al nome di <a href="http://www.starwreck.com/" target="_blank"><em>Star Wreck</em></a>) riescano con quattro soldi a dar vita a qualcosa del genere, quando con la medesima liquidità quei &#8220;geni&#8221; di Hollywood al massimo pagano il cattering del primo giorno di riprese? L&#8217;unica risposta &#8211; pure quella nemmeno troppo originale &#8211; che l&#8217;essere riesce a darsi è che non c&#8217;è effetto speciale ultrarealistico che tenga, quando poi basta un po&#8217; di originalità e di ironia a rendere un prodotto <em>davvero</em> interessante. E Torsonnen, Vuorensola e compagni ne hanno a vendere, a quanto pare.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/Vuorensola-Timo-Ropecon.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1736" title="Vuorensola Timo Ropecon" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/07/Vuorensola-Timo-Ropecon.jpg" alt="" width="450" height="600" /></a><em>Timo Vuorensola ha <a href="http://blog.starwreck.com/2010/06/18/trekathon/" target="_blank">candidamente ammesso</a> di aver lavorato a Star Wreck senza aver mai visto prima una sola puntata di Star Trek. Genio!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vabbé, resta il fatto che almeno per un altro paio d&#8217;annetti (se va bene) il nostro essere dalla schieda sudaticcia e le occhiaie grosse come palline da tennis dovrà aspettare. Nell&#8217;attesa, rispolvera il DVD di <em>Fascisti su Marte</em> e si mette a canticchiare la sigla. Forza, tutti insieme!</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="490" height="392" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2fimRgciuLQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="490" height="392" src="http://www.youtube.com/v/2fimRgciuLQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>


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		<title>A volte il mondo è piccolo: intervista a Luca Tarenzi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 22:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Asengard]]></category>
		<category><![CDATA[Il sentiero di sangue e legno]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Le due lune]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Tarenzi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondi Fantastici]]></category>
		<category><![CDATA[Salani]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte, girando sui siti personali di alcuni scrittori (non solo italiani), ho come l&#8217;impressione che tra le tante ragioni per cui questi continuano a sfornare opere c&#8217;è anche il desiderio di rimanere sotto i riflettori. Riflettori piccoli, è vero, per nulla paragonabili a quelli delle arti più &#8220;pop&#8221;, ma forse proprio per questo ancor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/Tarenzi-3.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1692" title="Tarenzi 3" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/Tarenzi-3.jpg" alt="" width="200" height="274" /></a>A volte, girando sui siti personali di alcuni scrittori (non solo italiani), ho come l&#8217;impressione che tra le tante ragioni per cui questi continuano a sfornare opere c&#8217;è anche il desiderio di rimanere sotto i riflettori. Riflettori piccoli, è vero, per nulla paragonabili a quelli delle arti più &#8220;pop&#8221;, ma forse proprio per questo ancor più pericolosi, visto che rischiano di alimentare una dimensione da elite o, peggio ancora, da genio incompreso. Ora mi si dirà che un simile discorso è applicabile non solo agli artisti, ma anche (soprattutto?) a quei lettori che la rete la sfruttano non solo per cercare informazioni, ma anche per <em>fare</em> informazione. Nulla in contrario al riguardo, anzi.</p>
<p>Proprio per tali ragioni, è sempre più raro trovare persone per nulla sedotte dall&#8217;idea di crearsi un proprio angolo di piazza virtuale da cui improvvisare qualche bel comizio.</p>
<p>Ma esistono. E una di queste è Luca Tarenzi.</p>
<p>In effetti, se si cerca in giro per Internet, si troveranno pochissimi suoi interventi diretti. Al massimo qualche intervista o poco più. Anche per questa ragione ero curioso di fare quattro chiacchiere con lui, e non solo per l&#8217;aver molto apprezzato il suo ultimo romanzo, <em>Il sentiero di legno e sangue</em>.</p>
<p>Così, circa tre settimane fa comincio a cercarlo (dopotutto mi hanno accusato di essere uno stalker, quindi ho una reputazione da difendere, eccheccazzo!). Parto ovviamente dalla rubrica del telefono, ma niente: non compare. Scrivo allora un&#8217;e-mail all&#8217;Asengard e dopo una manciata di minuti ricevo risposta da tale Edoardo (suppongo lo stesso Edo di cui parla Luca durante l’intervista), il quale fa gentilmente da ponte. Intanto provo a guardare la scheda dell’autore sul retro del libro (non sia mai che sia presente l&#8217;indirizzo tanto agognato) e leggendola i quattro neuroni ancora funzionanti nel mio cervello hanno un’illuminazione: moglie veterinaria di nome Erica, casa piena di animali&#8230; Non sarà mica che in verità Luca Tarenzi è il mio vicino di casa e non me ne sono mai accorto? E invece è proprio così.</p>
<p>Due i successivi pensieri: da una parte l&#8217;esultazione per il risparmio in termini di benzina (e chiunque ricopra il ruolo di umile collaboratore per una qualsivoglia rivista sa bene come questo è un dettaglio per nulla irrilevante); dall’altra la presa di coscienza che ciò annulla di fatto qualsiasi mia futura possibilità di essere pubblicato (brutta statistica, brutta!).</p>
<p>Cazzate a parte, pochi giorni più tardi mi ritrovo con Luca a chiacchierare in riva al lago, in compagnia di un buon gelato e di qualche piccione curioso (che bella immagine Yaoi; mancano solo le bolle di sapone di strazzulliana memoria ^_^). Quanto segue è quindi la cronaca della nostra chiacchierata, durante la quale si è parlato di New Weird e Steampunk, di editoria e giochi di ruolo, di “rotellosità” e provincialismo, di anarchia artistica e politica&#8230; Insomma, non ci siamo fatti mancare proprio niente.</p>
<p>Lo so, lo so, questo articolo è terribilmente lungo, ma fidatevi: ne vale la pena. Anche perché, come scrivevo all&#8217;inizio, simili occasioni con Luca sono rare. Quindi leggete, anche lentamente; e poi riflettete, dite la vostra, obbiettate, incazzatevi. In qualsiasi caso, buona lettura.</p>
<h1 style="text-align: center;">˜</h1>
<p><strong>Partiamo dal tuo ultimo libro: perché <em>Pinocchio</em>?<a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/IlSentieroDiLegnoESangue.jpg" rel="lightbox"><img class="alignright size-full wp-image-1693" title="IlSentieroDiLegnoESangue" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/IlSentieroDiLegnoESangue.jpg" alt="" width="200" height="292" /></a></strong></p>
<p>Mi viene da citare Dimitri quando ha detto “io ho letto <em>Alice</em> da adulto perché da bambino mi terrorizzava, e quando l’ho letto ho pensato: ma questo romanzo è una roba <em>terrificante</em>”. Per me è stato simile. Ho letto <em>Pinocchio</em> circa un paio di anni fa, e ci sono rimasto come preso da una martellata, perché non c’entra un cazzo con l’immaginario comune. La versione che il pubblico che non ha letto la fiaba ha di <em>Pinocchio</em> è <em>incredibilmente</em> distorta. È come quando si chiede a una persona qualsiasi come faceva il dottor Frankenstein ad animare la sua creatura; e tutti fanno un gran sorriso e rispondono “eh eh, con il fulmine”. E invece no! Nel film della Hammer con il fulmine, ma nel libro il dottore non dice come fa, e ne tace volutamente perché non vuole che il lettore del suo diario scopra come ha fatto, altrimenti qualcuno potrebbe imitarlo. Ecco, <em>Pinocchio</em> mi ha ricordato <em>Frankenstein</em>: mitologie errate vecchie di decenni che si sono sostituite al dato originario. Perché in verità anche <em>Pinocchio</em> è una storiella terrificante, piena di scene di violenza, di notti apocalittiche fatte di pioggia e lampi; con la figura della Fata Turchina, che noi percepiamo come una sorta di mamma quando invece viene rappresentata come poco più di una bambina, che chiede a Pinocchio di essere la sua sorellina – e questo è un dato molto importante secondo me, perché la pone su un piano differente – e che è descritta come uno spirito dell’oltretomba: parla quasi sempre di morti, appare in congiunzione con loro ed è presentata come una figura diafana (i suoi capelli sono turchini perché sembrano quelli di un cadavere). Quando ho letto tutto ciò, al di là della morale molto tipica della sua epoca e contro cui bercia Dimitri nell&#8217;introduzione al <em>Sentiero</em>, mi sono trovato davanti a una fiaba nera, terrificante, e mi sono detto: ma questa è una storia New Weird!</p>
<p>Poi capita che l’anno scorso, a Torino, Edo di Asengard mi dice: “Mi piacerebbe iniziare questa collana. Non è che tu&#8230;?” &#8220;Sì. C’è tempo?&#8221; &#8220;C’è tempo.&#8221; Così mi sono fatto tutta l’estate scorsa a fare il pieno di New Weird, più di quanto avessi fatto in passato, e per un colpo di fortuna – ma chiamiamolo pure con il suo nome: culo – mi capita in mano <em>The Alchemy of Stone</em> di Ekaterina Sedia, un libro che mi lascia senza parole. Vedi, il problema del New Weird e dello Steampunk – del New Weird in generale e dello Steampunk in particolare – è che sono generi estetici, e l’estetica si mangia tutto: storia, personaggi&#8230; È per questo che, tutto sommato, non mi piacciono così tanto. Mi piacciono come concept, ma le realizzazioni pratiche anche quando sono dei begli oggetti estetici rimangono <em>solo</em> dei begli oggetti estetici. Quello che invece mi ha fulminato di <em>The Alchemy of Stone</em> è che è una storia Steampunk – spiccatamente Steampunk (la protagonista è un automa!) –, ma è fottutamente commuovente. Quando ho letto questo libro mi è tornata alla mente la lettura che avevo fatto di <em>Pinocchio</em>, le due cose hanno colliso e mi sono detto: devo scrivere il <em>Pinocchio</em> New Weird. Da lì me lo sono riletto per l’ennesima volta, cercando se qualcuno ne aveva già parlato come una fiaba oscura, e scopro che un testo c’è: <em>Pinocchio: un libro parallelo</em>, di Giorgio Manganelli, dove lui interpreta la favola come una storia iniziatica. Da tutto ciò e da mesi e mesi di rimuginamento e riletture è uscito fuori <em>Il sentiero</em>. Che poi è stato scritto molto in fretta, appena sei settimane, anche se alle spalle avevo sei mesi di ragionamento.</p>
<p><strong>Prima hai ricordato come la visione tipica di <em>Pinocchio</em> è completamente diversa rispetto a quella reale, accennando in particolare al rapporto “paritario” tra la Fata Turchina e Pinocchio. È da qua che è nata l’idea di trasformarla nella compagna del protagonista del tuo libro?</strong></p>
<p>Esattamente, anche se si tratta di una compagna metaforica visto che i due non arrivano ad avere alcun contatto. Apro una parentesi: è in avanzata fase di studio un secondo libro che non è proprio il seguito di questo, ma una storia indipendente: la storia della “madrina”. Questo libro si svolgerà dopo gli eventi del <em>Sentiero</em>, e quindi avrà per protagonisti “loro” che la vanno a cercare, ma sarà lei a raccontare tutto ciò. E questa volta l’opera di riferimento sarà <em>La bella addormentata nel bosco</em>.</p>
<p><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/le_due_lune.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1695" title="le_due_lune" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/le_due_lune.jpg" alt="" width="200" height="250" /></a></strong><strong>Sarebbe la prima volta che lavori su di un seguito.</strong></p>
<p>Vero, anche se presto ci sarà un’eccezione per <em>Le due lune</em>. Pur essendo un libro autoconclusivo, ha lasciato alcuni buchi aperti, e questo perché era una storia troppo grossa. Per cui ho deciso volontariamente di dividerlo in due. Ma non sarà un seguito o il secondo volume di una saga: semplicemente un secondo libro per chiudere la storia e che scriverò questo Autunno per farlo uscire – si spera – l’anno prossimo. Ecco, io francamente preferisco molto di più la formula usata da Dimitri: libri che magari presentano collegamenti l’uno con l’altro, ma ognuno autoconclusivo. Le saghe fiume non sono nelle mie corde.</p>
<p><strong>Tornando al tuo “<em>Pinocchio</em>”, la vera figura protettrice del protagonista in verità è il sonnambulo, Pellegrino, piuttosto che la dea <em>(la versione “alternativa” della fata turchina, nd Okamis)</em>, e questo nonostante egli sia la controparte di Lucignolo.</strong></p>
<p>Sì, Pellegrino è Lucignolo, ma ho voluto ribaltarlo. Ho voluto creare un Lucignolo che guida verso la luce anziché verso le tenebre. Nel mio libro l’ho chiamato Pellegrino non a caso, ma perché lo stesso Lucignolo è un soprannome. Il vero nome del personaggio nel libro di Collodi è Romeo, chiamato appunto Lucignolo perché alto e sottile come lo stoppino di una candela. Il mio riferimento va invece ai Pellegrini Romei, coloro che andavano in pellegrinaggio a Roma. E siccome il New Weird è ribaltamento, ho trasformato la madrina in una compagna e Lucignolo in guida della luce, per non parlare di Mangiafuoco, da personaggio tutto sommato positivo nella storia originale a mostro. Per tornare un attimo alla figura della dea del caos, devi sapere che io ho una smodata e insana passione per la Società Discordiana, ragion per cui l’ho tratteggiata come Eris, la dea della discordia, così come percepita dai Discordiani, tanto che nel romanzo c’è più di una citazione dei principi della discordia nelle chiacchiere del tarlo. Quando poi scriverò la sua storia mi piacerebbe enfatizzare questo suo aspetto.</p>
<p><strong>A proposito di ribaltamento, una cosa che mi capita spesso di dire è che quando si realizza narrativa occorre porsi dei limiti in equilibrio tra loro. A tal proposito, ho notato come in questo libro siano presenti due forze contrastanti ma, appunto, in perfetto equilibrio. Da una parte, come accenna lo stesso Dimitri nell’introduzione, un Pinocchio che non sa qual è il suo ruolo nell’universo, eppure mosso da una forza fatale (nel senso etimologico del termine) che lo porta a compiere la sua missione, quasi non esista il libero arbitrio; dall’altra però abbiamo un mondo dominato da un caos onirico – Dimitri usa un termine che qui calza a pennello: anarchico – dove ai Dormienti è lasciata pressoché totale libertà, data anche la loro condizione “divina”. Mi chiedevo quindi: quanto è difficile equilibrare due forze tanto antitetiche?</strong></p>
<p>Per un meraviglioso caso fortuito. A volte ci lavori tantissimo sulle cose e poi queste non funzionano, altre volte invece l’intuizione buona fa scoccare la scintilla. Francesco a Torino diceva sul palco che magari tu passi notti intere su un passaggio che ti piace tantissimo e poi vedi il tuo lavoro scomparire in un click perché l’editor giustamente ti fa notare che il tutto non funziona. Quindi sul quanto è difficile, è difficile rispondere. La materia trattata nel mio libro, in verità, offriva il fianco a miti che avevano già raccontato questa storia, grandi figure e grandi archetipi già mossi nella medesima direzione. Quindi io in verità ho copiato, saccheggiato, fatto una sorta di collage. Ti dirò di più. Io sono laureato in storia delle religioni. Un mio amico che studia religioni del mondo classico quando ha letto <em>Il sentiero</em> mi fa: “Tu hai scritto un racconto gnostico”. In quel momento è come se mi avessero dato un&#8217;altra martellata, perché la mia tesi di laurea era sullo gnosticismo e non me n’ero minimamente accorto. Eppure&#8230; Porca puttana, aveva ragione! <span style="text-decoration: underline;"><em>(ATTENZIONE! Le righe che seguono contengono spoiler sul finale, quindi consiglio a chi non ha ancora letto il libro di passare direttamente alla domanda successiva, nd Okamis)</em></span></p>
<p><a href='http://infinitisentieri.com/2010/06/30/a-volte-il-mondo-e-piccolo-intervista-a-luca-tarenzi/#SID1684_1_tgl' title='Visit blog to check out this spoiler'>[[Visit blog to check out this spoiler]]</a></p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/Tarenzi-1.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1694" title="Tarenzi 1" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/Tarenzi-1.jpg" alt="" width="500" height="374" /></a><strong>Ma secondo te i miti o, più in generale, la narrativa fantastica del passato quanto ancora possono insegnarci, visto anche e considerato che sia tu che Dimitri attingete a piene mani da tale materiale?</strong></p>
<p><em>(Luca sorride, nd Okamis)</em> Tutto.</p>
<p><strong>E cosa invece noi possiamo aggiungere loro?</strong></p>
<p>Possiamo raccontarli di nuovo come alla loro epoca li avevano raccontati in una forma che era nuova rispetto al passato. Possiamo raccontarli in altre vesti e altre forme. Quando a Torino al Salone Off è saltato fuori l’argomento “realismo” – argomento che su Francesco ha lo stesso effetto di una scarica elettrica – a me era venuto in mente Borges. Mi capita spesso di citare Borges, soprattutto quando lui diceva che le storie del mondo sono soltanto quattro. Ora, se io racconto queste storie nell’ambito del fantastico nella maniera più ampia del termine, è come se avessi un guardaroba lungo chilometri, come se avessi tutte le maschere, tutti gli attori immaginabili. Se invece scelgo la via del realismo, mi ritrovo con un armadio, talvolta addirittura solo un cassetto con quattro stracci. Possono bastare, per carità – c’è gente che ha scritto roba meravigliosa usando quegli stracci –, ma io non ce la faccio. Quindi cosa possiamo fare noi per raccontare le storie del passato, visto che alla fine sono sempre quelle? Possiamo vestirle di nuovo, come il medioevo le ha vestite attingendo all’età classica, come l’età classica le ha vestite attingendo a un’antichità preistorica e via dicendo. Noi oggi abbiamo una fortuna mai avuto prima nella storia del mondo, che è la circolazione immediata e massiccia dell’informazione. Possiamo assimilare un quantitativo d’informazioni in un mese che nessuno del passato poteva assimilare in una vita intera. Il problema di cent’anni fa era reperire conoscenze, il nostro problema è selezionarle.</p>
<p><strong>Questa è però anche una responsabilità in più per l’autore.</strong></p>
<p>Una responsabilità immensa. Come insegna lo zio di Peter Parker, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, frase estremamente saggia. Noi abbiamo un potere letterario enorme, mai esistito in passato. Facciamo un esempio: ho scritto un romanzo, ma nessuno vuole pubblicarlo. Ecco allora che faccio un bel Creative Commons, un bel PDF e sparo il tutto su Internet. Questo libro potrebbe benissimo essere letto da migliaia di persone, anche solo qui in Italia. Se poi parliamo del mondo anglosassone possiamo moltiplicare tale numero per cento se non mille. E chi ce l’aveva prima una tale potenzialità nel diffondere le proprie storie? Si tratta di una diffusione anarchica, perché Internet <em>è</em> uno strumento anarchico. Come si può anche solo pensare di controllarlo? Non ce la fai, anche se in Italia, che è un paese retrogrado, ci si tenta. Senza successo però, perché è un po’ come cercare di controllare le maree. La nostra è un’epoca di enorme anarchia incipiente, e questo fa più paura di qualsiasi altra cosa, da cui il tentativo di arginarla con mezzi inadeguati. Perché come dice la dea del caos nel libro: io sono cambiamento, e contro questo non si può combattere. Quindi, se tu mi parli di responsabilità, io ti rispondo di sì. Una responsabilità enorme: la responsabilità di essere i nuovi araldi del caos, nel bene e nel male. Possiamo cavalcare quest’onda o possiamo farci sommergere, ma succederà inevitabilmente.</p>
<p><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/pentar_tarenzi_350.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-1698 alignright" title="pentar_tarenzi_350" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/pentar_tarenzi_350.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a></strong><strong>Secondo te chi ha più paura di questa spinta anarchica? Molto spesso infatti, leggendo narrativa fantastica e soprattutto commenti alla medesima, ho l’impressione che ad averne paura siano gli stessi lettori, o quanto meno un certo tipo di lettori (a cui aggiungo anche certi editori). A farla da padrone negli ultimi anni io vedo un’estetica sempre uguale a se stessa e che propone sempre le stesse storie, se non addirittura <em>la</em> stessa storia. E così il genere che più di ogni altro dovrebbe essere vitale e, appunto, anarchico si è trasformato nell’esatto opposto: un genere rassicurante e manieristico. Ritorno quindi alla domanda: chi ha più paura della <em>vera</em> narrativa fantastica?</strong></p>
<p>Ti do due risposte, una generale e una particolare. La risposta generale è che coloro che hanno paura del fantastico e della sua anarchia sono coloro che non sanno adattarsi, coloro che hanno paura del cambiamento. E non ci si sa adattare per un milione di ragioni: perché non si è stati educati a ciò, perché non si ha l’indole giusta, perché sottomessi a una logica d’imitazione&#8230; Nel mondo naturale il cambiamento ha un nome ben preciso che è evoluzione, ed è uno strumento essenziale perché l’alternativa è la morte, punto.</p>
<p>Riguardo editori e lettori&#8230;</p>
<p><strong>E ci aggiungiamo anche gli scrittori?</strong></p>
<p>Certo. Anche perché da autore pubblicato non vorrei fare il “crociato”. Partiamo però da una banalità: l’editoria non è un’associazione di beneficenza. È un’industria a scopo di lucro dove l’editore vuole guadagnare non poco, ma il più possibile. Quindi s’innesca un procedimento in stile uroboro, il serpente che si morde la coda, o, meglio ancora, di profezia che si autoavvera. Poniamo che io voglio vendere tante copie del mio libro. Quindi diamo al pubblico quello che vuole. Ma cosa vuole il pubblico? Beh, cos’ha comprato l’ultima volta? Ha comprato tante copie di “questo”. Quindi io <em>questo</em> gli do. Vedi, come m’insegna mia moglie, che fa la veterinaria, se tu a un gatto da piccolo dai sempre la stessa pappa, lui crescendo non mangerà più nient’altro. Se tu dai al pubblico sempre la stessa cosa, pensando che è quello che il pubblico vuole, alla fine il pubblico non vorrà più avere altro, perché non ha alternative. Ma è la sua mente a non averne, e questa è una prigione per la sua psiche. Il meccanismo alla fine è: l’editore propone sempre lo stesso perché pensa di soddisfare la richiesta del cliente, il lettore legge sempre lo stesso perché in verità non è educato alla “diversità”, e lo scrittore scrive sempre lo stesso perché vuole essere pubblicato, perché a sua volta è quello che chiedono le case editrici.</p>
<p><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/sanctuarycover.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-1699 alignleft" title="sanctuarycover" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/sanctuarycover.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a></strong><strong>Un meccanismo malato.</strong></p>
<p>Certamente. È un circolo vizioso terribile, un uroboro che divora se stesso. Ed è un lavoro finto, perché appena si esce da questo meccanismo si scoprono cose pazzesche. Un anno fa Francesco insisteva su questa cosa con me e io storcevo la bocca non molto convinto e gli dicevo: “Sei sicuro, Francesco? Tu hai una fiducia nel pubblico che io personalmente non ho”. E lui mi rispondeva: “Non è vero. Guarda che può succedere”. Faccio l’esempio di quello che abbiamo davanti al naso non perché sono io, ma perché è un esempio che conosciamo tutti e due. Appena tu offri al pubblico un’alternativa, il pubblico ci si lancia. <em>Il sentiero</em> sta vendendo tantissimo e di ciò sono rimasto senza parole. All’inizio pensavo che questo libro sarebbe stato considerato un trascurabile divertissement letterario, una bizzarria, soprattutto in Italia dove non esiste una scena New Weird. E invece lo stanno divorando, nel suo piccolo ovviamente. E mi ritrovo così a dire che Francesco aveva ragione. Se tu offri al pubblico un’alternativa, poi il pubblico te la prende. Ma non è solo una responsabilità degli editori. Troppo facile dire che è sempre colpa loro, delle loro idee su come fare soldi, del loro marketing o del pensiero secondo cui se un libro non viene presentato su Repubblica allora non venderà. È anche una responsabilità nostra.</p>
<p><strong>Che poi il pubblico del Fantasy non è quel pubblico che cerca informazioni letterarie su Repubblica&#8230;</strong></p>
<p>Appunto! Ma è un concetto difficile da far capire. Ma la responsabilità, come dicevamo prima, è anche di noi scrittori. Uno scrittore quanti libri scrive all’anno? Uno, se va bene. Due proprio a esagerare e se non sono grandissimi. Ma quanti ne leggiamo? Un lettore forte in media legge un libro alla settimana, quindi diciamo sui cinquanta in un anno. Quindi siamo lettori cinquanta volte di più di quanto siamo scrittori. Ed è qui la responsabilità del lettore, nel leggere certi tipi di cose. È come un grosso circolo vizioso a cui partecipiamo colpevolmente tutti, ma dove possiamo anche decidere di fermarci.</p>
<p><strong>Tornando al tuo libro, c’è un passaggio che ha mi obbligato a fermarmi e andare a ricontrollare il nome dell’autore. È all’inizio del capitolo 8, dopo che Pinocchio si è trovato di fronte al primo Sognatore e chiede <em>(il sottolineato è mio; il primo personaggio che parla è Pinocchio, il secondo il Tarlo, nd Okamis)</em>:</strong></p>
<blockquote><p>«Dunque è così che è fatto un <span style="text-decoration: underline;">Sognatore</span>.»</p>
<p>«Quello è solo l’<span style="text-decoration: underline;">aspetto</span> che ha voluto mostrarti: il suo vero corpo, il suo corpo umano, giace addormentato da qualche parte nel palazzo, ma la sua mente non è prigioniera della <span style="text-decoration: underline;">carne</span>.»</p></blockquote>
<p><strong>Ora, senza sminuire il tuo lavoro, tutti questi termini (sogno, aspetto, carne) sembrano presi di peso da Dimitri. E da lì, rimuginandoci un po’ su, ho pensato come un discorso simile fosse applicabile anche alle tre categorie di personaggi da te descritte. Abbiamo infatti i Sognatori (Sogno), i Desti (Carne) e in mezzo ci sono i Sonnambuli, anche se il loro caso non è assolutamen</strong><strong>te assimilabile all’Incanto di Dimitri. E qui arriva la domanda: quanto secondo te ti ha dato Dimitri e quanto invece pensi di aver dato tu a Dimitri.</strong></p>
<p>Bella domanda&#8230; Premessa: non pensavo coscientemente a Dimitri quando ho scritto quel passaggio. Però potrebbe essere inconscio visto che il nostro cervello lavora al 90 per cento senza che ce ne accorgiamo. Io e Francesco abbiamo due formazioni molto simili: di curriculum scolastico (io arrivo da storia delle religioni e lui da antropologia), di letture (ogni volta che parliamo scopriamo di aver letto sempre le stesse cose, a volte addirittura in parallelo, tanto che quando riesco a consigliargli un libro mi metto a esultare)&#8230; Quindi, probabilmente, io e lui siamo cresciuti con immaginari molto simili. Non lo dico per vantarmi, anche se è una cosa che mi lusinga immensamente, ma ci sento sempre più spesso paragonati; anche se, come dico sempre, è un po’ come paragonare un’aquila a una quaglia: uccelli sono tutti e due, ma Dimitri è un’aquila e io una quaglia. Quindi, per rispondere alla tua domanda, Francesco mi ha di sicuro dato tanto. Quando ho letto <em>Pan</em> la prima volta ho pensato: porca puttana, Luca, questo è il libro che tu avresti voluto scrivere.</p>
<p><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/Tarenzi-21.jpg" rel="lightbox"><img class="size-full wp-image-1697 alignright" title="Tarenzi 2" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/Tarenzi-21.jpg" alt="" width="200" height="264" /></a></strong><strong>Che è il più bel complimento che si possa fare a un libro.</strong></p>
<p>Vero, però non l’ho fatto. Perché? Uno: perché non ne avevo le capacità. Le conoscenze sì. Il genere di cultura che Francesco ha usato in <em>Pan</em> ce l’ho anch’io. Quando vedevo il suo personaggio dell’antropologo, Giovanni, che citava di Martino ed Eliade, dentro di me pensavo “cazzo, ma pure io ho letto di Martino!”. Quindi le conoscenze, modestamente, le avevo; ma, ripeto, non avrei mai potuto scrivere un libro così, perché appunto non ne avevo la capacità e, due, il coraggio. Perché <em>Pan</em> è un libro mostruosamente coraggioso, soprattutto considerando il momento della narrativa fantastica italiana in cui è uscito. Una delle cose che dico spesso a Francesco è che lui ha fegato letterario, cosa che io forse sto cercando di farmi venire adesso. Ti dico: io sono stato come illuminato da <em>Pan</em>, così come in tanti. Era una bomba, una granata, una testata nucleare.</p>
<p>Quanto io ho dato a Francesco&#8230; Non ne ho la benché minima idea. Nel mio piccolo mi sono limitato a consigliargli un paio di web-comic e qualche romanzo. Il giorno in cui si vedrà qualcosa di mio nelle sue storie offrirò la cena a tutti. Comunque nel libro che sto scrivendo adesso, dopo la citazione inconscia che tu hai trovato, ci sarà una bella citazione conscia di Francesco. Questi sono letterariamente i nostri rapporti, per come li vedo io. Io da lui posso ancora prendere tanto, ma che lui prenda da me&#8230; In Italia siamo tutti “sotto” di lui.</p>
<p><strong>Ma Dimitri può ancora essere considerato un autore “italiano”?</strong></p>
<p>Il punto è che allo stato attuale della letteratura fantastica italiana dire a qualcuno che il suo libro sembra scritto da uno straniero, e in particolare da un anglosassone, è fargli un complimento. Alla fine, di quale letteratura fantastica si è nutrito Francesco? Di quella italiana? Certo che no. Siamo quel che mangiamo, ed è quello che ho cercato di fare pure io con <em>Le due lune</em> e, ancora di più, con il libro che sto scrivendo ora: presentare la versione fantastica delle proprie città, ma con quell’occhio di chi lo fa a casa sua. Ora come ora, solo gli anglosassoni e pochi altri ci riescono, piaccia o non piaccia. Ma se vogliamo dar vita allo “scrittore del futuro” occorre acquisire quell’occhio lì, altrimenti la nostra narrativa si trasformerà in semplice provincialismo, e questo non va bene. Pensa a un autore anglosassone qualsiasi che decide di ambientare il suo romanzo nel paesino più sfigato del Sussex. Parleresti di provincialismo? No. E infatti è rarissimo sentir accusare autori anglosassoni di provincialismo. Anzi, sembra quasi che loro non abbiano questa categoria, mentre noi non facciamo altro che fare questo con i nostri libri. Magari quella scelta da Francesco, consciamente o inconsciamente, è una via per uscire da tale inquadratura. Io ci credo abbastanza da essermi orientato proprio in quella direzione.</p>
<p><strong>Tornando al discorso precedente, dal fantastico internazionale cosa pensi di aver “preso in prestito”?</strong></p>
<p>Dal fantastico in generale o specificatamente dal New Weird?</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/libropeccati_tarenzi_350.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1700" title="libropeccati_tarenzi_350" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/libropeccati_tarenzi_350.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><strong>Anche dal fantastico in generale.</strong></p>
<p>Tu lo sai che a fare una domanda del genere rischi che non mi fermi più, vero? Scherzi a parte, così come per molti altri, sono cresciuto con l’Heroic Fantasy. Ma ormai il “Fantasy con la cartina” ha fatto la sua epoca per “quelli come noi”. Non che siano tutti brutti libri – tu mi dici ad esempio che <em>L’acchiapparatti</em> è bello, eppure ha la cartina <em>(per evitare fraintedimenti, al momento dell&#8217;intervista Luca non aveva ancora letto il libro di Barbi, nd Okamis)</em> –, ma ripeto: hanno fatto il loro tempo. Io, ancor più del New Weird, dello Steampunk e delle cose più bizzarre, amo lo Urban Fantasy, quello classico, ambientato proprio nelle nostre città. In particolare ho un amore viscerale per Jim Butcher, che però in Italia non è pubblicato. Lui negli Stati Uniti è molto famoso. È un autore fiume, di quelli che pubblicano un libro all’anno (mi pare sia arrivato al dodicesimo volume della sua serie). Ora, non troverai nulla di nuovo in un libro di Butcher. Il suo protagonista è un mago, vive a Chicago, ha a che fare con vampiri, lupi mannari, creature fatate&#8230; Insomma, Urban Fantasy da manuale, classicissimo. Ma lo scrive così bene, è così ironico, così divertente, così emozionante, con trame così ferree a cui non toglieresti una fottuta virgola, che se tu cominci a leggerlo diventa come una droga. Una volta Francesco mi ha detto: “Butcher è originale come la chiappa sinistra”. Però averne! Si potrebbero spazzare via migliaia di autori e lasciare solo Butcher. Questo è lo Urban Fantasy che mi piace di più e che ho cercato di fare, pur con tutte le limitazioni che mi sono state date, con <em>Le due lune</em>, e che ora sto cercando di fare con il nuovo romanzo per Salani, che è molto più ironico, molto più veloce. Se poi sarà anche molto più bello non lo so; quello lo deciderà il pubblico. Io però mi sto divertendo a scriverlo.</p>
<p>Riguardo New Weird e Steampunk, il problema è quello che ti dicevo prima: l’estetica. Pur essendomi trovato davanti a esempi estetici belli, se non bellissimi, io ne patisco l’eccesso. Un mio amico, grande creatore di neologismi, ha creato una definizione bellissima. Lui diceva: ma cos’è lo Steampunk? Lo Steampunk è la rotellosità. Ed è vero, ma dopo ch un romanzo di ottocento pagine ti ha fatto vedere tutta la rotellosità, tu alla fine quella ti ricordi, ma ti dimentichi i personaggi, ti dimentichi la storia e soprattutto ti dimentichi le emozioni. E questo pur con delle notevoli eccezioni, come appunto Ekaterina Sedia. Recentemente ho letto <em>The affinity bridge</em> di Gerge Mann, un bello Steampunk pulito, fatto di superfici d’ottone e di rotelle in numero giusto. Non c’è una sovrabbondanza tecnologica nel suo romanzo, sebbene siano presenti automi e macchine volanti; e questo mette in evidenza la trama da giallo, senza invece nasconderla come in altri libri. Ecco, questo è lo Steampunk che mi piace.</p>
<p><strong>A</strong><strong>nche perché spesso – e questo è un discorso che vale soprattutto ora che questo genere sta diventando di moda – c’è il rischio che dietro la maschera da ambientazione un po’ fuori dal comune si nasconda sempre la solita storia già letta centinaia di volte, vedi l’esempio di <em>Steamed</em> di Katie MacAlister.</strong></p>
<p>Certo, così come recentemente, non so per quale colpo di testa, a Einaudi è venuto in mente di pubblicare <em>Leviathan</em>. Io al solo leggere il riassunto mi sono detto: ma che minchia di storia è? Durante una cena fatta con Francesco all’inizio di quest’anno, lui diceva che il New Weird alla fin fine è una scatola dove puoi ficcare qualsiasi cosa; ma un contenitore pensato per contenere qualunque cosa alla fine è un contenitore pensato per non contenere niente. Poi, figurati, lui odia ancor più di me le etichette. Il problema però è proprio questo: quando tu non sai tanto bene come definire una cosa, senti il bisogno di darle un nome. Il New Weird, così come lo Steampunk, è un genere ad altissimo rischio di autoreferenzialità. Ma se noi prendiamo una definizione come può essere quella (orrenda) data da VanderMeer, arriviamo a dire che il Mieville della trilogia del Bas Lag è New Weird perché non parla del nostro mondo, mentre il Mieville di <em>Unlundun</em> piuttosto che di <em>Kraken</em>, che sono ambientati a Londra, invece è Urban Fantasy con influenze weird. Ma che cazzo stiamo dicendo? <em>(ride, nd Okamis)</em></p>
<p>Quando si ha a che fare con questi generi molto estetici bisogna sempre stare molto attenti. Che è poi la ragione per cui non mi piace VanderMeer, tanto che nella versione originaria della postfazione l’avevo scritto, anche un po’ da “cattivo”. Edo poi mi ha consigliato di togliere quella frase, dove scrivevo che VanderMeer è un creatore di grandi immagini, ma un pessimo scrittore, un pessimo costruttore di storie e un fottuto plagiario (e io becco da dove copia sebbene lui non lo dica). Ecco, VanderMeer secondo me è il New Weird come non dovrebbe essere: una meravigliosa costruzione estetica al servizio di una meravigliosa costruzione estetica; e a volte nemmeno quella, vedi <em>Veniss Underground</em>.</p>
<p><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/sciamana.jpg" rel="lightbox"><img class="alignright size-full wp-image-1718" title="sciamana" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/06/sciamana.jpg" alt="" width="200" height="302" /></a></strong>Prendi invece Swanwick. Tu leggi <em>The iron dragon’s daughter</em> e poi dici: ma io non vado a fare lo scrittore, vado a fare il pizzaiolo. Perché <em>questo</em> è uno scrittore. Uno come Swanwick ti spazza via. I dettagli (mai letto un libro con così tanti dettagli meravigliosi), i personaggi montanti così bene e in così poche righe, la storia incredibilmente coraggiosa, che prima sembra femminista, poi maschilista, poi&#8230; Ecco, Swanwick è l’opposto di VanderMeer, la dimostrazione che tu puoi usare qualcosa che forse non è proprio New Weird ma comunque molto Weird per dar vita a personaggi grandiosi e a una storia pazzesca.</p>
<p><strong>Invece tra gli autori che hai tradotto o di cui ti sei occupato dell’editing, c’è mai stato qualcuno da cui senti di aver imparato qualcosa?</strong></p>
<p>Non è bello da dire, ma non ho mai editato un libro italiano da cui mi sono sentito d’imparare qualcosa. Al massimo qualche bel libro, ma pur sempre una minoranza, e non solo nel fantastico. Ecco, io editerei volentieri un libro di Dimitri. Lì sì che avrei qualcosa da imparare.</p>
<p>Dagli stranieri invece sì. Due anni fa, per Salani, ho tradotto <em>La valle degli eroi</em> di Jonathan Stroud, che in Italia ho notato essere piaciuto poco, forse perché da noi lui è noto solo per il personaggio di Bartimeus, mentre in madrepatria c’è tutto uno Stroud che noi non conosciamo e che è lo Stroud autore per bambini, a cui <em>La valle degli eroi</em> è senz’altro più vicino. Probabilmente molti acquistando questo libro si aspettavano un clima alla Bartimeus. Un peccato, anche perché a me e alle ragazze di Mondi Fantastici il romanzo era piaciuto esageratamente, perché è un libro scritto bene, accattivante, pulito nella scrittura&#8230; bello.</p>
<p><strong>Un’ultima domanda, volutamente banale e generica per lasciarti il più ampio margine d’azione: visto lo stato del fantastico in Italia, cosa pensi possano e debbano fare gli autori per “migliorare la scena”?</strong></p>
<p>Ma guarda, in verità la risposta è di sole due parole: scrivere bene. Il che vuol dire leggere tanto e con attenzione, scrivere, ragionare, informarsi, farsi criticare (cosa che per gli autori italiani è una delle più grandi fatiche); insomma, fare tutto il necessario per scrivere bene. E per scrivere bene occorre anche capire cos’è la bella scrittura; e questo non te lo dice il giudizio del pubblico, altrimenti autori che vendono tantissimo dovrebbero essere Artisti con la A maiuscola, quando sappiamo bene che così non è. Nel mio libro Pellegrino cita una frase che lui dice di aver sentito a sua volta dal suo maestro, e che recita “fai bene quel che stai facendo in questo momento”. Stai facendo anche solo un aeroplanino di carta? Fallo bene. Se invece pensi di scrivere per diventare famoso o fare soldi, allora non hai capito proprio nulla.</p>


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		<title>Emmobbastaveramenteperò!</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 12:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazioni di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[Maccio Capatonda]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima una notizia di servizio. Domani avrei dovuto pubblicare un lunga, lunghissima intervista-chiacchierata con Luca Tarenzi. Tale pezzo, seppur in una versione ridotta, sarebbe dovuto uscire oggi anche su Eco Risveglio. Tuttavia, per rispetto nei confronti del giornale con cui collaboro, essendo stato l’articolo spostato sul prossimo numero (spero), ho deciso di fare altrettanto con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima una notizia di servizio. Domani avrei dovuto pubblicare un lunga, lunghissima intervista-chiacchierata con Luca Tarenzi. Tale pezzo, seppur in una versione ridotta, sarebbe dovuto uscire oggi anche su Eco Risveglio. Tuttavia, per rispetto nei confronti del giornale con cui collaboro, essendo stato l’articolo spostato sul prossimo numero (spero), ho deciso di fare altrettanto con la mia “director’s cut”.</p>
<p>Detto questo, passo alla ragione che mi porta a scrivere questo articolo-sfogo.</p>
<p>In breve: mi sono rotto il cazzo! E scusate il francesismo.</p>
<p>Mi sono rotto innanzitutto di quegli utenti che hanno scambiato questo sito come un posto da sfruttare soltanto per farsi o fare pubblicità (talvolta ad attività che sospetto poco lecite). Sì, sto parlando di te, Stefano.</p>
<p>Guarda, io sono una persona che preferisce sempre pensar bene degli altri, anche degli sconosciuti, ma questo non significa che sia cretino. Stefano, ti ho scritto via e-mail chiedendoti di smetterla con messaggi chiaramente inutili e volti soltanto a pubblicizzare il tuo (?) sito (sito, peraltro, che non rispetta le norme italiane in fatto di informazioni aziendali sulla rete,  il che mi porta a pensare che si tratti di un’attività illecita, proprio come accennavo poche righe sopra). Ora, è chiaro come il sole che tu i miei articoli non li leggi, limitandoti a spizzicare qualche frase a casaccio su cui poi costruire il tuo commento. Un esempio? Il tuo commento del 08/06/2010 all&#8217;interno della recensione di <em>The Anachronism</em>, dove ti rifai al mio giudizio finale (nemmeno il sottoscritto fosse il Vate della Verità), quando nell’articolo avevo scritto ESPLICITAMENTE di guardare il cortometraggio e solo dopo leggere quanto seguiva. Ragion per cui mi trovo costretto a cancellare TUTTI i tuoi messaggi, come avevo anticipato sempre nell’e-mail di cui sopra (ma che sono certo non avrai letto). L’unico tuo commento che lascerò in vita è quello nella discussione sulla tavoletta grafica Bamboo, visto che pone una domanda che può tornare utile ad altri utenti. Tuttavia il link al tuo sito verrà cancellato.</p>
<p>E da oggi in poi farò la stessa cosa con qualunque altro commento simile a quelli di Stefano. Non m’importa un fico secco di vedere il contatore salire di numero, se poi il sito è intasato dagli spammer. Preferisco di gran lunga tenermi i miei quattro “aficionados” di qualità.</p>
<p>Seconda questione. Da un paio di mesi (forse anche qualcuno di più) ho introdotto su Infiniti Sentieri un sistema di votazione degli articoli. Anche qui, lo scopo non era vedere una sfilza di 10, ma cercare di capire quali post risultassero più interessanti e/o ben scritti. Tuttavia, alcuni soggetti a cui devo stare particolarmente sulle palle si divertono a entrare nel sito e, senza nemmeno leggere il contenuto degli articoli, segnare sempre un bell’1 come voto. Ora, se io, per cercare di capire come migliorare la qualità di questo mio piccolo angolo ottuso (come mi piace definirlo), devo ogni volta fare la spunta degli IP di questi quattro imbecilli, allora preferisco abbandonare il sistema di votazione. Proverò a vedere come evolve la situazione per altri 3 articoli (compreso questo), curioso di saggiare se almeno tali soggetti avranno le palle di palesarsi con un commento al riguardo. In caso di esito negativo, eliminerò il plugin e tanti saluti.</p>
<p>È tutto. Andate in pace.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/J6H8z-aE9NE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/J6H8z-aE9NE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>


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		<title>Nello spazio nessuno può sentirti fare le puzzette</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2010/06/21/nello-spazio-nessuno-puo-sentirti-fare-le-puzzette/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 19:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Alien]]></category>
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		<description><![CDATA[No, non sono scomparso. Semplicemente quello attuale è un periodo denso di lavoro, il che mi porta a dedicare al sito meno tempo di quanto vorrei. Comunque già tra un paio di giorni dovrebbe uscire un bell&#8217;articolone di quelli lunghi lunghi e pieni di spunti interessanti. Nell&#8217;attesa vorrei condividere con voi un&#8217;importante riflessione fatta negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non sono scomparso. Semplicemente quello attuale è un periodo denso di lavoro, il che mi porta a dedicare al sito meno tempo di quanto vorrei. Comunque già tra un paio di giorni dovrebbe uscire un bell&#8217;articolone di quelli lunghi lunghi e pieni di spunti interessanti.</p>
<p>Nell&#8217;attesa vorrei condividere con voi un&#8217;importante riflessione fatta <span style="text-decoration: line-through;">negli ultimi cinque minuti</span> negli ultimi giorni. Tutto nasce da due chiacchierate con due persone diverse.</p>
<p>La prima è avvenuta via chat con il buon Zweilawyer. O meglio, più che dalla chiacchierata in sé, lo spunto è nato da un film da lui citato e che avevo già avuto la &#8220;fortuna&#8221; di vedere: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Yjc2MNxABqc" target="_blank">Alien VS Hunter</a>. Per chi non lo sapesse, si tratta di una delle pellicole più trash degli ultimi anni, per quanto il mio mito in tal senso rimane <a href="http://www.youtube.com/watch?v=VP3xLsmKnHc" target="_blank">Black Sheep</a>.</p>
<p>La seconda chiacchierata l&#8217;ho avuta sabato scorso con Luca Tarenzi, con il quale a un certo punto mi sono addentrato nell&#8217;argomento filmografia horror, sottosezione lupi mannari e affini, culminato nel classico scambio di film da vedere assolutamente (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=R_0Ej5N-hFQ" target="_blank">Dog Soldiers</a> per Luca, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=uN86SzY5RCk" target="_blank">Ginger Snaps</a> per il sottoscritto).</p>
<p>Fatto sta che l&#8217;indigestione di film avuta nell&#8217;ultimo week-end – ieri sono infatti andato al festival ICS di Stresa, sparandomi qualcosa come sette ore di film indipendenti, un paio di buona, se non ottima fattura (<em>Taxiphone</em> di Mohammed Soudani e <em>L&#8217;uomo fiammifero</em> di Marco Chiarini) e un terzo rivelatosi una vaccata colossale pseudointellettualoide in portoghese sottotilato dalla bellezza di due ore e mezza, tale <em>Aquele querido mês de Agosto</em> di Miguel Gomes – dicevo, la sopracitata indigestione di film mi ha portato a un quesito, anzi IL quesito: ma quale sarà mai la creatura aliena più pericolosa mai partorita da mente umana? Lo so, roba da alta filosofia ^_^</p>
<p>Comunque, ho cominciato a fare mente locale, scartando di volta in volta i vari candidati.</p>
<p>Lo Xenomorfo di Giger? Naaa, troppo scontato, e poi bisognerebbe stabilire quali delle sue mille e più varianti sia la peggiore.</p>
<p>Il Predator?  Ma per favore.</p>
<p>I vampiri di <em>Space Vampires</em>? No, perché non sono abbastanza gnokki come Edward.</p>
<p>La Cosa? Eh, si comincia a ragionare&#8230;</p>
<p>Spongebob? In effetti dopo averlo visto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mkEi-aQn6-Q" target="_blank">in azione con il Death Note</a> la sua carica dark mi ha colpito.</p>
<p>Alla fine, però, sono giunto alla conclusione che solo una razza raccoglie dentro di sé tutte le qualità fondamentali per renderla il peggior pericolo dell&#8217;universo: gli Ewoks! Sì, proprio quei teneri orsacchiotti ideati da George Lucas durante un trip e piazzati dentro <em>Il ritorno dello Jedi</em> senza ragione logica che non fosse la successiva vendita dei gadget (chiamalo scemo).</p>
<p>Che dite? Non ci credete? E allora eccovi le prove. Ma vi avverto, le immagini sono forti e rivolte a un solo pubblico adulto (così se passa qualche bel moralista non mi può accusare di non essere stato avvertito ^_^).</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/CRm7yuVWM-A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/CRm7yuVWM-A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Non so voi, ma per quanto mi riguarda da oggi in poi guarderò quei batuffoli di pelo con occhi diversi&#8230;</p>


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		<title>Amsterdamnation &#8211; Foto di gruppo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 22:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bizarro Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[Opere personali]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Canella]]></category>
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		<description><![CDATA[ATTENZIONE!!! 1. Se non capite un&#8217;acca del senso di questo articolo, conviene che leggiate QUI. 2. Il testo che segue NON è un estratto dal romanzo Amsterdamnation attualmente in fase di editing. L’altra sera mi chiama Arthur sul cellulare. Non ho idea di come abbia avuto il mio numero, ma tant’è. Mi chiede sbrigativamente come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;">ATTENZIONE!!!</h4>
<h5 style="text-align: justify;">1. Se non capite un&#8217;acca del senso di questo articolo, conviene che leggiate <a href="http://infinitisentieri.com/2010/03/04/la-fine-e-solo-linizio/" target="_self">QUI</a>.</h5>
<h5>2. Il testo che segue NON è un estratto dal romanzo Amsterdamnation attualmente in fase di editing.</h5>
<hr />
L’altra sera mi chiama Arthur sul cellulare.</p>
<p>Non ho idea di come abbia avuto il mio numero, ma tant’è. Mi chiede sbrigativamente come va, dopo di che propone d’incontrarci al Ragna Rock.</p>
<p>«Neky ha deciso di rilevare l’attività e stasera si terrà l’inaugurazione» mi fa. «Ci saranno tutti.»</p>
<p>Tutti.</p>
<p>Non so perché, ma dopo quanto successo ad Amsterdam quella parola mi fa un po’ di paura. Dopotutto, l’ultima volta non è che ci siamo salutati proprio a tarallucci e vino. E poi giusto la mattina mi è arrivato l’ultimo numero di <em>Berserk</em> (il 238) e non ho ancora trovato il tempo per leggerlo. Chi cazzo me lo fa fare di uscire?</p>
<p>«Ascolta, non che l’idea di rivedere la vecchia banda mi dispiaccia, sia chiaro&#8230; È solo che per stasera avevo altri progetti. Porgi comunque i miei migliori auguri a Neky e&#8230;»</p>
<p>Non faccio in tempo a finire la frase che da sotto la camicia arriva la voce di Adam. «Ehi, qualcuno ha nominato Neky? Per i peli del culo di Loki, Claus, passami quel telefono!»</p>
<p>Addio seratina a base di fumetti e patatine.</p>
<p>Slaccio la camicia, alzo il braccio destro e con il sinistro avvicino il telefono all’unico orecchio rimasto a mio fratello, la cui faccia spunta da sotto la mia ascella. Sembro un babbuino intento a spulciarsi. E fortuna che gli sceneggiatori avevano detto che a riprese finite saremmo tornati normali. Sì, col cazzo. Ma perché non ho firmato la liberatoria per le scene di nudo anziché quella sulle mutazioni pan-dimensionali?</p>
<p>«Arthur! Vecchio bastardo, come va? Ancora problemi con il raffreddore? Senti un po’, ma cos’è questa storia? Sì&#8230; Ah-ah&#8230; Ma davvero?&#8230; Fantastico!&#8230; Ok, perfetto, ci saremo. A dopo, allora. Ciao. Spegni pure, Claus.»</p>
<p>«Suppongo sarai soddisfatto.»</p>
<p>«Non dovrei? Gnocca e birra stasera! Cosa si può desiderare di più? Anzi, a tal proposito, vedi di farti una doccia e di metterti un po’ di deodorante, che qua sotto si muore.»</p>
<h2 style="text-align: center;">˜</h2>
<p>Arriviamo al Ragna Rock che è già stato fatto il taglio del nastro. Chissà perché la cosa non mi dispiace affatto.</p>
<p>All’entrata un paio di gorilla in jeans e maglietta giallo limone ci blocca.</p>
<p>«Siete sulla lista?»</p>
<p>«Credo.»</p>
<p>«Nome?»</p>
<p>«Claus Linhker e fratello.»</p>
<p>Il gorilla con il foglio degli invitati fa un paio di scarabocchi e si blocca. «Linhker? Voi siete i fratelli Linhker?»</p>
<p>«In carne e ascella» risponde mio fratello. Dall’umore sembrerebbe gradire molto la nuova camicia con taglio laterale.</p>
<p>«Davvero? Per gli dei, so che probabilmente ve lo sentirete dire tutti i giorni, ma io sono il vostro più grande fan! Avrò visto <em>Amsterdamnation</em> almeno sette volte! Sentite, non è che posso chiedervi un autografo? Sapete, per la mia bambina&#8230;»</p>
<p>Fantastico, pure il rompiballe esaltato ci mancava. «Basta che facciamo in fretta. Dove lo vuoi?»</p>
<p>Il gorilla mi passa la penna e tira fuori la maglietta dai pantaloni.</p>
<p>«Per la tua bambina, eh?»</p>
<p>Traccio qualche riga a caso e poi infilo la penna in bocca ad Adam. Quasi quasi la sua calligrafia è migliore della mia.</p>
<p>«Ehi, amiho, lo huoi un hehalo?» mugugna mio fratello con ancora la biro tra i denti.</p>
<p>Il gorilla annuisce con aria confusa.</p>
<p>Al che Adam lascia cadere la penna e sputa sulla maglietta.</p>
<p>«Mi raccomando: non lavarla; e domani mettila su E-Bay.»</p>
<h2 style="text-align: center;">˜</h2>
<p style="text-align: justify;">All’interno il Ragna Rock è rimasto esattamente come lo ricordavo: una vera merda. Neky non sembra aver voluto investire molto sul look. Spero solo che la qualità della carne sia migliorata.</p>
<p>Mi guardo attorno. Il locale è pieno. A quanto pare Arthur non mentiva: ci sono davvero tutti, da Kassél a Lucius, passando per il Padre, Rebecca, l’Uomo con la Valigetta, i soldati-rospo, Valeslav&#8230; In un angolo vedo persino quel pervertito di Frederik intento a farsi fare un servizietto da Clothilde, la vecchia “fiamma” di Luhy.</p>
<p>«Eccovi qua finalmente!»</p>
<p>Dal lato opposto del locale fa capolino Arthur. Anche lui non è cambiato di una virgola: stesso completo Zegna da impiegato perfettino di sempre. Almeno però questa volta non è sporco di sangue e interiora umane.</p>
<p>«Vi stavamo aspettando da più di un’ora! Ma dove eravate finiti?»</p>
<p>«Sai com’è, i fan.»</p>
<p>Arthur mi cinge le spalle e mi accompagna verso il bancone. «Guarda, non me ne parlare. Ormai tra spot di fazzoletti per il raffreddore e serate in discoteca la mia vita è diventata un inferno. Fortuna però che ci sono i vecchi amici, dico bene?»</p>
<p>«Eh, come no&#8230;»</p>
<p>«E a proposito di amici&#8230; <em>Tadaaan!</em>»</p>
<p>Appollaiato in equilibrio precario su di un minuscolo sgabello, vedo la sagoma pelosa di Luhy comparirmi di fronte. L’uomo-orso (o orso-uomo, non ho mai ben capito a chi assomigli di più) si gira e ci saluta alzando una mano, mentre tra le zanne gli spunta una piccola gamba. No, decisamente la qualità della carne non è migliorata.</p>
<p>«Noto con piacere che l’infante con patatine continua a essere il tuo piatto preferito.»</p>
<p>«Aushesji» mugugna Luhy in risposta, sputacchiando in giro pezzetti di carne umana. Credo di poterlo interpretare come una sorta di sì. O forse un vaffanculo; che poi per Luhy è lo stesso.</p>
<p>«E non solo il suo» fa una voce sorda proveniente dal basso.</p>
<p>Faccio scendere lo sguardo e trovo un grosso lupo dal pelo fulvo intento a sgranocchiare un osso. Il canide si passa un paio di leccate sulle zampe, quindi prende a mutare forma, fino ad assumere sembianze <em>quasi</em> umane.</p>
<p>«Ammetto che all’inizio ero un po’ scettica al riguardo, ma con il tempo ho cominciato ad apprezzare sempre più questa&#8230; <em>leccornia</em>.»</p>
<p>«Ksenja, da quanto tempo!» grida Adam, euforico, probabilmente per via del corpo nudo della donna, fatta eccezione per i tatuaggi che le ricoprono il torso. «Come sta la mia licantropa preferita?»</p>
<p>«Non sono una licantropa. Quante volte te lo devo ripetere? Sono una Upyrica-Vurdalachka, una strega non-morta dedita al licantropismo e al vampirismo.»</p>
<p>«Ah, giusto. Però ti voglio bene lo stesso. Dopotutto come non si può voler bene a una donna che racchiude in sé tutti i peggiori cliché horror?»</p>
<p>«E come si può non voler accoppare una testa di cazzo dalla lingua troppo lunga, ma non abbastanza per pulire l’ascella sotto cui vive.»</p>
<p>«Touché. E a proposito di vampiri, non vedo Kristanna.»</p>
<p>«Ah, lei non è potuta venire» risponde Arthur. «Aveva degli impegni di lavoro, o così almeno mi ha detto.»</p>
<p>«Capisco&#8230; Piuttosto, poi con quella storia del “tu-sai-cosa” com’è finita? Sai, Claus ed io non comparivamo in quelle scene, quindi ce ne siamo andati un po’ prima dal set&#8230;»</p>
<p>«Intendi con Jormi? Tutto risolto. Siamo giunti a un accordo sull’affidamento condiviso. Lui si tiene le pandimensioni dal lunedì al venerdì e io nel fine settimana.»</p>
<p>«E cosa pensi di farne?»</p>
<p>«Oh, beh, pensavo di costruirci qualche bel pianetucolo dove andare a pescare ogni tanto. Una robetta semplice&#8230;»</p>
<p>«Insomma, ci porti le fan per mostrare loro la tua “canna”.»</p>
<p>«Ehm&#8230; sì. Ma non ditelo a Neky, vi prego!»</p>
<p>«E perché non dovremmo dirlo a Neky?»</p>
<p>«Giusto, cos’è che non dovreste dirmi?»</p>
<p>Da dietro le nostre spalle vediamo spuntare la nostra cara vecchia Neky. Tra le mani regge un vassoio con cinque pinte di birra.</p>
<p>«Eh? Cosa?» Arthur finge di cadere dalle nuvole, cosa che non gli riesce benissimo. «Ah, nulla tesoro, nulla. Stavo giusto parlando ai ragazzi del regalo che ho comprato per il nostro primo anniversario.»</p>
<p>«Capisco&#8230;» fa Neky non molto convinta, mentre appoggia il vassoio sul bancone e passa una pinta  a ciascuno. «Spero almeno sia meglio di quello che mi hai fatto per l’ultimo mesiversario.»</p>
<p>«Perché? Non mi dirai che non ti è piaciuto?»</p>
<p>«Era un posacenere ricavato da muco indurito!»</p>
<p>«Beh, dici sempre che i regali devono venire da dentro di noi&#8230;»</p>
<p>«Non in quel senso!»</p>
<p>«Ma quindi voi due&#8230;» provo a intromettermi, giusto per evitare che la “festa” si trasformi in una lite tra semidei e bambole voodoo viventi.</p>
<p>«Eh già» conferma Arthur. «Sai com’è: da cosa nasce cosa&#8230; e alla fine abbiamo capito che eravamo fatti l’uno per l’altra, come lo starnuto e il fazzoletto.»</p>
<p>«Ma che bella metafora&#8230;» fa Neky alzando gli occhi verso il soffitto. «Piuttosto, perché non approfittare di quest’occasione per farci una bella foto tutti insieme?»</p>
<p>«Giusto! Che così la vado poi ad aggiungere al mio profilo su Facebook.»</p>
<p>Tutti ci giriamo verso Ksenja.</p>
<p>«Beh, che avete da guardare? Ora una strega non-morta mezza licantropo e mezza vampiro non può avere un account su Facebook?»</p>
<p>Segue sfilza di “ma va”, “figurati”, “posso mandarti un invito per Farmville?”, intervallati qua è là da qualche rutto di Luhy.</p>
<p>Nel frattempo Neky scompare dietro il bancone, per riemergere quasi subito con in mano una macchina fotografica. Così, con mia grande gioia, rieccomi in mezzo a questo “compagnia del macello”, stretto tra mostri dei tempi antichi e mutanti di quelli nuovi. Resta solo un problema.</p>
<p>«Scusate, ma chi la fa la foto?» chiede Ksenja.</p>
<p>«Me ne occupo io, se la cosa non vi crea problemi.»</p>
<p>Ecco, mi sembrava mancasse ancora qualcuno all’appello: la Principessa di Coppe. La vedo farsi largo tra i clienti del Ragna Rock, senza che abbia mai bisogno di toccare qualcuno. Sono gli altri ad allontanarsi, come mossi da una forza invisibile; o più probabilmente dal tanfo di topo morto che giunge da sotto i suoi stracci.</p>
<p>«E tu ti lamenti della mia igiene personale?» bisbiglio ad Adam. «Pensa se finivi fuso a quella lì.»</p>
<p>«Brrr, non dirlo neanche per scherzo.»</p>
<p>La zingara si posiziona esattamente nel centro e con una mano richiama a se un tavolino, su cui ordina alcuni tarocchi.</p>
<p>«A Luhy non piace quella roba» grugnisce l’uomo-orso. «L’ultima volta non è stato piacevole.»</p>
<p>«Tranquillo, Yogi. Servono solo a far scena. Sai, ho pur sempre una reputazione da mantenere.»</p>
<p>La zingara si fa passare la macchina fotografica e con il terzo braccio che le spunta dal petto la posiziona a qualche metro da noi.</p>
<p>«Secondo voi sto meglio di profilo, con un gioco di chiaro-scuri, oppure con un’espressione da “ehi, bimba, vuoi vedere il mio Chtulhu&#8221;?» chiede Adam.</p>
<p>«Tanto verresti da schifo in qualsiasi caso» risponde la Principessa di Coppe. «Ma tranquillo, vedrai che saprò renderti al meglio.»</p>
<p>«Ah sì? E in che modo?»</p>
<p>«Diciamo che ho sfruttato a dovere il tempo trascorso da dopo le riprese di <em>Amsterdamnation</em> per affinare le mie arti occulte.»</p>
<p>Adam non sembra convinto. «Potresti essere più chiara?»</p>
<p>La zingara lancia un sospiro. «Ho fatto un corso di Photoshop. E ora sta zitto e sorridi. <em>Cheeeeese!</em>»</p>
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		<title>Democrazia culturale? No, grazie</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Albatros]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Malabaila]]></category>
		<category><![CDATA[Costantino Margiotta]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria a pagamento]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Grasso]]></category>
		<category><![CDATA[Il Filo]]></category>
		<category><![CDATA[Las Vegas Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Linda Rando]]></category>
		<category><![CDATA[Writer's Dream]]></category>
		<category><![CDATA[Zero91]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella appena passata è stata una settimana particolarmente densa d’impegni, da cui la decisione di concentrare il poco tempo libero sull’articolo che ora state leggendo. Articolo che in verità non dirà nulla di particolarmente nuovo per chi è solito bazzicare da queste parti, ma che spero vivamente possa andare a incastrarsi all’interno di un più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/noeap-150x150-custom.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1611" title="noeap-150x150-custom" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/noeap-150x150-custom.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quella appena passata è stata una settimana particolarmente densa d’impegni, da cui la decisione di concentrare il poco tempo libero sull’articolo che ora state leggendo. Articolo che in verità non dirà nulla di particolarmente nuovo per chi è solito bazzicare da queste parti, ma che spero vivamente possa andare a incastrarsi all’interno di un più vasto mosaico. Già, perché oggi è la 1a Giornata Nazionale contro l&#8217;Editoria a Pagamento.</p>
<p>Ma andiamo con ordine&#8230;</p>
<p>Alcuni mesi fa la casa editrice <a href="http://www.zero91.com/" target="_blank">Zero91</a> lancia il logo di “NoEAP”. Lo scopo è semplice: evidenziare la propria assoluta estraneità rispetto a quel morbo chiamato editoria a pagamento. Il logo non è però fine a se stesso: vuole anzi essere il simbolo di una lotta più vasta volta a smascherare quelle aziende (chiamarli editori mi risulta impossibile) che, dietro la scusa della “democratizzazione della cultura” (ci tornerò), hanno come solo obiettivo intascare lauti compensi da qualunque persona desiderosa di vedere la propria opera stampata su carta (come se ora la pubblicazione fosse diventato un diritto inalienabile sancito da Amnesty International). Insomma, copisterie mascherate da case editrici.</p>
<p>Tra i primi atti di questa battaglia c&#8217;è la scrittura di un libro. Ma non un libro qualunque: parlo del PEGGIOR-LIBRO-CHE-MENTE-UMANA-POTREBBE-MAI-CONCEPIRE (P.L.C.M.U.P.M.C.). Un’opera, per intendersi, piena di refusi grammaticali, con paragrafi e addirittura capitoli tagliati, trasudante ripetizioni, campi di POV privi di alcun senso&#8230; Insomma, una merda (che, se siete curiosi di leggere, trovate <a href="http://writersdream.org/manoscrittotarocco.pdf" target="_blank">QUI</a>). E qui arriva il bello: la merda in questione viene spedita a varie CE a pagamento per vedere se esiste qualcuno disposto a pubblicarla, oltretutto in duplice copia con nominativi e titoli completamente diversi (non sia mai che si scopra che i libri pubblicati non vengono nemmeno letti in fase di scrematura).</p>
<p>Ora, vivessimo in un mondo normale, un tale scempio non verrebbe nemmeno preso in considerazione. Ma si sa, noi <em>non</em> viviamo in un mondo normale. Ecco allora fioccare gli esiti positivi (doppi e identici!), oltretutto talmente fumosi da far capire anche a un sasso che si tratta di risposte precompilate. Eccone uno:</p>
<blockquote><p>“XXXXXXXX” mette in luce una capacità di raccontare di intuire e rappresentare il senso di una figura, di un personaggio, di una situazione, di un destino.</p>
<p>La “linea di svolgimento” del racconto è tracciata da un gusto per la chiarezza, l’incisività, la franchezza e quindi l’accurato tentativo di evitare giochi puramente sintattici o concettuali, la retorica che si maschera sotto tante specie, l’astrazione dalla realtà.</p>
<p>Solido nell’impianto, ben costruito nella trama, il racconto si articola grazie ad un linguaggio accurato, dove ogni parola, ogni similitudine, hanno l’efficacia dell’originalità e della freschezza, e la peculiarità delle situazioni è sempre colta al volo, con pochi tratti essenziali; che è poi l’unico modo per dare corpo vita e soprattutto credibilità ai personaggi e alle situazioni. Difatti, con questo scritto, Lei ha saputo mutare un’esperienza – reale o verosimile – significativa di vita in scrittura, facendone così uno dei tramiti al tratteggio del flusso della comunicazione e della conoscenza.</p></blockquote>
<p>Questo il risultato del primo &#8220;esperimento&#8221;. Ma siamo solo agli inizi.</p>
<p>Ulteriore e fulgido esempio d’ipocrisia è infatti quanto asserito da Giorgia Grasso, direttore editoriale del Gruppo <a href="http://www.gruppoalbatros.it/" target="_blank">Albatros &#8211; Il Filo</a> (forse la più nota e potente casa editrice a pagamento italiana, tanto potente da potersi addirittura permettere pubblicità su quotidiani, TV nazionali e siti web), durante un incontro tenutosi all’ultima Fiera del Libro di Torino, a cui hanno partecipato anche Andrea Malabaila (<a href="http://www.lasvegasedizioni.com/" target="_blank">Las Vegas</a>), Costantino Margiotta (Zero91) e Linda Rando (<a href="http://www.writersdream.org/" target="_blank">Writer&#8217;s Dream</a>). Qui di seguito la registrazione integrale dell’evento.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DeXeco68szM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/DeXeco68szM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/A2TXLPqg6M0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/A2TXLPqg6M0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ECEE3bt4ldU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/ECEE3bt4ldU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5rO3eP-pvH0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/5rO3eP-pvH0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/1QGWh8tUt0I&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/1QGWh8tUt0I&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Perché segnalare questi video? Solo per farsi quattro risate dietro l’olimpionica arrampicata sugli specchi della Grasso? Certo che no. A interessarmi è soprattutto la rievocazione di uno dei concetti che, personalmente, trovo più aberranti quando si parla di cultura: quello di democrazia. La democratizzazione della cultura (anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di democratizzazione della produzione artistica) è infatti la scusa regina di chi opera nel campo dell’editoria a pagamento. Bene, per evitare fraintendimenti, qui di seguito esporrò un mio pensiero molto semplice.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>LA DEMOCRATIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE ARTISTICA</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>È </strong><strong>UN CANCRO DA ESTIRPARE!</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p>Mi spiego. Con democrazia s’intende una forma di governo basata sul controllo delle istituzioni da parte dei cittadini. Esistono tuttavia due tipologie principali di democrazia: quella diretta (alquanto rara a dire il vero), dove il popolo esercita personalmente i propri poteri, e una indiretta (detta anche parlamentare), dove invece il popolo esercita i propri poteri tramite dei rappresentanti. Volendo esportare tali concetti nel campo editoriale, le CE a pagamento sarebbero delle democrazie dirette, dove il ruolo del “parlamento” (alias editore) viene svuotato di qualsiasi senso critico e/o di guida.</p>
<p>Ma attenzione: c’è pure un altro dettaglio da tenere bene sott’occhio, ovvero il pagamento della (non indifferente) quota necessaria per poter vedere la propria opera pubblicata. Volendo continuare il paragone “politico” attuato dalla Grasso, tali somme di denaro sono assimilabili a delle mazzette. Per la serie: io ti do l’appalto (trad.: pubblico il tuo libro) se tu in cambio mi fai qualche “favore” (trad.: scucia il denaro, pezzente!).</p>
<p>È questa sarebbe democrazia culturale? Un sistema dove non si viene più pubblicati per meriti personali, bensì solo se si dispone della necessaria liquidità? Ecco perché prima ho definito tale “democrazia culturale” come un cancro da estirpare. No, questa fantomatica democrazia non m’interessa, non la voglio. Al contrario io voglio un sistema dove a farla da padrone è solo il più forte, il più preparato, quello che ha passato anni a rompersi il culo per raggiungere l’agognato risultato. Quello che voglio è il dolore alle nocche che ti viene quando passi intere ore a battere i tasti di un computer, gli occhi rossi per via delle montagne di libri su cui ti sei fatto le ossa, il torcicollo causato da quella scomodissima sedia di legno dove per giorni ti sei seduto sfogliando un volume dopo l&#8217;altro; voglio la storta al piede di quando hai saltato di gioia per essere finalmente riuscito a trovare la soluzione per quel fottuttissimo passaggio che ti ha tenuto bloccato per mesi. Questo è quello che voglio, non la democrazia culturale!</p>
<p>E mi fermo qui. Dopotutto non credo ci sia molto altro da aggiungere. Come già detto in fase iniziale, questo articolo, nel suo piccolo, non vuole rivoluzionare il modo con cui l’editoria a pagamento viene (va?) vista, quanto rappresentare una delle tante voci sull’argomento. Anche perché c’è poco da rivoluzionare, quando il concetto espresso è talmente semplice che persino un poppante lo capirebbe.</p>
<p>Alla prossima.</p>
<p>PS: Il logo NoEAP è distribuito con licenza Creative Commons, quindi condividete, condividete, condividete.</p>


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		<title>La frittata girata della domenica &#8211; Questioni di ton(n)o</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2010/05/23/la-frittata-girata-della-domenica-questioni-di-tonno/</link>
		<comments>http://infinitisentieri.com/2010/05/23/la-frittata-girata-della-domenica-questioni-di-tonno/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 22:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[ipocrisia]]></category>

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		<description><![CDATA[In un qualsiasi forum letterario&#8230; TOPIC: I kriticoni invidiosi colpiscono ancora X: Ciao a tutti. Apro questo topic per segnalare un sito in cui mi sono – ahimè – imbattuta in questi giorni. Si chiama “Il panfilo dei tonni” (www.panfilodeitonni.tz) e al suo interno si parla di fantasy. Dove sta il problema, vi chiederete voi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: right;"><em>In un qualsiasi forum letterario&#8230;</em></h6>
<h6 style="text-align: right;">TOPIC: I kriticoni invidiosi colpiscono ancora</h6>
<p>X: Ciao a tutti. Apro questo topic per segnalare un sito in cui mi sono – ahimè – imbattuta in questi giorni. Si chiama “Il panfilo dei tonni” (www.panfilodeitonni.tz) e al suo interno si parla di fantasy. Dove sta il problema, vi chiederete voi. Beh, il problema è il <em>come</em> si parla di fantasy. Questo sito è infatti moderato da un tale Capitan Totano, il cui unico divertimento sembra essere quello di spalare sterco sugli autori fantasy, soprattutto se italiani. Ora, d’accordo che tutti hanno diritto di parola in questo mondo, ma a leggere certi passaggi sembra di trovarsi di fronte al gemello cattivo di Adolf Hitler. Voi che ne pensate?</p>
<p>Y: Sono appena passato su questo “panfilo” (anche se a me sembra più una bagnarola), e che dire? Beh, ragazzi che tristezza. Gli utenti sono quasi tutti dei “so-tutto-io” frustrati. Gente che secondo me non sa nemmeno tenere in mano una penna e che si permette di fare lezioncine di scrittura. Ridicoli. Gente così non merita alcuna attenzione.</p>
<p>Z: Concordo con Y. Qui però mi sembra che si siano oltrepassati tutti i limiti della decenza. Vada che non ti piace un autore, ma da qui all’insulto libero c’è una bella differenza!</p>
<p>Y: Insulti? Me li devo essere persi nella montagna di BLA BLA BLA senza senso del “capitano”. Dove li hai trovati?</p>
<p>Z: Mah, un po’ dappertutto. Ad esempio nella recensione di <em>Gnù Mun</em> viene consigliato all’autrice di mettersi un butt-plug là dove non batte il sole e di lasciarcelo per una settimana, così che magari la prossima volta riesce a descrivere una scena di passione un po&#8217; più intensa.</p>
<p>X: Un butt-cheee? Z, lo sai che in questo forum siamo tutte anime candide che non conoscono simili attrezzi del demonio ^_^ Comunque, come dicevo all’inizio, ad avermi colpito è soprattutto l’astio mostrato verso gli autori italiani. Per come la vedo io è invidia bella e buona nascosta dietro la maschera della bassa qualità a confronto con le produzioni estere.</p>
<p>Z: Hai usato il termine giusto: invidia. Questa è solo gente a cui girano le scatole per aver ricevuto un bel due di picche da tutti gli editori a cui si sono rivolti. A tal proposito, avete visto che Capitan Totano sta pubblicando un libro a puntate su un sito parallelo? Ho letto solo le prime righe e&#8230; beh, stendiamo un velo pietoso.</p>
<p>Y: Cosa? AHAHAHAHAHAH! Ora voglio proprio divertirmi. Corro a leggere “il capolavoro”.</p>
<h4 style="text-align: center;"><strong>20 MINUTI DOPO&#8230;</strong></h4>
<p>Y: Ok, l’ho letto. O almeno ci ho provato. Ormai è certo: sto capitano da quattro soldi è soltanto uno dei tanti ragazzini frustrati che ammorbano la rete. Un soldo di cacio che non merita nemmeno un briciolo d’attenzione.</p>
<p>X: Mmh, però pare che più di un autore si sia rivolto a lui per qualche consulenza&#8230;</p>
<p>Y: Sì, come no&#8230; Scommetto che si tratta di autori pubblicati dietro pagamento. E comunque, anche se così non fosse, la storia non cambia: ‘sto capitan Findus dei poveri non può permettersi d’insultare a destra e a manca! Ma chi si crede di essere? Gesù sceso in terra? Ma mi faccia il piacere e lo sterco vada a spalarlo lui, invece di buttarlo addosso agli altri. Per quanto mi riguarda, continuo a preferire posti come questo forum, dove magari non siamo sempre tutti d&#8217;accordo sui libri che ci piacciono, ma almeno non è la maleducazione a imperare. Giusto?</p>
<p>Z: Giusto!</p>
<p>X: Giusto.</p>
<p>Y: &#8230;</p>
<p>Z: &#8230;</p>
<p>X: &#8230;</p>
<p>Y: Comunque, detto tra noi, &#8216;sto Capitan Totano è proprio un maleducato testa di cazzo.</p>


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		<title>Giusto per chiarire&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andreas Hykade]]></category>

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		<description><![CDATA[Giusto per chiarire: sì, sono una persona tendente all&#8217;invidia. Ma l&#8217;invidia che cresce in me, a prescindere che si parli di libri, musica, cinema o teatro, è tutta rivolta a gente come Andreas Hykade, tedesco, classe 1968. Gente in grado di fondere (nel vero senso della parola) in un unico video Spongebob, Braccobaldo, Charlie Brown, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto per chiarire: sì, sono una persona tendente all&#8217;invidia. Ma l&#8217;invidia che cresce in me, a prescindere che si parli di libri, musica, cinema o teatro, è tutta rivolta a gente come <a href="http://www.hykade.de/" target="_blank">Andreas Hykade</a>, tedesco, classe 1968. Gente in grado di fondere (nel vero senso della parola) in un unico video Spongebob, Braccobaldo, Charlie Brown, Topolino, l&#8217;Uomo Ragno, i Muppet e molti altri, partendo sì da un&#8217;idea semplicissima, ma realizzata in maniera a dir poco impeccabile. E l&#8217;invidia cresce perché lui è lì che se la ride, mentre tu rimani ipnotizzato di fronte alla sua creatura chiedendoti dove sia il trucco. Sì, sono invidioso. Invidioso degli illusionisti.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ikcd3USx4VY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/ikcd3USx4VY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>


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		<title>La frittata girata della domenica &#8211; Letture (in)complete</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2010/05/16/la-frittata-girata-della-domenica-letture-incomplete/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 09:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[forum]]></category>
		<category><![CDATA[frittata]]></category>
		<category><![CDATA[ipocrisia]]></category>

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		<description><![CDATA[In un qualsiasi forum letterario&#8230; TOPIC: I libri che proprio non sopportiamo A: Un libro che proprio non ho sopportato è Le cronache del paguro mannaro – Il collare del destino di Goffreda Caldacci. Già dopo cinquanta pagine l’ho dovuto mollare. Una cosa illeggibile e priva di senso. B: Ma scusa, come fai a dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: right;"><em>In un qualsiasi forum letterario&#8230;</em></h6>
<h6 style="text-align: right;">TOPIC: I libri che proprio non sopportiamo</h6>
<p>A: Un libro che proprio non ho sopportato è <em>Le cronache del paguro mannaro – Il collare del destino</em> di Goffreda Caldacci. Già dopo cinquanta pagine l’ho dovuto mollare. Una cosa illeggibile e priva di senso.</p>
<p>B: Ma scusa, come fai a dire che è un libro privo di senso se nemmeno l’hai finito? Un consiglio: prova ad arrivare fino alla fine e poi ne riparliamo.</p>
<h5 style="text-align: center;"><strong>UNA SETTIMANA DOPO&#8230;</strong></h5>
<p>A: Ho appena finito <em>Il collare del destino</em> è il mio giudizio non cambia: illeggibile e privo di qualsivoglia senso.</p>
<p>B: Sì, ma considera che è solo il primo volume di una trilogia. Insomma, non sei nemmeno a metà della storia. Fidati: leggiti anche gli altri due volumi e poi ne riparliamo.</p>
<h5 style="text-align: center;"><strong>UN MESE DOPO&#8230;</strong></h5>
<p>A: Allora, mi sono sorbito anche <em>La maledizione della supposta fantasma</em> e <em>Gli eroi del pic-nic di Primavera</em>. Rimango sempre della stessa idea: una porcheria. Goffreda Caldacci dovrebbe proprio cambiare mestiere.</p>
<p>B: Si vabbé, ma non si può giudicare un autore dalla sua opera prima. Dai! Insomma, sono passati sei anni da <em>Le cronache del paguro mannaro</em>. Nel frattempo la Caldacci è parecchio migliorata come scrittrice. Fai una cosa: prova a dare un’occhiata anche alle due serie successive e poi ne riparliamo.</p>
<h5 style="text-align: center;"><strong>OTTO MESI DOPO&#8230;</strong></h5>
<p>A: Non so come ci sia riuscito, ma sono arrivato all’ultima pagina de <em>Le leggende del muflone ingrifato</em>; non prima però di essermi <del>sorbito</del> letto <em>Le guerre degli elfi Yahoi</em>. E sinceramente non vedo nessun miglioramento. Al contrario, ho avuto l’impressione che la Caldacci con gli anni abbia perso la genuinità trash della prima serie.</p>
<p>B: No, guarda, lungi da me volerti far cambiare idea, sia chiaro, però ho come l’impressione che tu non abbia colto a fondo la vera essenza dei romanzi della Caldacci. Insomma, parliamo di una scrittrice che ha scalato le classifiche italiane, che è stata tradotta in 32 lingue e 8 dialetti, che è stata oggetto addirittura di testi critici e tesi! Insomma, io prima di lanciarmi in simili affermazioni proverei a studiare a fondo ciò che si nasconde dietro i libri della Caldacci. Dai, che poi ne riparliamo.</p>
<h5 style="text-align: center;"><strong>CINQUE ANNI DOPO&#8230;</strong></h5>
<p>A: Ok, ascolta: sono passato in libreria e mi sono portato a casa tutti – e quando dico tutti intendo <em>tutti</em> – i saggi che trattano della Caldacci, compresi i libri citati nei suddetti saggi e gli altri volumi scritti da chi ha scritto sulla Caldacci. Non contento sono andato a casa della Caldacci e ho letto tutti i libri della sua biblioteca, le istruzioni degli elettrodomestici situate nel cassetto della cucina, le controindicazioni sulle scatole dei medicinali, e pure le calamite attaccate al frigorifero. Quindi ho fatto una ricerca su internet, ho rintracciato tutti – e quando dico tutti intendo <em>tutti</em> – i parenti, gli amici e i conoscenti della Caldacci (quelli vivi e pure quelli morti). A questo punto mi sono travestito da finanziere, sono entrato nelle loro abitazioni e mi sono fatto dare tutti – e quando dico tutti intendo <em>tutti</em> – i suoi quaderni di quando andava a scuola, le letterine d’amore e persino le cartelle mediche. E ora tieniti forte mia cara B: il mio giudizio sulla Caldacci non è cambiato di una stramaledettissima virgola! Soddisfatta? Ora posso finalmente dire che secondo me la Caldacci non sa scrivere?</p>
<p>B: Ah&#8230; Ok&#8230; Ma proprio tutti tutti i suoi libri ti sei letto?</p>
<p>A: Tutti, sia in edizione rilegata che tascabile, ristampe comprese.</p>
<p>B: Mmh&#8230; E anche tutti i saggi&#8230;</p>
<p>A: Tutti, tutti, tutti.</p>
<p>B: &#8230;</p>
<p>A: &#8230;</p>
<p>B: Comunque io quelli che leggono tutti i libri di un autore che non gli piace solo per il piacere di criticarlo proprio non li capisco&#8230;</p>


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		<title>Vita da lit-nerd</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 13:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazioni di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alice nel paese della vaporità]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Dimitri]]></category>
		<category><![CDATA[Salani]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune settimane fa mi chiama una mia amica, B. «Ciao Ale, come va? Quando riusciamo a vederci a Milano? Ho un paio di sorprese per te.» Brutta parola, &#8220;sorpresa&#8221;. Ha su di me lo stesso effetto di una scatola di croccantini su di un cane. Se poi è pure al plurale son cazzi. Ci ritroviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settimane fa mi chiama una mia amica, B.</p>
<p>«Ciao Ale, come va? Quando riusciamo a vederci a Milano? Ho un paio di sorprese per te.»</p>
<p>Brutta parola, &#8220;sorpresa&#8221;. Ha su di me lo stesso effetto di una scatola di croccantini su di un cane. Se poi è pure al plurale son cazzi.</p>
<p>Ci ritroviamo qualche giorno più tardi in università. B estrae dalla borsa <span style="text-decoration: line-through;">un&#8217;ascia vorpal</span> due plichi e me li passa. Sono copie d&#8217;anteprima, di quelle che le CE mandano alle librerie per promuovere i propri volumi. Nessuna rilegatura: solo pagine grezze trasudanti ognuna la propria storia. Prendo in mano la prima. La bocca si piega in un sorriso. Si tratta della versione italiana di <em>The last Wish</em> di Andrzej Sapkowski. Comincio a sfogliarla. Come mi fa notare anche B, la struttura del libro sembra più quella di un romanzo che di una raccolta di racconti (quale è). Dentro di me spero in una modifica della grafica. Così è stato, a quanto ho sentito da altri/e librai/e che hanno ricevuto la versione definitiva. Poi mi ricordo dell&#8217;altro libro; e qui il sorriso si fa pieno.</p>
<p>Tento una prova di diplomazia su B, ma i dadi non mi sono favorevoli. Lo sapevo che dovevo potenziare il Carisma invece della Costituzione all&#8217;ultimo cambio di livello. Certo, c&#8217;è stato di peggio. Come quella volta in cui un mio compagno di party, un dragonide devoto al dio sbagliato (Bahamut; ma dico, come si fa a votarsi a uno come Bahamut?), tentò una prova analoga su un cucciolo di drago. Mezza giornata fermi a guardarlo chiacchierare con quell&#8217;essere, per poi scoprire che il bastardo non possedeva capacità intellettive.</p>
<p>Fatto sta che vedo B ritirare i fogli nella borsa.</p>
<h2 style="text-align: center;">˜</h2>
<p>Passa qualche giorno e mi ritrovo ancora in quel di Milano con B. Questa volta al telefono non abbiamo parlato di sorprese; eppure la vedo infilare di nuovo la mano nella borsa. Non so perché, ma in quegli istanti ho come l&#8217;impressione che la realtà rallenti la sua andatura e che da dentro la borsa fuoriesca una luce dorata, mentre tutt&#8217;attorno cori angelici intonano note da baritono; molto probabilmente non ho digerito bene la colazione al volo a base di Smarties (lo so, sono una fogna irrecuperabile).</p>
<p>Dal fondo della borsa emerge un libro che B fa subito scivolare sul tavolo verso di me, manco fossimo al Coyote Ugly. La mia espressione cambia dall&#8217;incredulo all&#8217;entusiastico e poi di nuovo all&#8217;incredulo. Qualcuno mi passa di fianco, mi guarda e infine si allontana, scuotendo la testa sconsolato.</p>
<p>«È arrivato giusto ieri» mi fa B.</p>
<p>Alzo gli occhi dal libro. La mia espressione ha acquisito una Pucciosità di livello epico. Hamtaro, Mortino e il Gatto con gli Stivali di <em>Shrek</em> messi in insieme mi fanno una sega.</p>
<p>B sospira. «Va bene, puoi tenerlo. Tanto quella è praticamente la mia copia personale.»</p>
<p>Dentro di me la squadra addetta alla sala cervello esulta come dopo il raggiungimento dell&#8217;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=akbAoj3nSVo" target="_blank">orgasmo</a>.</p>
<h2 style="text-align: center;">˜</h2>
<p>Più tardi arrivo in stazione.</p>
<p>Va detto che il sottoscritto non è un gran lettore da viaggio, soprattutto quando si parla di treni. Non so perché, ma mi causano sempre attacchi di narcolessia; e non è bello quando l&#8217;ultima fermata della tua linea si trova sul confine di Stato. Senza contare che sono pure un lettore lento e tendente alla distrazione, figuriamoci in posti affollati come i mezzi di trasporto. Insomma, in condizioni ideali è già tanto se leggo intorno alle 30 pagine in un&#8217;ora. Eppure quel giorno la curiosità è troppa. Recupero il libro dalla borsa a tracolla.</p>
<p>Comincio a leggere.</p>
<p>Finisce che per poco non salto la mia stazione; ma non perché mi sia addormentato. Mi accorgo del tempo passato solo quando butto l&#8217;occhio sul numero della pagina raggiunta: 56. Subito guardo fuori dal finestrino, temendo di vedere l&#8217;Isola dei Pescatori sullo sfondo. E invece scopro che manca ancora una stazione. È passata appena un&#8217;ora di viaggio.</p>
<p>In quel momento decido che quel libro merita una recensione.</p>
<h2 style="text-align: center;">˜</h2>
<p>Nei giorni successivi procedo più lentamente. Voglio godermi a fondo ogni singola riga. Comincio anche a prendere appunti, mentre nella testa frullano mille domande che mi piacerebbe porre all&#8217;autore. Chissà che non ci scappi anche un&#8217;intervista? Nel frattempo finisco di leggere due romanzi iniziati precedentemente, <em>King rat</em> di Mieville e <em>La compagnia del corvo</em> di James Barclay; illuminante il primo, mediocre il secondo.</p>
<p>Penso alla possibilità di far uscire la recensione in contemporanea con il libro, ma alla fine mi rispondo con un sonante &#8220;chissenefrega&#8221;. Non voglio scrivere un pezzo simile a una <a href="http://www.fantasymagazine.it/libri/9538/brisingr/" target="_blank">certa recensione</a>, nata da una lettura frettolosa (7 ore per più di 800 pagine!) e difatti piena di contraddizioni notate da alcuni lettori già prima della scoperta delle tempistiche. No, qua ci vuole calma, attenzione. Perché l&#8217;opera non è facile, tutt&#8217;altro. Dovrò fare delle scelte, anche &#8220;drammatiche&#8221;, su quali punti concentrare la mia attenzione, altrimenti ci scappa un saggio.</p>
<p>Nel frattempo, questa mattina, prima di andare al lavoro, sono andato a comprarmi la mia copia personale. Perché il libro merita davvero, credetemi. E ora scusate, ma ho un ultimo capitolo da leggere.</p>
<p>PS: Se vi chiedete di quale stramaledettissimo libro abbia fin qui parlato, vi basta far scendere l&#8217;occhio di qualche centimetro.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Alice.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1552" title="Alice" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Alice.jpg" alt="" width="500" height="374" /></a></p>


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		<title>Recensione: The anachronism</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 15:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Steampunk]]></category>
		<category><![CDATA[Matthew Gordon Long]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[The anachronism]]></category>

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		<description><![CDATA[TITOLO ORIGINALE: The anachronism REGIA: Matthew Gordon Long CAST: Amanda Burke, Ryan Grantham, Rita Kim, Katarina Watt ANNO: 2008 DURATA: 15 minuti GENERE: Steampunk (o Steampacco?) ETÀ CONSIGLIATA: 5+ Alcune settimane fa avevo accennato all’ormai prossima uscita di un cortometraggio Steampunk che, almeno sulla carta, si presentava come un prodotto interessante. L’opera in questione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Septopus.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1526" title="Septopus" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Septopus.jpg" alt="" width="200" height="246" /></a>TITOLO ORIGINALE:</strong> The anachronism</p>
<p><strong>REGIA:</strong> Matthew Gordon Long</p>
<p><strong>CAST:</strong> Amanda Burke, Ryan Grantham, Rita Kim, Katarina Watt</p>
<p><strong>ANNO:</strong> 2008</p>
<p><strong>DURATA:</strong> 15 minuti</p>
<p><strong>GENERE:</strong> Steampunk (o Steampacco?)</p>
<p><strong>ETÀ CONSIGLIATA:</strong> 5+</p>
<p>Alcune settimane fa avevo accennato all’ormai prossima uscita di un cortometraggio Steampunk che, almeno sulla carta, si presentava come un prodotto interessante. L’opera in questione è <em>The anachronism</em>, film del 2008 del canadese Matthew Gordon Long, alla sua terza esperienza dietro la macchina da presa. Bene, ora che l’opera è stata finalmente rilasciata sotto licenza CC è giunto il momento di esprimere qualche giudizio al riguardo.</p>
<p>Prima però un avvertimento: vista la brevità della pellicola, mi sarà pressoché impossibile evitare gli spoiler, ragion per cui consiglio vivamente di guardare il cortometraggio, e solo dopo proseguire con la lettura dell’articolo.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="225" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=11034820&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="225" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=11034820&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h3>Promesse disattese</h3>
<p>Visto il film, dunque? Bene, così almeno per questa volta evito di dover riassumere la trama, da sempre la parte più noiosa di una recensione. Parto allora con l’esprimere l’impressione fattami da <em>The anachronism</em>. In una sola parola: delusione. Delusione perché il film di Long disattende entrambe le promesse fatte ai propri spettatori.</p>
<p>Partiamo dalla prima, la quale va a toccare quanto riportato sul <a href="www.theanachronism.com " target="_blank">sito ufficiale del film</a>:</p>
<blockquote><p>On a sun dappled summer day a science expedition propels two children toward an enigmatic encounter at the edge of their known world. Arriving on an isolated beach, they stumble upon the shipwreck of a robotic squid submarine. The secret it holds within changes their lives forever.</p>
<p>The Anachronism is a Steampunk science-fiction short set in the late nineteenth century. Unfolding with the simplicity of a children&#8217;s storybook, this lush journey through the landscapes of Canada&#8217;s West Coast draws inspiration from a whimsical juxtaposition of Pacific Rim cultural references to elaborate an elegant meditation on the courage of curiosity and the haunting effect of <span style="text-decoration: underline;">childhood trauma</span>. In 2009 the film won six Leo Awards including Best Short Drama.</p></blockquote>
<p>Quello che mi chiedo è: dove sta il trauma? Perché, attenzione, questo termine ha un significato ben preciso e univoco. Un trauma è infatti un’«alterazione dello stato psichico di una persona dovuta un improvviso e violento turbamento» (dizionario Zanichelli). Certo, mi si può venire a dire che l’aver dovuto condannare a morte certa la “calamaro-nauta” non sia proprio una cosa piacevole per dei bambini. Verissimo, ma guardiamo con attenzione la reazione dei due fratelli: trovano il corpo privo di sensi di un loro simile; la marea si sta alzando; cosa fanno? Salvano la giapponesina svenuta? Certo che no! Molto meglio catalogarla come si trattasse di una qualunque vegetale. Ma questi non sono due bambini traumatizzati: sono due cretini! E non mi si venga a dire che il corpo pesava troppo, visto che da solo Sebastian porta in giro tre borselli e un retino (vedo per lui un luminoso futuro da facchino).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Sebastian.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1529" title="Sebastian" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Sebastian.jpg" alt="" width="500" height="279" /></a><em>Sebastian è assolutamente delizioso nella sua tenuta da piccolo esploratore. Se solo gli avessero messo in mano un bel Mauser 1871 sarebbe poi stato perfetto</em> ^_^</p>
<p>E dire che la scena ideale per un bel trauma giovanile Long ce l’aveva &#8211; è proprio il caso di dirlo &#8211; sotto mano. Mi riferisco ovviamente a quando Katie infila il braccio nella “bocca” (?) del calamaro meccanico. Nel vederla dentro di me urlavo “evvai che comincia un po’ di sano splatter!”. E invece no, nulla, nada, nisba. C’è poco da fare: c’è un motivo per cui il 90% delle opere più fantasiose, a livello visivo s’intende, arriva da Giappolandia.</p>
<p>Ma è soprattutto la seconda premessa disattesa a determinare il grosso della delusione di cui sopra. Sempre in una domanda: dove sono gli elementi steampunk? Il calamaro alias sottomarino alias camera di contenimento alias nonsisabenecosa, diranno in molti. Ma ne siamo davvero sicuri? Già, perché come si può facilmente notare al sesto minuto, sulla struttura del calamaro meccanico è presente nientepopodimeno che una riproduzione un po’ fantasiosa della placca montata sulle sonde spaziali Pioneer 10 e 11, una sorta di mappa stellare avente lo scopo principale d’indicare a eventuali razze aliene la posizione della Terra (così da facilitargli la vita quando verranno a sterminarci ^_^).</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Pioneer.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1522" title="Pioneer" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Pioneer.jpg" alt="" width="500" height="279" /></a><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Placca-Pioneer.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1523" title="Placca Pioneer" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Placca-Pioneer.jpg" alt="" width="500" height="381" /></a></p>
<p>Un&#8217;idea carina, verrebbe da pensare; se non fosse per un &#8220;piccolo&#8221; dettaglio: la presenza nel disegno dei due esseri umani. Vi do dieci secondi per capire dove sta l&#8217;errore.</p>
<p>1</p>
<p>2</p>
<p>3</p>
<p>4</p>
<p>5</p>
<p>6</p>
<p>7</p>
<p>8</p>
<p>9</p>
<p>&#8230; e 10</p>
<p>Ancora nulla? Allora ve lo spiego. Sulla placca delle sonde Pioneer la coppia di umani stilizzati aveva due scopi: il primo, far intuire a eventuali razze aliene la nostra conformazione fisica; il secondo, creare un rapporto tra dimensioni umane e dimensioni della sonda. Ma allora che senso ha ricreare la placca sul calamaro, se già al suo interno è contenuto un essere umano? Ora, io posso anche accettare sviste in sceneggiature da due o più ore, ma non simili errori in un cortometraggio di appena quindici minuti dove oltretutto nei primi cinque non succede pressoché nulla.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Mecha-Facepalm.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1531" title="Mecha Facepalm" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Mecha-Facepalm.jpg" alt="" width="500" height="400" /></a><em>Mecha facepalm</em></p>
<p>Ma tralasciamo pure questi particolari da Invidioso™ quale sono e soffermiamoci comunque su quello che, in teoria, è l&#8217;unico vero indizio sulle origini del calamaro meccanico. Essendo il film ambientato a fine Ottocento ed essendo il Pioneer 10 stato lanciato nel 1972, ne consegue che il calamaro può essere soltanto due cose: o una capsula del tempo oppure una navicella spaziale giunta dal futuro. Da escludersi invece l’opzione sottomarino, in quanto altrimenti non avrebbe senso disegnarvi sopra delle coordinate spaziali (ma vista la sceneggiatura alla &#8220;cazzo di cane&#8221; (cit.) mi aspetto di tutto). Qualunque sia la risposta, resta il fatto che la sua presenza nel film rimane ridicola.</p>
<p>Due le ragioni.</p>
<p>La prima. Come scrivevo un mesetto fa nell’<a href="http://infinitisentieri.com/2010/04/15/di-filippo-e-le-basi-dello-steampunk/" target="_blank">articolo dedicato a di Filippo</a>, non basta qualche tubo e un po’ di vapore per dar vita a un’opera Steampunk. Lo Steampunk risponde infatti alla domanda “come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima?” (ottima formula breve riportata sul sito <a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=steampunk" target="_blank">Urban Dictionary</a>) e non alla domanda “come sarebbe stato il passato se il futuro avesse deciso di farci una capatina?”. Anche perché, per quanto viene mostrato nel film di Long, non sembra proprio che il calamaro meccanico disponga di sola tecnologia analogica, ragion per cui non ci troviamo di fronte a un elemento steampunk nemmeno a voler chiudere un occhio.</p>
<p>La seconda. Che utilità può avere costruire una capsula del tempo/ navicella spaziale a forma di calamaro? Risposta: nessuna, al pari di un’automobile a forma di carciofo. Certo, nulla vieta di realizzarne una (<em>è fentesiiiii1!!!</em>), ma quali potranno mai essere i vantaggi? Questa è la stessa ragione che porta il sottoscritto a non sopportare la stragrande maggioranza dei mech, soprattutto quelli steam (ok, saranno pure “fikissimi” da guardare, ma il più delle volte la loro utilità all’atto pratico è pari a quella di un gelato al Polo Nord, vista la ridottissima maneggevolezza a confronto di quella di mezzi più tradizionali quali i carri armati). Avrei capito se l’oggetto in questione si fosse almeno rivelato un’arma ideata da uno scienziato pazzo. E invece anche qui è solo la delusione a farla da padrone, visto che il “coso” non fa assolutamente nulla, limitandosi a stare fermo fino alla rivelazione del corpo custodito al suo interno.</p>
<h3>Un bel contenitore&#8230; vuoto</h3>
<p>Un film tutto da buttare, dunque? Quasi. A salvarsi è soprattutto (solo?) il lato tecnico. <em>The anachronism</em> rimane infatti un film diretto con competenza. Molto bella la fotografia, sempre precisa e mai caotica (cosa non facile quando l’ambientazione è composta in prevalenza da boschi), così come le musiche, mai invasive e adatte alla situazione. Più che discreta, poi, la recitazione dei due bambini, soprattutto quella di Ryan Grantham (Sebastian), non a caso scelto poi per molti altri film (<a href="http://www.imdb.com/name/nm2566096/" target="_blank">IMDB</a> ne segna la bellezza di 18). Ottima infine la scelta di non realizzare il calamaro al computer. A fronte di una spesa più alta, e di certo non indifferente, il risultato finale è quanto mai convincente. Peccato, come già scritto poche righe più sopra, per la sua assoluta immobilità.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="../wp-content/uploads/2010/05/The-anachronism.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter" title="The anachronism" src="../wp-content/uploads/2010/05/The-anachronism.jpg" alt="" width="340" height="510" /></a></p>
<p>Tutto ciò non fa che accentuare la delusione verso una pellicola piena di spunti interessanti, ma sfruttati uno peggio dell&#8217;altro. <em>The anachronism</em> va quindi preso più che altro come un esercizio stilistico, oltre che la perfetta dimostrazione di come non ci si debba (quasi) mai fidare degli slogan promozionali, in quanto il più delle volte nascondono opere mediocri. Sarà forse proprio per questo che il film di Long ha fatto incetta di premi?</p>
<h5>PHOTO CREDITS</h5>
<p>1. Poster per la festa d&#8217;uscita di <em>The Anachronism</em> su Internet.</p>
<p>2,3. Fotogrammi del film <em>Tha anachronism</em>.</p>
<p>4. Riproduzione della placca collocata sulle sonde Pioneer 10 e 11, fonte Wikipedia.</p>
<p>5. Facepalm caricato sul sito <a href="http://www.despair.com/viewall.html" target="_blank">Despair, INC</a>.</p>
<p>6. Foto del calamaro meccanico, fonte <a href="http://www.theanachronism.com/" target="_blank">The Anachronism Official Website</a>.</p>


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		<title>Ispirazioni: quando il weird è attorno a noi (1)</title>
		<link>http://infinitisentieri.com/2010/05/04/ispirazioni-quando-il-weird-e-attorno-a-noi-1/</link>
		<comments>http://infinitisentieri.com/2010/05/04/ispirazioni-quando-il-weird-e-attorno-a-noi-1/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 16:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[A scuola di narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dieselpunk]]></category>
		<category><![CDATA[Kohler]]></category>
		<category><![CDATA[mark holthusen]]></category>
		<category><![CDATA[weird]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so voi, ma in più di un’occasione mi è capitato di leggere o sentire affermazioni secondo cui un artista godrebbe del privilegio – talvolta definito addirittura unico – di poter dar vita a qualsiasi cosa la sua mente sia in grado d’ideare. Una tale concezione del “genio artistico” è a mio avviso ingenua, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so voi, ma in più di un’occasione mi è capitato di leggere o sentire affermazioni secondo cui un artista godrebbe del privilegio – talvolta definito addirittura unico – di poter dar vita a qualsiasi cosa la sua mente sia in grado d’ideare. Una tale concezione del “genio artistico” è a mio avviso ingenua, per non dire proprio errata, in quanto affibbia all’artista qualità che non gli competono. Sono infatti dell’idea che l’artista, a prescindere dal campo in cui egli opera, non sia in grado di creare, nel senso etimologico del termine, nulla, in quanto l’atto creativo puro non è competenza dell’uomo (lo so, messa così rischio di passare per un ciellino). Non a caso aprendo qualsiasi dizionario si scopre che tale verbo fa riferimento a un’eventuale dimensione divina e soltanto in senso figurato va a toccare la sfera umana, il più delle volte però con il significato di «riprodurre qualcosa con vari espedienti» (dizionario Zanichelli). Ecco, prestate molta attenzione al termine &#8220;riprodurre&#8221;. Già, perché dal mio punto di vista, la qualità madre dell’Artista (e qui la maiuscola è voluta, in quanto escludo dal discorso i dilettanti allo sbaraglio) è il saper interpretare la realtà e darle nuova forma. L’Artista è come un illusionista: voi siete lì che lo guardate librarsi in aria, chiedendovi stupefatti come faccia; e poi magari il trucco altro non è che una serie di sottilissimi fili che lo sorreggono dalle spalle.</p>
<p>Se giunti a questo punto del ragionamento pensate che la mia visione sia terribilmente avvilente nei confronti dell’artista, pardon, dell’Artista, significa che avete capito l’esatto contrario. Ingannare il pubblico sfruttando elementi preesistenti e rimodellandoli in chiave personale senza che questi se ne accorga è infatti il più alto risultato a cui si possa e si debba ambire.</p>
<p>Tale discorso acquisisce ulteriore valore quando si parla di narrativa fantastica. Ed è proprio qui che si va a incastrare questa nuova serie di articoli dalla cadenza irregolare. Su <em>Ispirazioni</em> mostrerò infatti alcune opere di artisti internazionali o di stampo ingegneristico fondate su idee di base a volte (apparentemente) banali, ma dal risultato finale assolutamente originale. Dopotutto, non avrebbe senso limitarsi a fare delle lezioncine sulle potenzialità del “weird” senza portare esempi concreti, soprattutto considerato che il sottoscritto è un signor nessuno.</p>
<h3>Che cesso d’arte&#8230;</h3>
<p>Prima vittima sacrificale è <a href="http://www.markholthusen.com/index_flash.html" target="_blank">Mark Holthusen</a>, americano, considerato – a buon diritto, aggiungo io – uno dei migliori fotografi al mondo in campo pubblicitario. L&#8217;anno scorso Holthusen è stato scelto da Kohler, grossa azienda di prodotti idraulici per bagni e cucine, come responsabile della <a href="http://www.us.kohler.com/craftsmanship/magazine.jsp" target="_blank">campagna 2010 “As I see it”</a>.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Mark-Holthusen.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1488" title="Mark Holthusen" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Mark-Holthusen.jpg" alt="" width="499" height="374" /></a></p>
<p>Partiamo proprio da qua. “As I see it” è il nome di una campagna pubblicitaria portata avanti già da alcuni anni dalla Kholer e che coinvolge sempre pezzi da novanta della fotografia, quali La Chapelle, Maillard, Kretschmer, Waldman, Olaf e Kothari (insomma, non proprio gli ultimi degli stronzi, come direbbero gli Eli). Alla base del progetto un’idea semplice: reinterpretare i prodotti Kholer sotto una luce volutamente surreale, se non addirittura bizzarra in alcuni casi.</p>
<p>Se ho scelto di soffermarmi sul lavoro di Holthusen e non su quello dei suoi illustri colleghi è soprattutto per via del suo personale tocco retrò, tanto che alcune scene sembrano uscire di peso da film dal sapore diesel punk. Alcuni esempi.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Ships-in-bottle.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1489" title="Ships in bottle" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Ships-in-bottle.jpg" alt="" width="400" height="535" /></a></p>
<p>Partiamo da una delle foto più semplici da interpretare. Al di là della stravaganza in sé e del richiamo alla forma di un veliero, qual è il significato di una serie di tre water all’interno di una bottiglia gigante? A voler semplificare, esprimere parole chiave quali “artigianalità” e “perfezione”. Proprio come costruire una nave in una bottiglia richiede una precisione assoluta, la stessa cosa vale per il prodotto pubblicizzato.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Mother-Nature.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1490" title="Mother Nature" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Mother-Nature.jpg" alt="" width="400" height="517" /></a></p>
<p>E delle formiche che rubano un lavabo? Semplice: proprio come recita il nome della foto (<em>Reginald, look at that! Mother Nature wants it back</em>) la qualità dell’oggetto è così alta che persino la natura non può rimanere indifferente nei suoi confronti.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Kohler-Train.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1491" title="Kohler Train" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Kohler-Train.jpg" alt="" width="400" height="473" /></a></p>
<p>Così come un&#8217;elegante donna d’inizio secolo scorso non può nemmeno pensare di partire per un lungo viaggio senza il suo water e il suo lavabo di fiducia.</p>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Journey.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-1492" title="Journey" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/05/Journey.jpg" alt="" width="400" height="526" /></a></p>
<p>E infine la mia foto preferita, quella più smaccatamente weird. Qui, più che il messaggio (da leggersi anche in chiave sessuale, come ha correttamente notato ieri sera il Duca su MSN; anche se con lui è sempre difficile capire quando scherza e quando è serio), colpisce il contesto. Non so voi, ma io trovo più densa di fantasia questa singola foto rispetto alle antologie complete di molti autori italiani&#8230; messi insieme.</p>
<h3>Note finali</h3>
<p>Arrivati a questo punto, qual è la morale della storia? Semplice. Come mostrano in maniera eccellente queste foto, la vera originalità si nasconde principalmente dietro la rielaborazione della realtà. Alla base del processo immaginifico non c&#8217;è la creazione di nuove “regole” (anche perché ho già specificato come tale atto è a mio avviso impossibile), bensì la rottura e ricomposizione di quelle già esistenti, quelle a cui ci abitua l’esperienza di vita quotidiana.</p>
<p>Non solo. Ognuno degli scatti qui mostrati denota un’attenzione ai dettagli maniacale. Nulla è lasciato al caso. Holthusen non si è limitato a inserire water e lavabi all&#8217;interno di contesti surreali. Al contrario ogni foto racchiude una storia, che a sua volta nasconde un messaggio chiaro, diretto, in perfetta sincronia con la “mission” del cliente. Insomma, una vera lezione di narrativa fantastica.</p>
<p>E come nei migliori documenti di Piero Angela, non resta che lasciarvi alla prossima puntata, dove si parlerà di&#8230; Anzi, ditemi voi cosa preferite. Meglio un articolo su alcuni modelli storici di “vetture trasformabili”, oppure uno su delle sculture semoventi alimentate dalla forza del vento?</p>
<h5>PHOTO CREDITS</h5>
<p>1. <em>Mark Holthusen</em>, foto Leslie Image</p>
<p>2, 3, 4, 5. <em>As I see it</em>, Mark Holthusen</p>


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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 20:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Articolo di transizione, questo. Anzi, diciamo pure che rappresenta uno dei rimasugli ereditati da prima del cambio di rotta annunciato lo scorso mese. In origine infatti quanto segue sarebbe dovuto essere la recensione di Avatar, annunciata l’anno scorso al momento dell’articolo su District 9. E ci ho provato a scriverla, lo giuro! Solo che ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo di transizione, questo. Anzi, diciamo pure che rappresenta uno dei rimasugli ereditati da prima del cambio di  rotta annunciato lo scorso mese. In origine infatti quanto segue sarebbe dovuto essere la recensione di <em>Avatar</em>, annunciata l’anno scorso al momento dell’<a href="http://infinitisentieri.com/2009/10/05/recensione-district-9/" target="_blank">articolo su <em>District 9</em></a>. E ci ho provato a scriverla, lo giuro! Solo che ogni volta che mi mettevo a lavorare sull’ultima fatica di mr. Titanic, venivo colto da una forma acuta di Chimelofafarite, morbo trasmesso dalle opere di qualità infima. Sì, perché per il sottoscritto <em>Avatar</em> rientra proprio in tale categoria. Anzi, sarò più specifico: reputo <em>Avatar</em> la più grande baracconata montata ad arte nella storia del cinema.</p>
<p>Oh, che goduria. Ma lo sapete che già mi sento meglio? Comunque, per quanto l&#8217;idea di un articolo caterpillar mi solleticasse non poco, alla fine ho preferito dar vita a questa personale classifica dei tre film di Fantascienza più importanti dell’anno passato. E chi se ne frega se siamo già ad Aprile. L’ho detto dopotutto che oggi il convento passa gli avanzi, o no?</p>
<h3>3° posto: Avatar</h3>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/04/Avatar.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1505" title="Avatar" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/04/Avatar.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>Lo so, lo so. Poche righe più sopra l’ho definito una baracconata. Perché allora inserirlo in classifica? Semplice: non ho detto che parlerò dei film di Fantascienza più belli del 2009, ma di quelli più importanti. Perché è indubbio che, a livello d’impatto, l’opera di Cameron sia un peso massimo, e non solo per i trilioni spesi nella sua realizzazione. <em>Avatar</em>, infatti, con tutta la sua tecnologia all’avanguardia, è riuscito in una vera e propria impresa: riportare il cinema indietro di un secolo e mezzo.</p>
<p>Un paradosso? Nemmeno troppo. Avete in mente gli spettacoli dei fratelli Lumière, quelli dove gli spettatori venivano colti dal panico alla vista di un treno che avanzava minaccioso verso la telecamera? Ecco, fatte le dovute proporzioni, la visione di <em>Avatar</em> suscita una sensazione di straniamento molto simile. Il problema, però, è che i fratelli Lumière non facevano cinema, non almeno per come lo intendiamo oggi, tanto che buona parte delle loro produzioni, soprattutto quelle dei primi anni, vengono correttamente definite “vedute animate”. I loro erano soprattutto esperimenti, giochi; per quanto serissimi nel metodo, sia chiaro. Ecco, <em>Avatar</em> è la stessa cosa: nulla più di un giocattolone, magari per qualcuno anche divertente, ma davvero difficile da elevare al rango di Cinema con la C maiuscola, penalizzato com’è da una sceneggiatura lacunosa quando non spudoratamente scopiazzata (chi ha detto <em>Pocahontas</em>?), una recitazione media di livello basso (solo la Weaver si salva) e da una quasi totale mancanza d’inventiva scenografica (e chi dice il contrario significa che non ha mai letto o visto nulla di <em>davvero</em> weird). Dopotutto,  come giudicare altrimenti un film la cui unica idea decente sono i capelli con la presa USB?</p>
<p>Per quanto <em>Avatar</em> sfiori in certi punti l’imbarazzante (la scena della diserzione non punita è a un livello di ridicolo raggiunto solo da pochi B-Movies), è tuttavia una pellicola destinata a lasciare il segno. Ma un segno negativo, per quanto mi riguarda, visto che reputo il 3D pressoché inutile, nulla più di una scusa per gli attuali registi a ricevere finanziamenti dai produttori (a quanto un <em>Vacanze di Natale</em> in 3D?). L’importanza di questo film, quindi, non rientra tanto in sue qualità intrinseche, quanto nel fatto di essere semplicemente arrivato per primo. Che dite? Vi ricorda un certo “caso editoriale” tutto italiano? Ma vaaa&#8230; ^_^</p>
<p>Ah, giusto per farsi quattro risate, in giro per la rete ho trovato più di una persona, pardon, più di un fanboy intento a osteggiare l’accusa di banalità, definendo invece <em>Avatar</em> come un film archetipico. Che dite, facepalm? Sì, decisamente facepalm.</p>
<h3>2° posto: District 9</h3>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/08/Distric-9.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-700" title="District 9" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2009/08/Distric-9.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>Su <em>District</em> 9 non mi dilungherò troppo, visto che ne ho già ampiamente parlato nella recensione citata a inizio articolo. Mi limiterò invece a spiegare le mie ragioni per affibbiargli la medaglia d’argento, e per farlo partirò da una considerazione personale.</p>
<p>Quando circa due anni fa si cominciò a parlare di questa pellicola e dopo averne saggiato le prime immagini, mi immaginai un film rivolto soprattutto a un pubblico per così dire, passatemi il termine, “raffinato”. Dopotutto già il cortometraggio da cui era tratto, per stile di regia e intelligenza dei contenuti, si discostava prepotentemente dai prodotti più commerciali.</p>
<p>E invece no. <em>District 9</em> è riuscito a fondere (quasi) alla perfezione, sia a livello visivo che di sceneggiatura, due anime apparentemente inconciliabili: quella da Hard Science Fiction e quella più poppettara, per quanto la lancetta tenda verso quest’ultima. Lo ammetto, un po’ la cosa mi straniò al momento della visione al cinema. Mi sentii come tradito. Ma con il senno di poi dico: che importa? <em>District 9</em>, dopotutto, è un film che se ne frega di simili vincoli (gabbie, le chiamerebbe forse qualcuno di mia “conoscenza”). Il risultato è un film semplice nel messaggio, ma che riesce a rifuggire con furbizia dalla trappola della banalità. Come ho più volte ripetuto anche su altri lidi, <em>District 9</em> è un film che, pur avendo l’uomo medio come referente principale, non si fa problemi a proporre un protagonista che per una volta tanto non è la solita macchietta; ma soprattutto non si fa problemi a lasciare irrisolti alcuni quesiti, affidando all’intelligenza dello spettatore il compito di cogliere i molti indizi sparsi durante la visione e risolvere il rebus finale.</p>
<p>Insomma, come accennato all’inizio, la parola d’ordine di <em>District 9</em> è fusione. Fusione di generi, sì, ma anche di contenuto, il tutto mantenendo al contempo un invidiabile equilibrio tra semplicità del messaggio e complessità sia dei personaggi sia della macrostoria che fa da sfondo alle vicende del protagonista. Un’impresa non semplice per un regista quasi esordiente.</p>
<h3>1° posto: Moon</h3>
<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/04/Moon.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1506" title="Moon" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/04/Moon.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>Ok, alzi la mano chi ha avuto la fortuna di vedere <em>Moon</em> al cinema.</p>
<p>…</p>
<p>…</p>
<p>…</p>
<p>Come sospettavo: quattro gatti. Già, perché <em>Moon</em>, purtroppo, rientra in quella lunghissima lista di pellicole di qualità penalizzate però già in partenza da un battage pubblicitario quasi assente. Perché allora questo suo primo posto? Perché al pari di <em>Avatar</em> anche <em>Moon</em> compie un salto indietro nel tempo, ma lo fa in una maniera diversa.</p>
<p>La pellicola di Duncan Jones attinge infatti a piene mani dalla Fantascienza – quella vera, quella con la F maiuscola – degli anni Sessanta e Settanta, da <em>2001: Odissea nello spazio<em> a </em>2002: La seconda odissea</em> (che a dispetto del pessimo titolo italiano NON è il seguito del film di Kubrick; quello è <em>2010: L’anno del contatto</em>), il tutto passando per <em>Atmosfera Zero</em> (poi io ci vedo anche un po’ di <em>Saturn 3</em>, che però come film non è che fosse proprio il massimo della vita, anzi). Rimandi al passato evidenziati anche dalla scelta dei colori, visto l’uso predominante di tonalità bianche e nere. Di più: <em>Moon</em> è uno dei film a colori con meno colori che abbia mai visto. Tutto ciò, unito all’ottima interpretazione di un Sam Rockwell in stato di grazia (come quasi sempre, dopotutto) e a una trama solida per quanto non originalissima, porta il film di Duncan Jones sul gradino più alto del podio.</p>
<p>Proprio i personaggi sono il fiore all’occhiello di <em>Moon</em>. Non ci troviamo infatti di fronte a una di quelle pellicole che si reggono sulle incerte gambe dei colpi di scena. Al contrario, <em>Moon</em> è un film fondato sui dialoghi. Ma soprattutto, <em>Moon</em> è un film intriso di umanità senza, paradossalmente, avere tra i protagonisti un solo vero essere umano (nessuno spoiler, tranquilli: la vera natura del protagonista viene svelata dopo nemmeno un quarto d’ora). Così alla fine non sorprende che il personaggio più umano risulti essere GERTY, un’intelligenza artificiale il cui unico obiettivo è difendere i suoi “figli” (a tal proposito, se potete guardatevi il film in inglese, così da godervi la bellissima voce di Kevin Spacey nei panni di GERTY).</p>
<p>Moon è tutto questo: un film che, pur all&#8217;interno di uno schema collaudato, riesce a colpire lo spettatore grazie alla forza di personaggi ottimamente costruiti. Peccato solo per quelle voci fuoricampo durante l&#8217;epilogo. C&#8217;era davvero bisogno di usare questo (pessimo) stratagemma per raccontare il finale del film? Non si poteva chiudere il tutto lasciando lo spettatore nel dubbio, così da accrescere il clima di solitudine che fa da sfondo alle disavventure di Sam?</p>
<p>A prescindere da ciò, il mio consiglio è solo uno: correte a guardarlo.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/8c3nWrCM2Xc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/8c3nWrCM2Xc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h3>Elucubrazioni finali</h3>
<p>Questi tre film, per quanto diversissimi gli uni dagli altri, sono legati da un filo rosso. Anzi due, che però si muovono in direzioni contrarie.</p>
<p>La prima riflessione che mi viene da fare riguarda Cameron. Ammetto che un po’ mi sorprende vedere come i suoi film di maggior successo (che equivalgono poi ai film di maggior successo della storia del cinema) siano anche le sue pellicole peggiori. E non peggiori perché lo dico io, ma perché è la naturale conclusione a cui arriverebbe chiunque non abbia le fette di salame sugli occhi (per quanto il mondo sia pieno di fanboys e fangirls incapaci di ammettere che le sceneggiature di <em>Titanic</em> e <em>Avatar</em> fanno pena).</p>
<p>E dire che Cameron, quando ci si mette, la Fantascienza la sa trattare e pure bene, a prescindere che si parli di androidi venuti dal futuro (<em>Terminator</em> 1 e 2, rarissimo caso di seguito migliore del pur buon capostipite), di alieni assetati di sangue (<em>Aliens</em> “escono dalle fottute pareti” <em>Scontro Finale</em>) o di incontri ravvicinati del terzo tipo (<em>The abyss</em>, che tra l’altro fu un mezzo flop al botteghino). Che sia allora vero che il grande pubblico è composto per lo più da pecoroni che giudicano la bellezza di un film soltanto dalla patina esterna?</p>
<p>Seconda riflessione, secondo filo. <em>District 9</em> e <em>Moon</em>, il primo per tematiche e il secondo per stile di regia, sono ottime pellicole che attingono a piene mani dalla Fantascienza vecchia scuola. La cosa assurda è che entrambe sono state dirette da esordienti del grande schermo. Ora, la mia domanda è: dobbiamo forse temere che tra quindici o vent’anni pure Neill Blomkamp e Duncan Jones si daranno alla Fantascienza brocca? No, ditemelo, che almeno mi preparo psicologicamente.</p>


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		<title>Di Filippo e le basi dello Steampunk</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 21:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Okamis</dc:creator>
				<category><![CDATA[A scuola di narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Perle di cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Steampunk]]></category>
		<category><![CDATA[Boneshaker]]></category>
		<category><![CDATA[Paul di Filippo]]></category>
		<category><![CDATA[Wild Wild West]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è il 15 Aprile. Nel 1452 nasceva un certo Leonardo da Vinci. Qualche secolo più tardi era il turno del sottoscritto (per la precisione, nello stesso orario in cui il Titanic concludeva il suo inabissamento; vorrà forse dire qualcosa?). Ora, da qui a qualche mese, da quando cioè il buon Duca mi ha convertito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/04/240px-Paul_Di_Filippo_2009.jpg" rel="lightbox"><img class="alignleft size-full wp-image-1407" title="240px-Paul_Di_Filippo_2009" src="http://infinitisentieri.com/wp-content/uploads/2010/04/240px-Paul_Di_Filippo_2009.jpg" alt="" width="200" height="323" /></a>Oggi è il 15 Aprile. Nel 1452 nasceva un certo Leonardo da Vinci. Qualche secolo più tardi era il turno del sottoscritto (per la precisione, nello stesso orario in cui il Titanic concludeva il suo inabissamento; vorrà forse dire qualcosa?).</p>
<p>Ora, da qui a qualche mese, da quando cioè il buon Duca mi ha convertito al Quattrismo – pure voi, pagani, pentitevi e abbandonate le false divinità! – tutte le sere, prima di andare a dormire ho pregato il sommo Quattro (ma anche Chtulhu, giusto per non sbagliare) di farmi partecipe della sua volontà con un segno.</p>
<p>E così è stato.</p>
<p><span style="text-decoration: line-through;">D</span><span style="text-decoration: line-through;">omani</span> Dopodomani, infatti, uscirà un film Steampunk di cui di certo parlerò nei prossimi giorni. Ma dall’alto della sua bontà, il Quattro mi ha fatto pure un altro dono, ovvero un <a href="http://bnreview.barnesandnoble.com/t5/The-Speculator/Full-Steam-Ahead/ba-p/2439" target="_blank">interessante articolo di Paul di Filippo</a> sulla rivista online <em>Barnes and Nobles Review</em>, uscito giusto ieri. Per tutti coloro che non avessero idea di chi caspio è Paul di Filippo, rimando allo spoiler qua sotto.</p>
<p><a href='http://infinitisentieri.com/2010/04/15/di-filippo-e-le-basi-dello-steampunk/#SID1405_1_tgl' title='Visit blog to check out this spoiler'>[[Visit blog to check out this spoiler]]</a></p>
<p>L’articolo di di Filippo è interessante per una serie di ragioni.</p>
<p>La prima è che in poche righe definisce i tratti essenziali e della genesi e dell’anima dello Steampunk, andando a ripescare tra l’altro una divertente serie del 1965, <em>Wild Wild West</em> (scordatevi però l’orripilante trasposizione cinematografica del 1999 con Will Smith e Kevin Kline).</p>
<p>Il guardare agli anni Sessanta come uno dei momenti chiave per lo sviluppo dello Steampunk non è un dato da sottovalutare. Infatti molto spesso all’interno di questo genere vengono erroneamente inseriti autori Ottocenteschi, primo fra tutti Jules Verne (la stessa versione italiana di Wikipedia lo segnalava tra gli autori Steampunk fino a poco tempo fa). Nulla di più sbagliato. Infatti Verne, così come qualsiasi altro autore di Fantascienza dell’epoca vittoriana, anche quando ambientava le sue opere nel periodo a lui contemporaneo descrivendo oggetti tecnologicamente futuribili come per esempio il Nautilus, lo faceva con l’occhio di chi guarda al futuro, e non al passato, come invece (in parte) fa un autore di Steampunk. Detto in maniera più semplice: è l’approccio a cambiare. Non basta qualche tubo e un po’ di vapore perché un’opera possa essere definita Steampunk.</p>
<p>Il secondo punto fondamentale dell’articolo di di Filippo su cui occorre soffermarsi riguarda lo Steampunk inteso non solo come genere narrativo, bensì anche come autentico fenomeno culturale:</p>
<blockquote><p>For every reader and writer of steampunk fiction, there are probably hundreds or thousands of other activists who gleefully embrace some non-written manifestation of the steampunk ethos.</p></blockquote>
<p>Ecco, è proprio questo quello che più mi affascina dello Steampunk: il travalicare la narrativa per trasformarsi in vera esperienza a 360 gradi. Alcuni potrebbero vedere in tutto ciò una semplice stravaganza, al pari di un cosplayer che si traveste da personaggio dei fumetti. Ma non è così. La differenza, e qui ci metto del mio, è che un cosplayer “classico” imita qualcun altro; un cosplayer steampunk non imita nessuno: egli <em>è</em> e rimane se stesso, solo in una versione alternativa. Differenza da poco anche qui? Non credo, in quanto alla base di tutto ciò risiede la voglia e volontà d’indagare sul proprio “IO alternativo”. La potremmo quasi definire una forma molto particolare di documentazione; perché il vero Steampunk si nutre anche di una certa dose di nostalgia e celebrazione del passato (termini non a caso usati sempre da di Filippo). Il vero Steampunk necessità conoscenza. L’improvvisazione non esiste, e se esiste viene smascherata in fretta.</p>
<p>Un’indagine, se così la vogliamo definire, che però non deve in alcun modo essere fine a se stessa. Scrive sempre di Filippo:</p>
<blockquote><p>Thick-lensed goggles of funky brass and leather are a trademark signifier of steampunk. But frequently, beyond a certain fashionableness theirutility is negligible. So when Cherie Priest goes to the trouble in her novel <strong>Boneshaker</strong> to provide a clever rationale for the existence and prevalence of such eye gear, you know you’re in for a meticulously conceived and executed ride.</p></blockquote>
<p>Insomma, proprio come dicevo poco sopra, non basta parlare di tubi e vapore (o, in questo caso, di spessi occhiali in ottone e cuoio) per dar vita a un racconto Steampunk. Occorre anche giustificare ogni propria scelta. Un discorso molto simile, per non dire identico, l’ho fatto più e più volte in riferimento al Fantasy classico. Non ha senso descrivere guerriere amazzoni (s)vestite di sola pelle, se poi simili scelte non hanno alcuna utilità che non sia attirare l’adolescente in crisi ormonale. Proprio come in una partita a scacchi, ogni scelta deve essere ponderata con cura, motivata, deve andare a incastrarsi alla perfezione con quanto la circonda; e se così non avviene allora va scartata, senza remora alcuna.</p>
<p>Per tirare le somme, ciò che ho apprezzato dell’articolo di di Filippo è l’approccio che ne costituisce l’ossatura. Si tratta di un pezzo semplice, lineare, e proprio per questo adatto soprattutto a chi si comincia ad affacciare al genere. Al suo interno lo steampunker di lungo corso non vi troverà infatti nulla di nuovo; anzi, potrebbe pure considerarlo lacunoso nel suo non accennare, se non di sfuggita, alla matrice politica o ancora allo Steam-Fantasy. Ciononostante, tutti gli elementi principali (definizione, elementi costitutivi, sostrato culturale, metodologia di lavoro) sono presenti e dal sottoscritto condivisi in pieno, visto che si tratta di punti da me più volte ripetuti, seppur in riferimento ad altri generi. Anche questi sono i piccoli piaceri della vita.</p>


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